Causa in corso
Emil Joseph Kapaun
- Venerabile Servo di Dio -

Emil Joseph Kapaun

(1916 - 1951)

Venerabilità:

- 24 febbraio 2025

- Papa  Francesco

Sacerdote diocesano; la sua carità eroica si manifestò anche verso i soldati nemici, tanto che in diverse circostanze si recò davanti alle trincee americane per dare sepoltura ai cadaveri dei soldati nord coreani, esponendosi al tiro dei cecchini

  • Biografia
  • decreto sull'OFFERTA DELLA VITA
Anche da prigioniero, cercò di aiutare i compagni più deboli con tanti gesti che minarono ulteriormente il suo fisico già fragile, portandolo alla morte

 

Il Venerabile Servo di Dio Emil Joseph Kapaun nacque il 20 aprile 1916 a Pilsen nelle pianure del Kansas (USA) da genitori cristiani di origine boema, molto religiosi. Frequentò le scuole primarie presso le Suore del Preziosissimo Sangue che con la loro formazione contribuirono a orientarlo nella sua vocazione sacerdotale. Conclusi gli studi secondari iniziò gli studi seminaristici presso il monastero benedettino di Conception Abbey, proseguendoli nel Seminario di St. Louis in Missouri. Dal 1940 al 1944 svolse diversi incarichi in diocesi tra cui quello di vicario parrocchiale.

Nel 1941, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America, chiese l’autorizzazione ad arruolarsi come cappellano militare. Gli fu concesso di svolgere questo servizio dapprima in Kansas e poi nella base militare di Pilsen. Nel 1944, dopo un’adeguata preparazione, venne inviato nella regione indo-birmana. Rientrato in Patria completò gli studi e venne nuovamente arruolato nell’esercito e assegnato al comando americano di Yokoama in Giappone. Scoppiata la guerra in Corea, sbarcò in quel Paese con la sua unità militare. Fu fatto prigioniero dai nord coreani e internato nel campo di prigionia di Pyokton, dove continuò a svolgere opera di apostolato, condividendo le sofferenze e le privazioni con gli altri 3500 prigionieri. Indebolito dalla mancanza di cibo e vestiti e affetto da un coagulo di sangue nella gamba e da una infezione all’occhio, nel 1951 dopo essere riuscito a celebrare la Pasqua nel campo di prigionia, collassò la domenica seguente. I suoi carcerieri cinesi, subentrati ai coreani nel controllo del campo, lo inviarono presso un luogo chiamato “Casa della morte”, nel quale venivano lasciati morire i prigionieri senza assistenza medica, privi di cibo e acqua. Qui morì il 23 maggio 1951.

La morte del Venerabile Servo di Dio fu sin dall’inizio considerata eroica e il suo sacrificio inteso una vera professione di fede, come attestano le prove testificali. Tutte le testimonianze riguardanti il servizio pastorale da lui prestato presso le Forze Armate del suo Paese ne sottolineano infatti l’eccezionale carità. Fu eroicamente puro e disinteressato nella cura pastorale dei soldati tanto che durante la battaglia di Unsan, il 1° novembre del 1950, vicino al confine con la Corea del Nord, rifiutò la fuga restando nei luoghi di battaglia per poter aiutare i feriti. È riscontrabile in Kapaun una disposizione di offerta della vita per amore del prossimo (propter caritatem) nel momento in cui scelse liberamente di restare in prima linea per poter assistere i soldati anche durante le battaglie, anziché rimanere nelle retrovie come in genere spettava ai cappellani. Più volte ebbe occasione di fuggire o nascondersi, ma non lo fece, consapevole di un elevato rischio di morire. Oltre al supporto spirituale, in più occasioni, compì interventi concreti, salvando la vita di alcuni commilitoni e restando lui stesso ferito. Padre Kapaun con coraggio prestò cure ai feriti e si fece carico dei morti (anche del campo avverso) per poter dare loro una degna sepoltura, ponendosi consapevolmente in una situazione di altissimo pericolo.

È dimostrato il fatto che la sua carità eroica del si manifestava anche verso i soldati nemici tanto che in diverse circostanze si recò davanti alle trincee americane per dare sepoltura ai cadaveri dei soldati nord coreani, esponendosi al tiro dei cecchini. Dopo durissimi scontri, fu catturato dalle truppe cinesi che lottavano a favore dei nord coreani e fu detenuto in vari campi di prigionia, nei quali non cessò di presentarsi apertamente come sacerdote, fedele alla vita di preghiera. Guidò i prigionieri nella preghiera e pregò anche per i loro carcerieri recitando il Rosario e praticando la Via Crucis. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni che avevano condiviso con lui la prigionia, diede esempio di dedizione ai fratelli, offrendosi quotidianamente di aiutarli mettendo a rischio la propria salute e la propria vita.

Anche da prigioniero, cercò di aiutare i compagni più deboli con tanti gesti che, pian piano, minarono ulteriormente il suo fisico già fragile, portandolo alla morte. È stato pertanto osservato che nella fattispecie in esame l’atto di offerta della vita ebbe inizio nel suo tornare indietro nel campo di battaglia di Unsan per carità verso i compagni, rinunciando consapevolmente a fuggire e a mettersi in salvo. In tal modo il accettò il rischio di una morte altamente probabile. In seguito, durante la prigionia, pur consapevole che sottoponendosi a troppe fatiche sarebbe andato incontro ad una morte certa e a breve termine, perseverò nei gesti di aiuto ai compagni bisognosi, malgrado il progressivo deterioramento del suo fisico dovuto alle terribili sofferenze del carcere.

Quando fu condotto nella Casa della morte, pur consapevole che non sarebbe più tornato, rimase sereno conservando un atteggiamento di oblazione sacrificale. Questa eroica condotta conferma le motivazioni profonde di quella oblatio vitae da lui scelta consapevolmente. È stato altresì rilevato che la scelta di Kapaun ha una dimensione vocazionale in quanto è la risposta consapevole ad una chiamata che lo spinse ad un atto oblativo di carità pastorale che si consumò nel tempo, accettando il rischio di poter morire in ogni momento. La morte avvenne ex aerumnis carceris, come conseguenza diretta dell’oblatio vitae. Si può considerare chiaramente provata l’offerta della vita, libera, volontaria, propter caritatem.

 

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

 

VICHITENSIS

Beatificationis  et  Canonizationis

Servi Dei

AEMILII IOSEPHI KAPAUN

 

Sacerdotis Dioecesani

 (1916-1951)

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DECRETUM  SUPER OBLATIONE VITAE

 

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 12,14).

 

Il Servo di Dio Emilio Giuseppe Kapaun fondò la sua vita sulla carità. In risposta all'appello dei Vescovi statunitensi, prestò servizio tra le forze armate, sostenendo spiritualmente e moralmente i militari. Durante la guerra in Corea, si dedicò interamente a tale missione fino all’ultimo istante e, pur potendo sottrarsi al pericolo imminente. Nella brutalità della guerra, si stagliò come un faro di luce, un ramoscello di pace, un segno della presenza divina nelle più drammatiche situazioni esistenziali.

Nato a Pilsen, in Kansans (Stati Uniti d’America) il 20 aprile 1916, da Enos Kapaun e da Bessie Hajek, entrambi contadini di origine boema, Emilio Giuseppe fu battezzato il 9 maggio seguente nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Nepomuceno. Frequentò le locali scuole primarie, gestite dalle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, le quali contribuirono a far maturare in lui la vocazione al sacerdozio. Ricevuta la Cresima l’11 aprile 1929, dopo attento discernimento, decise di entrare in Seminario, ma le condizioni economiche della famiglia non potevano sostenerne le spese. Fu il parroco, don John Sklenar, a pagare le rette alla scuola benedettina della Conception Abbey nel Missouri. Entrò nel Kenrick Seminary di St. Louis nel Missouri nel 1936. Ordinato sacerdote il 9 giugno 1940, fino al 1944, fu viceparroco a Pilsen. Il 18 febbraio 1942, il Servo di Dio chiese di poter entrare nell’esercito come cappellano. Dapprima il Vescovo gli negò il permesso a causa delle necessità della Diocesi, successivamente, nel gennaio 1943, gli concesse la possibilità di svolgere servizio come cappellano ausiliare nella zona militare della contea di Morris, in Kansas, e poi presso la base aeronautica militare di Herington. Sempre, però, conservando l’incarico di vicario parrocchiale a Pilsen.

Nel giugno 1944, il Servo di Dio rinnovò la domanda al Vescovo di poter diventare cappellano militare e questa volta gli venne concesso il permesso. Dal marzo 1945 all’aprile 1946 prestò servizio nello scenario di guerra Birmania-India. Nel dicembre 1945 fu promosso capitano e nel luglio del 1946 fu congedato. Su richiesta del Vescovo, nell’ottobre dello stesso anno iniziò a frequentare il corso di studi presso la Catholic University di Washington, D.C. dove, nel 1948, conseguì la laurea magistrale. Dopo qualche mese di servizio pastorale come parroco della parrocchia di Timken, ottenne il permesso dal nuovo Vescovo di arruolarsi nuovamente nell’esercito. Venne destinato alla base militare di Fort Bliss in Texas, e circa un anno dopo, venne assegnato al Far East Command di Yokohama in Giappone. Il 23 gennaio 1950 partì per Yokohama a bordo della nave USS Patrick. Nel luglio successivo, con lo scoppio della guerra in Corea, che vide gli Stati Uniti d’America intervenire per aiutare i sudcoreani contro i comunisti nordcoreani sostenuti dall’Unione Sovietica e dalla Cina, il Servo di Dio sbarcò in Corea con la sua unità militare, l’8° reggimento di cavalleria. Il 1° novembre 1950 riuscì a sfuggire alla cattura da parte dei nordcoreani, ma non volle mettersi al sicuro in una zona meno rischiosa. Fu così che il 2 novembre fu fatto prigioniero nei pressi di Unsan e internato nel campo di prigionia di Pyoktong.

In questo campo svolse un intenso apostolato di carità, sostenendo i circa 3500 prigionieri. Condivise con loro le sofferenze, le privazioni, gli insulti e le punizioni. Testimoniò i valori umani e cristiani e mantenne alto il morale dei suoi compagni, mostrando loro la fede in Dio. Si oppose alla propaganda atea e comunista dei carcerieri e fu esempio di eroica carità, privandosi dello scarso cibo disponibile per offrirlo ai compagni più deboli e andando a cercare legna per mitigare ai fratelli il gelo del campo.

Espose la sua vita al continuo pericolo di ritorsioni, minacce, maltrattamenti e morte, visitando di nascosto le capanne dei prigionieri per portare conforto e preghiera. Scoperto, venne punito e maltrattato per essere sacerdote. Il 21 maggio 1951 venne trasferito nell’ospedale del campo, un ex monastero buddista, che anziché essere luogo di cura, era destinato a far morire i prigionieri e, per questo, chiamato “Casa della morte”. Infatti, i malati erano lasciati a loro stessi tra fango e sporcizia. Il Servo di Dio morì solo e senza alcuna assistenza medica il 23 maggio 1951. Il 28 settembre 2021, la salma venne traslata nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Wichita.

L’Inchiesta diocesana sulle virtù eroiche e la fama di santità del Servo di Dio si svolse presso la Diocesi di Wichita dal 29 giugno 2008 al 1° luglio 2011. Consegnati gli Atti, il 22 giugno 2012, fu emesso il Decreto di validità.

La Causa, condotta come Causa super virtutibus, fu orientata verso la dimostrazione del martirio. A tal fine si celebrò, dal 3 luglio 1998 al 25 gennaio 1999, un’Inchiesta Suppletiva, che ricevette dal Dicastero il Decreto di Validità giuridica il 12 febbraio 1999.

La Positio fu discussa dal Congresso peculiare dei Teologi il 25 settembre 2018, dove venne riscontrata l'oggettiva impossibilità di riconoscere l’eroicità all’esercizio delle virtù da parte del Servo di Dio come da “regola dei dieci anni”.

Con la promulgazione della Lettera Apostolica Maiorem hac dilectionem dell’11 luglio 2017, durante la Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi, il 13 aprile 2021, venne formulata la proposta di impostare la Causa sulla nuova fattispecie dell’offerta della vita. La Causa riprese il suo iter e, il 7 dicembre 2022, il Dicastero autorizzò il cambio di lemma. Preparata la Positio, fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, con esito positivo, il 14 giugno 2024. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 4 febbraio 2025 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha offerto la vita fino alla morte per amore alla carità.

Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Consta l’eroica oblazione della vita fino alla morte per amore alla carità ed anche le virtù cristiane, in grado ordinario, del Servo di Dio Emilio Giuseppe Kapaun.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, il 24 febbraio 2025

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario