Alessandro Vitetti
(1915 - 1995)
Sacerdote diocesano; la sua vita spirituale fu caratterizzata da un esercizio costante delle virtù, vivendole in modo mirabile, pur conducendo un’esistenza apparentemente semplice. La grandezza e l’esemplarità della sua vita sono state avvertite in modo particolare da coloro che lo hanno trattato più da vicino
Il Venerabile Servo di Dio Alessandro Vitetti, nacque a Cirò (KR), diocesi di Cariati, il 12 ottobre 1915, figlio di Antonio ed Emilia Pignatari, ultimo di cinque figli. Frequentò gli studi ginnasiali e liceali nel Seminario di Rossano e quelli filosofici e teologici nei seminari di Reggio Calabria e Catanzaro. Ordinato sacerdote il 16 giugno 1940, fu Canonico del Capitolo Cattedrale di Cariati e docente presso il Seminario diocesano. Svolse un intenso e fecondo apostolato di ascolto e direzione spirituale, concentrandosi soprattutto nell’accompagnamento dei laici e delle religiose. Nonostante i seminaristi fossero stati rimandati a casa a partire dalla primavera del 1944 a causa della Seconda guerra mondiale, egli scelse di rimanere a Cariati. In quel periodo, si distinse per un'intensa opera di vicinanza ai bisognosi.
Ricevette importanti incarichi diocesani: cancelliere della Curia, direttore dell’Ufficio amministrativo, Canonico teologo della Cattedrale, Assistente della gioventù femminile e dei Laureati cattolici, responsabile per le missioni e Difensore del vincolo presso il Tribunale Diocesano.
Durante l’episcopato di mons. Orazio Semeraro (1957-1967), fu uno dei più stretti collaboratori e lo accompagnò a Roma durante i lavori del Concilio Vaticano II. Questa esperienza si inserì in una vita sacerdotale già caratterizzata dalla formazione, dalla predicazione e dalla direzione spirituale.
Nel 1964 chiese di diventare membro dell’Istituto secolare dei Sacerdoti Missionari della Regalità di Cristo, fondato da Padre Agostino Gemelli, all’interno del quale emise i voti religiosi. Numerose persone, anche da fuori della Calabria si rivolgevano a lui per la confessione e la direzione spirituale. Sacerdote colto e preparato, ma allo steso tempo disponibile verso quanti cercavano una guida spirituale.
Nell’ultima fase della sua vita il diabete gli procurò cecità e immobilità, vissute con esemplarità: “Non vedo, non sento, ma credo”. Aiutato dai suoi figli spirituali, morì a Cariati il 24 febbraio 1995.
La sua vita spirituale fu caratterizzata da un esercizio costante delle virtù, vivendole in modo mirabile, pur conducendo un’esistenza apparentemente semplice. La grandezza e l’esemplarità della sua vita sono state avvertite in modo particolare da coloro che lo hanno trattato più da vicino. Aveva le ginocchia di un uomo che stava sempre inginocchiato. Dedicò oltre quarant'anni del suo impegno sacerdotale, con grande generosità e fedeltà, in un contesto sociale ed ecclesiale che presentava molte difficoltà. In questo lungo periodo, si è fatto apprezzare per la sua umiltà, semplicità, preparazione e vicinanza ai poveri e ai bisognosi.
Il suo stile pastorale era profondamente segnato da un accompagnamento spirituale paziente e premuroso delle persone. Gli stava particolarmente a cuore lo sviluppo delle vocazioni sacerdotali e religiose. La costanza e la profondità della sua preghiera affondavano le radici nell'Eucaristia. Anche se lo avevano fatto soffrire, non criticava mai. In ogni situazione manteneva il sorriso. Destinava ai poveri i beni di cui disponeva.
Sempre disponibile e sollecito verso chiunque versasse in necessità materiali o spirituali, si distinse per lo zelo nella direzione spirituale, esercitata sia personalmente sia mediante una costante corrispondenza epistolare, rivolta in modo particolare alle persone consacrate.
Negli anni immediatamente successivi alla sua morte, quando si iniziarono a raccogliere testimonianze e ricordi di coloro che lo avevano conosciuto, si consolidò la diffusa convinzione della sua santità.