Un martire di carità
Omelia nella venerabilità del Servo di Dio Ludovico Altieri
La Chiesa fa oggi memoria di santa Teresa d’Avila. Quando san Paolo VI la proclamò dottore della Chiesa, la chiamò: «maestra di vita spirituale, contemplativa incomparabile e indefessamente attiva» ed esclamò: «com’è grande, com’è unica, com’è umana! Com’è attraente questa figura» (Discorso del 27 sett. 1970). Ora, nel ricordarla, vorrei citare una frase che in una sua poesia Teresa trasforma in un ritornello: «Sono nata per te e per te è il mio cuore: Dimmi, che vuoi da me, dimmelo Signore?».
In queste poche parole troviamo anzitutto lo stupore di essere al mondo e di aver ricevuto la vita: è questo il primo dono di Dio, dal quale prendono origine tutti gli altri doni. Teresa ci aiuta poi a compiere un altro passo e lo fa con l’invito a chiederci: da chi l’abbiamo ricevuta, questa vita e per quale ragione ci è stata donata? Per lei la risposta è nel rapporto con Dio: «Sono nata per te», dice ed è come se dicesse: Signore, tu mi hai voluta, tu mi hai chiamata alla vita e ora io desidero che la mia esistenza non sia estranea al tuo amore, ma diventi una risposta al dono che ho ricevuto. Ecco allora la domanda finale: « Signore, che vuoi da me?». Non è soltanto la domanda di chi cerca di conoscere la propria vocazione, ma quella di chi vuole scoprire come vivere pienamente la vita ricevuta. Il dono della vita, infatti, non è soltanto qualcosa da custodire, ma anche una possibilità da fare crescere e da condividere. Vivere, in fondo, significa anche imparare a donarsi: mettere a disposizione degli altri il proprio tempo, le proprie capacità, la propria presenza, il proprio amore. Penso che in queste parole possiamo scoprire anche il nucleo della vicenda terrena e santa del venerabile Ludovico Altieri, del quale papa Leone il 23 marzo scorso stabilì che firmassi il decreto di venerabilità, ch’è stato letto prima della liturgia della Parola.
Che cosa mi convinse ad avviare il processo? La voce del popolo di Albano! Non il desiderio di un gruppo, non quello degli estimatori e neppure quello di una famiglia religiosa. Ciò che mi spinse fu la voce del popolo che, accompagnando la sua salma, già lo chiamava a gran voce: martire di carità. Quella frase mi ricordava il titolo con il quale Pio XI e Pio XII, scegliendolo come patrono della gioventù, indicarono san Luigi Gonzaga: la notte del 21 giugno 1591 morì consunto dalla peste contratta per avere soccorso e portato fra le braccia in ospedale un malato. Quell’espressione: martire di carità mi faceva tornare alla memoria anche altri santi. Chi noi non conosce “padre Damiano” [de Veuster], che fu missionario tra i malati di lebbra a Molokai e divenne lebbroso anche lui? C’è ancora san Bernardo Tolomei, che nella grande peste del 1348 lasciò la solitudine di Monte Oliveto per assistere i suoi monaci colpiti dal male. Canonizzandolo il 26 aprile 2009 Benedetto XVI disse che, vittima anch’egli del morbo, morì come autentico martire della carità. C’è poi san Rocco, che è stato censito come il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, di cui fu egli stesso vittima. Ecco alcune delle ragioni per le quali mi decisi ad avviare la Causa di Ludovico Altieri. Mi dicevo: «Perché non dichiarare santo pure questo vescovo, che il popolo di Albano ha chiamato martire di carità»?
Una volta avviata la fase romana, per l’esito positivo della nostra Causa fu provvidenziale la decisione di Papa Francesco di istituire, con il m.p. Maiorem hac dilectionem (11 luglio 2017), la tipologia della offerta della vita per la quale la testimonianza del Cardinale Altieri è stata poi considerata esemplare. Ricordo un po’ sorridendo, ma di emozione, una frase detta durante la discussione della Causa: «mentre le carrozze dei ricchi fuggivano da Albano, la carrozza del Vescovo andava contro corrente»! E penso: quante volte non ci è chiesto proprio questo: andare contro corrente! Sia chiaro, però, il cristiano non va controcorrente per essere diverso, ma accetta di essere diverso quando a renderlo tale è la sequela di Cristo.
Torna, dunque, la preghiera di santa Teresa: che vuoi da me? Dimmelo Signore! Non c’è soltanto la questione: cosa mi ha chiesto ieri il Signore? Cosa mi chiede oggi il Signore? La vocazione non è solo quella di ieri e di oggi, ma pure quella di domani e sarà proprio quella il “caso serio” della mia vita. Anche la santità: non è il privilegio di chi comincia bene, ma la speranza di chi accetta di lasciarsi amare e rialzare fino alla fine. Vere storie dei santi non sono quelle di chi non ha mai sbagliato, ma quelle di chi ha lasciato che l’amore di Dio avesse l’ultima parola.
Il venerabile Altieri apparteneva a una nobile famiglia romana; entrò presto nella corte pontificia e poi, a soli 31 anni, fu nunzio apostolico a Vienna: un ruolo chiave al centro dell’impero austriaco! Una bella carriera. Poi tornò a Roma e fu cardinale con vari incarichi di prestigio nella Curia romana. Nel 1860 fu nominato vescovo di Albano, ma conservò le altre sue cariche curiali … A tante di queste “chiamate” il Cardinale Altieri si sentì umanamente preparato; anche l’episcopato a Benevento egli lo rifiutò, immaginando che poi avrebbe avuto quello di una sede suburbicaria… Ma non immaginò certamente il colera di Albano dell’agosto 1867! Fu quello il suo “caso serio”. «Adesso è colà il mio posto», disse.
«Non siamo chiamati soltanto una volta, ma molte volte»: questa frase di san J.H. Newman è da molti anni nella mia memoria. La ripetei anche quando, l’8 settembre 2021, conclusi il ministero in Albano. «Per tutta la nostra vita Cristo ci chiama … siamo tutti continuamente chiamati, sempre di nuovo, da una cosa ad un’altra … e quando obbediamo a un comando, subito ce ne viene dato un altro» (Parochial and Plain Sermons, VIII/2).
L’offerta della vita ci dice che all’ultima chiamata il card. Ludovico Altieri giunse interiormente preparato. E noi? Cosa il Signore ci chiederà domani non possiamo saperlo, ma sappiamo che la vita è nostra solo quando siamo pronti a donarla. Preghiamo, allora: «Per quando domani, Signore, mi darai un’altra chiamata, donami oggi un cuore pronto, libero e generoso, perché la vita ricevuta da te diventi, sino alla fine, un dono d’amore». Amen.
Albano Laziale - Basilica Cattedrale di San Pancrazio martire, 15 ottobre 2026
Marcello Card. Semeraro