Elia Hoyek

Elia Hoyek

(1843 - 1931)

Venerabilità:

- 05 luglio 2019

- Papa  Francesco

Beatificazione:

- 25 luglio 2026

- Papa  Leone XIV

- Dimane – Libano

Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Sacra Famiglia, per il suo impegno in favore della nazione e per la grande carità pastorale, godette di affetto e stima tanto da essere chiamato “Padre del Grande Libano”. 

  • Biografia
  • Omelia nella beatificazione
  • Decreto sulle Virtù
Difese il popolo libanese durante il regime ottomano e la Prima Guerra Mondiale, mettendo a disposizione anche i beni del Patriarcato per alleviare le sofferenze della gente

 

Elia Hoyek nacque il 4 dicembre 1843 a Helta (Batroun, Libano). Nel 1859 entrò nel seminario patriarcale di Ghazir, seguendo i corsi di filosofia e di lingue fino al 1865. L’anno successivo venne inviato al seminario di Propaganda Fide a Roma per studiare teologia e, il 5 giugno 1870, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

Rientrato in Libano, gli fu affidato l’insegnamento della teologia nel seminario di Kfarhay. Nel 1872 fu nominato segretario del Patriarca Boulos Boutros Massaad e difensore del vincolo presso il Tribunale ecclesiastico patriarcale. Nominato Vicario patriarcale, il 14 dicembre 1889 fu ordinato Vescovo.

Il 15 agosto 1895, insieme a Madre Rosalie Nasr, fondò a Ebrine la Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia, primo Istituto Religioso femminile di vita apostolica nella Chiesa Maronita.

Nel 1897, Papa Leone XIII gli affidò la direzione del Collegio Maronita di Roma. Il 6 gennaio 1899 i Vescovi maroniti lo elessero Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente dei Maroniti. Il 19 luglio successivo, Papa Leone XIII gli inviò il pallio, come segno di unità con Roma. Per più di trenta anni guidò il Patriarcato con grande dedizione e sensibilità pastorale, curando costantemente la formazione del clero e la catechesi dei fedeli. Come punto di riferimento della società libanese, che anelava all’indipendenza dal dominio secolare dell’Impero Ottomano, gestì le relazioni con le autorità governative, sapendo difendere il popolo ed il prestigio politico-sociale del patriarcato stesso.

Durante la Prima Guerra Mondiale, venne in soccorso alla popolazione libanese stremata e affamata, aprendo le porte di conventi e monasteri. Per questo suo apostolato, nel luglio del 1917, fu condannato dalle autorità turche alla deportazione, che non si realizzò grazie all’intervento di Papa Benedetto XV e della diplomazia austro-ungarica. Al termine della guerra rappresentò nel 1919 il popolo libanese al Congresso di Versailles, dove rivendicò l’indipendenza del Libano, ottenendo il 1° settembre 1920 la proclamazione del nuovo Stato del Grande Libano. Negli anni successivi continuò una vasta e feconda opera pastorale e assistenziale. Indebolito dalle fatiche e dalle malattie, morì il 24 dicembre 1931 nella residenza patriarcale di Bkerké (Libano).

Si distinse per aver vissuto eroicamente le virtù della fortezza e della speranza, che gli infondevano serenità di fronte alle difficoltà. Nutrì un profondo amore per l’Eucaristia e per la Vergine Maria. Diede vita a molte iniziative socio-caritative. Fu obbediente ai Sommi Pontefici e in sintonia con la Chiesa di Roma. Nonostante il prestigio acquisito, si mantenne umile, conducendo una vita all’insegna della povertà evangelica.

Sia nell’attività pastorale, sia in quella propriamente politica, operò come uomo di fede e carità. Difese il popolo libanese durante il regime ottomano e la Prima Guerra Mondiale, mettendo a disposizione anche i beni del Patriarcato per alleviare le sofferenze della gente. Impiegò la sua influenza con imparzialità, prestando attenzione ad ogni persona, indipendentemente dall’appartenenza religiosa e dal ceto sociale. Divenne punto di riferimento ecclesiale, sociale e politico. Per le sue doti di dialogo gli furono affidati delicati incarichi internazionali come le trattative con le autorità turche e il Sultano Abdulhamid II per discutere dell’indipendenza del Paese dall’Impero Ottomano. Per il suo impegno in favore della nazione e per la grande carità pastorale, godette di affetto e stima tanto da essere chiamatoPadre del Grande Libano”.

 

In vista della beatificazione

Il miracolo corrisponde alla guarigione di un musulmano di etnia drusa, nato ad Hasbaya, in Libano; sposato, padre di tre figli, ufficiale dell’esercito libanese.

Nel 2005 il sanato avvertiva forti dolori alla schiena e alla colonna vertebrale. Questo dolore si aggrava notevolmente dopo una caduta da un’altezza di circa cinque metri che lo costringe ad una situazione di riposo assoluto. Una TAC ha diagnosticato “spondilolisi bilaterale”. Diagnosi che ha confermato la natura cronica della malattia. Questa condizione rimase stabile nella gravità fino a quando una mattina dell’aprile 2005 il sanato si svegliò senza alcun dolore e fu in grado di muoversi normalmente. Questo fatto lui lo attribuisce all’aver sognato un uomo vestito di bianco e con un bastone in mano poi identificato con il Patriarca Hoyek”. L’uomo guarito affermò di non aver mai conosciuto o sentito parlare prima del Beato. La guarigione fu di tale entità che egli riprese la sua attività abituale.

La certezza morale dell’intercessione del Patriarca Hoyek può essere raggiunta dagli elementi oggettivi del caso (la guarigione stessa e la coincidenza dei dettagli del sogno con la realtà), ricordando anche gli interventi di Dio nei sogni -sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento-  e i miracoli di Gesù, in cui non c’è alcuna richiesta esplicita antecedente.

 

«Gloria Libani Data Est Ei» (Is. 35,2)

 

Signor Presidente della Repubblica, Generale Joseph Aoun,
Signora Prima Donna,

 

1. È con grande gioia che Le porgo il benvenuto, Signor Presidente, dopo il Suo rientro dalla visita ufficiale agli Stati Uniti d'America, su invito del Presidente Donald Trump. Rendiamo grazie a Dio per i segni di successo che ha accompagnato questa visita sotto ogni aspetto. Per intercessione del nuovo Beato il Patriarca Elias Boutros Hoyek, chiediamo al Signore di realizzare i Suoi auspici per il bene del Libano, per la sua stabilità, la sua crescita economica e finanziaria, la sua ricostruzione e per l'attuazione dell'Accordo Quadro tra il Libano e Israele, affinché siano garantite la piena sovranità del Libano su tutto il suo territorio, la sua completa indipendenza, la sua piena liberazione e una pace duratura, giusta e globale.

Lei è venuto insieme al Presidente del Consiglio dei Ministri il Giudice Nawaf Salam e alla sua consorte, a loro Beatitudini i Patriarchi Capi delle Chiese Orientali, a loro Eccellenze il Nunzio Apostolico, i Vescovi, e ai Superiori Generali e Superiore Generali, ai Ministri, e Deputati, alle Autorità civili e militari, e a questo popolo fedele venuto dal Libano, dal territorio patriarcale e dai Paesi dell’espansione. Siete convenuti tutti per celebrare l'opera di Dio in un uomo che consegnò interamente la propria vita alla Divina Provvidenza, fino a diventare un segno luminoso nella storia della Chiesa e della Patria. Oggi non eleviamo un uomo a una gloria terrena, ma rendiamo testimonianza alla gloria che Dio ha compiuto in lui. La santità, infatti, non è un onore conferito dalla terra, bensì un dono che Dio concede a coloro che hanno vissuto il Vangelo con fedeltà fino alla fine. Questo è uno di quei giorni che vengono iscritti con lettere d'oro e di luce negli annali della Chiesa e il cui eco rimarrà impresso per sempre nella memoria del Libano. Infatti «Gloria Libani Data Est Ei» (Is. 35,2).

2. In questa Sede Patriarcale di Dimane, edificata nel 1905 dal Beato Patriarca Elias Boutros Hoyek, la quale conobbe i suoi passi, ascoltò le sue preghiere, fu testimone delle sue lacrime e accompagnò la sua instancabile lotta, ci ritroviamo oggi per proclamare con gioia ed esultanza che la Chiesa lo ha elevato agli onori degli altari, dopo che i fedeli, da lungo tempo, lo avevano già riconosciuto come padre, pastore, intercessore e uomo della Divina Provvidenza.

È un momento di rendimento di grazie e di lode, nel quale glorifichiamo Dio che opera nei suoi santi e suscita in ogni epoca testimoni del Vangelo, capaci di illuminare il cammino dei popoli e di lasciare alle generazioni un'eredità di fede, di speranza e di carità.

3. In questa storica celebrazione desideriamo rivolgere, a nome della Chiesa Maronita, il nostro più cordiale benvenuto a Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro, Inviato Personale di Sua Santità Papa Leone XIV, venuto a proclamare Beato il Patriarca Elias Hoyek e a iscriverne il nome nel catalogo dei Beati della Chiesa universale. Egli giunge tra noi portando l'affetto del Santo Padre e condividendo la gioia di questa giornata benedetta.

Eminenza, la Sua presenza tra noi è segno di profonda comunione che unisce la Chiesa Maronita alla Chiesa di Roma. Tale presenza è anche una testimonianza dell'affetto e della stima che Sua Santità Papa Leone nutre per la nostra Chiesa, rimasta, lungo tutta la sua storia, salda nella fedeltà alla fede cattolica e fedele testimone di Cristo in questo amato Oriente.

4. Congratulazioni alla nostra Chiesa Maronita e ai Maroniti del Libano, del territorio patriarcale e dei Paesi dell’espansione. Congratulazioni alla Congregazione delle suore della Sacra Famiglia, figlie del Beato Patriarca Hoyek. Congratulazioni alla Chiesa universale. Congratulazioni al Libano, che ha dato i natali a questa eminente figura spirituale e nazionale. Dio ha voluto infatti far sorgere da questa terra un uomo che visse secondo un unico motto: «Mio Dio, il tuo compiacimento». E Dio fece del suo totale abbandono alla Divina Volontà una gloria per la Chiesa, una benedizione per il Libano e una speranza per le generazioni future.

5. Nella storia della Chiesa vi sono stati molti grandi uomini; nella storia del Libano molti illustri protagonisti. Il Patriarca Elias Boutros Hoyek, tuttavia, riuni nella sua persona la vigilanza del pastore, la sapienza del leader, il cuore del padre e la fede del santo.

Egli fu anzitutto un uomo di Dio, il quale costituì il centro della sua vita, lo scopo della sua missione e la sorgente della sua forza. Visse il suo celebre motto: «Mio Dio, il tuo compiacimento», senza mai cercare la propria gloria, ma unicamente la gloria di Dio e il bene dell'uomo, colmo di una misericordia senza limiti. Ogni decisione da lui presa era frutto della preghiera; ogni posizione assunta nasceva dalla coscienza illuminata dalla fede, fondata sulla rettitudine, sulla giustizia e sull'umiltà.

Egli fu anche l'uomo della Divina Provvidenza. Credeva fermamente che Dio guida la Chiesa e i popoli; per questo non conobbe mai lo scoraggiamento, neppure nelle prove più dure. Quando la fame colpì il Libano, nel 1916, non rimase spettatore delle sofferenze del suo popolo: aprì le porte di Dimane, di Bkerké e dei monasteri agli affamati e ai bisognosi, arrivando persino a ipotecare alcuni beni del Patriarcato. Quando gli domandavano chi avrebbe risarcito tali sacrifici, rispondeva con la fiducia del credente: «Dio provvederà.» Per questo fu chiamato il Patriarca dei poveri e degli oppressi.

Egli fu inoltre l'uomo della visione e della Nazione. Considerava il Libano una missione prima ancora che uno Stato e riteneva che la persona umana fosse la sua ricchezza più preziosa. Quando la prima delegazione libanese alla Conferenza di Pace di Parigi non conseguì il risultato sperato, i Libanesi di tutte le confessioni si riunirono a Bkerké e, il 15 luglio 1919, affidarono a lui la guida della seconda delegazione. Successivamente inviò una terza delegazione, presieduta dal suo Vicario Patriarcale Generale, Monsignor Abdallah Khoury. Così portò la causa del Libano alla Conferenza di Pace di Parigi, difese il diritto del suo popolo alla libertà e alla dignità e ottenne il recupero dei territori che gli erano stati sottratti dall'Impero Ottomano. Per questo meritò a pieno titolo l'appellativo di Patriarca del Grande Libano ed è ricordato tra coloro che contribuirono alla nascita dello Stato libanese moderno. Un ex ministro musulmano scrisse di lui: «La sua santità si fonda su due miracoli: il primo è la creazione dell'entità libanese, strappata dal seno dell'accordo franco-britannico; il secondo è la sopravvivenza di questa entità per oltre un secolo fino ai nostri giorni.»

Nel 1926 il Patriarca approvò la Costituzione e ne delineò la filosofia, ossia l'armonia nella diversità e la necessità di tutelare le identità e le peculiarità di tutte le componenti del Libano. Egli concepiva il sistema confessionale come un sistema di partecipazione tra componenti differenti, unite dal patto di convivere pacificamente nell'armonia delle differenze, all'interno di uno Stato fondato su una democrazia consensuale.

Egli fu un uomo di Chiesa. Operò instancabilmente per il suo rinnovamento spirituale, educativo e sociale. Fondò la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia Maronite nel 1895, convinto che educazione e missione costituiscono due dimensioni inseparabili della santità. Promosse le scuole, sostenne le missioni e le opere di misericordia, perché vedeva nella Chiesa non un'istituzione destinata a custodire il passato, bensì una madre chiamata a costruire il futuro.

Fondò inoltre una Procura Patriarcale a Parigi (1890), il Collegio Maronita di Roma (1891) e il Vicariato Patriarcale d'Egitto, divenuto successivamente una propria eparchia, il Vicariato Patriarcale di Gerusalemme (1893). Durante il suo patriarcato furono beatificati i tre Fratelli Massabki martiri (1925) e furono aperte le Cause di beatificazione di San Charbel, di Santa Rafca e di San Nimatullah Al-Hardini (1928).

Fu infine uomo di profonda devozione mariana. Amò la Vergine Maria con l'amore di un figlio verso la propria madre. Edifico il Santuario di Nostra Signora del Libano a Harissa nel 1905, inaugurato nel 1907, affinché fosse un faro di preghiera e di speranza per tutti i Libanesi. Il suo nome rimane inoltre legato all'inno «O Maria, Regina dei monti e dei mari», divenuto la preghiera con cui generazioni di Libanesi si rivolgono alla loro Madre celeste.

6. Così fu il Patriarca Hoyek: un pastore che pregava, un padre che amava, un costruttore sapiente e un leader capace di guardare oltre il proprio tempo. Per questo è divenuto una scuola di fede, una pagina luminosa della storia della Chiesa e una coscienza viva nella storia del Libano.

Oggi, elevandolo agli onori degli altari, la Chiesa proclama davanti al mondo che una vita vissuta per Dio, al servizio dell'uomo e nell'amore per la Patria è una vita degna di essere proposta come modello alle generazioni e come luce capace di indicare la via a tutti coloro che desiderano fare della fede una forza per edificare l'uomo e la nazione.

Grande è Dio nei suoi santi! Amen!

 

Dimane (Libano), 25 luglio 2026

 

Bechara Card. Boutros Raï

Patriarca di Antiochia dei Maroniti

 

BOTRYENSIS MARONITARUM

 

Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei

ELIAE HOYEK

Patriarchae Antiocheni Maronitarum

Fundatoris

Congregationis Sororum Maronitarum a Sacra Familia

(1843 – 1931)

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Decreto sulle Virtù

 

    «Il governo del mondo è nelle mani del Signore; egli vi suscita l’uomo adatto al momento giusto» (Sir 10, 4).

 

    La riflessione del Sapiente di Israele ben si addice alla vicenda umana e spirituale del Servo di Dio Elia Hoyek: egli fu veramente l’uomo che, illuminato dallo Spirito Santo, seppe guidare la sua comunità in momenti travagliati e divenne testimone e operatore di pace e di speranza anche per la società civile.

    Il Servo di Dio nacque il 4 dicembre 1843 a Helta, un piccolo villaggio nei pressi di Batroun, nella zona settentrionale del Libano. Il 5 gennaio dell’anno seguente ricevette il sacramento del battesimo. Era il primogenito dei sette figli di Tedros Hoyek e Ghorra Tannous Nasr e nel contesto familiare fu educato cristianamente. Iniziò il percorso scolastico presso il Seminario San Giovanni Maroun di Kefarhay e, fin dall’infanzia, iniziò a percepire i segni della vocazione al ministero ordinato. Perciò entrò nel Seminario Patriarcale di Ghazir, dove, tra l’altro, studiò lingue e filosofia, e completò il percorso formativo a Roma presso il Pontificio Collegio Urbaniano, ove i suoi superiori attestavano della sua diligenza, intelligenza e pietà e notavano sul suo conto: “Sublimi ingenio, eminentem gradum in scientiis sibi comparandis obtinuit. In patientia, docilitate, pietate ac observantia fuit ad exemplum”. Il 5 giugno 1870 venne ordinato sacerdote, mentre il 9 agosto seguente ottenne il dottorato in teologia.

    Tornato subito dopo in patria, iniziò ad insegnare teologia nel Seminario di San Maroun; ma ben presto il patriarca Boulos Boutros Massaad lo scelse come suo segretario personale, invitandolo a trasferirsi nella residenza patriarcale a Bkerké (Kerserwan) sul Monte Libano. Contemporaneamente fu nominato difensore del vincolo presso il Tribunale Ecclesiastico Patriarcale.

    Fin da questi primi passi del suo ministero, il Servo di Dio si distinse per grande impegno, serietà, preparazione umana e culturale e, soprattutto, per lo spirito di fede che lo guidava costantemente e lo illuminava nelle scelte della vita. La sua presenza, molto significativa nella Chiesa e nella società libanese, non passò inosservata, così che nel 1889 fu nominato vicario patriarcale e ricevette l’ordinazione a vescovo titolare di Arca dei Maroniti.

    In questo nuovo e più ampio orizzonte, la sua operosità ebbe modo di svilupparsi anche in senso civile e sociale, con un crescendo di relazioni con le autorità e con il popolo. Nel 1892 fu ricevuto con grande onore dal Sultano a Istanbul; l’anno seguente fu a Gerusalemme come rappresentante del Patriarca al Congresso Eucaristico e, successivamente, a Roma per il giubileo sacerdotale di Leone XIII. In questo periodo il Servo di Dio profuse un particolare impegno nella raccolta di fondi per costruire una residenza maronita a Gerusalemme e un nuovo collegio maronita a Roma.

    A Ebrine nel 1895, insieme con Madre Rosalie Nasr, fondò la Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia, la prima delle congregazioni femminili missionarie che videro la luce nella Chiesa Maronita.

    Nel 1897 Papa Leone XIII gli affidò l’incarico di dirigere la Scuola Maronita (oggi: Pontificio Collegio Maronita) di Roma. Ma, dopo appena due anni, essendosi resa vacante la sede patriarcale di Antiochia e di tutto l’Oriente dei Maroniti in seguito alla morte del patriarca Youhanna El-Hage, il Sinodo dei Vescovi lo elesse patriarca, il settantaduesimo della Chiesa Maronita: era il 6 gennaio 1899. In quella occasione il Servo di Dio, secondo la consuetudine aggiunse al suo nome quello di Boutros (cioè Pietro), come fanno tutti i patriarchi di Antiochia, sede di Pietro, e il suo nome divenne Elias Boutros.

    Elia Hoyek per trentadue anni guidò con mite fortezza e straordinaria carità pastorale il cammino del patriarcato. Ebbe a cuore anzitutto la formazione del clero, ma non trascurò la cura del laicato, sviluppando soprattutto la catechesi e l’istruzione cristiana. Dal 1904 al 1908, ricorrendo il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, curò l’edificazione del santuario di Nostra Signora del Libano, facendo collocare una grande statua della Vergine Maria sulla collina di Harissa in Keservan.

    Nel frattempo iniziarono a manifestarsi le prime avvisaglie della grande tragedia che avrebbe coinvolto intere popolazioni con lo scoppio della prima guerra mondiale (1914-1918). La dissoluzione dell’Impero Ottomano, del cui territorio il Libano faceva parte, sarebbe seguita al conflitto. Durante gli anni della guerra il Servo di Dio intensificò il suo impegno a servizio di quanti erano provati da sofferenze e dalla fame, imposta dagli ottomani sulla popolazione del Libano per farla perire e che falciò un terzo degli abitanti, e diede ordine di aprire conventi e monasteri per accogliere la popolazione prostrata dalla fame e dalla guerra. Le autorità ottomane non videro di buon occhio la sua attività, anche perché vi scorsero un tentativo di indipendenza del Paese dei Cedri rispetto alla compagine imperiale, e condannarono il Servo di Dio alla deportazione; grazie, tuttavia, all’intervento di Papa Benedetto XV e alla diplomazia austro-ungarica tale pericolo fu scongiurato.

    Evidente, però, era l’autorevolezza del patriarca Elia agli occhi del suo popolo, che iniziò a considerarlo l’autentico “padre” dell’indipendenza del Libano. Fu lui, perciò, nel 1919, a rappresentare il suo Paese nella conferenza di pace di Parigi: qui egli rivendicò l’importanza e perfino la necessità dell’indipendenza del Libano di fronte alla nuova situazione internazionale che si era venuta a creare dopo il conflitto. E in realtà, dopo aver superato la fase transitoria del controllo sotto l’amministrazione della Francia, nel 1920 alla presenza del Servo di Dio fu proclamata la nascita dello Stato dell’attuale Libano (Grand-Liban), accettando il Protettorato francese in attesa della proclamatione dell’indipendenza del Libano.

    L’attività apostolica del patriarca Elia continuò instancabilmente negli anni successivi e si precisò ulteriormente anche grazie alla pubblicazione di importanti lettere pastorali, rispettivamente sulla carità, sull’amore di Dio, sulla Chiesa e sull’amor di patria, nonché sull’affidamento alla Provvidenza divina.

    Autorevole e pronto all’ascolto, assiduo e instancabile apostolo, energico e prudente, sinceramente disponibile alle relazioni interpersonali, coraggioso nell’affrontare grandi progetti e tenace nel perseguirli, creativo nelle situazioni difficili e problematiche, straordinariamente generoso soprattutto verso i più poveri, sereno di fronte agli imprevisti, ricco di spirito di sacrificio e di abnegazione, attento alle esigenze della Chiesa e della società: queste caratteristiche delineano la personalità del patriarca Elia, che si radicava in una spiritualità semplice e profonda, nutrita di preghiera e di contemplazione. Nei testi di preghiera da lui composti si percepisce la sua piena fiducia nel soccorso di Dio a tal punto da essere soprannominato “l’Uomo della Providenza Divina”.

    Consapevolmente partecipe del mistero eucaristico, il patriarca aveva una singolare devozione per il Sacro Cuore di Gesù, che per lui divenne autentica fornax ardens caritatis, sorgente e scopo della sua vita e della sua attività, dei suoi pensieri e dei suoi progetti, delle realizzazioni e delle speranze. Anche la Santa Famiglia di Nazareth, alla quale volle dedicare la Congregazione delle Suore da lui fondata, era punto di riferimento della sua contemplazione e delle sue scelte. Il patriarca, di personalità forte e molto imponente, aveva uno stile di vita improntato alla povertà, alla ricerca dell’essenziale, alla modestia, all’umiltà, alla cordialità verso tutti.

    Il Servo di Dio, ormai logorato dalla grande attività e dalle malattie, morì la vigilia di Natale del 1931 a Bkerké. Cinque anni dopo, le sue spoglie mortali, perfettamente ancora intatte, vennero traslate a Ebrine, nella casa madre della Congregazione da lui fondata.

    In virtù della sua fama di santità, dal 5 ottobre 2012 al 22 giugno 2014 presso la Curia eparchiale di Batroun fu celebrata l’Inchiesta eparchiale, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 19 febbraio 2016. Preparata la Positio, il 17 aprile 2018 ha avuto luogo la Sessione dei Consultori Storici. Quindi si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, il 7 marzo 2019 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 18 giugno 2019, presieduta da me, Card. Angelo Becciu, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

    Presentata, quindi, un’attenta relazione di tutte queste fasi al Sommo Pontefice Francesco da parte del sottoscritto Cardinale Prefetto, il Beatissimo Padre, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, nel presente giorno ha dichiarato: Constano le virtù teologali della Fede, Speranza e Carità sia verso Dio sia verso il prossimo, nonché le cardinali della Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e di quelle annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Elia Hoyek, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, Fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia, nel caso e per il fine di cui si tratta.

 

    Il Beatissimo Padre ha dato incarico di rendere pubblico questo decreto e di trascriverlo negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

    

    Roma, il giorno 5 del mese di luglio dell’anno del Signore 2019.

 

  

ANGELO Card. BECCIU

Prefetto

 

                                            + MARCELLO BARTOLUCCI

                                            Arcivescovo titolare di Bevagna

                                            Segretario

 

 

 

 

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Decretum super Virtutibus

 

    «In manu Dei potestas terrae, et utilem rectorem suscitabit in tempus super illam» (Eccli 10,4).

 

    Israelis Sapientis cogitatio bene congruit cum historia humana ac spirituali Servi Dei Eliae Hoyek: is enim authenticus fuit vir, a Spiritu Sancto collustratus, qui valuit esse dux communitatis suae etiam angustiarum in temporibus et testis ac auctor pacis et spei etiam civili pro societate evenit.

    Servus Dei die 4 mensis Decembris anno 1843 parvo in pago v.d. Helta apud Botrum septentrionali in regione Libani est natus.  Die 5 mensis Ianuarii sequentis anni sacro fonte lustratus est. Maior natu septem filiorum coniugum Tedros Hoyek et Ghrra Tannous Nasr, sua in familia secundum christianam doctrinam institutus est. Studiorum curriculum incepit apud Seminarium Sancti Ioannis Maronis in pago Kfar-Hay et iam a pueritia clara signa vocationis ad sacerdotalem vitam percipere incepit. Hanc ob rem Patriarchale Seminarium pagi Ghazir ingressus est, ubi praeterea linguae ac philosophiae studuit, suum porro studiorum curriculum Romae apud Pontificium Collegium Urbanianum perfecit, ubi superiores eius diligentiam, ingenium ac pietatem agnoverunt et de eo sic notaverunt: «Sublimi ingenio, eminentem gradum in scientiis sibi comparandis obtinuit. In patientia, docilitate, pietate ac observantia fuit ad exemplum». Die 5 mensis Iunii anno 1870 sacro ordine auctus est et sequenti autem die 9 mensis Augusti theologiae laureae doctoralis est potitus.

    Continuo post in patriam suam rediit et theologiam apud Seminarium Sancti Maron docere incepit, sed brevi tempore a patriarcha Boulos Boutros Massaad selectus est uti proprius secretarius, qui eundem exhortatus est ut ad patriarchales aedes in pago Bkerké (Kerserwan) super montem Libanum commigraret. Eodem tempore vinculi defensor apud Tribunal Ecclesiasticum Patriarchale nominatus est.

    Inde ab initiis huius ministerii Servus Dei summa navitate, gravitate, humana ac culturali institutione eminuit, sed maxime spiritu fidei a quo semper dirigebatur et omnibus vitae in electionibus illuminabatur. Eius insignis praesentia in Ecclesia et Libani in societate silentio haud praeterivit et anno 1889 patriarchalis vicarius nominatus est; episcopali Ordine titulo Arcenae in Phoenicia Maronitarum est auctus.

    Hoc in novo amplioreque ambitu eius navitas se explicavit etiam in civili et sociali provincia, continuato cum incremento necessitudinum cum auctoritatibus populoque. Anno 1892 Constantinopoli a Sultano sollemniter receptus est; sequenti anno in Hierusalem fuit ut, Patriarchae legatione fungens, Eucharistico Congressui interesset, deinde Romae fuit Leonis XIII sacerdotalis iubilaeo occurrente. Hoc tempore Servus Dei singulari alacritate operam dedit pecuniae colligendae, ut in Hierusalem aedificaret sedem Maronitarum et Romae novum collegium Maronitarum.

    Anno 1895 in pago Ebrine, una cum matre Rosalia Nasr, Congregationem Sororum Maronitarum Sacrae Familiae fundavit, quae prima fuit mulierum Congregationum missionariarum, quae in Ecclesia Maronitarum floruerunt.

    Anno 1897 Summus Pontifex Leo XIII ei commisit munus Romae Scholam Maronitarum, hodie Pontificium Maronitarum Collegium, regendi. Sed post vix duos annos, cum Patriarchalis sedes Antiochena vacaret una cum toto Oriente Maronitarum, ob patriarchae Ioannis El-Hage mortem, Synodus Episcoporum elegit eum patriarcham, septuagesimum secundum Ecclesiae Maronitarum: hoc evenit die 6 mensis Ianuarii anno 1899.  Illa occasione Servus Dei secundum adiecit nomen Boutros, scilicet Petrum, uti mos est omnium Patriarcharum Antiochenorum: fuit enim Anthiochia Petri Apostoli pristina sedes, hanc ob rem Servus Dei nuncupabatur Elia Boutros.

    Elia Hoyek triginta et duos per annos iter patriarchatus miti fortitudine et extraordinaria caritate pastorali direxit. Ante omnia ei cordi fuit sacerdotum institutio, laicorum curam tamen unquam neglexit, catechesim potissimum christianamque institutionem fovit. Ab anno 1904 ad annum 1908, cum celebraretur quinquagesimus annus a declaratione dogmatis Immaculatae Conceptionis, curavit ut aedificaretur templum Nostrae Dominae Libani, ingens Virginis Mariae signum super collem Harissa in loco Keservan ponens.

    Interea prima indicia illius magnae calamitatis, quae multas gentes, flagrante primo mundano bello ab anno 1914 ad annum 1918, implicatura erat. Imperii Othomani dissolutio, cui pars erat regio Libani, bellum secuta est. Belli in temporibus Servus Dei studiosius suum ministerium sustinuit suamque navitatem erga afflictos et esurientes, dire ab Othomanis auctoritatibus vexatos ut gens Libani interficeretur uti re vera accidit per caedem tertiae fere partis totius populi. His in adiunctis Servus Dei omne coenobium omneque monasterium aperire iussit, ut in iisdem populum fame ac bello laborantem reciperet. Othomanae auctoritates huic Servi Dei operae inviserunt, etiam quia in ea agnoverunt conatum libertatis vindicandae Regionis Cedrorum contra imperiale regimen. Hanc ob rem Servus Dei exsilio est multatus, sed, per intercessionem Pontificis Benedicti XV ac per legatorum Austro-Hungarici Imperii, periculo evasit.

    Evidens erat patriarchae Eliae auctoritas apud eius populum, qui eum incepit existimare verum Libani libertatis patrem. Is enim fuit qui anno 1919 illius regionis vice in colloquio de constituenda pace Parisiis habito functus est; illo in consessu Libani libertatis pondus sed etiam necessitatem ob novas res inter gentes post bellum constitutas significavit. Re vera, post primum intervallum Francogallica sub administratione, anno 1920, praesente Servo Dei, declaratus est hodierni status Libani (Magni Libani) ortus, suscepta Francogalliae ad tempus tutela, usque dum Libani libertas renuntiaretur.

    Apostolica actio Eliae patriarchae sequentibus annis indefesse perrecta est et amplius perfecta est, etiam per evulgationem quarundam pastoralium epistularum, super caritate, super Dei amore, super Ecclesia, super patriae amore et denique super sui commendatione divinae Providentiae.

    Vir gravis ac in auscultando promptus, constans et  indefessus apostolus alacer et prudens, vere apertus necessitudinibus, animo praeditus magnis operibus in suscipiendis et tenax in iisdem persequendis, ingenio singulari rebus in arduis ac dubiis, liberalis mirum in modum maxime erga pauperes, serenus ante inopinata, sacrificii sui spiritus et abnegationis dives, sollicitus erga necessitates Ecclesiae et societatis: haec omnia Servi Dei patriarchae Eliae personam bene significant, qui certe consedit in simplici ac magna spiritualitate oratione ac contemplatione suffulta. Orationis in scriptis ab eo compositis summa fides in Dei auxilium adeo intelligi potest, ut is diceretur vir Divinae Providentiae.

    Eucharistici mysterii scienter particeps, patriarcha singularem devotionem erga Iesu Sacrum Cor colebat, quod ei factum est vera fornax ardens caritatis, fons et finis eius vitae eiusque operae, cogitationum, propositorum, exituum et expectationum. Etiam Sacra Familia Nazareth, cui dicaverat Congregationem Sororum ab eo fundatam, fuit obiectum eius contemplationis et exemplar in electionibus suis. Patriarcha, natura fortis et statura admodum ingenti, regimen vitae ad paupertatem conformatum habuit, necessaria tantum assequens, secundum modestiam, humilitatem, et comitatem erga omnes.

    Servus Dei magna navitate sua ac morbis iam confectus, pridie diei Nativitatis festi anno 1931 in pago Bkerké morte occubuit. Quinque post annos eius exuviae, omnino incorruptae, ad Ebrine apud domum maiorem Congregationis ab eo fundatae translatae sunt.

    Fama sanctitatis augescente, a die 5 mensis Octobris anno 2012 ad diem 22 mensis Iunii anno 2014 apud Curiam Eparchialem Botryensem Maronitarum Inquisitio Eparchialis celebrata est, cuius iuridica validitas ab hac Congregatione de Causis Sanctorum per decretum diei 19 mensis Februarii anno 2106 est approbata. Confecta Positione, die 17 mensis Aprilis anno 2018 Historicorum Consultorum Congressus habitus est. Deinde consuetas secundum normas disceptatum est an Servus Dei heroum in modum virtutes excoluisset. Fausto cum exitu, die 7 mensis Martii anno 2019 Theologorum Consultorum Peculiaris Congressus habitus est. Patres Cardinales et Episcopi die 18 mensis Iunii anno 2109 Ordinaria in Sessione congregati, cui egomet ipse Angelus cardinalis Becciu praefui, Servum Dei heroico in gradu virtutes theologales, cardinales eiusque adnexas exercuisse professi sunt.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Temperantia et Fortitudine, iisque adnexis, in gradu heroico, Servi Dei Eliae Hoyek, Patriarchae Antiocheni Maronitarum, Fundatoris Congregationis Sororum Maronitarum a Sacra Familia, in casu et ad effectum de quo agitur.

     Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

 

     Datum Romae, die 5 mensis Iulii  a. D. 2019.