Un invito a seguire Cristo con coraggio e fedeltà

Gli estoni celebrano la prima memoria liturgica del beato martire Eduard Profittlich

Un invito a seguire Cristo con coraggio e fedeltà

Circa sei mesi fa, il 6 settembre 2025, nella piazza centrale di Tallinn, il cardinale Christoph Schönborn, a nome del Papa, ha proclamato beato il gesuita, arcivescovo e martire Eduard Profittlich (1890–1942). La beatificazione si è rivelata un evento di portata nazionale, capace di oltrepassare i confini della Chiesa cattolica e di coinvolgere l’intero popolo estone.

Nella grande piazza della Libertà si è raccolta, per la prima volta nella storia del Paese, l’intera cristianità estone: fedeli di diverse confessioni riuniti in preghiera per rendere testimonianza comune a un nuovo beato, onorato pubblicamente davanti a Dio. Un fatto senza precedenti, reso ancor più simbolico dalla luce del sole che, in quella giornata settembrina, ha illuminato l’Estonia intera.

Nel calendario liturgico, la Santa Sede ha stabilito il 21 febbraio come giorno della memoria del beato Eduard Profittlich. In Estonia, nel mese di febbraio di quest’anno, i cattolici celebrano in forma solenne la prima memoria liturgica del nuovo beato. Anche la diocesi di Treviri, sua terra natale, ha programmato diverse iniziative commemorative sotto la guida del vescovo Stephan Ackermann; analogamente, in Polonia — dove Profittlich studiò e svolse parte della sua attività giovanile — sono previsti numerosi eventi in suo onore. Poiché si tratta del primo beato della storia estone, in un Paese che non aveva mai conosciuto né canonizzazioni né beatificazioni, le celebrazioni assumono un significato particolare. È prevista una conferenza internazionale sulla santità, l’inaugurazione a Tallinn di una cappella dedicata al nuovo beato — che sarà benedetta dal vescovo Philippe Jourdan — e la celebrazione di una solenne Santa Messa, per elevare a Dio, per sua intercessione, la preghiera della Chiesa.

Nel periodo invernale in cui si preparano queste celebrazioni, l’Estonia è avvolta da un freddo intenso: nel Nord del Paese le temperature scendono abitualmente sotto i –10 °C. Tale rigore climatico richiama alla memoria le condizioni ben più estreme che l’arcivescovo Profittlich dovette sopportare nella prigionia a Kirov, in Russia, dove, nell’inverno del 1942, si registrarono temperature fino a –40 o –45 °C. A queste si aggiunsero violenze morali e spirituali, espressione di una durezza dei cuori che segnò tragicamente l’Estonia occupata nella prima metà del XX secolo.

Ripercorrendo la sua vicenda, emerge la figura di un pastore che affrontò la morte con fede salda e speranza. Dopo anni di lavoro nel processo di beatificazione, attraverso lo studio della sua biografia e la raccolta di testimonianze, appare chiaro che uno dei suoi desideri più profondi fu quello di vedere l’Estonia libera e la Chiesa cattolica rifiorire. Un desiderio che, nel tempo, ha trovato compimento.

Umiltà, obbedienza e fedeltà contraddistinsero il ministero dell’arcivescovo Profittlich negli anni Trenta, in un contesto prevalentemente protestante. Inviato in Estonia come missionario nel 1930, seppe conquistare la stima della società locale con un atteggiamento dignitoso e rispettoso. Fondò una casa editrice, promosse la nascita di parrocchie cattoliche, favorì la presenza di sacerdoti e accompagnò molti nel cammino verso la fede, trasmettendo la certezza che Dio opera nella storia anche quando la sua luce sembra velata.

La sua opera culminò con la nomina ad arcivescovo, conferitagli da Papa Pio XI nel 1936. Come ha ricordato l’attuale vescovo di Tallinn, Philippe Jourdan, Profittlich fu un pastore colmo di fede incrollabile, di carità sollecita e di spirito di sacrificio eroico: una testimonianza che rimane per la Chiesa un invito a seguire Cristo con coraggio e fedeltà.

Negli anni drammatici che precedettero l’occupazione, più volte gli fu suggerito di lasciare l’Estonia e rientrare in Germania. Anche durante un soggiorno a Roma, alcuni confratelli gesuiti lo esortarono a non fare ritorno. Egli scelse invece di restare accanto al suo popolo. Arrestato nella notte del 27 giugno 1941, iniziò dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Tallinn il suo cammino di passione. Gli fu concesso, prima dell’arresto definitivo, di adorare il Santissimo Sacramento.

Accusato di propaganda antisovietica e condannato con un processo sommario, morì nella prigione di Kirov nel febbraio 1942, prima dell’esecuzione formale della sentenza. La sua ultima fase di vita richiama la Via Crucis di Cristo: pur attraversato da dubbi e desiderio di ritorno alla patria, seppe affidarsi alla volontà del Padre. Dalla sua ultima lettera ai familiari, dell’8 febbraio 1941, traspare una fede limpida e una pace profonda.

La testimonianza del beato Eduard Profittlich invita a riflettere sulla fragilità della vita, sul valore della libertà e sulla forza della fede. Il suo motto episcopale, Fede e pace, resta un monito attuale per una Chiesa chiamata a perseverare nella speranza. La sua storia, intrecciata a quella di migliaia di estoni perseguitati, continua oggi a parlare e a suscitare preghiera, in particolare per il dono della pace nel mondo.

 

L'Osservatore Romano, 19 febbraio 2026

Marge-Marie Paas

Vice postulatrice, diocesi di Tallinn