Antoni Gaudí i Cornet
(1852 - 1926)
Fedele laico; mosso dall’anelito di unione con il Signore, condusse una buona vita spirituale e morale al di sopra dell’ordinario, con qualche tratto di vita mistica. Fu un cristiano convinto e praticante, assiduo ai sacramenti, che offriva a Dio i frutti del proprio lavoro inteso come missione per far conoscere e avvicinare il popolo a Dio e fece dell’arte un inno di lode al Signore
Il Venerabile Servo di Dio Antoni Gaudí i Cornet nacque il 25 giugno 1852 probabilmente a Reus (Spagna) e fu battezzato il giorno seguente.
Nel 1863 si iscrisse alle Scuole Pie di Reus e, nel 1868, si trasferì a Barcellona per completare gli studi superiori, vivendo con il fratello Francesco. Nel 1876, morirono suo fratello e sua madre a Barcellona. In questa città entrò nella Scuola di Architettura, ottenendo il titolo di architetto il 15 marzo 1878.
Durante l’estate-autunno dello stesso anno, scrisse alcuni appunti di architettura, conosciuti come il “Manoscritto” di Reus, in cui Gaudí avanzò le sue proposte sull’ornamento e sugli edifici religiosi e mostrò una notevole conoscenza e adesione ai misteri della fede cristiana.
Nel 1879 morì anche sua sorella ed egli, insieme al padre, divenne tutore della nipote.
Nel 1882 iniziò a lavorare con l’architetto Joan Martorell i Montells. In questo stesso anno, a Barcellona, fu benedetta e posata la prima pietra della Chiesa Espiatoria della Sagrada Familia, di cui l’anno successivo Gaudí accettò la direzione dei lavori. Fu un impegno costante e continuo fino alla fine della sua vita, in manifestò il suo genio artistico, il suo sentimento religioso e la sua profonda spiritualità. Dal 1887 al 1893, progettò e diresse diverse opere civili e religiose.
Nella Quaresima del 1894 fu colpito da una grave malattia, causata da un rigoroso digiuno che, pur mettendo in pericolo la sua vita, fu allo stesso tempo una profonda esperienza spirituale nella sua ricerca di Dio. Superata la crisi continuò a lavorare come architetto in vari progetti.
Il 30 ottobre 1906 morì suo padre e, quattro anni dopo, anche la nipote. Rimasto solo, intraprese una vera e propria ascesi spirituale e, rifiutando nuovi incarichi, si concentrò sulla costruzione della Chiesa Espiatoria della Sagrada Familia.
Nel 1925 si trasferì a fianco della stessa chiesa, adattando una piccola stanza per sua residenza. Istituì due pie fondazioni in memoria del padre nella parrocchia di Riudoms, e della madre nella chiesa priorale di Reus.
Verso le 17.30 di lunedì 7 giugno 1926, fu investito da un tram a Barcellona. Non essendo stato riconosciuto, fu portato all’Ospedale della Santa Creu, l’ospedale dei poveri della città. Dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti e gli altri aiuti spirituali, morì nello stesso ospedale il 10 giugno. Le sue ultime parole sono state: “Dio mio, Dio mio!”. Sabato 12 giugno, il corteo funebre, al quale parteciparono circa 30.000 persone, accompagnò le spoglie dall’Ospedale della Santa Creu alla spianata del Tempio, passando per la Cattedrale di Barcellona. Venne sepolto nella cappella della Nostra Signora del Monte Carmelo della cripta del Tempio.
Il Venerabile Servo di Dio ritenne che la Sagrada Familia era la missione che Dio gli aveva affidato. Con tale consapevolezza, trasformò l’originario progetto neogotico in qualcosa di diverso e originale, ispirato alle forme della natura e ricco di simbolismi che esprimevano la sua profonda fede e spiritualità che aveva varie influenze provenienti dai Benedettini, dai Francescani e da San Filippo Neri, cui l’artista era particolarmente devoto.
Affrontò gli ostacoli e le difficoltà con coraggio e fiducia in Dio. Sopportò invidie e gelosie, oltre all’amarezza della sconfitta per opere rimaste incompiute o non realizzate.
Pur continuando il lavoro di architetto, si ritirò sempre più in se stesso, nella preghiera, nella lettura della Bibbia, nella vita liturgica, divenendo anche un estimatore del canto gregoriano promosso da san Pio X.
Nell’ultimo periodo, il suo cammino interiore raggiunse il culmine, alimentato da una vita austera, casta, di tipo monacale, centrata sulla preghiera, su penitenze e rigorosi digiuni.
Mosso dall’anelito di unione con il Signore, condusse una buona vita spirituale e morale al di sopra dell’ordinario, con qualche tratto di vita mistica. Fu un cristiano convinto e praticante, assiduo ai sacramenti, che offriva a Dio i frutti del proprio lavoro inteso come missione per far conoscere e avvicinare il popolo a Dio e fece dell’arte un inno di lode al Signore.
La fama di santità si sviluppò soprattutto negli ultimi anni della vita ed è rimasta viva e intensa nel tempo non solo in Spagna, ma anche in altri Paesi e Continenti, spesso unita alla fama artistica e culturale. È presente una certa fama signorum.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
BARCINONENSIS
Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei
ANTONII GAUDÍ I CORNET
Christifidelis Laici
(1852-1926)
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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
Domine, dilexi decorem domus tuae, et locum habitationis gloriae tuae (Sal 26, 8).
Questo versetto del Salmo 26, che venne inserito nel ricordino in occasione della morte del Servo di Dio Antonio Gaudí i Cornet, è una sintesi precisa della sua vita cristiana, dei suoi desideri e dell'intenzione finale che diede alla sua opera: la gloria di Dio e la bellezza del suo tempio.
Il Servo di Dio nacque il 25 giugno 1852 a Reus (Tarragona), quinto e ultimo figlio di Francesco Gaudí i Serra, di professione ramaio, e di Antònia Cornet i Bertran. Fu battezzato il giorno dopo nella chiesa priorale di San Pietro Apostolo e cresimato il 10 settembre 1853.
Di salute cagionevole, frequentò la scuola elementare privata del maestro Francesc Berenguer e, dal 1863 al 1868, gli studi secondari nelle Scuole Pie di Reus, in un contesto sociale e religioso con forti contrasti di ogni genere, anche ideologici, che propendevano sempre più per il versante liberale e anticlericale, soprattutto dopo la rivoluzione del settembre 1868.
In questo stesso anno si trasferì a Barcellona per completare gli studi secondari e poi iscriversi alla Scuola Ufficiale di Architettura dove ottenne il diploma di architetto il 15 marzo 1878. Da questo momento, i segni del suo genio e del suo grande talento artistico cominciarono a manifestarsi chiaramente con la realizzazione di numerosi progetti grafici e architettonici.
La collaborazione con alcuni noti architetti cristiani contribuì sia al consolidamento delle sue convinzioni etiche e morali, sia al miglioramento delle sue condizioni economiche, soprattutto dopo il 1876 quando, con la morte della madre e degli ultimi fratelli, abitò con il padre e una nipote.
Nel 1883, l'Associazione Spirituale dei Devoti di San Giuseppe, offrì al Servo di Dio la direzione della costruzione del tempio espiatorio della Sagrada Familia, la cui prima pietra era stata benedetta il 19 marzo 1882. Gaudí accettò l'offerta e aderì con entusiasmo al progetto e alla sua finalità espiatoria e sociale. Così, il Servo di Dio conciliò lo studio e i primi interventi nel tempio con altri incarichi civili e religiosi. Questi anni furono decisivi nel processo spirituale del Servo di Dio il quale, grazie anche ai consigli di vescovi, sacerdoti e laici, “nel tempio riuscì a unire l'ispirazione che gli veniva dai tre grandi libri che lo nutrivano come uomo, come credente e come architetto: la natura, la Sacra Scrittura e la Liturgia. In questo modo univa la realtà del mondo e la storia della salvezza” (Benedetto XVI, 2010). Riprodusse nel tempio le caratteristiche della nuova Gerusalemme con «i dodici nomi degli apostoli dell’Agnello» (Ap 21,12-16), e i tre misteri della vita di Gesù: la Nascita, la Passione e la Gloria.
Il Servo di Dio alimentò la sua vita spirituale con la preghiera. Partecipava quotidianamente all'Eucaristia e la sera, al termine della giornata lavorativa, si recava all'Oratorio di San Filippo Neri per compiere gli esercizi devozionali e conversare con il suo direttore spirituale. La domenica assisteva alle funzioni in Cattedrale.
Elargiva innumerevoli aiuti alle persone bisognose e quando vennero tempi di difficoltà economiche per il tempio, rinunciò ai suoi onorari e percorse umilmente la città a chiedere elemosina. Nel 1909 progettò, costruì e finanziò con i propri risparmi le Scuole della Sagrada Familia per i figli degli operai e delle famiglie più povere del quartiere.
Frutto della vita teologale del Servo di Dio fu anche la pratica delle virtù morali, soprattutto quelle cardinali che concretizzano e applicano il comportamento quotidiano del cristiano. E accanto ad esse, quelle altre virtù tanto raccomandate da Gesù, come la povertà evangelica, l'umiltà, l'obbedienza e la castità, che egli considerava un beneficio di Dio.
Durante la Quaresima del 1894, come espressione della sua intensa vita cristiana, si impose un digiuno rigoroso. In questa linea ascetica, il Servo di Dio acquisì una profonda serenità interiore che gli permise di sopportare le avversità e le malattie, con un atteggiamento profondamente cristiano, mettendosi nelle mani di Dio e approfittando delle circostanze per meditare sulle poesie di San Giovanni della Croce e per progettare la facciata della Passione del tempio.
Dal 1914, dopo la morte del padre e della nipote, rinunciò a tutti gli altri incarichi e si concentrò esclusivamente sul tempio della Sagrada Familia, dedicandovi le sue migliori energie fisiche, artistiche e spirituali, pur consapevole che non sarebbe riuscito a vederlo finito. Nel 1925 si trasferì in un piccolo spazio dello stesso tempio e creò due pie fondazioni in memoria del padre e della madre, rispettivamente nelle parrocchie di Riudoms e di Reus.
Infine, il pomeriggio del 7 giugno 1926, mentre si recava all'Oratorio di San Filippo Neri, venne gravemente investito da un tram. Non fu riconosciuto a causa del suo aspetto e del suo abbigliamento modesto e fu portato all'Ospedale della Santa Creu, l'ospedale dei poveri di Barcellona, dove trascorse tre giorni. Il Servo di Dio chiese gli ultimi sacramenti, che ricevette con fervore, esclamando di tanto in tanto e con chiarezza: “Déu meu, Déu meu!”. Entrò in agonia la mattina del 10 giugno, spirando serenamente verso le cinque del pomeriggio.
La notizia provocò costernazione in tutta la città e dintorni e un gran numero di persone accorse alla cappella funeraria per pregare. Nel pomeriggio del 12 giugno, un imponente corteo funebre accompagnò le sue spoglie mortali dall'Ospedale, con una breve sosta nella Cattedrale, per poi proseguire fino al tempio della Sagrada Familia, dove il Servo di Dio fu sepolto.
Per la grande fama di santità di cui godeva il Servo di Dio, presso la Curia ecclesiastica di Barcellona, dal 12 aprile 2000 al 13 maggio 2003, fu istruita l’Inchiesta diocesana, e la cui validità giuridica è stata riconosciuta dal Dicastero delle Cause dei Santi il 20 febbraio 2004. Elaborata la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, venne esaminata dalla Seduta dei Consultori Storici, il 7 novembre 2023, e dal Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, il 3 ottobre 2024, entrambi con esito positivo. I Padri Cardinali e i Vescovi, in Sessione Ordinaria dell’8 aprile 2025, affermarono che il Servo di Dio Antoni Gaudí i Cornet ha praticato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e affini.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Antonio Gaudí i Cornet, fedele laico, nel caso e per le finalità di cui si tratta.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente Decreto venga pubblicato e inserito negli Atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 14 aprile 2025
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario