Giuseppe Girotti
(† 1945)
- 1° aprile
Sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Predicatori; morto in odium fidei nel lager di Dachau, in Germania. Ridotto a scheletro vivente, lo si vedeva con il rosario in mano, "un cadavere" che sapeva ancora consolare e assolvere chi gli si avvicinava
Giuseppe Girotti nacque ad Alba il 19 luglio 1905, in una famiglia povera e cristiana. Dopo aver frequentato il collegio dei Padri Domenicani di Chieri (To), nel 1922 entrò nel Noviziato dell’Ordine. Completato l’iter formativo, il 3 agosto 1930 venne ordinato sacerdote. Fino al 1934 proseguì gli studi, dapprima a Roma presso l’Angelicum e, successivamente, a Gerusalemme dove frequentò i corsi biblici nell’École Biblique. Rientrato in Italia, fu professore di Sacra Scrittura e si dedicò alla pubblicazione di diverse opere, fra cui commentari ad alcuni libri dell’Antico Testamento. Durante la sua permanenza presso il Convento delle Rose a Torino, con l’incarico di Professore e Vice-Priore, da parte di alcuni confratelli gli fu contestato un atteggiamento innovatore nei confronti della rigida disciplina, nonché un comportamento che appariva trasandato nel portare l’abito e nell’osservanza formale di qualche regola comunitaria. Considerata l’influenza negativa che avrebbe potuto avere sugli studenti, a causa del suo ruolo, nel 1939 venne sospeso dall’insegnamento e trasferito al convento di San Domenico a Torino. Qui, durante gli anni della guerra, si dedicò all’assistenza dei poveri e dei perseguitati.
Nel settembre del 1943, dopo l’armistizio, continuò la sua attività caritativa nella clandestinità, mettendo a rischio la propria vita, per portare soccorso e dare rifugio a molti ebrei crudelmente perseguitati dalle forze nazi-fasciste. Tale azione destò diversi sospetti e, nell’agosto 1944, venne ordita una trama per fermare detta opera. In seguito ad una misteriosa telefonata, gli si presentò un’auto con a bordo un presunto partigiano, all’apparenza gravemente ferito. Costui, con il pretesto di aver urgente bisogno delle cure di un medico che non lo denunciasse alla polizia, si fece condurre alla villa in cui era nascosto il medico ebreo Giuseppe Diena. Alcuni agenti fascisti seguirono l’auto ed arrestarono il prof. Diena, che fu inviato nel lager di Flossenbürg, dove venne ucciso il 2 marzo 1945. Padre Giuseppe venne rinchiuso nel carcere torinese “Le Nuove” e successivamente a Milano, nel carcere di S. Vittore. Il 21 settembre 1944 fu trasferito nel campo di lavoro di Bolzano e infine, il 9 ottobre 1944, nel campo di concentramento di Dachau.
Nel periodo di prigionia italiana e tedesca, conobbe diversi sacerdoti internati ed in particolare don Angelo Dalmasso, arrestato con l’accusa di aver celebrato la Messa di Natale con i partigiani. Nel lager bavarese, dopo un’estenuante quarantena, fu assegnato al lavoro nel Plantage, in cui insieme ad altri prigionieri fu costretto a coltivare la terra per quasi dodici ore al giorno trascinando, spesse volte sotto la pioggia o la neve, gli erpici e gli aratri, ed estraendo tuberi dalla terra ghiacciata con il solo aiuto delle mani. Durante la sua permanenza nel lager, fu modello di preghiera e di umiltà, diventando punto di riferimento per i compagni di prigionia. Contemporaneamente, continuò, nel limite del possibile, i suoi studi biblici, progettandone nuovi sviluppi e nuove opere religiose.
Peggiorando rapidamente le condizioni fisiche, fu costretto a rimanere nel dormitorio con forti gonfiori alle gambe e altre più gravi complicazioni. Durante la malattia fu assistito da un medico cecoslovacco che, riscontratogli un carcinoma al fegato, riuscì ad ottenere che il lavoro nei campi gli fosse commutato con quello di cucire le tende militari e di attaccare bottoni. Nel marzo 1945, aggravatosi lo stato generale di salute, venne ricoverato nell’infermeria del lager ed affidato alle cure di un medico tedesco. Il 1° Aprile 1945, Pasqua di Risurrezione, nel lager si venne a sapere che Padre Giuseppe era morto.
Avuta la notizia, molti detenuti ritennero che gli fosse stata praticata qualche iniezione letale, ipotesi molto probabile, ma non dimostrabile per mancanza di testimoni. Il suo corpo venne gettato in una fossa comune sul colle Leitenberg, a circa tre chilometri dal campo di concentramento.
Padre Giuseppe ebbe riconoscimenti da parte della comunità ebraica nel 1955 e nel 1988. Nel 1995 fu ufficialmente dichiarato, a Gerusalemme, “giusto tra le genti”.
Inchieste Diocesane
L’Inchiesta diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Torino, dal 22 marzo 1988 al 20 gennaio 1990, in cinquantacinque Sessioni, con l’escussione di trentadue testi, dei quali quattro ex officio.
La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 9 ottobre 1992.
Presso la medesima Curia ecclesiastica, dall’8 febbraio al 4 maggio 1993, si svolse un’Inchiesta Suppletiva in ventuno Sessioni con l’escussione di quattordici testi.
La validità giuridica dell’Inchiesta Suppletiva fu riconosciuta con Decreto del 12 febbraio 1994.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi
Si svolse il 20 gennaio 2012, presieduto dal Promotore della Fede, con la presenza dei Consultori prescritti, i quali ritennero che le prove documentali e testificali fossero sufficienti ad attestare l’evento come martiriale, sia nel suo aspetto materiale che formale. La sofferenza e la morte nel lager di Dachau furono ricostruite in maniera attendibile, anche se rimase aperta la domanda su quale fu la causa della morte: un’iniezione letale, come ritenne la maggioranza, o il deperimento fisico causato dagli stenti e dalle violenze (ex aerumnis carceris). Non potendo risolvere il dubbio, tutti convennero nell’affermare che morì in conseguenza delle violenze subite. Nel suo comportamento, fu spinto dalla carità ed illuminato dalla fede in Cristo.
Riguardo al martirio ex parte victimae, i Consultori Teologi notarono la concordanza delle testimonianze sulla condotta evangelica nel lager, retta dalla costante tensione a restare fedele alla sequela di Cristo.
L’odium fidei, già appurato in Cause analoghe, apparteneva all’ideologia e alla prassi del nazismo.
Al termine del dibattito, al dubbio proposto, i Consultori risposero all’unanimità con voto affermativo.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi
Si riunì il 5 febbraio 2013. L’Ecc.mo Ponente, dopo avere tratteggiato il profilo biografico, si soffermò a descriverne il martirio. In particolare, fu sottolineato che l’arresto, ad opera dei “repubblichini” di Salò, fu conseguenza diretta della sua opera di carità nei confronti degli ebrei torinesi, come della sua attenzione al prossimo bisognoso a causa della situazione bellica. In proposito, un sacerdote, compagno di prigionia, dichiarò: “Aiutava gli altri in tutto quello che poteva. Si animava con la speranza in Dio Misericordioso e cercava di animare gli altri”.
Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che concluse constare de martyrio, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa.
TAURINENSIS
Beatificationis seu Declarationis Martyrii
Servi Dei
IOSEPHI GIROTTI
Sacerdotis Professi Ordinis Fratrum Praedicatorum
(+ 1945)
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Decretum Super Martyrio
«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino […] Sono tanto umiliato, Signore: dammi vita secondo la tua parola» (Sal 119, 105.107).
L’invocazione del salmista riassume tutto il senso della vita e della morte del Servo di Dio Giuseppe Girotti: egli, illuminato dalla parola della Scrittura, cercò la via della perfezione e testimoniò con il sangue la sua adesione al Signore.
Il Servo di Dio nacque ad Alba (CN) il 19 luglio 1905 in una famiglia umile e profondamente religiosa. A tredici anni, avvertita la vocazione alla vita religiosa, entrò nel convento domenicano di Chieri (TO) e, emessa la professione religiosa nel 1923, venne ordinato sacerdote il 3 agosto 1930.
Di vivace intelligenza e culturalmente brillante, proseguì gli studi frequentando la Pontificia Università dell'Angelicum in Roma e l'École Biblique a Gerusalemme. Iniziò, in tal modo, un percorso didattico come biblista e teologo, insegnò presso il Seminario teologico domenicano di Torino e successivamente presso il Collegio dei Missionari della Consolata, pubblicando commentari soprattutto sull’Antico Testamento. Assegnato al convento di Santa Maria delle Rose, il suo ministero non si esaurì sulla cattedra, perché volentieri e con generosità si impegnava nel servizio dei più bisognosi presso l'Ospizio dei Poveri Vecchi e in varie altre attività caritative.
Nel frattempo, con la piega che presero gli eventi della seconda guerra mondiale (1939-1945), Padre Girotti divenne animatore e organizzatore di un vasta rete di aiuti a favore degli ebrei perseguitati e, specialmente dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, grazie a lui molti riuscirono a trovare nascondigli sicuri, documenti di identità falsi e anche la possibilità di espatriare.
Per questa sua attività di solidarietà umana e cristiana, il Servo di Dio, con un tranello, venne arrestato il 29 agosto 1944 e imprigionato nel carcere delle Nuove di Torino; quindi fu trasferito successivamente nel carcere di San Vittore a Milano, a Bolzano e infine a Dachau, in Baviera.
L’orrore dell’ideologia e della prassi nazista evidenziava sempre più in quegli anni la sua assoluta incompatibilità con la fede cristiana. Tale incompatibilità, in molti casi, divenne una vera e propria opposizione, che si tradusse in una persecuzione violenta da parte del nazismo, che, con orgogliosa autosufficienza, intendeva non solo sottomettere intere popolazioni, ma indirizzarne i comportamenti etici e perfino “religiosi”. La superbia nazista, intrisa di pseudoscienza e di superstiziosa magia, si proponeva di distruggere la luminosa umiltà della proposta cristiana.
I campi di detenzione e di sterminio, che il regime nazista diffuse in molte parti d’Europa quale segno e strumento di una politica antiumana e anticristiana, costituiscono il retroterra culturale e l’ambiente concreto dell’ultimo scorcio della vita del Servo di Dio. Il suo “calvario” durò sette mesi e culminò nel lavoro che fu costretto a svolgere dal mattino alla sera sotto ogni tipo di intemperie, con un forte dolore lombare e privo di ogni cura, situazione che lo condusse ben presto ad un totale sfinimento. Anche in queste tappe di una personale via crucis, Padre Girotti si distinse per la sua generosità nei confronti degli altri detenuti e per il suo atteggiamento di apertura. Le motivazioni che ispirarono il Servo di Dio non ebbero alcuna radice ideologica o politica, ma si fondarono esclusivamente sulla fede: una fede convinta, illuminata dalla parola biblica (perfino nel lager egli continuò a studiare e meditare la Scrittura!), totalmente orientata all’accettazione della sequela di Cristo e del mistero della croce nel dono eroico della carità.
Ammalatosi, fu ricoverato in infermeria dove il 1 aprile 1945 terminò il suo cammino terreno: forse ucciso con una iniezione di benzina oppure per il completo deperimento in seguito agli stenti e alle violenze subìte. I compagni di cella sulla sua cuccetta scrissero che lì dormiva “San Giuseppe Girotti”. Il suo percorso di vita e, soprattutto, la sua vicinanza agli ebrei ottennero anche il pubblico riconoscimento da parte dello Stato di Israele, che il 14 febbraio 1995 conferì la medaglia come “giusto tra le nazioni” alla memoria e il suo nome fu iscritto nell'albo ufficiale, mentre un albero venne piantato in suo onore nel viale dei giusti a Gerusalemme.
La fama del martirio del Servo di Dio si diffuse nella comunità ecclesiale, per cui dal 22 marzo 1988 al 20 gennaio 1990 si celebrò presso la Curia ecclesiastica di Torino l’Inchiesta diocesana, cui fece seguito un’Inchiesta suppletiva dall’8 febbraio al 4 maggio 1993: la loro validità giuridica fu riconosciuta da questa Congregazione con decreti rispettivamente del 9 ottobre 1992 e 12 febbraio 1994. Preparata la Positio, il 20 gennaio 2012 si celebrò il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, che espresse parere favorevole sul martirio, sulle cause e sulle circostanze. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 5 febbraio 2013, presieduta da me Card. Angelo Amato, hanno riconosciuto che il suddetto Servo di Dio fu ucciso per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
De hisce omnibus rebus, referente subscripto Cardinale Praefecto, certior factus, Summus Pontifex Franciscus, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit Constare de martyrio eiusque causa Servi Dei Iosephi Girotti, Sacerdotis Professi Ordinis Fratrum Praedicatorum, in casu et ad effectum de quo agitur.
Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.
Datum Romae, die 27 mensis Martii a. D. 2013.
ANGELUS Card. AMATO, S. D. B.
Praefectus
+ MARCELLUS BARTOLUCCI
Archiep. tit. Mevaniensis
a Secretis