Causa in corso
Maria Tecla Antonia Relucenti
- Venerabile Serva di Dio -

Maria Tecla Antonia Relucenti

(1704 - 1769)

Venerabilità:

- 22 gennaio 2026

- Papa  Leone XIV

Cofondatrice della Congregazione delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione; la salda fede le fu di sostegno nell’ affrontare con determinazione le traversie familiari e le molteplici difficoltà sorte per concretizzare la fondazione della Congregazione. Animata da fervoroso amore verso Dio, adorato frequentemente nella Santa Eucaristia, e da profonda devozione per la Vergine Immacolata, si dedicò con spirito di carità alla formazione spirituale delle consorelle e all’educazione cristiana delle giovani donne della città

  • Biografia
Ancora prima di entrare nella comunità religiosa consacrò la sua vita al Signore facendo voto di castità

 

La Venerabile Serva di Dio Maria Tecla Antonia Relucenti nacque, seconda di cinque figli nel seno di una famiglia benestante, ad Ascoli Piceno il 23 settembre 1704. Venne battezzata, secondo gli usi di quel tempo, lo stesso giorno, nella Cattedrale -che era sua parrocchia- da don Domenico Damiani. All’età di 5 anni, il 21 maggio 1709 ricevette il sacramento della Cresima e, come era consuetudine, la prima Comunione da Sua Eccellenza Mons. Giovanni Jacobo Bonaventura. Figlia di Nicola Relucenti e Anna Bicondini, fu preceduta da Maria Francesca e seguirono poi Giuseppe Emidio, che diventò sacerdote, Domenico Bartolomeo, religioso domenicano sul quale abbiamo poche notizie e Rosa Felicia, l’unica della famiglia che si sposò e rimase vedova giovane.

Ad Ancarano, le famiglie Relucenti e Marcucci avevano case di campagna vicine dove spesso si ritrovavano. Francesco Antonio Marcucci attesta che fin dalla più tenera età aveva sentito parlare molto bene di lei: riceveva devotamente i santi Sacramenti e amava Maria Immacolata.

A soli 20 anni Francesco Antonio ricevette dal vescovo il permesso di predicare la prima missione ad Appignano. Pur essendo contraria alla predicazione in così giovane età, Tecla concesse a Marcucci di indossare l’abito missionario nella sua casa. Per Tecla fu determinante l’incontro con Francesco Antonio Marcucci, più giovane di lei di tredici anni, che ella accettò di guidare spiritualmente fino alla sua ordinazione diaconale; Tecla si sentì fortemente ispirata di porsi sotto la direzione del giovane Marcucci. Egli ormai diacono la accettò per sua figlia spirituale.

Una volta ordinato sacerdote nel 1741 il Marcucci, che ormai prima del diaconato si sentiva ispirato a fondare un istituto religioso femminile, e il 17 agosto 1744 ricevette il permesso dal Vescovo di Ascoli Piceno -convinto dal suo zelo apostolico- per dare vita a una nuova comunità. Si chiameranno le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, con la collaborazione fondamentale della Venerabile Serva di Dio. Essa era all’inizio poco convinta e cercò di scoraggiarlo, ma una volta ormai convinta dall’ideale di Marcucci gli presentò una nuova candidata, Dionisia Paci Maria, e poi si aggiunsero altre: Caterina Silvestri e Maria Giacoma Aloisi. Così l’8 dicembre 1744, con le sue compagne, vestite con il nuovo abito, furono accolte e benedette dal fondatore nella chiesa dei santi Vincenzo ed Anastasio. Il Marcucci, a nome del vescovo, nominò Tecla loro superiora a vita.

La vita comunitaria delle quattro prime suore cominciò nella povertà. sui primi mesi della comunità, racconta il Fondatore:

“In tutto il monastero, particolarmente nelle camere, trionfava la povertà e ciascuna se ne dichiarava contenta. Contenta del freddo che si soffriva; contenta del sonno che si pativa; contenta del solo cibo necessario che si aveva; contenta di tutti gli incomodi che s’incontravano. La santa carità riscaldava tutte, la carità saziava tutte, la gloria di Dio confortava tutte, l’onore di Maria animava tutte, il santo Paradiso manteneva tutte ritirate, fervorose, caritatevoli, pazienti, umili, soddisfatte ed osservanti”.

Alla vita comunitaria seguì l’apostolato: Tre mesi dopo la fondazione, il 6 marzo 1745, fu aperta la "Scuola pia della dottrina e dei lavori" per le fanciulle povere e ricche della città. Benché le richieste fossero numerose, inizialmente furono accolte soltanto 24 fanciulle. Il 14 marzo 1745 iniziò il catechismo domenicale per tutte le alunne e le donne della città che lo desideravano. Il Fondatore affidò questo compito a Madre Tecla.  Poi, il 30 settembre 1747 aprì anche l'Accademia dell'Immacolata Concezione, organizzata come una piccola università con una forte componente devozionale; oltre alle suore, vi potevano partecipare delle donne laiche, “alle quali era richiesto di dirigere il proprio studio all’onore e alla gloria del mistero dell’Immacolata Concezione di Maria e di promettere con voto di credere e difendere tale mistero. Alla Madre Prefetta spettava il compito di riconoscere l’idoneità delle richiedenti. Don Marcucci impegnò tutte le sue risorse di mente e di cuore per preparare le suore a diventare maestre.

Il 14 dicembre 1746 Madre Tecla e Giacoma Aloisi fecero la professione religiosa nelle mani del Fondatore. Il 30 di aprile 1748, viene accolta la prima educanda, Agnese Desio di Chieti. Due anni dopo, nel 1751, le religiose sono dieci e il 2 febbraio 1752 divennero undici, ma poi il numero si stabilizzò intorno a dieci. Le suore vivevano delle rendite di alcuni terreni, dei lavori delle loro mani e di elemosina, proveniente soprattutto dalle famiglie delle alunne. Man mano che la comunità cresceva, il Fondatore provvide a migliorare l’abitazione delle suore e anche a consolidare il capitale allo scopo di poter fare gratuitamente la scuola alle fanciulle.

Il carisma della nuova fondazione aveva una forte carica innovativa. Maldicenze e calunnie vennero da parte di alcuni contro la comunità, che secondo loro sarebbe durata se non pochissimo tempo a causa della scarsità di mezzi economici e le poche vocazioni. Invece non fu così, anzi oggi la congregazione è estesa in diversi paesi e non mancano le vocazioni. Ma accanto alle critiche, ci furono anche molti consensi per l’opera educativa che la Scuola Pia svolgeva. L’11 luglio 1769 alle ore 9 del mattino lasciò questo mondo, assistita dal Fondatore e dalle consorelle. Non abbiamo notizie sui suoi funerali, soltanto sappiamo dell’elogio funebre fatto dal Marcucci in quell’occasione, in tono altamente laudatorio di colei che era stata sua amica e collaboratrice per molti anni.

L’esemplarità cristiana della Venerabile Serva di Dio è attestata negli scritti del Venerabile Marcucci che ne fu guida spirituale lungo il corso della vita. La salda fede le fu di sostegno nell’ affrontare con determinazione le traversie familiari e le molteplici difficoltà sorte per concretizzare la fondazione della Congregazione, mentre la virtù della speranza la sostenne ai primordi della vita comunitaria. Animata da fervoroso amore verso Dio, adorato frequentemente nella Santa Eucaristia, e da profonda devozione per la Vergine Immacolata, si dedicò con spirito di carità alla formazione spirituale delle consorelle e all’educazione cristiana delle giovani donne della città, attraverso la fondazione della Scuola Pia e del Catechismo domenicale.

La virtù della prudenza si rifletté nel suo rapporto col Marcucci, del quale era maggiore d’età di tredici anni. Resa partecipe dal sacerdote del progetto di fondare una Congregazione, seppe moderarne l’iniziale entusiasmo per poi supportarne il progetto con lungimiranza, rendendosi obbediente nei confronti di Dio e del Fondatore e interpretando con responsabilità il suo servizio di Superiora. Ancora prima di entrare nella comunità religiosa, aveva consacrato la sua vita al Signore attraverso un voto di castità. Pur appartenendo ad una famiglia agiata abbracciò la povertà insegnando alle consorelle ad industriarsi con il lavoro per provvedere al sostentamento della comunità religiosa. Con fortezza seppe gestire situazioni complesse ed affrontare con coraggio e determinazione le difficoltà legate alla fondazione e alla conduzione della Congregazione.