Salvador Valera Parra

Salvador Valera Parra

(1816 - 1889)

Venerabilità:

- 17 marzo 2021

- Papa  Francesco

Beatificazione:

- 07 febbraio 2026

- Papa  Leone XIV

- Almería - Spagna

Memoria Liturgica:

- 27 febbraio

Sacerdote diocesano, si distinse per molte opere di carattere spirituale e sociale, in particolare durante le epidemie di colera e i terremoti che nel 1863 provocarono distruzioni e vittime

  • Biografia
  • Omelia nella beatificazione
  • Decreto sulle Virtù
"È stato un vangelo vivente: ha tutto e tutti guardato con gli occhi di Gesù; ha tutto e tutti amato con il cuore di Gesù. È un modello e un esempio per noi"

 

Salvador Valera Parra nacque a Huércal-Overa (Almería, Spagna) il 27 febbraio 1816. Entrato in Seminario, fu ordinato sacerdote il 13 marzo 1840.

Svolse il ministero sacerdotale prevalentemente nel suo paese natale, dapprima come viceparroco e poi come parroco. Nel 1853 venne eletto arciprete e, nel 1859, per le sue attività e la vita esemplare di parroco, ricevette dallo stato spagnolo dapprima l’onorificenza di Caballero de la Real Orden de Isabel la Católica, e poi quella dell’Ordine civile di Carlos III. Come parroco, infatti, si distinse per molte opere di carattere spirituale e sociale, in particolare durante le epidemie di colera e i terremoti che nel 1863 provocarono distruzioni e vittime. Collaborò attivamente anche nello spegnimento dei frequenti incendi e di seguito nella raccolta di fondi per aiutare i bisognosi. Insieme a Santa Teresa Jornet, Fondatrice delle Piccole Sorelle per gli Anziani Abbandonati, nel 1885 fondò una casa di cura e di ricovero per gli anziani.

Verso la fine della sua vita fu colpito da gravi malattie. Morì il 15 marzo 1889 a Huércal-Overa (Spagna).

Fu uomo di profonda fede in Dio, che attingeva dalla intensa vita di orazione, in particolare eucaristica, e dalla filiale devozione mariana. Promuoveva la visita al Santissimo Sacramento. La devozione a Maria si concretizzava nella devozione alla Vergine de los Desamparados, venerata a Huércal-Overa, conosciuta popolarmente come la Virgen del Rio

Si abbandonò nelle mani della Provvidenza. Di questa fiducia in Dio diede una prova singolare fin dalla sua infanzia. Infatti, quando gli morì il padre, egli aveva 13 anni e si inginocchiò davanti al cadavere del genitore e recitò da solo l’Ufficio Divino con una devozione che fece commuovere i presenti.

Visse cercando di piacere a Dio con l’orazione, la povertà assoluta, l’austerità di vita, la penitenza e i digiuni. Allo stesso tempo faceva di tutto per favorire la santità dei suoi fedeli.

Esercitò la carità verso il prossimo, mettendosi al servizio degli ultimi. Vissuto in un’epoca storica in cui c’era tanta miseria in Andalusia, seppe rispondere fedelmente ai bisogni del suo tempo. Distaccato da tutto, dava perfino ciò che a lui era necessario per vivere. Alla sua casa accorrevano tanti poveri per mangiare e accoglieva tutti. Nelle situazioni di particolare emergenza, come nelle alluvioni e nelle epidemie di colera, emerse in maniera straordinaria la sua carità. Si prendeva cura dei malati che continuamente andava a visitare e a portare loro aiuto.

 

In vista della beatificazione

Per la sua beatificazione, la postulazione ha presentato all’esame del Dicastero l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, di un bambino nato il 14 gennaio 2007 al Memorial Hospital di Rhode Island (USA). La sera di quel giorno, in seguito ad amnioressi, la madre fu ricoverata presso il Memorial Hospital di Pawtucket e, poiché il tracciato del battito cardiaco fetale non corrispondeva ai parametri clinici previsti, fu indotto artificialmente il travaglio. I medici decisero di eseguire un parto cesareo a seguito della diagnosi di coriomnionite con il feto in carenza di ossigeno. Il neonato venne al mondo prematuro con sintomatologia di apnea secondaria, cianotico, senza respiro, con frequenza cardiaca bassa e ad un’ora dal parto non presentava segni di miglioramento, tanto che i medici non percepivano alcun battito cardiaco. Il medico curante in quel momento di estrema urgenza invocò Salvador Valera Parra, suo conterraneo, verso il quale nutriva sincera devozione e, con una preghiera spontanea, chiese la sua intercessione per la salvezza del piccolo. Poco tempo dopo il neonato, senza alcun intervento esterno, recuperò il battito cardiaco cominciando a rianimarsi. Il giorno seguente venne trasferito al reparto di terapia intensiva neonatale del Women &Infants Hospital dove restò 15 giorni con la diagnosi di encefalopatia ipossico-ischemica, tanto che i medici erano certi che avrebbe riportato gravi danni dal punto di vista dello sviluppo, come paralisi cerebrale o ritardo mentale. Invece, nonostante la sintomatologia clinica, il piccolo presentò attività spontanea. Il 19 gennaio iniziò un ulteriore e progressivo miglioramento del quadro neurologico e comportamentale. Il 1° marzo 2007 venne dimesso dalla terapia intensiva neonatale e trasferito all’Hasbro Children’s Hospital a causa di una colectomia del tratto discendente, per restringimento del colon sigmoideo in seguito a enterocolite necrotizzante stadio II. Il 3 aprile il neonato venne dimesso e nelle successive visite di controllo venne riscontrato uno sviluppo psicomotorio che lo porterà a parlare a 18 mesi e a camminare all’età di 2 anni. Il piccolo Tyquan continuò la sua crescita come un bambino normale conducendo una vita regolare e praticando sport.

 

Il vangelo, che è la propria vita

Omelia nella beatificazione del Venerabile Servo di Dio Salvador Valera Parra

 

Come voi, carissimi fratelli e sorelle, mi sono preparato alla solenne liturgia di oggi leggendo e meditando la lettera pastorale scritta dai fratelli vescovi di Almería, di Cartagena e di Getafe in vista della beatificazione del Cura Valera. Nel suo titolo: Una vita dedicata agli altri troviamo riassunta la vita del nostro nuovo Beato: ossia, una vita spesa per le tante persone, specialmente infermi, poveri e bisognosi di tutto che percorrevano le strade e abitavano le case di questa terra che anche voi oggi abitate e percorrete. La stessa vita è stata riassunta all’inizio di questo rito.

Abitando qui il Cura Valera ha diffuso quello che l’apostolo san Paolo chiamava «il profumo di Cristo» (2Cor 2,15). Ci ha lasciato, così una testimonianza e un modello di vita. Sì, quella del Cura Valera è stata una vita per gli altri. Le si può applicare quello che disse una volta Papa Francesco, ossia che ciascuno di noi ha, nell’ambiente in cui vive, la sublime vocazione di essere il buon profumo di Cristo nel mondo e così commentava: «Com’è bello incontrare una persona che ha queste virtù: amore, una persona amorevole, una persona gioiosa, una persona che fa pace, una persona magnanima, non meschina, magnanima, una persona benevola che accoglie tutti, una persona buona, una persona fedele, una persona mite, che non è orgogliosa, ma mite… E si sentirà un po’ il profumo dello Spirito di Cristo intorno a noi, quando incontriamo queste persone» (Catechesi del 21 agosto 2024). Così è stato per quanti hanno incontrato il Cura Valera ed è l’invito che oggi, dichiarato Beato dalla Chiesa, rivolge a ciascuno di noi; rivolge a tutti ma, penso, specialmente a quanti come lui vivono oggi il ministero pastorale come sacerdoti.

La pagina del vangelo secondo Giovanni che oggi è stata proclamata ci ha riproposto la figura del Buon Pastore (cf. Gv 10,11-16), anticipata dalla profezia di Ezechiele ascoltata dalla prima lettura (cf. Ez 34,11-16). Due cose, in particolare, sono messe in rilievo dal brano del vangelo: dare la vita e conoscere. Vediamoli rapidamente, questi gesti.

«Il buon pastore dà la propria vita» (Gv 10,11), anzitutto. Risentendo queste parole il nostro pensiero corre inevitabilmente all’atto con il quale Gesù offre a noi la propria vita per noi: Egli ci ha amato ed è morto per noi! In questo caso, però, il testo giovanneo non intende alludere alla morte, ma al fatto di esporre la vita, di metterla a rischio e di spenderla in modo da farne come una radice, da cui ci si possa alimentare. Potremo, allora, pensare a una madre che, quando comincia a portare nel grembo il proprio figlio, gli «dà» la vita nutrendolo col proprio corpo, dandogli sicurezza, aiutandolo a crescere. Anche la vita, che Gesù ci dona ogni giorno non ci giunge dall’esterno, ma è stata messa dentro di noi con il dono del Battesimo, con la grazia di essere, in Gesù e con Gesù, figli dell’unico Padre del cielo.

È così che ha donato la vita anche il Cura Valera. In lui il titolo di cura ha assunto il significato più vero. Deriva, infatti, dal latino cura animarum che vuol dire letteralmente amare le persone, stare a loro vicino, comprenderne i problemi, sollevare le sofferenze. Il nostro Beato si è trovato a vivere proprio qui, in questo territorio, pure eventi particolarmente critici, come le epidemie di colera e i movimenti sismici che provocarono distruzioni e vittime, disastri ambientali … ma non fuggì; rimase vicino visitando gli ammalati, soccorrendo i più deboli, assistendo gli anziani. Davvero questa è, prima di tutto la cura animarum!

La seconda azione del buon pastore, poi, è il conoscere: un atto che non è solamente dell’intelletto, ma è pure del cuore e della libertà. Si tratta di un conoscere che è, in ogni caso, legato all’amore: sia che ne derivi, sia che lo faccia scaturire perché, se pure non si può amare ciò che non si conosce, è altrettanto vero che solo l’amore rende possibile una conoscenza vera, rinnovata, interiore e profonda. Così Gesù conosce le sue pecore, «per amore». Cognosco oves meas, hoc est diligo, gli fa dire San Gregorio Magno: conosco, cioè amo (Homiliae in Evangelia I, 14,3; cf. 14,4: PL 76, 1129).

Nella Lettera pastorale «Una vida para los démas», i vostri Vescovi, carissimi, hanno scritto che «le porte del suo cuore furono sempre aperte per tutti i fedeli che gli erano stati affidati». A questo punto, possiamo dire che l’esempio del Cura Valera non si limita per nulla ai sacri ministri e ai pastori della Chiesa, ma si estende a ogni discepolo giacché – come continuano i vostri Vescovi – «en un mundo marcado por la prisa, el individualismo y la superficialidad, la figura del Cura Valera se alza como un recordatorio de que la vera grandeza está en la sencillez, en la entrega silenciosa, en la fidelidad perseverante» (p. 13).

Nelle prima pagine della stessa lettera pastorale, ho letto una espressione che mi ha fortemente commosso perché mi ha riportato a una lettura dei primi anni della mia vita di sacerdote: Quinto evangelio! Si tratta del titolo di un romanzo – se può essere chiamato così – di uno scrittore italiano, Mario Pomilio; è un libro affascinante, con davvero molte pagine che, però, possono forse essere riassunte in queste poche parole: «Il quinto vangelo è quello che ogni discepolo di Gesù è chiamato a scrivere con la propria vita».

È quello, carissimi, che ha fatto il nostro nuovo Beato. Egli è stato un vangelo vivente: ha tutto e tutti guardato con gli occhi di Gesù; ha tutto e tutti amato con il cuore di Gesù. È un modello e un esempio per noi. È anche questa la missione dei santi.

 

Huércal-Overa (Almería), 7 febbraio 2026

 

Marcello Card. Semeraro

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El Evangelio, que es la propia vida

 

Al igual que ustedes, queridos hermanos y hermanas, me he preparado para la solemne liturgia de hoy leyendo y meditando la carta pastoral escrita por los hermanos obispos de Almería, Cartagena y Getafe con motivo de la beatificación del Cura Valera. En su título: Una vida dedicada a los demás, encontramos resumida la vida de nuestro nuevo Beato: es decir, una vida dedicada a tantas personas, especialmente enfermos, pobres y necesitados de todo, que recorrían las calles y habitaban las casas de esta tierra que también ustedes hoy habitan y recorren. La misma vida ha sido resumida al comienzo de este rito.

Al vivir aquí, el Cura Valera difundió lo que el apóstol san Pablo llamaba «el perfume de Cristo» (2Cor 2,15). Nos dejó así un testimonio y un modelo de vida. Sí, la del Cura Valera fue una vida dedicada a los demás. Se le puede aplicar lo que dijo una vez el Papa Francisco, es decir, que cada uno de ustedes tiene, en el entorno en el que vive, la sublime vocación de ser el buen perfume de Cristo en el mundo, y así comentaba: «Qué hermoso es encontrar a una persona que tiene estas virtudes: amor, una persona amorosa, una persona alegre, una persona que hace la paz, una persona magnánima, no mezquina, magnánima, una persona benévola que acoge a todos, una persona buena, una persona fiel, una persona mansa, que no es orgullosa, sino mansa... Y se sentirá un poco el perfume del Espíritu de Cristo a nuestro alrededor, cuando encontremos a estas personas» (Catequesis del 21 de agosto de 2024). Así fue para quienes conocieron al Cura Valera y es la invitación que hoy, declarado Beato por la Iglesia, nos dirige a cada uno de ustedes; se dirige a todos, pero, creo, especialmente a quienes, como él, viven hoy el ministerio pastoral como sacerdotes.

La página del Evangelio según San Juan que se ha proclamado hoy nos ha vuelto a presentar la figura del Buen Pastor (cf. Jn 10,11-16), anticipada por la profecía de Ezequiel escuchada en la primera lectura (cf. Ez 34,11-16). Dos cosas, en particular, se destacan en el pasaje del Evangelio: dar la vida y conocer. Veamos rápidamente estos gestos.

«El buen pastor da su vida» (Jn 10,11), ante todo. Al escuchar estas palabras, nuestro pensamiento se dirige inevitablemente al acto con el que Jesús nos ofrece su vida por nosotros: ¡Él les amó y murió por nosotros! En este caso, sin embargo, el texto joánico no alude a la muerte, sino al hecho de exponer la vida, ponerla en peligro y gastarla para convertirla en una raíz de la que podamos alimentarnos. Podemos pensar, entonces, en una madre que, cuando comienza a llevar a su hijo en su vientre, le «da» la vida alimentándolo con su propio cuerpo, dándole seguridad, ayudándolo a crecer. También la vida que Jesús nos da cada día no les llega desde fuera, sino que ha sido puesta dentro de nosotros con el don del Bautismo, con la gracia de ser, en Jesús y con Jesús, hijos del único Padre del cielo.

Así es como también el Cura Valera ha dado la vida. En él, el título de cura ha adquirido su significado más verdadero. De hecho, deriva del latín cura animarum, que significa literalmente amar a las personas, estar cerca de ellas, comprender sus problemas, aliviar sus sufrimientos. Nuestro Beato se encontró viviendo aquí mismo, en este territorio, acontecimientos particularmente críticos, como las epidemias de cólera y los movimientos sísmicos que provocaron destrucción y víctimas, desastres medioambientales... pero no huyó; permaneció cerca visitando a los enfermos, socorriendo a los más débiles, asistiendo a los ancianos. ¡Esto es, ante todo, la cura animarum!

Después, la segunda acción del buen pastor es el conocer: un acto que no es solo del intelecto, sino también del corazón y de la libertad. Se trata de un conocer que está, en todo caso, ligado al amor: ya sea que derive de él, ya sea que lo haga brotar, porque, si bien no se puede amar lo que no se conoce, es igualmente cierto que solo el amor hace posible un conocimiento verdadero, renovado, interior y profundo. Así, Jesús conoce a sus ovejas, «por amor». Cognosco oves meas, hoc est diligo, le hace decir San Gregorio Magno: conozco, es decir, amo (Homiliae in Evangelia I, 14,3; cf. 14,4: PL 76, 1129).

En la Carta pastoral «Una vida para los demás», sus obispos, queridos míos, han escrito que «las puertas de su corazón estuvieron siempre abiertas para todos los fieles que le habían sido confiados». Llegados a este punto, podemos decir que el ejemplo del Cura Valera no se limita en absoluto a los ministros sagrados y a los pastores de la Iglesia, sino que se extiende a todos los discípulos, ya que —como continúan diciendo sus obispos— «en un mundo marcado por la prisa, el individualismo y la superficialidad, la figura del Cura Valera se alza como un recordatorio de que la verdadera grandeza está en la sencillez, en la entrega silenciosa, en la fidelidad perseverante» (p. 13).

En las primeras páginas de la misma carta pastoral, leí una expresión que me conmovió profundamente porque me recordó una lectura de los primeros años de mi vida sacerdotal: Quinto evangelio. Se trata del título de una novela —si se le puede llamar así— de un escritor italiano, Mario Pomilio; es un libro fascinante, con muchas páginas que, sin embargo, tal vez se puedan resumir en estas pocas palabras: «El quinto evangelio es el que cada discípulo de Jesús está llamado a escribir con su propia vida».

Eso es, queridos míos, lo que hizo nuestro nuevo Beato. Él fue un evangelio viviente: lo miró todo y a todos con los ojos de Jesús; lo amó todo y a todos con el corazón de Jesús. Es un modelo y un ejemplo para nosotros. Esta es también la misión de los santos.

 

ALMERÍA

 

BEATIFICAZIONE e CANONIZZAZIONE

del Servo di Dio

SALVADOR VALERA PARRA

Sacerdote diocesano,

Arciprete e Parroco di Huércal-Overa

(1816-1889)

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DECRETO SULLE VIRTU'

 

 

    “Solo vi chiedo di guardarvi nello specchio che ho a Huércal-Overa, nel parroco Salvador Valera Parra, nel quale si rispecchia anche il vostro Vescovo”.

    Del “Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore” (Gv 10,11) fu immagine viva e testimonianza efficace il Servo di Dio Salvador Valera Parra, tanto che veniva additato dal suo Vescovo come modello di vita e virtù sacerdotali a coloro che aspiravano a diventare sacerdoti.

    Il Servo di Dio nacque a Huércal-Overa il 27 febbraio 1816. Il paese si trovava allora entro i confini della diocesi di Cartagena, poi nel 1957 divenne parte della diocesi di Almería. Già da bambino si distingueva per opere di carità verso i più poveri e presto avvertì i segni della vocazione sacerdotale. Compiuti gli studi ecclesiastici nel seminario di San Fulgenzio a Murcia, fu ordinato sacerdote ad Alicante il 13 marzo 1840.

    Prestò servizio come cappellano nella sua città natale fino al 1849, allorché venne nominato Parroco di San Lazzaro in Alhama de Murcia. Nei fedeli di quella parrocchia, dove rimase per appena 2 anni, lasciò il ricordo di un prete virtuoso, di grande carità e umiltà. Dal 1851 fu parroco di Huércal-Overa, poi per 5 anni nella chiesa di Santa María de Gracia a Cartagena. Compì con sommo zelo il proprio apostolato tanto fra i prigionieri del carcere di Cartagena, quanto a favore degli indifesi nel tempo del terremoto o dei malati di colera in tempo di epidemia. Per questa ragione ricevette anche riconoscimenti civili.

    Dal 1868 fino alla morte fu di nuovo Parroco a Huércal-Overa. Nella sua città natale il suo ministero di parroco durò complessivamente 37 anni. Si prese cura dei fedeli, promosse la costruzione di opere per il bene della popolazione e si occupò della fondazione di una Casa di cura. Volle che questa fosse affidata alle Piccole Suore degli Anziani Abbandonati, fondate da Santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars, con la quale ebbe contatti diretti.

    La ricerca continua della santità e lo zelo apostolico caratterizzarono in modo singolare la vita del Servo di Dio, che desiderava ardentemente condurre le anime a Dio e far conoscere loro l’amore e la grazia del Signore. Era un uomo di fede profonda, fervoroso nella preghiera, nella celebrazione e nell’adorazione dell’Eucaristia. Amava con cuore filiale la Vergine Maria. Vero sacerdote diocesano, con grande carità pastorale spese le sue energie per il popolo a lui affidato, specialmente per i poveri e i sofferenti. I suoi gesti di carità manifestavano e suscitavano speranza nelle difficoltà. Dotato di un carattere deciso, seppe usare sempre temperanza e prudenza, pazienza e sobrietà. In modo esemplare visse i consigli evangelici, povero fino all’estremo, casto e puro di cuore, obbediente ai comandi dei propri vescovi. Nell’umiltà e nel silenzio offrì tutto se stesso, tanto da venire poi chiamato “il Curato d’Ars” della Spagna.

    Morì il 15 marzo 1889 e fu sepolto nel presbiterio della chiesa parrocchiale. La partecipazione alle sue esequie, celebrate quattro giorni dopo nella solennità di San Giuseppe, furono il segno della fama di santità che già lo circondava.

    Poiché tale fama è andata vieppiù accrescendosi, fu introdotta la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio. L’Inchiesta diocesana si celebrò presso la Curia ecclesiastica di Almería dal 14 gennaio 1991 al 14 giugno 1996 e la sua validità giuridica venne riconosciuta mediante decreto da questa Congregazione delle Cause dei Santi il 27 febbraio 1998. Preparata la Positio, si è discusso come di consueto se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù cristiane. Con esito positivo, il 23 gennaio 2020 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. In Sessione Ordinaria i Padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto il 2 marzo 2021 che il Servo di Dio ha praticato eroicamente le virtù teologali, cardinali ed annesse.

    Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei  Santi, ha oggi dichiarato: Sono provate le virtù teologali  Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza ed annesse in grado eroico del Servo di Dio Salvador Valera Parra, Sacerdote diocesano, Arciprete e Parroco di Huércal-Overa, nel caso e per il fine di cui si tratta.

    Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

    Dato a Roma il 17 marzo nell’anno del Signore 2021.

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                                                                        + Fabio Fabene

                                                                                    Arciv. tit. di Montefiascone

                                                                                        Segretario

 

 

 

 

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ALMERÍA

 

BEATIFICACIÓN y CANONIZACIÓN

del SIERVO DE DIOS

SALVADOR VALERA PARRA

Sacerdote diocesano,

Arcipreste y Párroco de Huércal-Overa

(1816-1889)

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DECRETO SOBRE LAS VIRTUDES

 

    “Sólo os pido que os miréis en el espejo que tengo en Huércal-Overa, en el párroco Salvador Valera Parra, en el cual se refleja también vuestro Obispo”.

    Del “Buen Pastor que da la vida por sus ovejas” (Jn 10,11) fue imagen viva y testigo eficaz el Siervo de Dios Salvador Valera Parra, tanto que fue señalado por su Obispo como modelo de vida y de virtudes sacerdotales a aquellos que aspiraban a convertirse en sacerdotes.

    El Siervo de Dios nació en Huércal-Overa el 27 de febrero de 1916. La ciudad se encontraba entonces dentro de los límites de la Diócesis de Cartagena, y solo después en 1957 pasó a formar parte de la Diócesis de Almería. Ya de niño se distinguía por las obras de caridad hacia los más pobres y pronto notó las señales de la vocación sacerdotal. Completados los estudios eclesiásticos en el Seminario de San Fulgencio en Murcia, fue ordenado sacerdote en Alicante el 13 de marzo de 1840.

    Prestó servicio como capellán en su ciudad natal hasta 1849, cuando viene nombrado párroco de San Lázaro en Alhama de Murcia. En los fieles de aquella parroquia, donde apenas permaneció dos años, dejó el recuerdo de un cura virtuoso, de gran caridad y humildad. Desde 1851 fue párroco de Huércal-Overa, y después durante cinco años en la Iglesia de Santa María de Gracia en Cartagena. Cumplió con sumo celo el propio apostolado tanto entre los prisioneros de la cárcel de Cartagena, como a favor de los desamparados del tiempo del terremoto o de los enfermos de cólera en tiempo de epidemia. Por esta razón recibió también reconocimientos civiles.

    Del 1868 hasta su muerte fue de nuevo párroco en Huércal-Overa. En su ciudad natal su ministerio de párroco duró en total 37 años. Se ocupó de los fieles, promovió la construcción de obras para el bien de la población y se ocupó de la fundación de una clínica. Quiso que esta fuese confiada a las Hermanitas de los Ancianos Abandonados, fundadas por Santa Teresa de Jesús Jornet e Ibars, con la que tuvo contacto directo.

    La busqueda continua de la santidad y el celo apostólico caracterizaron de modo singular la vida del Siervo de Dios, que deseaba ardientemente conducir las almas a Dios y hacerles conocer el amor y la gracia del Señor. Era un hombre de fe profunda, fervoroso en la oración, en la celebración y adoración de la Eucaristía. Amaba con corazón filial a la Virgen María. Verdadero sacerdote diocesano, con gran caridad pastoral gastó sus energías por el pueblo a él confiado, especialmente por los pobres y los que sufrían. Sus gestos de caridad manifestaban y suscitaban esperanza en las dificultades. Dotado de un carácter decidido, supo usar siempre de templanza y prudencia, paciencia y sobriedad. De modo ejemplar vivió los consejos evangélicos, pobre hasta el extremo, casto y puro de corazón, obediente a los mandatos del propio obispo. En la humildad y en el silencio se ofreció enteramente a sí mismo, tanto que después le llamaron “el cura de Ars” de España.

    Murió el 15 de marzo de 1889 y fue sepultado en el presbiterio de la iglesia parroquial. La participación en sus exéquias, celebradas cuatro días después de la Solemnidad de San José, fueron el signo de la fama de santidad que ya lo rodeaba.

    Puesto que tal fama se ha ido cada vez más acrecentándo, fue introducida la Causa de Beatificación y Canonización del Siervo de Dios. El Proceso diocesano se celebró en la Curia eclesiastica de Almería del 14 de enero de 1991 al 14 de junio de 1996 y su validez jurídica fue reconocida mediante decreto de esta Congregación de las Causas de los Santos el 27 de febrero de 1998. Preparada la Positio, se ha discutido como es habitual si el Siervo de Dios ha ejercitado en grado heroico las virtudes cristianas. Con resultado positivo, el 23 de enero de 2020 se ha celebrado el Congreso Peculiar de Consultores Teólogos. En Sesión Ordinaria los Padre Cardenales y Obispos han reconocido el 2 de marzo de 2021 que el Siervo de Dios ha practicado heroicamente las virtudes teologales, cardinales y anejas.

    El que abajo suscribe Cardenal Prefecto ha referido después todas estas cosas al Sumo Pontífice Francisco. Su Santidad, acogiendo y ratificando los votos de la Congregación de las Causas de los Santos, ha declarado hoy: Están probadas las virtudes teologales Fe, Esperanza y Caridad hacia Dios y hacia el prójimo, además de las cardinales Prudencia, Justicia, Fortaleza y Templanza y anejas, en grado heroico, del Siervo de Dios Salvador Valera Parra, Sacerdote diocesano, Arcipreste y Párroco de Huércal-Overa, en el caso y para el fin de que se trata.

    El Sumo Pontífice ha dispuesto después que el presente decreto venga publicado e inserido en las actas de la Congregación de las Causas de los Santos.

    Dado en Roma el 17 de marzo del año del Señor 2021.

 

 

 

 

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ALMERIENSIS

 

BEATIFICATIONIS et CANONIZATIONIS

Servi Dei

SALVATORIS VALERA PARRA

Sacerdotis dioecesani,

Archipresbyteri et Parochi de Huércal-Overa

(1816-1889)

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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS

 

 

    “Vos tantum peto in speculum intueri quod in Huércal-Overa habeo, id est parochum Salvator Valera Parra, speculum in quod Episcopus vester quoque intuetur”.

    Boni Pastoris “qui animam suam ponit pro ovibus” (Io 10,11) viva imago atque sincerum testimonium fuit Servus Dei Salvator Valera Parra, adeo ut vitae sacerdotalisque virtutis exemplum suo ab Episcopo indicaretur omnibus ad presbyteratum aspirantibus.

    Servus Dei in Huércal-Overa die 27 mensis Februarii anno 1816 ortum duxit. Locus tunc intra fines dioecesis Cartaginensis erat, dein ab anno 1957 factus est pars dioecesis Almeriensis. Iam a pueritia caritatis operibus erga egeniores eminebat et ocius vocationis sacerdotalis signa percepit. Ecclesiasticis studiis peractis in Murciano Seminario Sancti Fulgentii, die 13 mensis Martii anno 1840 Sancto Presbyteratus Ordine Lucenti est auctus.

    In suo natali loco uti Cappellanus ministravit ad annum 1849, cum Parochus Sancti Lazari in pago v.d. Alhama de Murcia nominaretur. Christifidelibus illius paroeciae virtuosi sacerdotis, caritatis magnae et humilitatis, memoriam reliquit. Ab anno 1815 Parochus fuit de Huércal-Oveda, deinde quinque per annos in ecclesia Sanctae Mariae Gratiae Carthagine Nova. Summo zelo apostolatum suum exercuit tam inter reclusos carceris Carthaginensis quam pro inermibus tempore terrae motus vel cholericis tempore morbi contagione vulgati. Quamobrem etiam civilia insignia suscepit.

    Ab anno 1868 usque ad mortem denuo parochus de Huércal-Overa fuit. In sua natali civitate eius parochi munus septem et triginta per annos omnino perduravit. Christifideles curavit, opera pro bono civitatis erigenda promovit, condicionem valetudinarii navavit. Ipsum voluit Parvis Sororibus Senium Derelictorum commissum, a Sancta Teresia a Iesu Jornet Ibars fundatis, cum qua directa commercia habuit.

    Assidua sanctitatis quaesitio et apostolicus zelus vitam Servi Dei singulariter connotaverunt, qui ardenter ad Deum animas ducere et amorem gratiamque Dei iisdem ostendere cupiebat. Altae fidei erat vir, fervidus precando Eucharistiaque celebranda vel colenda. Filii corde Virginem Mariam diligebat. Verus dioecesanus presbyter, magna pastorali caritate vires impendit pro populo sibi commisso, in primis pro indigentibus atque laborantibus. Eius caritatis actiones spem in angustiis patefaciebant et excitabant. Natura prompta ornatus, temperantia ac prudentia, patientia ac sobrietate semper uti valuit. Exemplari modo consilia evangelica expertus est, ad summum pauper, castus et mundus corde, suorum Episcoporum praeceptis oboediens. Humilitate ac silentio totum se obtulit, ita ut postea Hispaniae “Curatus Arsensis” appellaretur.

    Die 15 mensis Martii anno 1889 obiit et corpus eius in presbyterio paroecialis ecclesiae est sepultum. Multitudo, quae eius exequiis, quattuor post dies in sollemnitate Sancti Ioseph celebratis, adfuit, famam sanctitatis qua iam circumdabatur probavit.

    Hac usque increbrescente fama, Servi Dei Causa Beatificationis et Canonizationis est incepta. Inquisitio dioecesana celebrata est apud Curiam ecclesiasticam Almeriensem a die 14 mensis Ianuarii anno 1991 ad diem 14 mensis Iunii anno 1996 atque canonice valida ab hac Congregatione de Causis Sanctorum iudicata per decretum diei 27 mensis Februarii anno 1998. Positione exarata, disceptatum est consuetis normis an Servus Dei heroico in gradu virtutes christianas exercuisset. Felice cum exitu, Peculiaris Consultorum Theologorum Congressus die 23 mensis Ianuarii anno 2020 est habitus. Ordinaria in Sessione, Patres Cardinales et Episcopi die 2 mensis Martii anno 2021 Servum Dei professi sunt heroum in modum excoluisse theologales, cardinales iisque adnexas virtutes.

    Facta demum de hisce omnibus rebus Summo Pontifici Francisco per subscriptum Cardinalem Praefectum accurata relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis de Causis Sanctorum excipiens rataque habens, hodierno die declaravit: Constare de virtutibus theologalibus Fide, Spe et Caritate tum in Deum tum in proximum, necnon de cardinalibus Prudentia, Iustitia, Fortitudine et Temperantia iisque adnexis in gradu heroico Servi Dei Salvatoris Valera Parra, Sacerdotis dioecesani, Archipresbyteri et Parochi de Huércal-Overa, in casu et ad effectum de quo agitur.

    Hoc autem decretum publici iuris fieri et in acta Congregationis de Causis Sanctorum Summus Pontifex referri mandavit.

    Datum Romae, die 17 mensis Martii a. D. 2021.