Causa in corso
Béchara Abou-Mourad (al secolo: Selim)
- Venerabile Servo di Dio -

Béchara Abou-Mourad (al secolo: Selim)

(1853 - 1930)

Venerabilità:

- 10 dicembre 2010

- Papa  Benedetto XVI

Sacerdote professo dell’Ordine Basiliano del Santissimo Salvatore dei Melchiti; la sua vita è stata caratterizzata da una profonda spiritualità e da un costante impegno al servizio dei fedeli, coniugando il ministero itinerante con l’accompagnamento spirituale.

  • Biografia
La sua cella nel monastero si conservò intatta, diventando un luogo di pellegrinaggio, e fu l’unico monaco ad essere sepolto nella chiesa del monastero

 

Béchara Abou-Mourad (al secolo: Selim) nacque 19 maggio 1853 a Zahleh, nella regione libanese della Beka’a, in seno a una famiglia cristiana che gli fornì una solida educazione cattolica, principalmente influenzata da sua madre, Sabat, una donna di profonda fede. Fu battezzato il 28 giugno 1853 nella cattedrale melkita di Zahleh e fin da giovane mostrò una profonda inclinazione religiosa. Durante l’infanzia e l’adolescenza, nonostante le difficoltà e le opposizioni familiari, soprattutto quelle del padre, si avvicinò alla fede partecipando alla vita sacramentale della parrocchia.

All’età di 19 anni decise di entrare nel Monastero di San Salvatore, dei Padri Basiliani, dove iniziò il noviziato il 19 settembre 1874, adottando il nome monastico di Béchara, che significa “vangelo, buona notizia”. Emise la prima professione religiosa il 4 novembre 1876 e fu ordinato diacono il 26 marzo 1882. Dopo aver rifiutato per la prima volta l’ordinazione sacerdotale, per rispetto dell’Ordine Sacro, il 26 dicembre 1883 fu ordinato dall’arcivescovo Basilio Haggiar. Durante i primi anni di sacerdozio prestò servizio come maestro di disciplina e confessore nel seminario minore del monastero.

Tra il 1891 e il 1922, svolse un’intensa opera pastorale e missionaria nella regione di Deir-el-Qamar, sul Monte Libano, distinguendosi per il suo zelo apostolico, la sua apertura ecumenica e la sua dedizione caritativa ai più bisognosi. La sua vita è stata caratterizzata da una profonda spiritualità e da un costante impegno al servizio dei fedeli, coniugando il ministero itinerante con l’accompagnamento spirituale.

Nel 1922, a causa dell’età avanzata e della salute debole, e nonostante la forte opposizione dei suoi fedeli, fu trasferito nella cattedrale melkita di Sidone, dove continuò il suo servizio pastorale per cinque anni, amministrando in particolare il sacramento della penitenza e fornendo sostegno spirituale in città e nei dintorni. In seguito, tornò al Monastero di San Salvatore per prepararsi a un intervento chirurgico e per vivere un periodo più contemplativo, dedicandosi alla preghiera e all’accompagnamento spirituale.

Durante i suoi ultimi anni, nonostante il deterioramento della sua salute, colpito da cataratta e problemi cardiaci, mantenne viva la sua fede e la sua dedizione fino al suo decesso, avvenuto il 22 febbraio 1930. La sua morte è stata accompagnata dalla venerazione della comunità. La sua cella nel monastero si conservò intatta, diventando un luogo di pellegrinaggio, e fu l’unico monaco ad essere sepolto nella chiesa del monastero.

Papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto che ha proclamato Béchara Abou-Mourad Venerabile l’11 dicembre 2010, confermando così la fama di santità che lo ha accompagnato in vita e che perdura nella sua eredità spirituale.

 

In vista della beatificazione

Il presunto miracolo presentato dalla postulazione corrisponde alla guarigione della signora Thérèse, nata nel 1934. A partire dal 1983 circa, cioè dall’età di 50 anni, iniziò a soffrire di forti dolori al ginocchio destro che le impedivano di camminare e muoversi normalmente, al punto che nel 2001 fu costretta a utilizzare una sedia a rotelle in molte occasioni. Dopo diverse visite mediche, le fu diagnosticata “un’artrosi di quarto grado con spondilolistesi ed ernie avanzate di quarto grado”, un disturbo che sembrava irreversibile e incurabile senza un intervento chirurgico a cui la signora Thérèse si oppose fin dall’inizio.

Intorno all’anno 2009, sua figlia gli chiese di cercare un quaderno che aveva lasciato in casa, e quando lo cercò trovò un piccolo libretto con la biografia del futuro beato. Fu allora che si ricordò che da bambina aveva sentito sua madre parlare di Padre Béchara, che aveva la reputazione di guarire i malati, e che lo avevano persino visto in un’occasione in cui aveva dato loro la sua benedizione. In una notte di particolare dolore, si affidò a lui, baciando con fervore la foto apparsa sul libretto e decide di smettere di prendere antidolorifici. Il giorno seguente, al risveglio, iniziò a camminare senza alcun ausilio e senza avvertire dolore. Da allora la donna condusse una vita “perfettamente sana”, deambulando autonomamente.