Maria Agnese Tribbioli
(1879 - 1965)
Religiosa professa e Fondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe; dal fervente amore per Dio nasceva la sua carità verso il prossimo pronta a rispondere ai bisogni di quanti si trovassero nella difficoltà, pur avendo scarsi beni di cui disporre: sostenere le famiglie povere, i carcerati, i bambini poveri e i malati in genere, senza distinzione di persona
La Venerabile Serva di Dio Maria Agnese Tribbioli nacque il 20 aprile 1879 a Firenze e, non essendo stata riconosciuta dal padre naturale, fu affidata al locale Spedale degli Innocenti di Firenze, dove entrò col cognome fittizio di Sospiretti. Quattro anni dopo, la madre sposò Lodovico Tribbioli che accettò di legittimarla. Quando egli morì, a causa delle gravi difficoltà economiche, fu inviata presso il Patrocinio di San Giuseppe, che offriva alle ragazze povere le scuole domenicali di istruzione e di apprendimento di un mestiere. Qui imparò a dattilografare e ad usare la macchina da maglieria. Maturata la vocazione, nel 1901 emise la professione religiosa nello stesso Patrocinio.
La morte della fondatrice, le difficoltà economiche, lo scoppio della prima guerra mondiale, il numero esiguo delle suore e delle ragazze, il sequestro dei locali trasformati in caserma furono occasione di una scelta importante per lei: nel 1917 lasciò l’opera e fondò la Congregazione delle Pie Operaie di San Giuseppe.
Nella primavera del 1918, il Vescovo di Imola, Mons. Paolino Giovanni Tribbioli, le confidò che volentieri avrebbe accolto la Congregazione nella sua Diocesi. Nel 1922 si aprì la casa a Castel del Rio, che sarebbe diventata casa-madre della Congregazione e fu dato inizio al probandato e al noviziato. Mons. Tribbioli si fece pure mediatore dell’unificazione della nuova Congregazione con l’istituto del Patrocinio di San Giuseppe e dal Venerabile Servo di Dio Elia Dalla Costa, Cardinale Arcivescovo di Firenze, ottenne il nulla-osta alla fusione. Furono approvate le prime Costituzioni e ci furono nuove aperture in Romagna, in Puglia e in Sardegna. Nel 1938 il primo Capitolo generale elesse la Venerabile Serva di Dio quale Madre generale.
Nel pieno della seconda guerra mondiale, Madre Maria Agnese predispose azioni di carità nei confronti dei bisognosi, degli sfollati, dei feriti e delle vittime, soprattutto dei bambini. Accolse un gruppo di ebrei e affrontò con coraggio i soldati tedeschi. Per questo suo impegno in favore degli ebrei, sarà riconosciuta, dopo la morte, “Giusta tra le Nazioni”.
Negli anni successivi alla guerra la Congregazione aprì nuove comunità. Nel 1951 a San Giovanni Rotondo una casa destinata all’accoglienza di suore e degli orfani in pellegrinaggio. San Pio da Pietrelcina seguì lui stesso inizialmente i lavori e benedisse la struttura.
Il 24 gennaio 1952 arrivò il decreto di erezione delle Pie Operaie in congregazione di diritto diocesano con l’approvazione da parte della Congregazione per i religiosi.
Nel 1958 si manifestarono i primi problemi coronarici, che 6 anni più tardi portarono alla morte della Serva di Dio il 27 febbraio 1965.
La Venerabile Serva di Dio fu un modello per come ha vissuto le virtù e interpretato la volontà di Dio che l’ha portata a realizzare tante opere di carità. Esprimeva una fede granitica nel lavoro, nelle preghiere, negli scritti e nelle esortazioni.
Dal fervente amore per Dio nasceva la sua carità verso il prossimo pronta a rispondere ai bisogni di quanti si trovassero nella difficoltà, pur avendo scarsi beni di cui disporre: sostenere le famiglie povere, i carcerati, i bambini poveri e i malati in genere, senza distinzione di persona non manifestava alcun risentimento e questo era per lei la prima forma di carità di cui dava testimonianza.
Visse la povertà in sommo grado. Tutta la sua vita fu contrassegnata dalla povertà di mezzi e di strutture. Fu l’ispirazione francescana del suo carisma a farle abbracciare la povertà, sull’esempio del Serafico di Assisi. Oltre alla povertà materiale è altrettanto significativa la sua povertà spirituale, come sentirsi niente davanti a Dio.
Già in vita era tenuta in grande considerazione per l’esercizio eroico delle virtù; questa fama si è accresciuta progressivamente dopo la morte, tra persone umili e colte. Ovunque è presente la Congregazione, la figura della Venerabile Serva di Dio è percepita come un modello di santità e interceditrice di grazie e favori spirituali.