Ante Tomičić (al secolo: Josip)
(1901 - 1981)
Laico professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; in tanti ricordano l’intensità della sua preghiera, specialmente nel sostare in adorazione davanti all’Eucaristia. Dopo l’avvento del comunismo, portare segni religiosi in pubblico provocava spesso irrisione e ostilità, ma egli non tolse mai il suo saio, subendo pubblicamente ingiurie. Affrontò le difficoltà quotidiane con fortezza e fiducia nel Signore, mosso da una incrollabile speranza che Egli porta a compimento ogni Sua opera, perché tutto è nelle Sue mani
Il Venerabile Servo di Dio Ante Tomičić (al secolo: Josip) nacque il 23 marzo 1901 nel villaggio di Razbojine, (Croazia), nono di undici figli. Dopo il battesimo fu cresciuto dal padrino e dalla madrina che non avevano figli. Da loro apprese i rudimenti della fede e ricevette la sua prima istruzione. All’età di dieci anni, tornò presso la sua famiglia, iniziando la vita di pastore di greggi. Nel gennaio del 1917 il fratello soldato gli fece leggere un libretto manoscritto, “I sogni di Maria”, diffuso tra i militari al fronte durante la I guerra mondiale. L’immagine di Gesù, ivi presentata nell’ottica della misericordia, suscitò in lui un profondo cambiamento interiore, muovendolo ad una maggiore attenzione verso il prossimo, inducendolo ad una preghiera più intensa e costante e facendogli maturare la vocazione religiosa. Il 26 giugno 1919 fu accolto nel convento dei cappuccini di Varaždin dove vestì il saio, cominciando il periodo di noviziato col nome di fra Antonio. Dopo aver abbandonato il noviziato con l’intenzione di vivere una vita più austera ed eremitica, nel novembre del 1920, su consiglio del confessore, riprese il noviziato e pronunciò, un anno dopo, i primi voti religiosi. Fu inviato per un breve periodo nel convento di Karlobag come cuoco e, nell’ottobre del 1922, tornò a Varaždin come questuante, divenendo successivamente sagrestano nel santuario di Nostra Signora di Pojišan a Split. Qui, l’11 febbraio del 1925, emise i voti perpetui, restandovi per un anno, fin quando fu trasferito a Dubrovnik, dove rimase dieci anni con la mansione di questuante per i bisogni del convento. Questo incarico lo portò a compiere numerosi viaggi in Patria e nelle vicine regioni, consapevole dell’importanza di reperire fondi per le necessità dei confratelli e per la ricostruzione di conventi. Ritornato a Varaždin come portinaio, assistette alle perquisizioni e alle vessazioni operate dall’instaurato regime comunista. L’ultima, lunga, parte della sua vita si svolse nel convento di Rijeka, dove fu portinaio e sagrestano, divenendo, in tale veste, un riferimento per la comunità religiosa e i locali che a lui si rivolgevano alla ricerca di consigli spirituali. Qui unì alla costante preghiera lo zelo e la perseveranza nello svolgimento della sua umile mansione.
Dal marzo 1979 al novembre 1981 visse la sua personale Via Crucis con frequenti ricoveri in ospedale a causa del tumore che lo aveva colpito, accettando con serenità la dolorosa situazione e confortato dalle premure rivolte da molti nei suoi confronti.
Morì il 25 novembre 1981.
Già in vita i confratelli apprezzavano la sua mitezza umana e spirituale. In tanti ricordano l’intensità della sua preghiera, specialmente nel sostare in adorazione davanti all’Eucaristia. Dopo l’avvento del comunismo, portare segni religiosi in pubblico provocava spesso irrisione e ostilità, ma egli non tolse mai il suo saio, subendo pubblicamente ingiurie. Affrontò le difficoltà quotidiane con fortezza e fiducia nel Signore, mosso da una incrollabile speranza che Egli porta a compimento ogni Sua opera, perché tutto è nelle Sue mani.
Fu costante nell’obbedienza alla volontà divina in tutte le circostanze della vita e si mantenne sempre docile all’Autorità Ecclesiastica e ai Superiori, accettando di svolgere lavori umili e faticosi senza mai lamentarsi. Visse con fedeltà e impegno lo spirito di povertà di San Francesco e fu sempre instancabile nel soccorrere i poveri, accogliendo tutti con pazienza e spirito di fraterna carità. Quando sopraggiunse la malattia accettò con serenità la propria condizione, abbandonandosi ancora di più alla volontà di Dio. Al suo funerale fu detto che Fra Ante era il miracolo della città di Rijeka. Numerose testimonianze e documenti attestano la fama di santità del Servo di Dio, in vita e post mortem, che è giunta fino a noi oggi.
L’Inchiesta diocesana si svolse presso la Curia diocesana di Rijeka (Croazia) dal 2005 al 2014.
Validità giuridica dell’Inchiesta diocesana (15 gennaio 2016): esito affermativo.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi (19 gennaio 2023): esito affermativo.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi (27 febbraio 2024): esito affermativo.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
FLUMINENSIS
Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei
ANTONII TOMIČIĆ
(in saeculo: Iosephi)
LAICI PROFESSI
Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum
(1901-1981)
___________________________
DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«O regina Sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la pura e santa semplicità. Signora santa povertà, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa umiltà. Signore santa carità, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa obbedienza» (San Francesco d’Assisi, Lodi delle virtù).
Semplicità, povertà, umiltà, carità e obbedienza furono le virtù che il Servo di Dio Antonio Tomičić maturò e fece proprie alla scuola di San Francesco d’Assisi e che visse nella relazione con il Signore, con gli uomini e con il creato.
In un’epoca difficile e in un territorio diviso più volte e percorso da molte guerre, il Servo di Dio, consapevole della infinita misericordia di Dio e della reale Presenza del Signore Risorto nell’Eucaristia, seppe vivere sia un’accoglienza semplice e fraterna delle persone, a volte anche le più difficili, sia le situazioni più crude e dure che la violenza di altri uomini potevano procurargli.
La sua austerità nella ricerca di una vita di ascesi fatta di rinunce e astinenze, non fu strumento di sola penitenza, ma risposta autentica alla misericordia che il Signore gli aveva usato. Così come le sue poche parole o, molto di più, il suo silenzio, imparato alla scuola della Madonna, agivano in profondità in coloro che incontrava, restituendo la gioia che le vicende della vita potevano aver frantumato o cancellato.
Il Servo di Dio nacque a Razbojine (Croazia), il 23 marzo 1901. Nono degli undici figli, il 31 marzo 1901, fu battezzato con il nome di Josip. Cresciuto dal padrino e dalla madrina di battesimo che non avevano figli, imparò da loro non solo a leggere e a scrivere ma anche le prime preghiere dono di una fede semplice. Al termine della scuola elementare gli fu affidato il gregge di famiglia.
Negli anni dell’adolescenza, la lettura di un libricino devozionale I sogni di Maria gli fece intuire la dolcezza dell’infinita misericordia di Dio davanti al suo riconoscersi peccatore. Da quel momento la preghiera fu la sua “occupazione più cara”, generando in lui il desiderio alla vita consacrata. Trovato l’indirizzo dei Gesuiti di Varaždin, scrisse loro dichiarando la sua ricerca vocazionale. I Gesuiti lo indirizzarono ai Cappuccini ritenendolo più adatto al loro stile di vita. Così il diciottenne Josip fu accolto a Varaždin per un periodo di prova e, il 27 dicembre 1919, fu ammesso al noviziato ricevendo un nuovo nome: fra Ante.
La vita del noviziato non parve, però, rispondere alle attese del giovane Josip che aveva immaginato ben altre austerità, per cui, all’arrivo della primavera, lasciò il noviziato e si mise alla ricerca di una vita di ascesi, solitudine e preghiera sul modello di quella del Battista. Seguirono due mesi di vana ricerca. Il suo confessore, mons. Josip Lang, vescovo ausiliare di Zagabria, lo consigliò di fare atto di umiltà e di ritornare dai Cappuccini. Il Servo di Dio il 20 novembre 1920 si ripresentava al noviziato di Varaždin. Non senza perplessità da parte dei frati, fu riammesso al noviziato, emettendo la prima professione il 21 novembre 1921.
Seguirono anni intensi al servizio della fraternità. Frate questuante a Podravina, cuciniere a Karlobac, questuante a Varaždin e sagrestano a Split dove fece la professione perpetua l’11 febbraio 1925. Trasferito a Dubrovnik come questuante vi rimase dieci anni. Poi ancora, dapprima a Varaždin e poi a Zagreb, sempre come questuante per raccogliere fondi per gli erigendi convitti di San Giuseppe e di San Michele.
Nel 1945 il Servo di Dio tornò a Varaždin con l’ufficio di portinaio per poi essere inviato a Rijeka dove rimase per 34 anni fino alla morte.
Nel clima della guerra fredda, anche a Rijeka ogni attività religiosa era vista con sospetto ed anche la questua fu proibita. Come portinaio e sacrestano il Servo di Dio fu a contatto quotidiano con molte persone divenendo in breve tempo un prezioso punto di riferimento per la saggezza dei suoi consigli, per la carità verso i poveri e per la sua accoglienza fraterna.
Col passare degli anni, la salute del Servo di Dio cominciò a declinare. II 30 marzo 1979 fu ricoverato per la prima volta e sottoposto a diversi interventi chirurgici. Ne seguirono altri sempre vissuti nel silenzio e con il suo inconfondibile sorriso. Morì il 25 novembre 1981 nell’Infermeria del convento assistito dai frati e dalla suora infermiera.
Le esequie, nonostante l’intolleranza del regime comunista, videro la partecipazione dell’Arcivescovo di Rijeka, mons. Josip Pavlišić, di molti confratelli Cappuccini, di sacerdoti, di religiose e di una moltitudine di fedeli. Dal 3 aprile 1997, le spoglie mortali del Servo di Dio furono traslate nella cripta della chiesa dei Cappuccini di Rijeka.
L’Inchiesta diocesana sulla vita, virtù e fama di santità e di segni del Servo di Dio fu istruita nella Diocesi di Rijeka (Croazia) dal 12 luglio 2005 al 9 febbraio 2014. Trasmessi gli Atti al Dicastero delle Cause dei Santi, il 15 gennaio 2016 fu emesso il Decreto di Validità dell’Inchiesta diocesana.
Preparata la Positio, fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 19 gennaio 2023, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 27 febbraio 2024 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Ante Tomičić, professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 14 marzo 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario