Causa in corso
Daniele di San Giovanni Rotondo (al secolo: Michele Natale)
- Venerabile Servo di Dio -

Daniele di San Giovanni Rotondo (al secolo: Michele Natale)

(1919 - 1994)

Venerabilità:

- 24 ottobre 2026

- Papa  Leone XIV

Religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; fece propri gli insegnamenti del Santo di Pietrelcina: l’amore per l’Eucaristia; la devozione alla Madonna; il Rosario quotidiano; l’offerta della sofferenza; il servizio instancabile alle anime. Per questo motivo viene ricordato come uno dei figli spirituali che meglio hanno incarnato lo stile di vita di Padre Pio.

  • Biografia
“Ti dò la mia mamma che è mamma di tutta l’umanità e che è anche mamma tua e di tua mamma, lei ti farà da mamma, maestra, guida e difesa e per qualunque cosa tu hai bisogno rivolgiti a Lei”

 

Il Venerabile Servo di Dio Daniele di San Giovanni Rotondo (al secolo: Michele Natale) nacque l’11 marzo 1919 a San Giovanni Rotondo e fu battezzato il 24 marzo successivo. Al termine della terza elementare, lasciò la scuola per vari motivi, tra i quali la malattia del papà. Appena era nelle sue possibilità, pur essendo ancora un ragazzino, raggiungeva i genitori nei campi o al pascolo e, visto che le condizioni economiche della sua famiglia non erano ottimali, volle dare un aiuto lavorando come pastorello presso la famiglia Napoletano-Giuliani. Nonostante la giornata di duro lavoro per un ragazzo, partecipava anche alla funzione serale. In questo modo la sua fede cresceva sempre più e si rinvigoriva.

Nel frattempo iniziò ad avvertire la chiamata del Signore alla vita religiosa: “Avevo quattordici anni. Una notte sentii una voce: “Michelino, desidero che tu ti faccia frate dell’Ordine di san Francesco”. E io: “Come faccio? Devo lasciare le pecore, il padre e la mamma?”. E Gesù mi disse: “Ti dò la mia mamma che è mamma di tutta l’umanità e che è anche mamma tua e di tua mamma, lei ti farà da mamma, maestra, guida e difesa e per qualunque cosa tu hai bisogno rivolgiti a Lei, non agli uomini perché rimarresti deluso”. La mattina seguente riferii tutto ai miei genitori che non la presero bene anche perché, per mandarmi al seminario, avrebbero dovuto preparare un corredo e loro non avevano neanche un soldo. La notte sentirono dentro di loro una voce che diceva di non ostacolare la volontà di Dio… L’indomani mattina i miei genitori si sono dati da fare tramite parenti e amici per essere aiutati a preparare il corredo. Il 6 giugno 1933 sono entrato in convento a Vico del Gargano”.

Prima di partire, chiese il sostegno e l’aiuto alla Madonna delle Grazie per il cammino che stava iniziando e riuscì ad avere anche la benedizione di San Pio da Pietrelcina. A metà del 1934, al convento di Vico del Gargano, giunse in visita il Ministro provinciale della Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Sant’Angelo, padre Bernardo d’Alpicella. Egli notò subito l’entusiasmo e la passione che metteva nelle mansioni che gli erano state affidate e ritenne che avrebbe potuto imboccare la strada del sacerdozio e lo trasferì nel convento di Sant’Anna, a Foggia, per affidargli anche i servizi di sacrista e portinaio.

Il Ministro provinciale, per comprendere e valutare più precisamente la sua preparazione scolastica e la sua capacità di apprendimento, gli consegnò la biografia di san Corrado da Parzham. Egli rimase colpito da questa figura di frate cappuccino laico. Si rivide in san Corrado, sia come ragazzo allegro, gioviale, innamorato della natura, incline al lavoro nei campi, sia per la sua profonda spiritualità, per la preghiera continua e solitaria e per il suo stare quotidiano davanti a Gesù Eucarestia. Lesse, inoltre della mansione di portinaio ricoperta per ben quarantuno anni, apparentemente umile e noiosa. Dopo aver terminato la lettura il Ministro provinciale gli chiese di ripetergli quanto aveva letto. Con grande sorpresa dello stesso, fra Daniele espose quasi per intero il contenuto del libro.

Padre Bernardo si compiacque di come aveva risposto, e prese la decisione di ammetterlo al seminario per fargli intraprendere gli studi per il sacerdozio. Al contrario però decise di voler essere ammesso all’Ordine come fratello laico, affermando che era stata proprio la lettura della biografia di san Corrado a far maturare in lui la convinzione che si può essere santi anche da fratello laico. Iniziò il noviziato il 25 marzo 1935 a Morcone. Il 2 aprile 1936 emise la professione temporanea dei voti e, a marzo del 1937, fra Daniele venne trasferito al convento di Sant’Anna a Foggia, con l’incarico di cuciniere.

Nel settembre del 1937 per motivi di salute fra Daniele venne mandato nel convento di Montefusco, con lo stesso incarico. Il 12 maggio 1940 emise la professione solenne e, tre mesi dopo, tornò a Foggia ancora una volta come cuciniere. Nel convento di Sant’Anna conobbe la Venerabile Genoveffa de Troia, la cui esistenza fu segnata da atroci sofferenze. Visse in questo convento dal 1940 al 1952, dedicandosi agli adempimenti e gli appuntamenti di Curia, le scadenze capitolari, gli esercizi spirituali annuali della comunità, la celebrazione delle ricorrenze francescane. A livello parrocchiale si occupò dell’assistenza al Terz’Ordine Francescano, del gruppo di beneficenza francescano, dell’animazione per le missioni dei cappuccini, dell’organizzazione del mese di maggio e delle feste della parrocchia.

Nel 1952, venne ricoverato all’Istituto “Regina Elena” di Roma, per un intervento alla milza a causa di un tumore, in conseguenza del quale, avendo bisogno di cure e riposo, fu autorizzato dai superiori a risiedere a San Giovanni Rotondo. Qui poté avere aiuto ed assistenza dalla propria famiglia e soprattutto, trascorrere molto tempo accanto a padre Pio. Nel 1953, fu trasferito dapprima al convento di Vico del Gargano e, dopo pochi mesi, a Cerignola.

Nel capitolo del 1956 i superiori, constando le sue precarie condizioni di salute, lo destinarono a Roma per cura e, tre anni dopo, fu trasferito, come sagrista e portinaio, al convento di Isernia, dove rimase fino al 1964 quando fu di nuovo trasferito a Vico del Gargano. La permanenza qui fu di breve durata, infatti, dopo dieci mesi, fu nuovamente trasferito a Cerignola, con l’incarico di sagrista e portinaio. Passarono solamente due anni e nuovamente fu rimandato a Vico del Gargano. Anche questa volta la residenza fu brevissima: solamente alcuni mesi! A gennaio del 1967 infatti l’obbedienza lo rimandava a Cerignola con gli stessi incarichi ricoperti precedentemente in quel convento.

Fu istituito lettore nel 1975, ed accolito nel 1976. Fra Daniele, dunque, con il dono di questi due ministeri, negli anni a seguire, sentì maggiormente lo slancio verso una vita intessuta di carità e di attenzioni verso i malati ed i sofferenti e caratterizzata da una preghiera continua. Nel 1979, fu confermato negli incarichi di vice segretario per le Missioni e di delegato provinciale dei fratelli non chierici. Dopo la morte di padre Pio, d’intesa con i suoi superiori, continuò a svolgere il servizio di animazione dei Gruppi di preghiera ormai diffusi in Italia e all’estero.

A fine gennaio del 1990, dopo alcuni incontri con i Gruppi di preghiera della zona, ebbe un incidente stradale nei pressi di Padova, di conseguenza venne ricoverato nella Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Padova. Finalmente il 19 marzo 1990 fece ritorno a Cerignola. Dopo un breve periodo di tregua, dal 1991, fu ricoverato e operato più volte presso Casa Sollievo della Sofferenza per problemi legati a un carcinoma. Dopo essersi sottoposto a sette cicli di chemioterapia, morì il 6 luglio 1994 nello stesso Ospedale.