Elisabetta Jacobucci (al secolo: Agata)
(1858 - 1939)
Suora professa dell’Istituto delle Suore Terziarie Francescane Alcantarine; condusse una vita virtuosa nella semplicità del quotidiano. Mostrò grande umiltà e spirito di servizio, sempre disponibile ad accettare le mansioni più umili, nella consapevolezza che si trattasse della volontà di Dio espressa attraverso i Superiori. La sua fede genuina le consentì di aprirsi alla Grazia e intraprendere un profondo cammino spirituale
La Venerabile Serva di Dio Elisabetta Jacobucci (al secolo: Agata) nacque a Trevi (Frosinone, Italia) il 23 luglio 1858, in una famiglia di contadini di profonda religiosità. Rimasta orfana di padre a 14 anni, non potendo opporsi al volere della madre che desiderava per lei un matrimonio, l’8 febbraio 1885, scappò di notte da Trevi e raggiunse Roma, dove fu accolta come postulante dalle Suore Francescane Alcantarine, che gestivano l’Ospizio S. Margherita da Cortona per il recupero delle donne pericolanti.
Il 2 maggio 1885 fu ammessa in noviziato a Castellamare di Stabia e, il 10 dicembre 1886, emise la prima professione a Venosa, dove era stata inviata presso il Conservatorio per anziani “S. Carlo Borromeo”.
Nel 1887 fu trasferita a Sant’Agnello di Sorrento, nell’orfanotrofio “dei Sette Dolori” come questuante. Emise la professione perpetua il 12 gennaio 1905 e, nel 1924, venne mandata a Pozzano di Castellammare di Stabia, per la cura degli orfani. Dal 1927 visse a Meta di Sorrento, nell’Ospizio di “Santa Maria del Lauro”. La sua occupazione principale fu la questua, che praticava nei centri abitati della costiera di Sorrento, fino all’isola di Capri. Visse sempre molto semplicemente e fu molto amata dalle popolazioni, che la conoscevano per il suo incessante questuare a favore dei più poveri.
In seguito a un’emorragia cerebrale, morì a 81 anni a Meta di Sorrento (Italia), il 10 febbraio 1939.
La Venerabile Serva di Dio condusse una vita virtuosa nella semplicità del quotidiano. Mostrò grande umiltà e spirito di servizio, sempre disponibile ad accettare le mansioni più umili, nella consapevolezza che si trattasse della volontà di Dio espressa attraverso i Superiori. La sua fede genuina le consentì di aprirsi alla Grazia e intraprendere un profondo cammino spirituale. La preghiera rappresentò il fulcro della sua crescita interiore. Incarnò il carisma Alcantarino legato alla contemplazione della Passione e caratterizzato da spirito di penitenza e povertà. Unì all’aspetto ascetico dell’Istituto un intenso apostolato caritativo, principalmente a beneficio di orfani e di anziani. La sua operosità rappresentò un notevole supporto spirituale ed economico per le consorelle. Nei confronti delle giovani suore fu materna e amorevole. La questua le consentì di incontrare molte persone di ogni condizione e ceto sociale. Mentre chiedeva l’elemosina, portava il Signore tra la gente in un vero e proprio apostolato di strada. Con fine capacità di discernimento riusciva a cogliere il bene presente in ciascuno, nonostante i contesti difficili, caratterizzati da miseria, prevaricazioni e degrado. La sua carità fattiva e il carattere gioviale e sensibile raggiungevano i bisognosi attraverso gesti delicati e premurosi.
La fama di santità già presente in vita è aumentata dopo la morte, unita ad una consistente fama signorum.
Il Processo Informativo Ordinario e il Processo super non cultu si svolsero presso la Curia ecclesiastica di Sorrento (Italia), rispettivamente dal 1963 al 1964 e nel 1964.
Validità giuridica dei Processi: 22 settembre 1995.
La Seduta dei Consultori Storici si tenne il 9 gennaio 2021 e diede voto affermativo.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi (15 dicembre 2022): esito affermativo.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi (6 febbraio 2024): esito affermativo.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
SURRENTINA
Beatificationis et Canonizationis
Servae Dei
ELISABETHAE JACOBUCCI
(in saeculo: AGATHAE)
SORORIS PROFESSAE
INSTITUTI SORORUM TERTIARIARIUM FRANCISCANARUM V.D. "ALCANTARINE"
(1858-1939)
__________________________
DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
“Guardate l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre”. (San Francesco d’Assisi, Lettera a tutto l’Ordine FF.221)
La Serva di Dio Elisabetta Jacobucci, religiosa professa delle Suore Francescane Alcantarine, percorse generosamente la via della minorità evangelica indicata da San Francesco d’Assisi, lieta di assumere tra le consorelle l’ultimo posto, nel pieno abbandono alla volontà di Dio e nella generosa donazione di sé. Nella sua delicata mansione di questuante, che esercitò per tutta la vita, fu di amorevole aiuto ai poveri e distribuì pace e consolazione a quanti incontrò sul suo cammino.
La Serva di Dio nacque a Trevi nel Lazio, in diocesi di Anagni, il 23 luglio 1858, in una famiglia di agricoltori. Al battesimo, ricevuto nello stesso giorno della nascita, ebbe il nome di Agata Maria. L’8 agosto 1864 ricevette il sacramento della Cresima. Avvertendo la chiamata alla vita consacrata, nel mese di febbraio 1885, vincendo la resistenza dei familiari che la volevano sposa, si allontanò notte tempo da casa per dirigersi a Roma presso l’Ospizio “Santa Margherita da Cortona”, dove le Figlie Povere di San Pietro d’Alcantara, da poco fondate da Don Vincenzo Gargiulo dirigevano un conservatorio femminile. Il 2 maggio 1885 a Castellammare di Stabia, nella casa madre delle suore Alcantarine, la Serva di Dio vestì il saio francescano assumendo il nome di Suor Maria Elisabetta della Santa Croce. Il 10 dicembre dell’anno successivo a Venosa emise la prima professione dei voti. Nel 1905, successivamente all’approvazione delle Costituzioni dell’Istituto, Suor Elisabetta poté emettere la professione perpetua.
Intanto, fin dal 1887, la Serva di Dio era stata trasferita a Sant’Agnello di Sorrento presso il Conservatorio dei Sette Dolori come sorella questuante. In questo incarico, che esigeva spirito di sacrificio, forza fisica ma soprattutto umiltà e prudenza, Suor Elisabetta fu confermata anche nelle successive tappe della sua vita religiosa: nell’orfanatrofio di Pozzano di Castellammare di Stabia, dal 1924, e nell’Ospizio “Santa Maria del Lauro” di Meta di Sorrento, dal 1927. In tal modo, con cuore di madre e di sorella, contribuì fattivamente al sostentamento delle orfane e degli anziani che, provati dalla vita, erano affidati alle cure delle suore Alcantarine. Il suo questuare divenne per lei un’autentica missione. Lo sguardo interiore rivolto al cielo e l’incessante orazione la resero un’evangelizzatrice credibile perché dalle parole e dal contegno traspariva la sua costante unione con Dio. Il suo entrare nelle famiglie era percepito come una visita di Dio. L’innocenza della sua vita sobria e penitente, abbracciata per amore di Cristo Povero, avvalorava il saluto di pace che a tutti rivolgeva secondo il dettato di San Francesco. Aveva il dono di saper ascoltare, di saper leggere nei cuori, di provare compassione per ogni situazione di bisogno. La sua parola, semplice ma sapiente, portava un frutto di consolazione e disponeva gli animi ad essere più buoni. In ogni circostanza professava incondizionata fiducia nella Provvidenza e ciò le dava la forza di superare ogni ostacolo ed avversità. Particolare sollecitudine di carità ebbe per gli ammalati che incontrava nelle famiglie e che soccorreva materialmente e spiritualmente secondo le sue possibilità. Considerava speciale apostolato la preghiera presso il letto dei moribondi e le famiglie che vivevano il lutto: ciò le consentiva di esercitare oltre l’opera di misericordia del suffragio, anche quella della consolazione e del conforto per i familiari provati dal dolore.
La sua lunga giornata prendeva avvio dall’Eucaristia comunitaria, si prolungava nel lungo peregrinare quotidiano, si concludeva nel calore della fraternità, tra le sorelle che Dio le aveva donato. A ciascuna di esse, benché stanca, riservava un sorriso, una gentilezza, una parola buona. Ai superiori corrispondeva con pronta obbedienza senza nulla chiedere e nulla rifiutare. Questo stile di vita intessuto di silenzio, di nascondimento, di umiltà la caratterizzò fino alla fine dei suoi giorni che si compirono dopo breve malattia a Meta di Sorrento il 10 febbraio 1939. La fama di santità che l’aveva accompagnata in vita emerse allora con maggior forza richiamando l’attenzione di molti.
Il Processo Informativo sulla vita le virtù e la fama di santità della Serva di Dio si celebrò presso la curia diocesana di Sorrento dal 15 ottobre 1963 al 4 Aprile 1964.Contestualmente fu istruito anche il Processo super cultu, dal 15 febbraio al 6 Aprile 1964. Nel 1993 fu costituita, ad integrazione dei Processi, la prevista Commissione Storica che consegnò il risultato della sua ricerca nell’anno 1995. Il Dicastero delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica dei Processi il 22 settembre 1995. Preparata la Positio essa fu sottoposta all’esame dei Consultori Storici il 17 novembre 2020 e quindi al Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 15 dicembre 2022, entrambi con esito positivo. Infine, i Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 6 febbraio 2024 hanno riconosciuto che la Serva di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, della Serva di Dio Elisabetta Jacobucci, Suora professa dell’Istituto delle Alcantarine.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 14 marzo 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario