Causa in corso
Oreste Marengo
- Venerabile Servo di Dio -

Oreste Marengo

(1906 - 1998)

Venerabilità:

- 24 ottobre 2026

- Papa  Leone XIV

Della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Vescovo titolare di Arsacal, già Amministratore Apostolico di Tura; visse le virtù in grado eroico seguendo il Vangelo ed essendo esempio per tutti, come modello attraente di vita cristiana, con umiltà e gioia contagiosa. Anche di fronte ai conflitti o alle difficoltà in alcune zone affidate alla sua cura pastorale, interdette ai missionari cattolici, non si tirò mai indietro e continuò ad annunciare la Parola di Dio, anche col rischio della vita

  • Biografia
Vero discepolo di don Bosco e padre della Chiesa locale

 

Il Venerabile Servo di Dio Oreste Marengo, nacque il 29 agosto 1906 a Diano d’Alba, in provincia di Cuneo, in una famiglia contadina, di grandi lavoratori e profonda fede: il padre, Francesco, la mamma Agostina e tre fratelli (uno, Giuseppe, diventerà Sacerdote diocesano) e una sorella, Agnese, che diventerà suora.

Proprio a Diano d’Alba, Oreste entra in contatto con alcune figure significative del mondo salesiano e missionario, che lo porteranno, all’età di 13 anni, a trasferirsi a Torino per iniziare il suo percorso di vita salesiana e a incontrare i Salesiani della prima generazione, che avevano vissuto con don Bosco.

Chiese e ottenne di poter fare il noviziato in India; così nel 1923 fece parte del gruppo di otto novizi che partirono per l’India (Nordest e l’Assam); qui il Venerabile vivrà tutta la sua esistenza, per 75 anni.

Già da novizio e durante gli studi di filosofia, insieme agli altri studenti, si reca nei villaggi, imparando le lingue locali e formando i catecumeni e le giovani comunità cattoliche del luogo. Il 2 aprile 1932 riceve l’ordinazione sacerdotale e da quel momento visitò i villaggi del Nord Est indiano, portando il Vangelo a migliaia di famiglie, aiutandole in ogni modo possibile e conquistandone la simpatia.

Quando nel 1951 la Santa Sede decide di dividere il territorio della diocesi di Shillong ed erigere Dibrugarh a sede vescovile, come primo vescovo viene scelto proprio don Oreste Marengo, che riceve la Consacrazione episcopale nella basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, il 27 dicembre 1951, primo rientro in Italia dopo 28 anni.

Nel 1964 fu incaricato di dar vita alla nuova diocesi di Tezpur (1964-1969), quindi a Tura come Vicario episcopale del vescovo di Shillong, poi come Amministratore apostolico. In queste diocesi aprì diversi centri missionari e si prodigò ad aiutare la popolazione di quanti erano fuggiti dal Pakistan durante la guerra con l’India. Le diocesi ove fu inviato erano povere, con poco personale. Gli stesi missionari cattolici erano ostacolati perché non indiani. Cercò di sopperire la mancanza di sacerdoti accettando l’aiuto di sacerdoti indiani provenienti da altre zone dell’India, come il Kerala, aprendo centri missionari dotati di convitti per ragazzi, collegi femminili e chiese.

A 70 anni, dimessosi da amministratore per la nomina del primo Vescovo di Tura, si mette a disposizione dei sacerdoti della diocesi come vice-parroco come un semplice sacerdote missionario. Il 30 luglio del 1998, dopo numerosi ricoveri, muore circondato dall’affetto della popolazione indiana.

La sua epoca conobbe profondi cambiamenti; anni di guerre e di nazionalismi, di rifiuto per tutto ciò che era “straniero”, soprattutto dopo l’indipendenza, particolarmente nell’Assam perché zona di confine e di immigrazione dal Pakistan Orientale (poi Bangladesh), area dalle numerosissime tribù, etnie e lingue. Il Venerabile Servo di Dio visse fino in fondo questa realtà in continua mutazione, totalmente donato al prossimo, alla Chiesa e al Signore.

Vero discepolo di don Bosco e padre della Chiesa locale, da un lato favorì le vocazioni, dall’altro diede grande importanza al lavoro e al ruolo dei catechisti laici: in ogni diocesi da lui retta creò delle scuole di formazione. Proprio i laici svolsero un ruolo fondamentale nella diffusione del Credo cattolico tra le popolazioni e le tribù delle sue diocesi. Questa stretta collaborazione tra presbiteri, religiosi e laici diede vita a una Chiesa locale ricca di vocazioni e di conversioni, una Chiesa che al giorno d’oggi invia missionari in tutto il mondo. Con uno stile di vita semplice e povero, viaggiava prevalentemente a piedi alla ricerca di un contatto personale col prossimo.

Visse le virtù in grado eroico seguendo il Vangelo ed essendo esempio per tutti, come modello attraente di vita cristiana, con umiltà e gioia contagiosa. Anche di fronte ai conflitti o alle difficoltà in alcune zone affidate alla sua cura pastorale, interdette ai missionari cattolici, non si tirò mai indietro e continuò ad annunciare la Parola di Dio, anche col rischio della vita. Rispetto all’ordine di espulsione dei missionari stranieri si prodigò per mettere in salvo gli altri, ma lui rimase nel territorio.

Molti sono gli scritti, lettere, omelie, testimonianze, pensieri e grazie ricevute, che mostrano una fama di santità già in vita e che al momento della morte si fece più evidente e diffusa, anche in Italia.