Eladio Mozas Santamera
(1837 - 1897)
Sacerdote diocesano, Fondatore delle Suore Giuseppine della Ss.ma Trinità; la sua vita di preghiera fu un crescendo, dapprima assidua e frequente, con il passare degli anni, diventò continua, manifestando di essere costantemente alla presenza di Dio e in comunione con Lui
Il Venerabile Servo di Dio Eladio Mozas Santamera nacque il 18 febbraio 1837 a Miedes de Atienza (Guadalajara, Spagna). All’età di tre mesi rimase orfano di padre e la madre decise di andare a vivere con il figlio presso un suo fratello sacerdote, don José Santamera, parroco di Aguilar de Anguita (Guadalajara).
All’età di undici anni intraprese, come alunno esterno, gli studi presso il Seminario conciliare di Sigüenza (Guadalajara, Spagna), dove si distinse per applicazione e generosità, tanto che a quindici anni, fu promosso maitinante, cioè collaboratore dei Canonici nella recita e nel canto dell’Ufficio Divino, in quanto era sobresaliente en leer y traducir latín. Nel 1845, in seguito alla morte dello zio sacerdote e al matrimonio della madre con un vedovo residente a Medinaceli (Soria, Spagna), si trasferì con la famiglia in questa città, dove assistette con affetto e dedizione la madre nella sua lunga e dolorosa malattia fino alla morte avvenuta nel 1857.
Nel 1860, per proseguire gli studi, andò a Madrid, dove conseguì la licenza e il dottorato in Teologia. Successivamente, fu incardinato nella diocesi di Plasencia, dove un altro zio sacerdote, don Santiago Yáñez Riaza, era canonico della cattedrale. Terminato l’iter formativo, fu ordinato sacerdote il 1° aprile 1865.
Nel corso degli anni gli furono affidati diversi incarichi, fra cui quelli di docente, parroco, esaminatore sinodale e direttore spirituale delle Suore Agostiniane. Si dedicò alla catechesi e animò vari gruppi di apostolato, soprattutto la confraternita della SS.ma Trinità, alla quale si ispirerà nella fondazione della Congregazione delle Suore. Per aiutare i giovani a pregare, istituì l’arciconfraternita di Santa Teresa e, insieme ad altri sacerdoti della diocesi, si dedicò alla predicazione delle missioni al popolo. Fu particolarmente assiduo nell’amministrare il Sacramento della Penitenza e nella direzione spirituale, cui dedicava molte ore al giorno, ascoltando le persone con pazienza ed attenzione. Visitava frequentemente i malati e si preoccupava che nessuno morisse senza i conforti religiosi. Per sottolineare l’importanza della preghiera e della pratica delle virtù, nel 1874, scrisse un libro sulla pratica e la virtù dell’orazione. Infine, per l’istruzione primaria religiosa, morale e sociale della classe più povera, fondò la Scuola Domenicale di Plasencia. Numerose furono le vocazioni sacerdotali che fiorirono grazie al suo ministero sacerdotale.
L’intensa attività pastorale fece maturare in lui il desiderio di dare vita ad un Istituto Religioso, chiamato Congregazione delle Suore Giuseppine della Santissima Trinità, allo scopo di rivitalizzare cristianamente la società, a partire dall’esperienza della Famiglia di Nazareth. Nel 1876, durante un viaggio a Roma, espose al Beato Pio IX il progetto della fondazione, e da questi fu incoraggiato a proseguire. Nonostante ciò, incontrò inizialmente l’opposizione del Vescovo diocesano al quale, però, si sottomise con sincero spirito di obbedienza, attendendo tempi favorevoli.
Nel mese di settembre del 1877 incontrò Margherita Delgado, già novizia nel convento delle Agostiniane, che dovette però lasciare a causa di un’infermità fisica. Fu questa la prima religiosa della nuova Congregazione. Con lei diede vita alla prima scuola di preghiera e perfezione sull’imitazione della vita di Maria, Giuseppe e Gesù. Negli anni della devastazione del colera, le prime giovani della Congregazione offrirono il loro aiuto all’ospedale del paese, conquistando la benevolenza delle autorità civili ed ecclesiali, nonché la stima della popolazione. Nel 1881 il Servo di Dio venne nominato canonico penitenziere della Cattedrale di Plasencia.
Dal 1890 visse nella malattia. Nel 1893 accolse con riconoscenza l’approvazione definitiva della Congregazione. Spirò a Plasencia il 18 marzo 1897. Il giorno successivo – Solennità di San Giuseppe, giorno profetizzato dallo stesso Servo di Dio come data della sua morte – furono celebrati i funerali in cattedrale.
Inchiesta Diocesana
L’Inchiesta Diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Plasencia, dal 1° giugno 1991 al 26 novembre 1994, in quarantaquattro Sessioni, con l’escussione di ventiquattro testi.
La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta con il Decreto del 3 febbraio 1995.
Seduta dei Consultori Storici
Si svolse il 13 gennaio 2004, presieduto dal Relatore Generale, con la presenza dei Consultori prescritti.
A conclusione di un approfondito dibattito, il risultato finale per i tre quesiti di rito, sull’esaustività delle prove, sull’attendibilità dei documenti archivistici e sul fondamento delle virtù eroiche, fu affermativo.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi
Si svolse il 26 marzo 2011, presieduto dal Promotore della Fede, con la presenza dei Consultori prescritti, i quali riscontrarono nella vita del Venerabile Servo di Dio l’esercizio eroico delle virtù, in particolare della fede che nutrì con uno studio costante e una vita di grande pietà, con speciale devozione alla SS.ma Trinità e all’Eucaristia. La sua vita di preghiera fu un crescendo, dapprima assidua e frequente, con il passare degli anni, diventò continua, manifestando di essere costantemente alla presenza di Dio e in comunione con Lui.
La sua preoccupazione maggiore e costante fu quella di vivere la virtù della carità, tanto da essere soprannominato dal suo Vescovo l’Avvocato dei poveri. Si trattava di una carità eroicamente vissuta nell’insegnamento, nella predicazione, nel suo comportamento verso il prossimo, in particolare verso i poveri e i peccatori accolti ed assistiti nel ministero della confessione, che amministrò per tutta la vita con assiduità e con zelo fuori dall’ordinario.
Manifestò un fedele amore alla Chiesa, che si realizzò nel sentire cum Ecclesia, in particolare facendo attenzione di essere in piena sintonia con il Magistero.
Al termine del dibattito, i Consultori si espressero unanimemente con voto affermativo a favore del grado eroico delle virtù, della fama di santità e di segni.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi
Si riunì il 5 febbraio 2013. L’Em.mo Ponente, dopo avere tratteggiato la storia della Causa e la figura del Venerabile Servo di Dio, si soffermò sull’esercizio delle virtù, mettendo in risaluto la profonda vita di pietà: aveva grande devozione alla Trinità, all’Eucaristia, alla Madonna e a San Giuseppe. Si fermava per ore in Adorazione Eucaristica, celebrava con intensità la S. Messa. Per la sua grande dolcezza, era visto dalla gente come un padre dei poveri, angelo della carità e consolatore degli afflitti. Spese le proprie energie nel ministero pastorale, attendendo in particolare al ministero delle confessioni e della direzione spirituale
Al termine della Relazione dell’Em.mo Ponente, che concluse constare de heroicitate virtutum, gli Em.mi ed Ecc.mi Padri risposero unanimemente al dubbio con sentenza affermativa.