José Máximo Moro Briz e 4 compagni
(† 1936)
Sacerdoti della diocesi di Ávila (Spagna), vennero tutti maltrattati, calunniati ed uccisi solo perché sacerdoti della Chiesa Cattolica. Quanto all’accettazione del martirio, le prove permisero di rintracciare tale disposizione in ciascuno di loro
La situazione politico-sociale, esistente in Spagna nel periodo della guerra civile (1936 – 1939), è storicamente ben nota, come pure il clima di persecuzione che i miliziani repubblicani instaurarono nei confronti di tutti coloro che si professavano membri della Chiesa cattolica, fossero essi consacrati o laici.
La Causa in parola tratta del martirio di cinque sacerdoti della Diocesi di Ávila (Spagna). Essi sono:
1. – JOSÉ MÁXIMO MORO BRIZ nacque a Santibáñez (Salamanca) il 29 maggio 1882 in una famiglia di solida formazione cristiana: uno dei suoi fratelli, nel 1935, divenne Vescovo della Diocesi di Ávila e una sorella, religiosa, fu uccisa durante la medesima persecuzione religiosa del 1936. Il Servo di Dio, entrato in seminario e terminati gli studi, il 24 settembre 1910 venne ordinato sacerdote nella diocesi di Ávila. Svolse un’intesa attività sacerdotale, durante la quale ebbe particolare cura degli ultimi e degli infermi. Nel 1926 fu nominato parroco di Cebreros (Ávila), ove rimase fino alla morte. Fu fucilato il 24 luglio 1936.
2. – AGUSTÍN BERMEJO MIRANDA nacque a Puerto Castilla (Ávila) il 10 aprile 1904. Fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1926. Dal 1920 svolse il ministero pastorale ad Ávila, dove si distinse per la vita di pietà, l’educazione della gioventù e la carità per i poveri. Nel 1935 fu nominato parroco di Hoyo de Pinares (Ávila), dove venne ucciso il 28 agosto 1936.
3. – DAMIÁN GÓMEZ JIMÉNEZ nacque il 12 febbraio 1871 a Solana de Rioalmar (Ávila). Fu ordinato sacerdote l’8 giugno 1895. Nei diversi incarichi pastorali affidatigli, si distinse per la particolare cura verso i fedeli e gli altri sacerdoti. Mentre veniva condotto al luogo della fucilazione, dopo aver chiesto un po’ d’acqua, fu costretto a bere benzina con un imbuto. Dopo essere stato flagellato, gli fu rotta anche una gamba e venne ucciso a Mombeltrán (Ávila) il 19 agosto 1936. Il suo cadavere fu orrendamente oltraggiato.
4. – JUAN MESONERO HUERTA nacque a Salamanca Rágama il 12 settembre 1913. Fu ordinato sacerdote il 6 giugno 1936 e il mese successivo nominato Economo di El Hormillo (Ávila). Qui la casa canonica era occupata dai membri del Comitato rivoluzionario e la chiesa aveva già subito sacrileghe distruzioni. Con una falsa accusa il Servo di Dio fu arrestato e ucciso a El Hornillo il 20 agosto 1936.
5. – JOSÉ GARCÍA LIBRÁN nacque il 18 agosto 1909 a Herreruela de Oropesa (Toledo). Fu ordinato sacerdote il 23 settembre 1933. Nel 1935 venne nominato parroco di Gavilanes, dove svolse il ministero fino alla morte. Fu ucciso insieme al fratello Serafino il 14 agosto 1936 a Gavilanes (Ávila).
Iter giuridico
Il Processo Informativo Ordinario fu istruito presso la Curia ecclesiastica di Ávila, dal 16 settembre 1958 al 1° giugno 1963, in sessantacinque Sessioni, durante le quali vennero escussi settantasette testi, dieci dei quali ex officio.
Nel 1998 fu istruita un’Inchiesta diocesana per la raccolta di ulteriore documentazione.
La validità giuridica degli atti del Processo Informativo e dell'Inchiesta diocesana fu riconosciuta con il Decreto del 26 novembre 1999.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi
Si svolse il 4 dicembre 2010, presieduto dal Promotore della Fede, con la presenza dei Consultori prescritti.
Quanto al martirio materiale, fu precisato che l’assassinio avvenne in momenti diversi. Giuseppe Massimo Moro Briz, dopo essere stato rilasciato, si ritirò in casa della sorella, da dove però fu nuovamente prelevato il 24 luglio 1936 e fucilato ancor prima di essere condotto in carcere. Agostino Bermejo Miranda fu catturato dopo aver celebrato la Santa Messa in parrocchia. Anch’egli fu assassinato durante il trasporto in carcere. Damiano Gómez Jiménez fu ucciso presso il ponte detto “de la Fragua”. Giovanni Mesonero Huerta venne catturato dai miliziani, fucilato alla schiena e sepolto nello stesso luogo dell’uccisione. Giuseppe García Librán, maltrattato e colpito mortalmente alla nuca, morì abbracciato al fratello Serafino, il quale fu inserito in un altro gruppo di presunti martiri. Inoltre, è documentato che quasi tutti al momento dell’esecuzione proclamarono: “Viva Cristo Rey”.
In merito al martirio formale ex parte persecutoris, fu osservato che vennero tutti maltrattati, calunniati ed uccisi solo perché sacerdoti della Chiesa Cattolica. Quanto all’accettazione del martirio, le prove permisero di rintracciare tale disposizione in ciascuno di loro. Inoltre, secondo le testimonianze addotte, risulta che tutti furono buoni sacerdoti.
Al termine della disamina, al dubbio proposto, i Consultori risposero all’unanimità con voto affermativo.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi
Si riunì il 5 febbraio 2013. L’Ecc.mo Ponente, dopo aver ripercorso l’iter della Causa, mise in evidenza il profilo biografico, l’aspetto materiale e formale del martirio di ciascuno. Indicò, inoltre, che essi furono uccisi unicamente per la loro identità sacerdotale. In realtà furono ventinove i sacerdoti assassinati nella zona di Ávila, questi martiri vennero scelti per la loro più evidente vicenda martiriale e per l’ampia presenza di documentazione storica.
Al termine della Relazione dell’Ecc.mo Ponente, che concluse constare de martyrio, gli Em.mi e gli Ecc.mi Padri hanno unanimemente risposto al dubbio con sentenza affermativa.