Ludovico Altieri
(1805 - 1867)
Vescovo di Albano, Cardinale di Santa Romana Chiesa;
Il Venerabile Servo di Dio Ludovico Altieri, nacque a Palazzo Altieri, nel centro di Roma, il 17 luglio 1805 e venne battezzato lo stesso giorno nella Basilica di San Marco al Campidoglio. Il padre, Paluzzo Altieri, era Principe di Oriolo e aveva l’incarico di Comandante generale della Guardia Nobile pontificia. La madre era Maria Anna di Sassonia von Sach-sen-Lausitz, figlia del principe Francesco Saverio di Sassonia. Ludovico aveva due fratelli maggiori: Clemente fu successore al padre nei titoli, nel feudo e nell’incarico; Augusto entrò a 17 anni nella Compagnia di Gesù, una volta ristabilita dopo la soppressione. Al fonte battesimale Ludovico ricevette 13 nomi, secondo l’uso nobile del tempo: “Ludovico” doveva fare riferimento alla Beata Ludovica Albertoni, con cui si supponeva la famiglia avesse un qualche legame di parentela.
Visse il tempo dell’infanzia e della giovinezza lontano dalla scena pubblica. Avendo 3 figli maschi e volendo assicurare il passaggio del patrimonio familiare integrale al primogenito, Paluzzo e Maria Anna favorirono le scelte religiose dei 3 figli minori, suggerendo all’ultimogenito la via del servizio diplomatico nella Santa Sede.
La prima notizia documentata dopo il battesimo risale a quando aveva 21 anni di età, allorché venne nominato Cameriere segreto soprannumerario da Papa Leone XII e incaricato, come Ablegato, di recare la berretta cardinalizia all’Arcivescovo di Reims, Card. Jean-Baptiste de Latil.
Con l’ingresso nella famiglia pontificia, egli maturò anche il proposito di diventare sacerdote. Fu ordinato in privato sacello ad Vaticanum il 24 marzo 1833 da Mons. Costantino Patrizi Naro, poi Cardinale, parente della madre. Dopo l’ordinazione, fu nominato Cameriere segreto partecipante. A ruoli curiali, come quello di Segretario della Sacra Congregazione degli studi e Qualificatore del Sant’Uffizio, affiancò l’incarico di vicario della Chiesa collegiata di Santa Maria in Via Lata.
Papa Gregorio XVI lo elesse Arcivescovo titolare di Efeso ed il 17 luglio 1836 – giorno in cui il Ludovico compiva 31 anni – egli stesso lo consacrò nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Il giorno successivo fu nominato Nunzio apostolico a Vienna, una delle sedi diplomatiche di alto rango insieme a Parigi e Madrid. Rimase a Vienna per nove anni, dal 1836 al 1845, e fu così al centro dei più delicati problemi di politica ecclesiastica internazionale nella prima metà dell’Ottocento.
Il 14 dicembre 1840 Gregorio XVI lo scelse Cardinale in pectore e ne pubblicò la creazione il 21 aprile 1845. Attese, in qualità di Pro-Nunzio, l’arrivo del successore, dopodiché tornò a Roma e ricevette il cappello cardinalizio l’11 settembre dello stesso anno. Fu Cardinale diacono di Santa Maria in Portico fino alla nomina a Vescovo di Albano. Ricoprì, fin da subito, svariati incarichi all’interno della Curia.
Nel 1846 prese parte al Conclave che elesse Giovanni Maria Mastai Ferretti, Papa Pio IX, come successore del defunto Gregorio XVI. Vari autori contemporanei o di poco successivi asserirono che il Card. Altieri ebbe un ruolo rilevante nell’elezione del nuovo Papa: diede un forte appoggio al Vescovo di Imola, se non fu addirittura lui a proporre per primo il nome di questi agli altri Cardinali.
Con la nomina a Pro-Segretario dei Memoriali, avvenuta l’anno precedente, l’Altieri viveva nel Palazzo del Quirinale, dimora del Pontefice: gli appartamenti del Segretario di Stato e del Segretario dei Memoriali erano gli unici a comunicare direttamente con quello del Papa, con cui i due Cardinali avevano frequenti incontri privati senza mediazione di altri: ricoprì questo incarico negli anni 1845-1847 e negli anni 1855-1857.
Dal 1847 al 1849 fu Presidente di Roma e Comarca, una ripartizione amministrativa dello Stato Pontificio che raccoglieva Roma e buona parte dell’Agro Romano. Fra gli altri incarichi fu inoltre: Cardinale Protettore della Pontificia Accademia Ecclesiastica – che riprese nel 1850 la sua attività specifica –, Cardinale Protettore dell’Accademia dei Lincei, Censore ordinario dell’Accademia di Religione Cattolica. Facendo parte di varie commissioni cardinalizie, coadiuvò Pio IX nel governo della Chiesa e nel districare situazioni difficili di quel periodo storico, più che complesso.
Dopo la soppressione della Repubblica Romana rivoluzionaria nel 1849 e fino al ritorno del Papa da Gaeta nell’aprile 1850, fu membro della Commissione governativa di Stato, il cosiddetto “Triumvirato rosso”, che ebbe il compito di governare in quei mesi lo Stato Pontificio. Si racconta che il 24 settembre 1849 un uomo, che si era visto negare un sussidio economico, lo colpì al petto e gli procurò una ferita di lieve gravità.
Dopo un periodo di maggior nascondimento – dovuto, si dice, ad una non piena condivisione della linea politica del Segretario di Stato –, nel marzo 1857 fu nominato Camerlengo di Santa Romana Chiesa, cui era legata la carica di Arcicancelliere dell’Università Romana. Dal 1861 al 1864 fu Prefetto della Sacra Congregazione dell’Indice. Nel 1863 ci fu la designazione ad Arciprete della Basilica Patriarcale di San Giovanni in Laterano. Fu membro di vari dicasteri della Curia romana, tra cui la Sacra Congregazione dei Riti, la Sacra Congregazione de Propaganda Fide, la Sacra Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari. Diede il suo contributo nella commissione mista di cardinali e prelati per elaborare principi, competenze e funzionamento della nuova Congregazione della Curia romana per le Chiese orientali.
Nel Concistoro segreto del 17 dicembre 1860 Papa Pio IX gli assegnò la Chiesa cattedrale di Albano negli Stati Pontifici, fino a quel momento del Card. Patrizi Naro. Dell’attività pastorale dell’Altieri ad Albano si ha contezza tramite una relazione ad limina, conservata nell’Archivio Apostolico Vaticano, del 1864. Il manoscritto fu redatto dopo una prima vista pastorale compiuta alla diocesi dal Venerabile Servo di Dio. Risulta che egli non abbia osservato strettamente l’obbligo tridentino della residenza, sia per la breve distanza di Albano dall’Urbe, sia per un tacito consenso del Pontefice a tale riguardo. Non mancò tuttavia di trascorrere in diocesi periodi più o meno lunghi. Due risultano le lettere pastorali indirizzate ai fedeli: la prima appena un mese dopo la nomina, la seconda nella Quaresima 1867. Appoggiò Pio IX nel proposito di indire quello che passerà alla storia come il Concilio Vaticano I (1869-1870), al quale tuttavia non poté prendere parte a motivo della sua prematura dipartita.
Nell’agosto 1867 il colera giunse ad Albano e colpì la città per tutto il mese con particolare veemenza. Nel contesto di tale epidemia, il Cardinale volle espressamente raggiungere la città e vi svolse per due giorni un’intensa attività di amministrazione dei sacramenti e prossimità alla popolazione, nonché di gestione dell’emergenza sanitaria che stava imperversando. Contratto con una certa rapidità il male, spirò ad Albano alle 14:30 dell’11 agosto 1867.
A motivo delle prescrizioni dovute al diffondersi del contagio, non fu possibile esporre il corpo e fu compiuta in fretta l’inumazione del cadavere nel cimitero di Albano. Il 17 agosto si svolsero a Roma le esequie absente cadavere del compianto: Pio IX presenziò e compì il rito della absolutio super tumulum.
A poco più di un anno dalla sua morte, il feretro venne traslato nel presbiterio della cattedrale di San Pancrazio ad Albano, dove tuttora sono conservate sotto il momento funebre in marmo, eretto nel 1860 quando i congiunti acconsentirono che le spoglie mortali rimanessero ad Albano e non fossero portate, come da loro prima intenzione, nella tomba di famiglia a Roma.