Causa in corso
Maria Immacolata della Santissima Trinità (Maria Giselda Villela)
- Venerabile Serva di Dio -

Maria Immacolata della Santissima Trinità (Maria Giselda Villela)

(1909 - 1988)

Venerabilità:

- 22 gennaio 2026

- Papa  Leone XIV

Fondatrice del Carmelo della Sacra Famiglia; testimoniò fedelmente il carisma carmelitano fino alla fine della sua vita quando, pur essendo malata, promosse la fondazione del Carmelo di Campos. È ricordata dalle suore per la vita straordinaria vissuta con fedeltà operosa in risposta alla chiamata ricevuta e per l’amore sempre manifestato verso di loro e verso le numerose persone attratte dalla sua generosità e saggezza

  • Biografia
Il suo atteggiamento di grande benevolenza fece sì che venisse soprannominata Mãezinha (mammina)

 

La Venerabile Serva di Dio Maria Immacolata della santissima Trinità (al Secolo: Maria Giselda Villela) è nata a Maria da Fé, nello stato di Minas Gerais, Brasile, il 12 gennaio 1909, nel seno di una famiglia molto cristiana. Era la terza di sette figli di Manoel Villela Pereira, di origine portoghese, e Maria Augusta Campos Villela. I fratelli furono: Genoveva, Manoelzinho (che morì presto), Rita, Manoelzinho (lo stesso nome del fratello e che morì anche lui all'età di due anni), Gabriele (futuro Padre Gabriele Maria, Redentorista) e Murilo.

Maria Giselda, molto vivace e intelligente, era circondata da attenzioni e affetto dai genitori, che percepivano il suo temperamento forte ed espansivo, ed erano esigenti nella sua formazione ed educazione. Per la pietà e la conoscenza del catechismo che già possedeva, un missionario che predicava le missioni in città, dopo averla sottoposta ad un severo interrogatorio, le ordinò di fare la Prima Comunione, pur avendo solo quattro anni. Accanto a Maria Giselda, ricevendo Gesù per la prima volta, stava Delfino Ribeiro Guedes, suo amico d’infanzia, anche se più vecchio di lei e che, uniti dall’Eucaristia, Dio li avrebbe uniti ancora di più, in un lontano futuro, per l’ideale carmelitano.

Dopo la Prima Comunione, Maria Giselda entrò nell’Apostolato della preghiera e, non sapendo né leggere né scrivere, osservava a memoria ciò che gli era stato prescritto, come segnava con le dita l'Ave Maria da recitare. Natura ricca, con un temperamento esuberante e anche a volta permaloso, di volta in volta lasciava trasparire – accanto alle buone tendenze e qualità – i suoi piccoli difetti d’infanzia.

Circondata da buone amicizie, ebbe come compagno d’infanzia il futuro benedettino Mons. Marcos Barbosa. Tre bambini che in seguito avrebbero orientato le loro vite verso un ideale di consacrazione a Dio, seguendo un insondabile piano divino. Ma il sigillo della sofferenza avrebbe segnato la sua infanzia... Tra i 12 e i 13 anni, aveva iniziato il suo calvario con la comparsa di un grande tumore all'inguine che, nella sua ingenuità, sembrava normale. Avvertito del pericolo che circondava la figlia, il signor Villela la portò dal medico in un'altra città dalle maggiori risorse, dove -con mezzi precari- l'enorme tumore venne asportato. Così poté, allora, andare al Collegio Sacro Cuore di Gesù, delle Suore della Provvidenza di GAP, a Itajubá (MG) dove, in pochi mesi, ricomparve il tumore. Allarmato, il padre portò la figlia a Rio de Janeiro, alla ricerca dei migliori esperti. Dopo gli esami necessari e l'intervento chirurgico d'urgenza, il dottor desolato cercò il signor Villela e gli disse che la bambina non si salverebbe... Era un tumore maligno in stadio avanzato.

Il signor Villela subì un terribile colpo e di fronte a tale diagnosi e alla sentenza del Dr. Pedro Ernesto che la causa era persa, gli risponde: "Se la medicina della terra non può fare nulla, io confido nella medicina del cielo". Mentre la figlia veniva operata, i genitori, partecipando alla Santa Messa -durante la quale il Celebrante parlava del potere intercessore di Sant’Espedito- loro, senza che nulla si fossero accordati, fecero la stessa promessa: quella di far scolpire un’immagine del suddetto Santo, diffondendogli la devozione in Maria della Fede, città dove l’esistenza di un tale santo era del tutto sconosciuta.

Durante l'adolescenza, Maria Giselda idealizzava di essere molto ricca, possedere beni, case, automobili. Infine, godere di una vita comoda e persino lussuosa, con i genitori, dai quali non si sarebbe mai pensato di separarsi, tanto era il suo amore per loro. Tuttavia, nel Collegio si andò interiorizzando sempre di più, in una costante ricerca di Dio, i primi passi verso la conversione. Letture spirituali, in particolare la "Storia di un'anima", di Santa Teresa, la fecero scoprire il Carmelo. Cercando l’aiuto del suo Confessore, al quale espose il suo desiderio, egli inoltrò la sua richiesta al Carmelo di Santa Teresina, a Campinas. Con la risposta affermativa, il suo Confessore l’ha orientata sulla vita contemplativa, soprattutto carmelitana, con le sue esigenze e austerità.

Rendendosi conto del cambiamento che si stava verificando nella figlia, il signor Villela e la signora Maria, quando vennero a conoscenza della loro pretesa di consacrarsi a Dio nel Carmelo, non si opposero, anche se prevedevano quanto avrebbero sofferto per la separazione. Nell'ambiente familiare trovò quindi tutto l'appoggio desiderato. Insieme al padre, Maria Giselda si recò a Campinas, entrando nel Carmelo il 29 novembre 1930. Il 12 aprile 1931, ricevette l’abito di Nostra Signora del Carmelo, sotto il nome di Suor Maria Immacolata della Santissima Trinità. I primi voti furono emessi il 12 aprile 1931. Dopo tre anni di noviziato, fece la sua professione solenne, dedicandosi ancor di più alla Comunità, mettendo tutti i suoi talenti (pittura, musica, ecc.) a beneficio di tutte le Suore.

Il canonico Delfim (l'amico d'infanzia di Maria Giselda), manifestando la necessità di adempiere la promessa fatta presso la tomba di Santa Teresa a Lisieux di lavorare per la fondazione di un Carmelo, poiché la Santa gli aveva ottenuto da Dio la grazia di arrivare all’ordinazione sacerdotale, inizió, a Pouso Alegre, le prime formalità per la venuta del Carmelo. Acquistata, con l’aiuto di amici e benefattori, una casa che si adattava bene all’inizio della vita delle suore, e scrisse del progetto a Mons. Octavio Chagas de Miranda, allora convalescente da un intervento chirurgico a Campinas. Ottavio diede la sua adesione, vedendo in ciò la volontà di Dio e chiese alla Comunità della Venerabile Serva di Dio di assumere la fondazione di un Carmelo a Pouso Alegre. Dopo molte preghiere e le formalità necessarie, la fondazione avviene il 26 ottobre 1943.

Delfim Ribeiro Guedes ebbe anche cura di preparare la città ad accogliere le nuove Carmelitane, rendendola consapevole del valore della vita contemplativa. Egli avrebbe poi seguito da lontano le sue figlie carmelitane, perché pochi giorni prima della fondazione del suo Carmelo era stato nominato vescovo di Leopoldina, e partì subito dopo l’inaugurazione del Carmelo della Sacra Famiglia. Gli inizi furono molto difficili per la Venerabile, soprattutto dopo il ritorno delle Suore al Carmelo di Campinas, rimanendo con un solo gruppo di novizie. Ma queste, riconoscendo il valore della Priora, in solenne cerimonia, le diedero il titolo di "Mamma", e così fu conosciuta e chiamata da tutti nella città di Pouso Alegre, così come dagli amici e familiari delle Suore.

Iniziò i lavori del Carmelo definitivo, con grande capacità amministrativa, coadiuvata dalle figlie, il cui numero andava crescendo. Per quarantatré anni governò il Carmelo della Sacra Famiglia, curando non solo la parte materiale, ma soprattutto quella spirituale, come autentica figlia di Santa Madre Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce; fedele figlia della Chiesa. Ma Dio, nei suoi misteriosi disegni le manifestò anche la sua volontà, manifestata attraverso la richiesta del visitatore, fra Patrizio Sciadini, ocd e di Mons. Carlos Alberto Navarro, Vescovo di quella Diocesi: la fondazione del Carmelo di San Giuseppe, a Campos, al quale ella donò alcune delle sue figlie.

E il 24 agosto 1986 si congedò da nove delle sue figlie, che partirono per la nuova fondazione. In quel momento era ormai malata, aveva ormai un cancro, con manifestazione esterna; e che cercò di nascondere alle consorelle di ambedue monasteri. Aveva offerto la sua vita per il successo della nuova fondazione, a beneficio della Chiesa. La salute della Serva di Dio andò peggiorando e, assistita da diversi medici della città, il 20 gennaio 1988, alle 11.20 del mattino, partì per il grande incontro con Colui che aveva vissuto e servito per tutta la sua vita. Fu sepolta all'interno della clausura.

La Venerabile Serva di Dio fìn dalla giovinezza fu una donna animata da grande fede e in ogni atto della sua vita manifestò la sua fiducia nella Divina Provvidenza. Operò con spirito di carità nei confronti delle persone esterne alla comunità, che nel colloquio con lei trovavano conforto spirituale, e verso le consorelle.

Va rimarcato però, a questo riguardo, come non fu sempre facile trattare con alcune di esse, che presentavano caratteri difficili. Tra tutte, particolarmente controverso fu il rapporto con Suor Maria Stella che dimostrava un temperamento molto problematico, in quanto poco equilibrato. Si comportò con carità nei confronti di questa suora anche se forse mancò di prudenza nel gestire i rapporti con lei, creando in tal modo disagio ad altre consorelle che soffrirono di tale situazione.

Fu comunque una religiosa che, pur vivendo in clausura, seppe aprirsi al mondo, accogliendo quanti si recavano presso il parlatorio della comunità per ricevere una parola di conforto o un consiglio illuminante. Questa sua caratteristica le fece acquisire l’appellativo di Mãezinha (mammina). Ella testimoniò fedelmente il carisma carmelitano fino alla fine della sua vita quando, pur essendo malata, promosse la fondazione del Carmelo di Campos.

È ricordata dalle suore per la vita straordinaria vissuta con fedeltà operosa in risposta alla chiamata ricevuta e per l’amore sempre manifestato verso di loro e verso le numerose persone attratte dalla sua generosità e saggezza. La fama di santità, già presente in vita, si è diffusa dopo la morte soprattutto tra i fedeli e le consorelle della comunità di Pouso Alegre.