Maria Costanza Zauli (al secolo: Palma Pasqua)
(1886 - 1954)
Religiosa professa delle Ancelle del Sacro Cuore e Fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento; nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza
La Venerabile Serva di Maria Costanza Zauli nacque a Faenza (Ravenna) il 17 aprile 1886, alla vigilia della domenica delle Palme e fu battezzata col nome di Palma Pasqua. Crebbe in un contesto familiare molto religioso e sin dal giorno della Prima Comunione promise di consacrare la sua vita a Gesù. Il 15 agosto 1905, a 19 anni, lasciò la famiglia per entrare nella Congregazione delle “Ancelle del Sacro Cuore” di Bologna. Tre anni più tardi, emise la professione col nome di Suor Costanza.
Il suo primo incarico fu quello di accudire le piccole alunne del Collegio della Congregazione, ma durante la Prima guerra mondiale suor Costanza venne inviata come infermiera all’ospedale militare di Bologna. Nel 1916 iniziò per lei un lungo periodo di frequenti infermità che la portarono, a partire dal 1923, a restare allettata per molti anni. In questo periodo della sua vita Ella maturò il proposito di fondare una nuova comunità religiosa contemplativa, dedita all’adorazione continua del Santissimo Sacramento, col fine di pregare per la conversione del mondo, per le vocazioni sacerdotali e religiose e per l’unità della Chiesa. Nonostante la sua infermità, ottenute le autorizzazioni necessarie a far nascere l’Opera, seguì la costituzione del primo monastero e, il 3 agosto 1933, nel giorno dell’inaugurazione, Suor Costanza si ristabilì alzandosi dal letto dopo dieci anni. La Congregazione delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento venne eretta canonicamente nel 1935 ed ella raccolse attorno a sé molte consorelle disposte a dedicarsi a quest’opera di adorazione costante e continua. Trascorso il resto della sua vita nel convento di Bologna, vi morì il 28 aprile 1954.
La Venerabile Serva di Dio nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza. L’adorazione eucaristica divenne pertanto la caratteristica fondante della nuova comunità da lei istituita. Aveva particolarmente a cuore la santificazione dei sacerdoti, per i quali aveva offerto la vita ed esercitò sempre la carità verso gli altri sin dall’inizio della sua esperienza religiosa, prodigandosi dapprima per le sue allieve, trattate con sentimento materno e per le consorelle verso cui tenne sempre un atteggiamento umile e rispettoso, e in seguito dedicandosi ad alleviare le sofferenze dei feriti in guerra, ricoverati nell’ospedale presso il quale prestò servizio. Aveva fatto anche un voto di immolazione e sopportò con cristiana fiducia la malattia che l’aveva allettata, offrendo al Signore la sua sofferenza per la santificazione del clero. Ella si mantenne obbediente ai vescovi e ai direttori spirituali, e condusse una vita umile, nel nascondimento. La sua fama di santità, dapprima circoscritta a Bologna, si diffuse dopo la sua morte anche in altre parti del mondo.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
Bononiesis
Beatificationis et Canonizationis
Servae Dei
MARIAE CONSTANTIAE ZAULI
(in saeculo: Palmae Paschae)
RELIGIOSAE PROFESSAE ANCILLARUM A SACRO CORDE ET
FUNDATRICIS ANCILLARUM ADORATRICUM SS.MI SACRAMENTI
(1886-1954)
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DECRETO SULLE VIRTÚ EROICHE
“Ha sempre prevalso in me la riconoscenza verso il mio Dio che mi ha creata, redenta, eletta per sé, che mi ha arricchita di tante grazie. Questo pensiero di essere tutta di Dio, mi ha sempre tenuta in alto, nella dignità, nel bello, nella felicità” (cf. Memoriale, vol. I°, Giorno di Pentecoste).
La vita della Serva di Dio Maria Costanza Zauli, come lei stessa confessò, trascorse in un continuo rendimento di grazie al Signore. La lode del salmista “Egli è buono, il suo amore è per sempre!” (Salmo 118,1) divenne la sua stessa lode. Ma non bastandole un unico cuore per proclamarla, volle costituire attorno a sé una famiglia di adoratrici che, ai piedi del Trono Eucaristico, elevasse perennemente nella Chiesa la preghiera di ringraziamento.
La Serva di Dio nacque a Faenza, Diocesi di Ravenna, il 17 aprile 1886, da Giuseppe e da Rosa Tanesini. Era seconda di nove figli. Il giorno successivo, Domenica delle Palme, le fu amministrato il battesimo con il simbolico nome di Palma Pasqua, quasi presagio di una vita segnata dal mistero pasquale di Cristo.
Fin da bambina sentì la gioia di appartenere a Dio mediante la grazia dei sacramenti: il 3 giugno 1895 ricevette la Confermazione e, dopo qualche giorno, la Prima Comunione. Da allora iniziò a desiderare sempre più consapevolmente di essere religiosa. Con la guida del direttore spirituale il 25 marzo 1899, solennità dell’Annunciazione del Signore, emise privatamente il voto di perpetua verginità. Dopo aver servito per alcun tempo la famiglia e dopo aver declinato una degna proposta di matrimonio, il 15 agosto 1905, entrò come postulante nell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Bologna. Con il nome di Suor Costanza emise la prima professione come conversa il 10 settembre 1908 e successivamente quella perpetua nel 1913. Il Signore prese allora a condurla per la via dell’umiltà e del nascondimento con tribolazioni e umiliazioni, ma anche volle istruirla intimamente concedendole singolari esperienze mistiche. Nonostante questo lavorio interiore, la Serva di Dio svolgeva con dedizione e serenità ogni mansione, si sacrificava per il bene della comunità, si mostrava totalmente dimentica di sé stessa. Durante il tempo della Prima Guerra Mondiale, come infermiera presso l’Ospedale Militare San Leonardo, servì amorevolmente i soldati feriti al fronte, sollevandoli dalle piaghe fisiche e spirituali.
Dal 1916 una misteriosa malattia la ridusse progressivamente alla totale immobilità, tuttavia producendo in lei l’effetto di un totale abbandono alla volontà di Dio. Con tale disposizione il Signore le rivelò in maniera sempre più chiara il disegno di una nuova Opera di vita contemplativa centrata sull’adorazione dell’Eucaristia, che ella avrebbe dovuto realizzare. Il progetto venne approvato dai Superiori e benedetto dallo stesso pontefice Benedetto XV, già Arcivescovo di Bologna, che la conosceva personalmente. Diverse consorelle Ancelle del Sacro Cuore aderirono al nuovo sodalizio, aggregato inizialmente alla stessa Congregazione, e successivamente riconosciuto come Istituto di diritto diocesano. Il 3 agosto 1933 la Serva di Dio, immobilizzata fino a quel momento, guarì totalmente davanti al SS. Sacramento esposto per la prima volta nella nuova chiesa. Così ristabilita, Madre Costanza fu eletta superiora della comunità. Per 21 anni la guidò senza interruzione ponendo tutto il suo impegno a trasmettere alle sue figlie il genuino spirito di adorazione e riparazione, fondamento e fine dell’Opera.
Tra le mura del monastero Madre Costanza diede eroico esempio di virtù. Fu prudente nel porre le basi della nuova istituzione, tanto per la fabbrica del nuovo edificio, che per l’ordinamento canonico comunitario. Fu saggia nel discernere e formare le nuove vocazioni, dolce e materna nel governare la comunità, forte nelle innumerevoli prove che dovette affrontare. Durante il terribile periodo della Seconda Guerra Mondiale, con incrollabile fiducia nel Signore, perseverò con le sorelle nella preghiera di adorazione perpetua anche nei locali allestiti come rifugio: nell’infuriare dei bombardamenti il monastero restò miracolosamente illeso e non mancò mai il cibo quotidiano. Espressione specifica della sua speranza in Dio fu anche il “voto di abbandono” a motivo del quale era stabilita in una gioia intima e profonda, che traspariva dal volto e la rendeva amabile alle sorelle.
La carità della Serva di Dio si estese particolarmente ai sacerdoti, nel chiaro intendimento di sostenerli spiritualmente nel loro apostolato: per essi intercedeva, offriva, si immolava, presentandoli al Signore nelle lunghe ore di adorazione. Non le mancò la prova dell’aridità, della “notte oscura”, di ripetute malattie e di incomprensioni circa la sua fondazione, ma tutto accolse con spirito di immolazione. Così purificata dalla croce, andò incontro al Cristo risorto il 28 aprile 1954. Il funerale, come aveva predetto, venne celebrato in paramenti bianchi in coincidenza con la festa di Santa Caterina da Siena.
L’Inchiesta diocesana sulla vita le virtù e la fama di santità della Serva di Dio si celebrò presso la curia diocesana di Bologna dal 30 novembre 1985 al 28 febbraio 1989. Il Dicastero delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica il 17 ottobre 1992. Preparata la Positio essa fu sottoposta all’esame dei Consultori Teologi il 30 settembre 2014, con esito positivo. Infine, i Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 18 giugno 2024 hanno riconosciuto che la Serva di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, della Serva di Dio Maria Costanza Zauli, Religiosa professa delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù e Fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 20 giugno 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario