Omelia nel mercoledì delle Ceneri 2026

 

La novità scacci la vecchiezza

Omelia nel mercoledì delle Ceneri 2026

 

C’è qualcosa, nella liturgia della Parola del mercoledì delle Ceneri che mi lascia perplesso e, anche, un po’ sconcertato. È il contrasto fra le parole iniziali della prima lettura dal profeta Gioele: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (2,12) e quelle conclusive del testo evangelico: «Profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,17-18). Cosa, insomma, devo fare? Devo digiunare e farmi cospargere il capo di cenere, oppure devo profumarmi e stare così davanti al Signore?

Voi, di sicuro, mi risponderete che alle parole di Gesù occorre dare un’interpretazione non letterale, ma spirituale: profumarsi la testa, ad esempio, può voler dire agire con gioia interiore, come quando in 2Cor 9,7 leggiamo che «Dio ama chi dona con gioia»; d’altra parte «unti con olio» vuol dire gioire nello Spirito, perché lo Spirito Santo, come si legge nel Sal 45,8, è «olio di letizia». Sono le spiegazioni che troviamo nella patrologia e negli autori cristiani. L’apparente contraddizione cade, poi, se spieghiamo che i gesti di penitenza hanno valore soltanto quando nascono da un cuore rivolto a Dio.

Eppure la domanda mi rimane: la cenere è soltanto annuncio di morte? «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai». L’antica parola la Liturgia ci permette oggi di attenuarla: «Convertitevi e credete nel Vangelo»: detta così, al plurale, non è che la frase  mi colpisca particolarmente!

Mentre continuo a pensarci, mi torna alla memoria un gesto cui tante volte ho assistito da bambino, in casa, quando si lavavano i panni, le lenzuola, i guanciali sporchi … Li si poneva in un grande recipiente, venivano coperti con un telo capace di filtrare e lo si riempiva di cenere, sulla quale si versava l’acqua bollente: i panni venivano fuori candidi, pulitissimi e profumati!

Che non servano anche a questo le ceneri con cui iniziamo la Quaresima? Quanto al loro effetto i testi liturgici parlano di «una vita rinnovata» a immagine del Cristo risorto.

Sia davvero così, il tempo che oggi inizia e che ci avvia verso la Pasqua del Signore.

È tempo di «quaranta giorni», ossia sufficiente perché – tanto per citare il Lauda Sion di san Tommaso – come la luce elimina la notte, così la novità di Cristo cancelli la nostra vecchiezza e la verità metta in fuga le nostre ombre. Amen

 

Città del Vaticano – Chiesa dei Santi Martino e Sebastiano degli Svizzeri, 18 febbraio 2026

Marcello Card. Semeraro