Elia Comini
(† 1944)
Sacerdote professo della Società di San Francesco di Sales; venne catturato dai nazisti dopo essere accorso nella zona del massacro di Creda, a portare il conforto dei sacramenti ai superstiti. Consapevole della sua sorte, la mattina del 1° ottobre fu portato con altri al luogo del supplizio, presso la Botte di Pioppe di Salvaro, dove avvenne la sua esecuzione
Il Venerabile Servo di Dio Elia Comini nacque il 7 maggio 1910 a Calvenzano di Vergato, in provincia di Bologna. La famiglia, di modeste origini, si trasferì presto a Salvaro, dove l’Arciprete, Mons. Fidenzio Mellini, aveva conosciuto e frequentato San Giovanni Bosco. Questi mandò Elia alla scuola dei Salesiani a Finale Emilia, dove maturò la sua vocazione. Nel 1926, dopo il noviziato, fece la prima professione e venne inviato a completare gli studi a Torino Valsalice e all’Università Statale di Milano. Il 16 marzo 1935 fu ordinato sacerdote e si dedicò all’educazione dei giovani nelle scuole salesiane di Chiari e Treviglio, dove divenne anche preside. Fu apprezzato quale guida spirituale saggia e illuminata. Ogni anno trascorreva un periodo di vacanza presso l’anziana mamma e aiutava l’anziano parroco di Salvaro nel servizio pastorale del villaggio. Anche nell’estate del 1944 vi si recò, pur essendo quella zona al centro di combattimenti che coinvolgevano militari tedeschi, alleati e gruppi partigiani. In quel contesto bellico Don Elia predispose insieme al parroco l’accoglienza di diverse famiglie sfollate che trovarono rifugio nella parrocchia di San Michele in Salvaro. Con loro collaborò un giovane prete dehoniano, padre Martino Capelli, col quale Don Elia aveva stabilito una buona intesa. Quando i soldati delle SS dilagarono nella zona di Monte Sole, prestò soccorso alla popolazione, seppellendo i morti e nascondendo una settantina di persone in un locale attiguo alla sacrestia. Su richiesta di un gruppo di partigiani, celebrò una Messa in suffragio di alcuni loro compagni caduti in battaglia. Il 29 settembre del 1944 dopo l’eccidio perpetrato dai nazisti nella vicina località detta “Creda”, Don Elia, insieme a Padre Cappelli, accorse a portare conforto agli agonizzanti. Al suo arrivo, accusato da un delatore di essere una spia dei partigiani, fu imprigionato e costretto a trasportare munizioni. Venne infine condotto con Padre Cappelli e con un altro centinaio di prigionieri, tra i quali altri tre sacerdoti, in una scuderia a Pioppe di Salvaro, dove assistette alle molteplici violenze perpetrate dagli invasori, sempre pronto a confortare, soccorrere e prestare il ministero della Confessione. Falliti i tentativi di mediazione con i quali da più parti si cercò di salvarlo, la sera del 1° ottobre 1944 il venne ucciso insieme a Padre Cappelli e a un gruppo di altra gente considerata “inabile al lavoro”, nonostante Don Elia fosse in buona forma fisica. Durante l’esecuzione di una quarantina di persone che furono mitragliate, il corpo del Don Elia protesse uno dei tre scampati a quello che divenne noto come l’eccidio di Pioppe di Salvaro. Il sopravvissuto, divenuto un testimone decisivo di questi fatti, contribuì a far conoscere il martirio di Don Elia Comini, il cui corpo, come quello delle altre vittime, era stato disperso nelle acque del fiume Reno.
Il suo martirio materiale è avvenuto il 1° ottobre 1944. Egli venne catturato dai nazisti dopo essere accorso nella zona del massacro di Creda, a portare il conforto dei sacramenti ai superstiti. Consapevole della sua sorte, la mattina del 1° ottobre fu portato con altri al luogo del supplizio, presso la Botte di Pioppe di Salvaro, dove avvenne la sua esecuzione.
Per quanto riguarda il martirio formale ex parte persecutoris, Don Elia venne ucciso per il suo zelo sacerdotale, che lo aveva portato nei luoghi di Creda, mosso dalla carità pastorale. La sua uccisione fu dovuta principalmente al disprezzo delle brigate S.S. verso il suo esercizio caritatevole del ministero sacerdotale. Il gesto compiuto nei confronti del Breviario, che teneva in mano poco prima dell’esecuzione e gettato via da un aguzzino con un calcio, testimonia come l’odium fidei sia stato un motivo prevalente della sua uccisione.
Riguardo al martirio formale ex parte Servi Dei, come dimostrano gli atti, Don Elia era consapevole dei pericoli che correva, e fu pronto a donare la vita per i fratelli, rischiando di morire pur di portare loro conforto spirituale e materiale. Pur potendo rientrare al suo servizio in Lombardia, decise di rimanere in quelle zone, assalite dalle truppe naziste, consapevole dei rischi che correva, per esercitare il suo ministero sacerdotale a beneficio delle anime. Ai persecutori si era presentato infatti con la stola sacerdotale, gli oli santi e le particole, per potere amministrare i sacramenti ai feriti e ai moribondi. Prima di essere ucciso, si affidò completamente al Signore, accettando il martirio.
L’Inchiesta diocesana si è svolta presso la Curia di Bologna dal 3 dicembre 1995 al 25 novembre 2001.
Validità giuridica dell’Inchiesta diocesana: 1° ottobre 2004.
Seduta dei Consultori storici: 25 febbraio 2020.
Primo Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 28 aprile 2022
Secondo Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 11 aprile 2024.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi:10 dicembre 2024.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
BONONIENSIS
Beatificationis seu declarationis martyrii
SERVI DEI
ELIAE COMINI
Sacerdotis Professi Societatis Sancti Francisci Salesii
in odium fidei, uti fertur, interfecti
(† 1 Octobris 1944)
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DECRETUM SUPER MARTYRIO
“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” (Gv 10, 11). La sorgente profonda dello stile pastorale del Servo di Dio Elia Comini risiede nella scelta di dare la vita per i fratelli, come ha fatto Gesù. Questa è l’essenza della sua carità pastorale, che lo presenta come modello di pastore che veglia sul gregge, pronto a dare la vita per esso, in difesa dei deboli e degli innocenti.
Don Elia Comini nacque a Calvenzano di Vergato (Bologna) il 7 maggio 1910. I genitori Claudio, falegname, ed Emma Limoni, sarta, lo prepararono alla vita e lo educarono alla fede. Fu battezzato a Calvenzano. A Salvaro di Grizzana fece la Prima Comunione e ricevette la Cresima. L’arciprete di Salvaro, monsignor Fidenzio Mellini, che da giovane militare a Torino aveva conosciuto don Bosco, indirizzò il giovane Elia al piccolo seminario salesiano di Finale Emilia (Modena). Nel 1925, il Servo di Dio entrò nel noviziato salesiano di Castel De’ Britti (Bologna), emettendo la professione religiosa temporanea il 3 ottobre 1926. Fino al 1928 frequentò come chierico studente il liceo salesiano di Torino-Valsalice, dove era allora custodita la tomba di don Bosco. Fu in questo luogo che Elia iniziò un impegnativo cammino spirituale, testimoniato da un diario che egli redigerà fino alla tragica morte. Alla vigilia della rinnovazione dei voti egli scriveva: “Sono contento più che mai di questo giorno, alla vigilia dell’olocausto che spero Ti sia gradito. Ricevimi pure come una vittima espiatoria, quantunque non lo meriti. Se credi, dammi qualche ricompensa: perdona i miei peccati della vita passata; aiutami a farmi santo”.
Compì il tirocinio pratico come assistente educatore a Finale Emilia, a Sondrio e a Chiari. Si laureò in Lettere presso l’Università Statale di Milano. Emessa la professione perpetua l’8 maggio 1931, venne ordinato sacerdote a Brescia il 16 marzo 1935. Dapprima insegnò Lettere nell’aspirantato “San Bernardino” di Chiari (Brescia) e, nel 1941, venne trasferito all’istituto salesiano di Treviglio (Bergamo), dove continuò l’attività di insegnante. Incarnò particolarmente la carità pastorale di don Bosco e i tratti dell’amorevolezza salesiana, che trasmetteva ai giovani attraverso il carattere affabile, la bontà e il sorriso.
Nel giugno 1944, mentre si stava consumando lo scontro diretto tra le truppe tedesche e quelle alleate nella zona tra Monte Salvaro e Monte Sole sull’Appennino emiliano, don Elia ritornò alle sue terre natali per assistere la mamma anziana e sola. Fino a metà settembre 1944 aiutò l’anziano parroco Mons. Mellini, dedicandosi alla catechesi, agli esercizi spirituali, alla predicazione e alla celebrazione dell’Eucaristia. Insieme al Servo di Dio Martino Capelli, Dehoniano, si dedicava continuamente a soccorrere, consolare, amministrare i sacramenti, seppellire i morti.
Il triduo di passione per don Elia Comini e per padre Martino Capelli iniziò venerdì 29 settembre. Nella parrocchia di Salvaro, piena di rifugiati, giunse la notizia che, in seguito ad uno scontro con i partigiani, le terribili SS avevano catturato 69 persone, tra le quali c’erano dei moribondi bisognosi di conforto. Don Elia celebrò la sua ultima Messa al mattino molto presto; poi con padre Martino si recò a soccorrere i feriti, gli uccisi, gli arrestati, portando la teca con l’Eucarestia e gli Oli santi. A Creda di Salvaro i due sacerdoti vennero arrestati; usati “come giumenti” e costretti a trasportare munizioni. A sera furono rinchiusi nella scuderia di Pioppe di Salvaro. Sabato 30 settembre, don Elia e padre Martino spesero tutte le loro energie nel confortare i numerosi uomini rinchiusi insieme con loro. A sera si confessano reciprocamente. Il giorno seguente, sull’imbrunire, la mitraglia falciò inesorabilmente le 46 vittime di quello che sarebbe passato alla storia come l’“Eccidio di Pioppe di Salvaro”. Testimoni che si trovavano a breve distanza dal luogo dell’eccidio poterono sentire la voce di don Comini che guidava le Litanie e udire poi il rumore degli spari. Don Comini prima di accasciarsi colpito a morte diede l’assoluzione a tutti e gridò: “Pietà, pietà!”. La sua salma, con quella degli altri uccisi, venne dispersa nel fiume Reno.
In forza della fama di santità, presso la Curia arcivescovile di Bologna, fu celebrata l’inchiesta diocesana dal 3 dicembre 1995 al 25 novembre 2001, la cui validità è stata riconosciuta dall’allora Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 1° ottobre 2004. Preparata la Positio super virtutibus, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi si è tenuto il 4 aprile 2017, con esito positivo. Successivamente a seguito di una rilettura martiriale della vicenda del Servo di Dio, su richiesta della Postulazione, il Dicastero delle Cause dei Santi ha concesso il cambio di lemma della Causa da super virtutibus a super martyrio. Preparata la Positio supplettiva super martyrio ed approfondita la vicenda martiriale del Servo di Dio con ulteriori studi, si è discusso, secondo la consueta procedura, se la morte del Servo di Dio sia stata un vero martirio. Il 25 febbraio 2020 si è tenuta la Seduta dei Consultori Storici e l’11 aprile 2024 si celebrò il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, entrambi con pareri favorevoli. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 10 dicembre 2024, hanno riconosciuto che il suddetto Servo di Dio fu ucciso per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutti questi dati al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano il martirio e la causa che ha determinato il martirio del Servo di Dio Elia Comini, Sacerdote professo della Società di San Francesco di Sales, in odio alla fede.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 18 dicembre 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario