José Antônio Maria Ibiapina
(1806 - 1883)
Sacerdote diocesano; con spirito di fortezza decise il passaggio dalla vita professionale a quella sacerdotale scegliendo di vivere in maniera austera, affrontando anche i disagi dovuti alla sua missione. Fu sempre obbediente al suo vescovo e fedele alla Chiesa e praticò la sua opera con spirito evangelico, senza cercare onori e riconoscimenti
Il Venerabile Servo di Dio José Antônio Maria Ibiapina era nato il 5 agosto 1806 a Sobral, comune del Nord-est del Brasile nello Stato del Ceará. Terzo di otto figli, a causa del lavoro paterno, di professione notaio, trascorse la sua infanzia e adolescenza in diverse regioni del Paese. Ricevette in famiglia una solida formazione cristiana e nel 1823 entrò nel seminario di Olinda (Pernambuco) dove restò solo tre mesi a causa della prematura scomparsa della mamma. La rivolta Anti-Lusitana scoppiata nel 1824 vide coinvolti il padre e il fratello che furono arrestati come ribelli: il padre venne giustiziato e il fratello condannato all’esilio. Toccò quindi a José Antônio Maria la responsabilità di guidare la famiglia e, dopo esser rientrato per sei mesi nel Seminario di Olinda, nel 1828 ne uscì per dedicarsi agli studi giuridici che gli avrebbero dato la possibilità di mantenere le sorelle rimaste in povertà.
Dopo aver conseguito il baccellierato in diritto, nel 1833 fu nominato professore di Diritto naturale a Olinda e, sempre nello stesso anno, divenne Magistrato e Capo di Polizia al Comune di Quixeramobim- Cearà. Il 2 maggio 1834 fu eletto al Parlamento nazionale e gli venne affidata la presidenza della Commissione di Giustizia criminale. Nel 1835 presentò un progetto di legge che mirava ad impedire sbarchi di schiavi dall’Africa nel territorio brasiliano. Poiché i suoi tentativi di migliorare il sistema giudiziario non ebbero successo, si esonerò dalla carica di giudice e, terminata la legislatura, non si candidò più in Parlamento preferendo trasferirsi a Recife per esercitare l’attività di avvocato ed occuparsi delle cause di persone povere. Nel 1850 abbandonò l’attività forense e decise di ritirarsi in solitudine per condurre una vita appartata e dedita alla preghiera e alla riflessione.
Fu in questo periodo che maturò pienamente la sua vocazione al sacerdozio. Nel 1853 fu ordinato sacerdote dal Vescovo di Olinda che lo nominò suo segretario e Vicario diocesano per la diocesi di Paraiba, incaricandolo della docente di Sacra Eloquenza e della direzione spirituale in Seminario. Durante l’epidemia di colera abbattutasi sulla vicina provincia di Paraíba, svolse una intensa attività caritativa recandosi personalmente a curare gli ammalati tanto che la gente lo definì “pellegrino della carità”. Fondò numerose case per l’accoglienza e l’assistenza sanitaria, l’educazione culturale e morale, la formazione religiosa e l’addestramento professionale nelle regioni di Paraíba e del Rio Grande De Norte. Organizzò anche missioni popolari e fece costruire chiese, cappelle, ospedali, orfanotrofi. Alla fine del 1875 iniziò a patire una paralisi progressiva degli arti inferiori e fu costretto a muoversi in sedia a rotelle. Dall’inizio del 1883 il suo stato di salute si aggravò in modo irreversibile portandolo alla morte il 19 febbraio 1883. I funerali, che si svolsero il giorno seguente, videro una grande partecipazione di popolo.
Il Venerabile Servo di Dio José Antônio Maria Ibiapina visse una fede intensa che si palesava nell’affidamento a Dio e alla Sua Provvidenza in tutte le scelte della vita, alimentata da una costante preghiera e dall’Eucaristia della quale si nutriva quotidianamente. Ebbe una profonda devozione per la Madonna ed esortava chiunque a pregarla con ardore. La sua carità si fece concreta nello spendersi per alleviare le sofferenze dei più miseri. Quando la popolazione nordestina fu straziata dalla peste, prestò soccorso materiale e conforto spirituale alla gente che a lui si rivolgeva definendolo “pellegrino della carità”. La carità verso il prossimo si manifestò anche nell’ impegno per la giustizia sociale nel ruolo di avvocato e deputato. Con spirito di fortezza decise il passaggio dalla vita professionale a quella sacerdotale scegliendo di vivere in maniera austera, affrontando anche i disagi dovuti alla sua missione. Fu sempre obbediente al suo vescovo e fedele alla Chiesa e praticò la sua opera con spirito evangelico, senza cercare onori e riconoscimenti. La fama di santità che lo accompagnò durante la vita è continuata dopo la morte ed è stata seguita anche da attestazioni di grazie.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
GUARABIRENSIS
Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei
IOSEPHI ANTONII MARIAE IBIAPINA
Sacerdotis Dioecesani
(1806-1883)
___________________________
DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16).
Il Servo di Dio José Antônio de Maria Ibiapina visse queste parole evangeliche con radicalità e semplicità, facendosi tutto a tutti per amore del Vangelo. In lui risplende l’esempio del pastore che, mosso dalla carità di Cristo, percorre le vie più remote per portare luce, consolazione e giustizia tra i più poveri e dimenticati.
Nato il 5 agosto 1806 a Sobral, nello Stato brasiliano del Ceará, José Antônio apparteneva a una famiglia profondamente segnata dalle vicende politiche del tempo. Terzo di otto figli, perse presto il padre, giustiziato per aver partecipato alla rivolta della Confederação do Equador. A soli diciassette anni si trovò così a sostenere la famiglia mostrando maturità e senso di responsabilità. Iniziò gli studi in seminario, ma scelse poi la via del diritto, laureandosi in giurisprudenza e divenendo deputato, magistrato e avvocato.
La sua vocazione al sacerdozio maturò nel silenzio e nella preghiera, dopo un tempo di ricerca interiore e discernimento. Ordinato sacerdote nel 1853, all’età di quarantasette anni, abbandonò ogni privilegio sociale per dedicarsi interamente a Cristo presente nei poveri e sofferenti, facendosi missionario itinerante tra le popolazioni più emarginate del Nordest brasiliano, in particolare nel sertão.
La spiritualità del Servo di Dio era fondata sull’adorazione, sulla penitenza, sull’amore alla Vergine Maria e sulla dedizione ai più bisognosi. «È più utile essere missionario che avvocato» ripeteva a se stesso.
Frutto maturo di questa spiritualità fu la fondazione delle Case di Carità, ventidue in tutto, sorte tra il 1858 e il 1883, ciascuna con annessi servizi sanitari, educativi, religiosi e formativi. In esse il Servo di Dio promosse la dignità della donna, la cura degli orfani, l’istruzione dei giovani, l’assistenza ai malati e la promozione integrale dei poveri. Redasse uno Statuto che ne regolava l’organizzazione interna, stabilendo una struttura composta da “Gedeoni”, laici incaricati dell’amministrazione, e da “Sorelle della Carità”, donne consacrate al servizio quotidiano. Nutriva grande attenzione per la vita spirituale di queste comunità, alle quali indirizzava lettere, istruzioni e ammonimenti pieni di zelo e di saggezza, come un vero padre e maestro.
Fu missionario instancabile. Viaggiò a piedi o a cavallo per oltre 600.000 chilometri, portando la Parola di Dio e i Sacramenti, costruendo cappelle, cimiteri e acquedotti, lottando contro la fame e l’analfabetismo, annunciando la misericordia divina e invitando alla conversione. La sua predicazione, profondamente evangelica, si nutriva del silenzio, della contemplazione e di una pedagogia sapiente, capace di toccare il cuore del popolo semplice e povero.
A causa di una dolorosa paralisi agli arti inferiori, visse gli ultimi anni della vita, in una carrozzella nella Casa Madre di Santa Fé, municipio di Solânea, continuando a guidare spiritualmente le suore e i poveri. Con il cuore pieno di gratitudine e rassegnazione, offrì la sofferenza come supremo atto d’amore.
Morì il 19 febbraio 1883, circondato dall’affetto del popolo che lo chiamava “Padre Maestro”, lasciando una luminosa eredità di santità e un modello missionario ancora attuale per la Chiesa in America Latina.
La grande fama di santità che accompagnò il Servo di Dio durante la sua vita e che si è mantenuta viva e crescente dopo la sua morte ha spinto la Chiesa ad avviare l’iter della Causa di beatificazione e canonizzazione. L’Inchiesta diocesana, celebrata presso la Curia di Guarabira, fu aperta il 21 aprile 1992 e si concluse il 5 agosto dell’anno successivo. Gli atti furono quindi trasmessi al Dicastero delle Cause dei Santi, che ne riconobbe la validità giuridica il 2 maggio 1997, anche alla luce di una Inchiesta diocesana suppletiva. Nel corso dello studio preliminare alla redazione della Positio, si rese evidente l’opportunità di raccogliere ulteriori prove circa la continuità della fama di santità e di approfondire la documentazione relativa alla vita e alle opere del Servo di Dio. Per questo motivo si procedette a una seconda Inchiesta diocesana suppletiva, la cui validità giuridica fu riconosciuta il 25 ottobre 2017. Successivamente, fu redatta e presentata la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, che venne esaminata dai Consultori Storici il 9 marzo 2021. A seguito del parere positivo, il Congresso Peculiare dei Teologi, celebrato il 2 febbraio 2023, si espresse con voto favorevole circa l’esercizio in grado eroico delle virtù teologali, cardinali e delle virtù annesse. Tale giudizio fu confermato anche dai Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 4 marzo 2025.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio José Antônio de Maria Ibiapina, sacerdote diocesano, nel caso e per le finalità di cui si tratta.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 28 marzo 2025
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario