Cayré, Cendrier, Vallée, Mestre e 46 compagni

Cayré, Cendrier, Vallée, Mestre e 46 compagni

(† 1944 - 1945)

Beatificazione:

- 13 dicembre 2025

- Papa  Leone XIV

- Parigi

Religiosi, seminaristi e fedeli laici uccisi tra il 1944 e il 1945 in odio alla fede; durante la dominazione nazista, molti sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle associazioni cattoliche seguirono gli operai francesi in territorio tedesco per poter fornire loro sostegno morale e spirituale. Vennero arrestati per attività sovversiva contro il Terzo Reich e torturati. La maggior parte morì nei campi di concentramento, altri persero la vita a causa delle sofferenze subite

  • Biografia
  • I martiri
  • omelia nella beatificazione
« Je suis tout tranquille… car je vais à Jésus-Christ »

 

E’ la beatificazione di cinquanta vittime della persecuzione religiosa perpetrata dalla polizia nazista, diretta contro l’apostolato cattolico organizzato in diverse regioni della Germania tra i lavoratori requisiti dal governo di Vichy per il Servizio del Lavoro Obbligatorio (STO) in Germania. Tra il 1939 e il 1945, il Terzo Reich impiegò forzatamente 13-14 milioni di persone, costringendole a lavorare. Erano lavoratori civili stranieri giunti in Germania volontariamente o sotto costrizione, o che lavoravano in uno dei Paesi occupati (circa 8,4 milioni); prigionieri di guerra (circa 4,6 milioni); prigionieri nei campi di concentramento, nei campi di “rieducazione attraverso il lavoro” o nei ghetti ebraici (circa 1,7 milioni).

La requisizione dei lavoratori francesi, che mirava a mettere a disposizione della Germania la forza lavoro richiesta, sollevò il problema dell’assistenza spirituale ai lavoratori francesi in Germania. Fin dal loro arrivo nel Reich, un certo numero di giovani della JOC, in linea con il loro precedente impegno, si preoccupò di prendere varie iniziative tra i loro compagni, spesso con l’aiuto del clero tedesco o di congregazioni religiose. A loro si unirono anche i prigionieri di guerra, che condivisero la loro vita. Questo apostolato spontaneo prese gradualmente forma con l'arrivo dei sacerdoti nel 1943.

Ma questo lavoro apostolico attirò l'attenzione della polizia nazista, che beneficiò della collaborazione attiva dei servizi francesi. Dal settembre al novembre 1943 furono condotte indagini per identificare i gruppi, le loro origini, i loro capi, i loro membri, le loro attività, i loro progetti, ecc. Le informazioni raccolte portarono all'ordine che prendeva di mira l'intero apostolato cattolico francese. Questo ordine, emesso da Ernst Kaltenbrunner, che dal gennaio 1943 era a capo dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich (RSHA), fu seguito da due circolari applicative del 15 dicembre 1943, una tedesca e l'altra francese. Seguirono arresti in diverse regioni della Germania tra il gennaio 1944 e il gennaio 1945.

 

I Martiri

 I cinquanta martiri erano di età, origine, condizione e vocazione molto diverse:

1) Dieci sacerdoti, di quelli che avevano risposto all'appello del cardinale Suhard, circa venti furono rimandati in Francia. Ma tre furono arrestati con un rapporto su di loro e inviati nei campi di concentramento dove morirono: Il gesuita Victor Dillard; l'abbé Pierre de Porcaro, della diocesi di Versailles; l'abbé René Giraudet, della diocesi di Luçon.

La maggior parte dei sacerdoti trasformati in lavoratori civili fu rimandata nei campi di prigionia da cui proveniva. Ma due furono inviati nei campi di concentramento: L'abbé Maurice Rondeau, della diocesi di Meaux e l'abbé Pascal Vergez, della diocesi di Tarbes.

Nonostante la protezione della Convenzione di Ginevra, anche quattro sacerdoti prigionieri di guerra, che avevano sviluppato diverse relazioni con lavoratori civili, furono inviati nei campi di concentramento: L’abbé Raymond Cayré, della diocesi di Albi; Abbé Jules Grand, della diocesi di Le Puy; Abbé Antoine Charmet, della diocesi di Saint-Étienne; Abbé Jean Batiffol, della diocesi di Parigi. Un sacerdote di origine canadese, l'abbé Louis Doumain, della diocesi di Viviers, è stato condannato per aver detto messa.

2) Tre seminaristi e quattro studenti di teologia. Tutti loro, colpiti dalla legge del 16 febbraio 1943 che istituiva il Servizio di Lavoro Obbligatorio, avevano trasformato questo requisito in un apostolato attivo con coloro con cui vivevano. I seminaristi erano: Roger Vallée, della diocesi di Séez; Jean Tinturier, della diocesi di Bourges Bourges; Jean Duthu, della diocesi di Clermont-Ferrand. Gli studenti di teologia sono quattro francescani: Gérard Cendrier, André Boucher, Paul Le Ber e Joseph Paraire.

3) Trentatré laici, tra cui diciotto membri della Gioventù Operaia Cattolica: sono Jean Mestre, di Parigi; Bernard Lemaire e Maurice Grandet di Le Havre; Fredo Dall'Oglio, di Parigi; André Parsy, di Roubaix; Colbert Lebeau, di Châtellerault; André Vallée, di Mortagne; Eugène Lemoine, di Saint-Brieuc; René Rouzé di Livry-Gargan; Marcel Touquet, di Clichy; Lucien Croci, di Parigi; Henri Marrannes, di Parigi; Jean Perriolat, di MarcelValence; Camille Millet, di Ivry-sur-Seine; Louis Pourtois, di Besançon; René Ponsin, di Pontoise; Henri Euzenat, di Magenta; Marcel Carrier, di Parigi.

Ci sono anche quattordici scout: Joël Anglès d'Auriac, di Tolone; Robert Beauvais, di Parigi; Gaston Raoult, di Le Havre; Robert Défossez, di Cambrai; Louis Didion, di Ghyvelde; Jean Lépicier, di Angers; Robert Saumont, di Rouen; Maurice-Philippe Bouchard, di Digione; Raymond Louveaux, di Vincennes; Bernard Morizot, di Avallon; Bernard Perrin, di Lione; Jean Préhu, di Laval; René Boitier di Faremoutiers; Jean Bernier, di Verdun. Infine, un altro laico, Jean Chavet, di Saint-Étienne.

Al momento del decesso, l'età media dei sacerdoti era di 36 anni, i seminaristi e gli studenti erano tutti intorno ai 24 anni e l'età media dei laici era di 24 anni. Cinque di questi ultimi erano sposati; di molti non si conoscevano i figli; uno di loro, Marcel Carrier, aveva tre figli.

Il punto di partenza di questa Causa risale a un’iniziativa del 1982, promossa da Mons. Charles Molette (1918-2013), storico, presidente degli Archivisti della Chiesa di Francia, che si era impegnato a raccogliere, in vista del quarantesimo anniversario (1983) dell’ordinazione della sua classe, a trovare informazioni sui confratelli scomparsi. In questa occasione scoprì che uno di loro, Jean Tinturier, originario di Vierzon, apparteneva a un gruppo di responsabili dell’apostolato organizzato all’interno del Servizio del Lavoro Obbligatorio, in Turingia, negli anni 1942-1944, arrestati per la loro attività cattolica e morti in un campo di concentramento.

Partendo dal caso di Tinturier, Mons. Molette fu portato, poco alla volta, a identificare i membri del gruppo di Turingia. Risultava che fossero stati tutti arrestati in un arco di tempo molto breve, nell’aprile 1944, che fossero stati riuniti nella stessa prigione, persino nella stessa cella, e che tutti avessero dovuto firmare lo stesso motivo di condanna, che li aveva condotti nei campi di concentramento: «Per la sua azione cattolica nei confronti dei compagni francesi durante il Servizio del Lavoro Obbligatorio, è stato un pericolo per lo Stato e per il popolo tedesco».

Inizialmente la Causa comprendeva 43 martiri; ulteriori ricerche portarono al numero di 50.

La parte più importante delle prove corrisponde a testimonianze scritte raccolte negli archivi. Il primo gruppo di testimonianze risale all'immediato dopoguerra, provengono da compagni dei martiri tornati dalla Germania. Una seconda serie di testimonianze è data dalle risposte al sondaggio lanciato all'apertura della Causa. A queste due serie di testimonianze scritte vanno aggiunte le trascrizioni delle udienze degli undici testimoni chiamati a deporre nella prima fase della Causa. Tutti conoscevano uno o più martiri. Queste testimonianze, sono state allegate alla nuova inchiesta diocesana come documenti supplementari.

 

Il martirio

-Renania: I membri del primo gruppo furono arrestati tra il 12 e il 27 luglio 1944: il 12 luglio l'abbé Jules Grand; il 13 luglio i quattro francescani (Gérard Cendrier, Paul Le Ber, Louis Paraire, Xavier Boucher), oltre a Bernard Morizot e Jean Lépicier; il 18 luglio Louis Didion; il 21 luglio Bernard Lemaire e Maurice Grandet; il 27 luglio Robert Saumont. I membri del secondo gruppo furono arrestati tra il 7 e il 22 agosto 1944: il 7 agosto Jean Bernier e gli abati Raymond Cayré e Maurice Rondeau; l'8 agosto l'abate Antoine Charmet, Robert Défossez e René Boitier; il 15 agosto Jean Préhu; il 22 agosto Raymond Louveaux e Maurice-Philippe Bouchard.

Tre arresti possono essere collegati a questo gruppo. Il primo è quello di René Ponsin, membro della Joc considerato il più importante attivista dell'azione cattolica a Colonia, il cui arresto, il 23 settembre 1943, avvenne, in un momento in cui si moltiplicavano le indagini sulle attività degli attivisti cattolici e si verificavano i primi arresti di sacerdoti clandestini. Non lontano da Colonia, a Wuppertal, padre Victor Dillard, reclutato come volontario, svolse l'apostolato tra i lavoratori francesi che lo portò all'arresto il 22 aprile 1944 e alla deportazione a Dachau. Infine, nella regione, l'ultima vittima fu lo scout Gaston Raoult, arrestato il 9 settembre 1944; lavorava in una fabbrica nel bacino della Ruhr e fu imprigionato nella prigione centrale di Dortmund prima di essere inviato al campo di concentramento di Buchenwald.

Sulla morte di ciascuno di questi: Jules Grand (1905-1945), che era sacerdote della Diocesi di Le Puy nel 1931, morì nel campo di concentramento di Buchenwald. Raymond Cayré (1915-1944), sacerdote dal 1940, morto di tifo nel campo di concentramento di Buchenwald. Maurice Rondeau (1911-1945) sacerdote della Diocesi di Reims nel 1936, che era stato internato nel campo di concentramento di Buchenwald, morí di sfinimento all’ospedale di Cham (Baviera). Antoine Charmet (1906-1945), sacerdote per l’Arcidiocesi di Lione nel 1932, morì di tubercolosi nel campo di concentramento di Buchenwald. Il francescano Gérard Cendrier (1920-1945), morì internato nel campo di concentramento di Buchenwald. Il suo confratello, Paul Le Ber (1920-1945), morì anche nel campo di concentramento di Buchenwald, e la stessa fine ebbero anche i francescani André Boucher (1920-1945) e Joseph Paraire (1919-1945), quest’ultimo internato nel campo di concentramento di Buchenwald e morto in un convoglio della morte. Victor Dillard (1897-1945), sacerdote gesuita, morì nel campo di concentramento di Dachau. Anche Jean Préhu (1920-1945), scout, morì nel campo di concentramento di Dachau. René Ponsin (1923-1945), venditore, morì internato nel campo di concentramento di Buchenwald. Gaston Raoult (1921-1945), scout, morì di sfinimento nella miniera di potassio di Bad Salzungen. René Boitier (1917-1945), garzone di macellaio e scout, sposato, internato nel campo di concentramento di Buchenwald, quindi a Dachau, morí di sfinimento due giorni dopo la liberazione del campo. Raymond Louveaux (1913-1944), anch’egli macellaio e scout, sposato, venne internato nel campo di concentramento di Buchenwald e morì durante un convoglio della morte. Un altro scout, Maurice-Philippe Bouchard (1916-1944), internato nel campo di concentramento di Buchenwald, morì durante un convoglio della morte. Robert Défossez (1920-1945), anch’egli scout, sposato per procura, era internato nel campo di concentramento, dove morì di setticemia. Nello stesso campo di Buchenwald, Bernard Morizot (1924-1945), impiegato e scout, venne fucilato. Morì nello stesso campo anche Jean Lépicier (1921-1945) e Bernard Lemaire (1920-1944), apprendista falegname, che era fidanzato, morto di tifo durante la prigionia. Ebbe la stessa fine Maurice Grandet (1920-1944). Sempre a Buchenwald morivano Louis Didion (1917-1945), studente e scout, e Robert Saumont (1919-1945), lavoratore civile, morto di sfinimento durante l’evacuazione del campo nel 1945. Infine, Jean Bernier (1920-1945), scout, morì anch’egli di sfinimento all’ospedale di Emmendingen, dopo la liberazione del campo di concentramento di Dachau.

-Sassonia-Anhalt e Sassonia: Gli arresti avvennero tra settembre e dicembre 1944 e coinvolsero otto Servi di Dio. In Sassonia-Anhalt, tra il 13 settembre e il 4 ottobre, gli arresti riguardarono dapprima i leader della YCW e i loro cappellani: Colbert Lebeau il 13 settembre, l'abbé Louis Doumain il 19 settembre, l'abbé Pascal Vergez il 20 settembre, Eugène Lemoine il 30 settembre e André Parsy il 4 ottobre. Due giovani appartenenti a gruppi legati all'Abbé Vergez furono poi arrestati: il Jociste Jean Chavet il 2 novembre 1944 e lo Scout Bernard Perrin il 18 dicembre 1944. Tutti furono incarcerati nella prigione di Halle, prima di essere inviati a Zöschen per i primi cinque e a Mauthausen per gli ultimi due. In Sassonia, l'Abbé Pierre de Porcaro fu arrestato l'11 settembre 1944, imprigionato a Dresda e poi inviato a Dachau. Era partito come cappellano dei lavoratori su richiesta del suo vescovo e a Dresda guidava quindici gruppi di studio tra i lavoratori che aveva creato.

L’abbé Louis Doumain (1920-1944), era sacerdote della diocesi di Viviers, morì nel campo di concentramento di Zöschen. Pascal Vergez (1910-1944), ordinato sacerdote per la diocesi di Tarbes nel 1935, morì di tifo nel campo di concentramento di Zöschen. Eugène Lemoine (1920-1945), apprendista falegname, morì nel campo di concentramento di Zöschen. André Parsy (1922-1944), impiegato, internato nel campo di concentramento di Zöschen, morì invece a Trebitz. Jean Chavet (1922-1945), ingegnere chimico, internato nel campo di concentramento di Mauthausen, morì di tifo nello stesso campo. Lo scout Bernard Perrin (1921-1945), internato nel campo di concentramento di Mauthausen, morì a Gusen. Pierre de Porcaro (1904-1945), ordinato sacerdote per la diocesi di Versailles nel 1929, morì di tifo nel campo di concentramento di Dachau. Infine, Claude-Colbert Lebeau (1922-1945), impiegato di banca, morì nel campo di concentramento di Zöschen.

-Turingia: Oltre al già Beato Marcel Callo, che apparteneva a questo gruppo, otto altri leader furono arrestati tra il 1° e il 19 aprile 1944, erano Roger e André Vallée il 1° aprile, Jean Lecoq (l'unico a tornare vivo) il 9 aprile e Marcel Carrier il 17 aprile. Quanto a Louis Pourtois, Henri Marrannes, Jean Tinturier e Camille Millet, furono tutti arrestati lo stesso giorno (contemporaneamente a Marcel Callo), il 19 aprile, in città diverse.

Della loro morte sappiamo che Roger Vallée (1920-1944), seminarista della Diocesi di Sées, morì nel campo di concentramento di Mauthausen. Suo fratello André Vallée (1919-1945), apprendista tipografo, membro della JOC., morì invece nel campo di concentramento di Flossenbürg. Louis Pourtois (1919-1945), apprendista commercialista, morì nel campo di concentramento di Mauthausen. Henri Marrannes (19231945), apprendista in meccanica, morì nel campo di concentramento di Zwickau. Jean Tinturier (1921-1945), seminarista della Diocesi di Bourges, morì nel campo di concentramento di Mauthausen. Camille Millet (1922-1945), giardiniere, morì nel campo di concentramento di Flossenbürg. Marcel Carrier (1922-1945), sposato con tre figli, morì a Neustadt durante la marcia della morte.

-Berlino: L'apostolato venne interrotto con l'arresto degli otto dirigenti del distretto dell'Azione Cattolica del nord-est, tra cui due vittime: Alfredo Dall'Oglio il 10 giugno e l'abbé Giraudet il 12 giugno. Gli ultimi apostoli francesi nella regione di Berlino che non sarebbero tornati furono arrestati nell'agosto 1944: Robert Beauvais il 9 agosto nel sud di Berlino, Marcel Touquet il 25 agosto a capo del settore nord-occidentale di Berlino e Lucien Croci il 26 agosto a capo del settore sud-occidentale.

Sulla fine di queste martiri sappiamo che René Giraudet (1907-1945) era parroco nella diocesi di Luçon, fu internato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e morì colpito da tifo. Alfredo Dall’Oglio (1921-1944) era nato nella provincia di Trento e naturalizzato francese nel 1938; fidanzato, morì nel campo di concentramento di Berlin-Wühlheide. Robert Beauvais (1922-1945), scout, morì nel campo di concentramento di Neuengamme. Marcel Touquet (1914-1945), era sposato e venne internato nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove morì durante un convoglio della morte. Infine, il Servo di Dio Lucien Croci (1919-1945), tipografo e scout, morì nel campo di Barth.

-Brunswick: Due martiri appartengono a questa regione, il membro della Joc Jean Mestre (1924-1944), tornitore, arrestato nel marzo 1944 e morto il 5 maggio seguente, e Jean Duthu (1921-1945), arrestato il 20 giugno 1944, era seminarista della Diocesi di Clermont Ferrand e morì nel campo di concentramento di Flossenbürg.

-Slesia: qui un comitato regionale YCW raggruppava tre federazioni (Alta Slesia, Slesia Centrale e Bassa Slesia). Gli arresti sono avvenuti mentre le truppe sovietiche avanzavano. Jean Perriolat, impiegato, fidanzato, fu arrestato il 26 novembre 1944 e inviato a Gross-Rosen e poi, di fronte all'avanzata russa, a Mauthausen, dove morì. Poi, René Rouzé, fu arrestato il 4 dicembre. Inizialmente inviato a Gross-Rosen, fu indirizzato al campo di Dora-Mittelbau, a seguito dell'avanzata militare sovietica, e lì morì prima della fine della guerra.

-Tre regioni contano un solo martire: in Baden-Württemberg: il membro della Joc, Henri Euzenat, arrestato il 29 gennaio 1944; nella regione dei Sudètes, che era annessa al Reich, lo scout Joël Anglès d'Auriac fu arrestato il 10 marzo 1944; infine, in Austria, anch’essa annessa, l'abbé Jean Batiffol, un ufficiale prigioniero che era diventato cappellano militare negli ospedali di Graz nel luglio 1943, aveva esteso il suo ministero ai lavoratori requisiti. Fu arrestato dopo essere stato ferito durante un bombardamento il 18 dicembre 1944. Imprigionato a Graz, fu inviato a Mauthausen.

Di questi tre, Henri Euzenat (1920-1945), apprendista ferroviere, morì nel campo di concentramento di Dachau. Joël Angles d’Auriac (1922-1944), scout, venne decapitato a Dresda. Infine, Jean Battifol (1907-1945), sacerdote dell’Arcidiocesi di Parigi, morì nel campo di concentramento di Mauthausen.

Sono riuniti i diversi modi di vivere in fedeltà alla fede cristiana di fronte all'ideologia nazista: sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici sposati o celibi, raggruppati in vere e proprie cellule ecclesiali clandestine al servizio dell'apostolato ai lavoratori francesi chiamati per l'STO. Rispondendo alla richiesta, lo fece con generosità. I sacerdoti, fedeli al loro ministero sacerdotale, accettarono la pericolosa missione affidata loro dal loro vescovo. Gli scout e i ragazzi della JOC e della JEC intendevano la loro presenza nella STO come il compimento della loro promessa o l'estensione della loro azione cattolica.

Si può affermare l’accettazione della morte con rassegnazione cristiana. La generosità della loro donazione all’apostolato in quelle terre straniere e il coraggio nel professare la fede senza indugi ci dicono che sono rimasti in questo atteggiamento fino alla fine.

Quanto all’odium fidei: In Francia, l'anticristianesimo del nazismo fu particolarmente evidenziato da alcuni combattenti cattolici della resistenza. La campagna “Francia, attenzione a non perdere la tua anima” portò al primo dei Cahiers de Témoignage chrétien clandestini, un organo della resistenza spirituale guidato dai gesuiti di Lione della comunità di Fourvière. La “resistenza spirituale” ha avuto origine in Germania a causa del tentativo di Hitler di unificare le chiese protestanti introducendo principi razziali e antisemiti.

In questo ambiente sorge la generosità sia dei chierici sia dei laici per difendere attraverso l’apostolato la fede cristiana, aiutando coloro che si possono trovare più a rischio. In ciascuno di questi martiri si trova un chiaro amore verso Dio e la Chiesa, e anche un amore attivo verso il prossimo, che li portò a essere coinvolti in un apostolato molto pericoloso. I primi arresti di sacerdoti clandestini avvennero nell’estate 1943 e continuarono fino all'autunno, e ad esse dobbiamo aggiungere anche quelle dei laici (membri dell’Azione Cattolica, Scout). Troviamo nel loro arresto e successiva morte una motivazione prevalente contraria alla fede che loro rappresentavano.

Il popolo di Dio capì rapidamente la portata della morte di tutti questi fedeli cristiani e li considerò autentici martiri, anche se motivi di opportunità ritardarono la loro Causa di beatificazione. Tuttavia, la fama di martirio apparve spontanea fin dall’inizio. Più debole invece la fama di segni, il che trova spiegazione nella difficoltà dei fedeli per poter visitare la tomba dei martiri, che in questo caso non è possibile per molti di questi martiri.

 

Dati biografici essenziali

Gruppo 1, Cologne-Rhénanie

1. Gérard Cendrier (Fra Gerard-Martin), O.F.M., nasce a Parigi il 16 giugno 1920, è battezzato a Saint-Sulpice il 18 giugno seguente, da ragazzo entra tra gli Scout, nell’ottobre del 1939 lasciando gli studi di legge comincia il Noviziato tra i Frati Minori, dove emette la Professione Semplice. Parte alla volta di Köln per il STO il 17 settembre 1943 e qui viene arrestato il 13 luglio 1944. Muore ad Halberstadt il 24 gennaio 1945 a 24 anni.

2. Paul Le Ber (Fra Roger), O.F.M., nasce il 1° aprile 1920 a Landivisiau, dove riceve il Battesimo il 4 aprile seguente. Dopo il Seminario Minore Francescano, entra in Noviziato nel 1939 ed emette la Professione Semplice il 17 dicembre 1940, venendo inviato a studiare a Carrièressous-Poissy. Il 17 settembre 1943 è inviato a Köln con il STO, dove viene arrestato il 13 luglio 1944. Muore il 12 aprile 1945 durante l’evacuazione (Todesmärsche) di Buchenwald a 25 anni.

3. Joseph Paraire (Fra Louis), O.F.M., nasce a Vincennes il 2 dicembre 1919, entra nel Noviziato di Amiens il 25 agosto 1939 e Professa il 25 marzo 1942. Il 17 settembre 1943 è inviato con la STO a Köln, dove viene arrestato il 13 luglio 1944. Muore il 26 aprile 1945 nella triste evacuazione di Buchenwald a 25 anni.

4. André Boucher (Fra Xavier), O.F.M., nasce a Cheniménil il 3 agosto 1920, dove riceve il Battesimo il 7 agosto successivo. Il 17 settembre 1940 veste l’abito entrando nel Noviziato dei Frati Minori di Kermabeuzen (Quimper), emettendo dopo un anno la Professione Semplice. Nell’agosto del 1943 è reclutato dal STO e condotto nei pressi di Köln. Muore a Halberstadt il 15 marzo 1945 a 24 anni.

5. Bernard Morizot, Laico, nasce a Avallon il 2 aprile 1924 e riceve il Battesimo l’8 giugno seguente. Attivo nella Comunità Cristiana del luogo, è impegnato nella società sportiva cattolica (Jeune Garde Avallonaise) e nella Scuola VOTO V 85 Saint-Joseph. A 19 anni, nel marzo del ’43 è inserito nel STO e trasferito a Köln-Ossendorf. Muore il 20 aprile 1945 durante l’evacuazione di Buchenwald a 21 anni.

6. Jean Lépicier, Laico, nasce a Feneu il 23 aprile 1921 e riceve il Battesimo quattro giorni dopo. Trasferito ad Angers, dove lavora in pasticceria, frequenta la Parrocchia di Notre-Dame dove nel 1938 aderisce alla JOC. Il 23 marzo 1943 è ingaggiato nel STO e condotto a Köln. Muore ad Halberstadt il 20 marzo 1945 a 23 anni.

7. Bernard Lemaire, Laico, nasce a Gonneville-la-Mallet il 27 luglio 1920 e battezzato nella locale Parrocchia il 3 agosto successivo. Si trasferisce con la famiglia a Le Havre, divenendo falegname. È coinvolto nell’attività dell’Abbé Varignon nella creazione della nuova Parrocchia e nel ’38 aderisce alla JOC, fondando la sezione della Parrocchia, divenendo Tesoriere dipartimentale e membro federale. Viene prima ingaggiato nell’Organisation Todt (OT) per essere inquadrato nel STO e partendo il 20 luglio 1943 per i paraggi di Köln (Dellbrük e Bayenthal). Muore l’11 ottobre 1944 a Buchenwald a 24 anni.

8. Maurice Grandet, Laico, nasce a Le Havre il 3 aprile 1920, ricevendo il Battesimo il 22 agosto successivo nella Chiesa di Sainte-Cécile. Nel ’38 aderisce alla JOC divenendo dirigente del gruppo parrocchiale. Verso la fine del 1942 è ingaggiato dall’OT e parte per il STO il 20 luglio successivo per Köln. Muore il 12 ottobre 1944 a Buchenwald a 24 anni.

9. Louis Didion, Laico, nasce a Ghyvelde il 2 maggio 1917, dove riceve il Battesimo il 6 maggio successivo. Frequenta gli Scout vicini al Servo di Dio Jean Bernier, pronunciando la relativa promessa. Come lavoratore partecipa all’apostolato nei campi di prigionia, legato agli Abbés Roger Pannier e Edmond Cléton, e per questo il 18 luglio 1944 viene arrestato. Muore il 16 febbraio 1945 a Buchenwald a 27 anni.

10. Robert Saumont, Laico, nasce a Oissel il 18 gennaio 1919 e viene battezzato sub conditione il 17 maggio successivo. Come prigioniero vieni inviato a Köln allo Stalag VI G nel 1940, dove dal ’42 si avvicina sempre più ai gruppi più religiosi animati dagli Scout, divenendo un animatore e venendo dichiarato “prisonnier transformé” il 28 agosto 1943: il 16 gennaio 1944 fa la sua promessa tra gli Scout. Dopo diversi arresti, muore il 9 aprile 1945 ad Halberstadt a 26 anni.

11. Maurice Rondeau, Presbitero Diocesano (Reims), nasce a Neuwy il 25 agosto 1911 dove viene battezzato il 29 ottobre successivo. Trasferito con la famiglia a Rebais, sarà ordinato a Meaux il 29 giugno 1936. Cappellano militare con l’inizio della guerra, è fatto prigioniero ed inviato a Duisdorf (Bonn) nell’estate del ’40: nello Stalag VI la sua personalità spirituale diviene un punto di riferimento. Trasformatosi in lavoratore civile per il STO, saluta il campo, per dedicarsi ai lavoratori. Arrestato dalla Gestapo il 7 agosto 1944, muore il 3 maggio 1945 a Cham a 33 anni.

12. Jules Grand, Presbitero Diocesano (La Puy), nasce a SaintJulien-Chapteuil il 4 novembre 1905 e riceve il Battesimo l’indomani. Entrato nel Seminario di La Puy, è ordinato il 29 giugno 1931. Richiamato alle armi nel settembre del ’39 come Sergente Maggiore, il 21 giugno 1940 è fatto prigioniero e internato prima a Neuf-Brisach per essere portato allo Stalag VI G come Cappellano. Arrestato il 12 luglio 1944 muore il 16 gennaio 1945 a Buchenwald a 39 anni.

13. Jean Bernier, Laico, nasce a Haironville il 24 giugno 1920 e viene battezzato il 5 luglio successivo. Arruolatosi nel ’38 il 17 giugno 1940 viene catturato ed inviato a Köln, dove diviene il braccio destro del Padre Pierre Harignordoquy: scoperti gli Scout fa la sua promessa il 6 settembre 1942. Il 3 ottobre dell’anno successivo manifesta di sentirsi chiamato al Presbiterato, ma è arrestato il 6 agosto 1944 dalla Gestapo e muore il 17 giugno 1945 a Emmendinger a 25 anni.

14. Raymond Cayré, Presbitero Diocesano (Albi), nasce a Puylaurens il 24 dicembre 1915 e viene battezzato otto VOTO V 87 giorni dopo. Entrato nel Seminario Minore di Castres per poi passare a quello di Albi, dopo il servizio di leva viene ordinato Presbitero il 28 gennaio 1940. Già nel mese di giugno è fatto prigioniero e condotto nello Stalag VI G di Bonn, svolgendo l’ufficio di Cappellano. Arrestato dalla Gestapo il 7 agosto 1944, muore il 22 ottobre 1944 a Buchenwald a 28 anni.

15. René Boitier, Laico, nasce a Faremoutiers l’8 marzo 1917 dove riceve il Battesimo il 15 aprile successivo. Dopo gli studi primari si trasferisce a Parigi, dove lavora presso la macelleria del padre, frequentando la Parrocchia SaintFrançois-Xavier. Mobilitato nel ’39, durante un permesso sposa Marielle il 25 marzo 1940, tre mesi prima di essere arrestato. Nello Stalag VI F entra in relazione con gli Scout e nel maggio del ’42 ne diviene aspirante per fare la propria promessa nella Celebrazione Eucaristica dell’agosto 1943. L’8 agosto dell’anno successivo viene arrestato e muore il 1° maggio 1945 a Dachau a 28 anni.

16. Robert Défossez, Laico, nasce a Cambrai il 3 giugno 1920 dove viene battezzato il 13 giugno seguente. Arruolato nell’artiglieria agli inizi del conflitto, viene fatto prigioniero nel maggio del ’40 per essere tradotto nello Stalag VI G: con la benedizione di Padre Harignordoquy sposa civilmente per procura Alfreda Pétasse. Nel retro di una foto scrive di aver fatto la promessa tra gli Scout. Arrestato l’8 agosto 1944, muore il 17 gennaio 1945 a Buchenwald a 24 anni.

17. Jean Préhu, Laico, nasce a Laval il 27 marzo 1920 e vi viene battezzato il 22 aprile successivo. Si arruola il 13 ottobre 1938 e nel giugno del ’40 viene fatto prigioniero presso Strasbourg per essere inviato negli Stalag di Bonn. Chiedendo di far parte degli Scout, viene ammesso alla promessa. Arrestato l’8 agosto 1944, muore il 27 aprile 1945 durante l’evacuazione di Buchenwald a 25 anni.

18. Maurice-Philippe Bouchard, Laico, nasce a Nantes il 17 marzo 1916 dove è battezzato due giorni dopo. Trasfe- 88 II – Voti dei Consultori Teologi ritosi a Dijon, si arruola nel ’36 ed è fatto prigioniero a Desvres il 23 maggio 1940 per essere inviato a Bonn. Nel febbraio del ’44 diviene “maestro di cappella” ossia animatore delle Celebrazioni Eucaristiche. Entrato tra gli Scout Routiers, viene arrestato il 22 agosto 1944 e muore il 12 aprile 1945 durante l’evacuazione di Buchenwald a 29 anni.

19. Raymond Louveaux, Laico, nasce ad Aubervilliers il 12 aprile 1913 dove viene battezzato il 15 giugno seguente. Entrato tra gli Scout di Saint-Mandé vi riveste ruoli di responsabilità. Il 23 novembre 1936 sposa Denise Ménardeau, che gli darà una figlia. Mobilitato nel 1939 l’anno successivo viene ferito e catturato, per essere tradotto a Bonn, dove nello Stalag VI G continua la sua attività di animatore degli Scout. Arrestato il 22 agosto 1944, muore il 12 aprile 1945 durante l’evacuazione di Buchenwald a 32 anni.

20. Antoine Charmet, Presbitero Diocesano (Lyon), nasce a Saint-Martin-la-Plaine il 25 dicembre 1906 dove viene battezzato quattro giorni dopo. Mentre studia teologia al Seminario di Lyon svolge il servizio di leva e viene ordinato il 29 giugno 1932 per cominciare gli studi in Lettere. Il 4 settembre 1939 viene mobilitato e il 21 giugno successivo viene fatto prigioniero e tradotto allo Stalag VI G nei pressi di Bonn, per fungere poi da Cappellano e Infermiere a Köln: con il bombardamento del 31 maggio ’42 torna a Bonn. Arrestato l’8 agosto del ’44, muore il 2 aprile 1945 a Buchenwald a 39 anni.

21. René Ponsin, Laico, nasce a Cœuvres-et-Valsery il 30 settembre 1923 dove viene battezzato il successivo 11 novembre. Lavorando in una drogheria sembra appartenere alla JOC. Nel ’42 parte per la Germania e durante un permesso il 12 giugno 1943 sposa Lucienne Vigneron che gli dà una figlia. Nello Stalag VI G di Köln-Deutz partecipa sempre alla Messa domenicale ed alle riunioni dell’Azione Cattolica. Divenuto prigioniero “transformé” viene arrestato il 23 settembre 1943 e muore il 22 aprile 1945 durante l’evacuazione di Buchenwald a 21 anni.

22. Victor Dillard, Presbitero S.I., nasce a Blois il 24 dicembre 1897 dove viene battezzato qualche giorno dopo, il 2 gennaio. Volontario nella Grande Guerra, nel novembre del ’19 entra nella Compagnia di Gesù, per la quale è ordinato il 20 giugno 1931: continua gli studi di teologia accompagnandoli con quelli di scienze politiche (in Austria, Regno Unito e Germania) ed insegnando in diversi Collegi. Capitano d’Artiglieria tra il ’39 ed il ’40, è catturato ed imprigionato a Mailly. Mentre viene trasferito in Germania riesce a saltare dal treno e recarsi a Vichy, dove potrà continuare la sua missione. Nel marzo del ’43 chiede di partire per il STO accompagnando i religiosi più giovani: può partire solo a fine settembre e il 10 ottobre giunge all’Ospedale di Elbenfeld. Il 14 aprile 1944 viene arrestato, interrogato duramente e inviato a novembre a Dachau dove muore il 12 gennaio 1945 a 47 anni.

23. Gaston Raoult, Laico, nasce a Le Havre il 9 dicembre 1921 ricevendo il Battesimo in articulo mortis il giorno 12. Già nel ’34 entra tra gli Scout emettendo la promessa nel marzo del 1935. Nell’aprile del 1943 è chiamato al STO e trasferito in una officina ad Hagen-Haspe. Il 9 settembre 1944 è arrestato sul posto di lavoro per essere tradotto nelle prigioni di Dortmund, Herne e Buchenwald, dove muore il 16 gennaio 1945 a 23 anni.

 

Gruppo 2, Saxe-Anhalt et Saxe

24. Eugène Lemoine, Laico, nasce a Saint-Brieuc il 6 gennaio 1920 e viene battezzato nella locale Cattedrale cinque giorni dopo. Dopo gli studi elementari presso i Fratelli delle Scuole Cristiane ed al Saint-Charles, preferisce l’apprendistato di falegname all’entrata in Seminario. Aderisce alla JOC nel ’36 divenendone membro molto attivo. Nel marzo del 1943 è assunto nel STO e portato come falegname a Wittenberg – dove fonda subito una sezione della JOC. Viene arrestato il 30 settembre 1944 e muore il 28 febbraio 1945 a Zöschen a 25 anni.

25. André Parsy, Laico, nasce a Roubaix il 24 dicembre 1922 ed è battezzato l’ultimo dell’anno. Diviene operario nell’industria tessile entrando prima nella Jeunesse Independante Chretienne (JIC) e poi nella JOC, divenendone Responsabile parrocchiale nel ’43. Il 12 marzo parte per il STO in Germania, ad Halle, animando lì la comunità JOC. Il 4 ottobre 1944 è arrestato dalla locale Gestapo: muore il 26 dicembre 1944 a Trebitz-Wittenberg a 22 anni.

26. Louis Doumain, Presbitero Diocesano (Viviers), nasce in Canada, a Morinville, il 7 febbraio 1920 dove riceve il Battesimo il 15 febbraio seguente. Con la famiglia arriva in Francia a sei anni ed entra nel Seminario Minore di Aubenas per passare a quello Maggiore di Viviers nell’ottobre del ’36. Nel dicembre del ’41 è naturalizzato francese ed il 19 dicembre 1942 è ordinato Presbitero. Reclutato dal STO nel luglio del ’43 viene inviato a Bitterfeld, dove viene arrestato per la sua attività apostolica il 19 settembre dell’anno successivo: muore il 20 dicembre 1944 a Zöschen a 24 anni.

27. Claude-Colbert Lebeau, Laico, nasce a Paizay-le-Sec il 23 ottobre 1922, dove riceve il Battesimo il 14 dicembre seguente. Dopo gli studi diviene impiegato di banca a Châtellerault aderendo alla JOC. L’8 marzo 1943 è reclutato per il STO e trasferito vicino Halle: nel mese di luglio diviene Responsabile dell’Azione Cattolica. Il 13 settembre 1944 viene arrestato dalla Gestapo e muore il 3 gennaio 1945 a Zöschen a 22 anni.

28. Pascal Vergez, Presbitero Diocesano (Tarbes), nasce a Aucun il 17 marzo 1910 venendo battezzato il 3 aprile successivo. Entrato nel Seminario Minore di Saint-Pé-deBigorre e passato a quello Maggiore, avendo ottemperato alla leva, viene ordinato il 2 luglio 1935. Mobilitato nel ’39 viene catturato e tradotto ad Halle e Schkopau. Rifiutando la “transformation” ha modo di svolgere ancora dell’apostolato per essere arrestato il 10 settembre 1944: muore il 12 dicembre 1944 a Zöschen a 34 anni.

29. Bernard Perrin, Laico, nasce a Lyon il 25 febbraio 1921 dove viene battezzato due giorni dopo. Avendo studiato presso i Gesuiti si iscrive all’Istituto di Chimica Industriale dell’Institute Catholique. Manifesta una vocazione al Presbiterato ma gli eventi non permetteranno vi possa rispondere. Chiamato ad essere Chef des Chantiers nell’autunno del ’42 con il STO verrà trasferito dopo qualche mese a Schkopau dove continuerà il suo impegno cristiano anche con gli Scout. Arrestato nel dicembre del ’44, muore il 22 aprile 1945 a Mauthausen-Gusen a 24 anni.

30. Jean Chavet, Laico, nasce a Saint-Étienne il 10 agosto 1922 dove riceve il Battesimo il 13 successivo. Dal ’39 studia Chimica Industriale all’Institut Catholique di Lyon e si inscrive alla Jeunesse Étudiante Chrétienne (JEC). Dopo un anno aderisce al STO e si trasferisce a Schkopau. Assumendo responsabilità nell’organizzazione a favore dei lavoratori francesi, nella baracca 22 di Bruna-Werke, soprannominata la “baracca dei chimici”, riveste un ruolo spirituale molto importante. Qui viene arrestato dalla Gestapo il 2 novembre 1944 e muore il 24 aprile 1945 a Mauthausen a 22 anni.

31. Pierre de Porcaro, Presbitero Diocesano (Versailles), nasce a Dinan il 10 agosto 1904, ricevendo subito il Battesimo in articulo mortis (col rito il 30 novembre). Entrato nel Seminario di Versailles nell’ottobre del ’17, con una pausa per il servizio di leva dal maggio del 1925. Il 29 giugno 1929 viene ordinato. Dopo essere stato Professore di Storia e Maestro di cappella nel Seminario di Grandchamp, a fine 1935 diviene Vicario della Parrocchia di Saint-Germain-en-Laye, dove verrà mobilitato nel 1939. Come Cappellano Militare può rientrare in Parrocchia nell’agosto del ’41, sino alla richiesta del Vescovo, del 16 aprile 1943, che lo vuole Cappellano dei lavoratori francesi in Germania: il 17 maggio arriva a Dresden. Dopo un permesso per curarsi, rientra dalla Francia a fine gennaio ’44 per essere arrestato il seguente 11 settembre: muore il 12 marzo 1945 a Dachau a 40 anni.

 

Gruppo 3, Thuringe

32. Roger Vallée, Seminarista (Sées), nasce a Mortagne-auPerche il 13 maggio 1920 ed è subito battezzato. Figlio del Sacrestano della Parrocchia entra nel ’33 nel Seminario Minore per passare nel 1940 al Seminario di Sées, dove nel ’43 viene reclutato dal STO per giungere a Gotha l’8 agosto di quell’anno. Arrestato dalla Gestapo il 1° aprile successivo, muore il 29 ottobre 1944 a Mauthausen a 24 anni.

33. André Vallée, Laico, nasce come il fratello minore Roger a Mortagne, il 9 novembre 1919, ricevendo il Battesimo due giorni dopo. Non portato per lo studio nel ’34 diviene operaio di una Tipografia ed aderisce alla JOC. Mobilitato nel giugno del ’40 viene fatto prigioniero a Poitiers. Assunto tra i Chantiers de la Jeunesse rientra a Mortagne. Nel novembre 1942 è reclutato dal STO e segue il fratello a Gotha, venendo arrestato insieme a lui dalla Gestapo: muore il 31 gennaio 1945 a Leitmeritz a 25 anni.

34. Henri Marrannes, Laico, nasce a Ferrières-la-Verrerie il 27 giugno 1923 dove riceve il Battesimo il 15 agosto seguente. Dopo gli studi e l’apprendistato di meccanico di macchine da scrivere, comincia a lavorare a Parigi dove aderisce con entusiasmo alla JOC, di cui diviene anche fédéral. Reclutato nel STO è inviato a Gera nel novembre del ’42. Arrestato il 19 aprile 1944, muore il 4 aprile 1945 a Zwickau a 21 anni.

35. Louis Pourtois, Laico, nasce a Besançon il 24 maggio 1919 e riceve il Battesimo il 6 luglio seguente. A tredici anni lascia la scuola e diviene fattorino. Nella sua Parrocchia partecipa alla fondazione del gruppo Cœurs Vaillants. Il 7 dicembre 1942 è reclutato per il STO ed inviato a Eisenach, dove lavora per l’Azione Cattolica. Il 19 aprile del ’44 viene arrestato e muore il 20 aprile 1945 a Mauthausen a 25 anni.

36. Camille Millet, Laico, nasce a Vertus il 20 febbraio 1922 dove viene battezzato il successivo 18 aprile. Partecipando alla Croisade Eucharistique scopre la JOC, nella quale entra ai primi del ’38, divenendo Presidente della sezione d’Ivry-Centre. Per il STO il 21 dicembre 1942 giunge a Erfurt dove continua nel suo apostolato laicale. Viene perciò arrestato dalla Gestapo il 19 aprile 1944 e muore il 15 aprile 1945 a Flossenbürg a 23 anni.

37. Marcel Carrier, Laico, nasce a Parigi il 29 aprile 1922 e viene battezzato il 25 luglio del 1926. Scoperta la JOC ne diviene fédéral. Per evitare ripercussioni sulla famiglia parte con il STO e nell’agosto del ’43 giunge a Weimar. Per la sua fitta corrispondenza il 16 aprile 1944 viene arrestato e muore il 6 maggio 1945 nell’evacuazione di Flossenbürg a 23 anni.

38. Jean Tinturier, Seminarista (Bourges), nasce a Vierzon il 20 febbraio 1921 dove riceve il Battesimo il successivo 27. Entra nel Seminario Minore di Langres e nel ’38 passa al Seminario Maggiore di Issy-les-Moulineaux. Con il STO parte il 21 settembre 1943 per Schmalkalden. Per svolgere il desiderato apostolato si sposta continuamente, attirando l’attenzione della Polizia che lo arresta il 19 aprile 1944: muore il 16 marzo 1945 a Mauthausen a 24 anni.

 

Gruppo 4, Berlino

39. Alfredo Dall’Oglio, Laico, nasce a Borgo Valsugana, in Italia, il 6 luglio 1921, dove è battezzato quattro giorni dopo, ed emigra con la famiglia che si stabilisce a Romainville, inserendosi bene nella vita della Parrocchia. Diviene fattorino in una farmacia ed entra nella JOC, che al momento nella Parrocchia contava solo quattro membri. Reclutato dal STO nel marzo del ’43 è inviato a Berlino dove viene arrestato con altri sette responsabili dell’Azione Cattolica il 9 giugno 1944: muore il 31 ottobre 1944 a Berlino a 23 anni.

40. René Giraudet, Presbitero Diocesano (Luçon), nasce a Luçon il 4 dicembre 1907 e viene battezzato quattro giorni dopo nella locale Cattedrale. Entrato in Seminario nel ’20, prima a Chavagnes-en-Paillers e poi a Luçon, nel dicembre 1931 è ordinato: per motivi di salute rinuncia a divenire Missionario. Nel settembre del ’39 tenta di arruolarsi come Cappellano ma solo con l’appello del Cardinale Suhard può firmare divenendo lavoratore volontario e partire nell’aprile del ’43 per Berlino. Arrestato il 12 giugno 1944, muore il 12 giugno 1945 a Bergen-Belsen-Paris a 37 anni

 41. Robert Beauvais, Laico, nasce a Parigi il 5 ottobre 1922 e battezzato a Saint Merri un mese dopo. Studia presso i Fratelli delle Scuole Cristiane e nell’ottobre del ’36 entra tra gli Scout. Arruolato dal STO il 5 marzo 1943 parte per Berlino, inserendosi tra gli Scout clandestini e la JOC. Arrestato tra il 9 e il 10 agosto 1922, muore il 10 gennaio 1945 a Neuengamme a 22 anni.

42. Marcel Touquet, Laico, nasce a Corrèze il 10 ottobre 1914 e riceve il Battesimo nel settembre 1919. Lavorando come magazziniere, tra il 1940 ed il ’41 entra nella JOC, divenendo pure fédéral. Tra il 1939 ed il ’40 partecipa alla guerra come Sergente a Sedan e nel ’42 sposa Germaine Defrain, che gli darà un figlio: per la sua nascita ed il suo Battesimo ottiene dei permessi per rientrare in Francia da Berlino, dove si trova a lavorare dal febbraio del ’43 (ed anche per operare come informatore per la Resistenza). Arrestato il 25 agosto 1944, muore a fine gennaio 1945 a Bergen Belsen a 31 anni.

43. Lucien Croci, Laico, nasce nella periferia di Parigi il 15 febbraio 1919 e viene battezzato ad Argenton-surCreuse. Impegnato in diversi lavori, nell’agosto del ’40 è mobilitato, per rientrare a Parigi nel febbraio successivo, trovando lavoro come telefonista. Dal novembre del ’36 è nella JOC, partecipando al Pellegrinaggio a Roma del ’37 e divenendo anche Presidente di una Federazione. Reclutato dal STO parte nel giugno del ’43 per Berlino. Arrestato il 26 agosto 1944, muore il 27 marzo 1945 ad Ile de Barth a 25 anni.

 

Gruppo 5, Région de Brunswick

44. Jean Mestre, Laico, nasce a Parigi il 14 luglio 1924 ed è battezzato il 22 seguente. Trova lavoro come tornitore ed entra nella JOC di La Goutte d’Or, mostrandosi innamorato di Gesù Cristo. Il 5 marzo 1943 è arruolato dal STO ed inviato a Brunswick. Arrestato nel marzo del ’44, muore il 4 maggio successivo sempre a Brunswick a 19 anni.

45. Jean Duthu, Seminarista (Clermont Ferrand), nasce a Bordeaux l’11 agosto 1921, ivi ricevendo il Battesimo tre giorni dopo. Nel marzo 1941 entra nel Seminario di Clermont e nel novembre del ’42 viene ammesso ai Chantiers de la Jeunesse del gruppo del Cantal. Reclutato per il STO nel luglio del ’43 parte per Watenstedt: qui viene arrestato il 20 giugno 1944 e muore il 13 maggio 1945 a Flossenbürg a 23 anni.

 

Gruppo 6, Silesie

46. Jean Perriolat, Laico, nasce a Romans il 12 giugno 1920 dove è battezzato il 15 agosto seguente. Svolge diversi lavori e viene introdotto nella JOC divenendone socio attivo, impegnato anche ai Chantiers de la Jeunesse dal 27 marzo 1941. Nel marzo del 1943 è reclutato dal STO e inviato a Hirschberg, dove la Gestapo lo arresterà per la sua attività il 23 novembre 1944: muore il 14 aprile 1945 a Mauthausen a 24 anni.

47. René Rouzé, Laico, nasce a Bombon l’11 gennaio 1922 dove viene battezzato il 30 settembre successivo. Entra nella JOC di Livry mentre si forma a Parigi. Reclutato dal STO lascia Parigi il 27 luglio ’43 per Potsdam e venire poi trasferito, dopo un mese, ad Hirschberg. Arrestato il 4 dicembre 1944, muore il 18 febbraio 1945 a Dora a 23 anni.

 

Gruppo 7, Bade-Wurtemberg

48. Henri Euzenat, Laico, nasce a Blemes il 6 settembre 1920 dove viene battezzato tre giorni dopo. Trasferito con la famiglia a Magenta, studia dai Fratelli delle Scuole Cristiane e viene assunto in una officina di cucito. Aderisce alla JOC l’8 novembre 1940. Reclutato il 4 settembre 1942 il mese dopo è condotto a Karlsruhe, con il fratello George. Il 29 gennaio 1944 viene arrestato e muore il 25 aprile 1945 a Mauthausen-Gusen a 24 anni.

 

Gruppo 8, Sudetes et Autriche

49. Joël Angles d’Auriac, Laico, nasce a Toulon il 25 febbraio 1922 e riceve il Battesimo il 2 marzo successivo. Il 23 marzo 1941 fa la sua promessa tra gli Scout. Arruolato nel STO, il 17 luglio 1943 giunge a Tescher-Bodenbach. Arrestato il 10 marzo 1944 per attività antitedesca viene ghigliottinato il 6 dicembre 1944 a Dresden a 21 anni.

50. Jean Batiffol, Presbitero Diocesano (Paris), nasce a Parigi il 10 aprile 1907 e viene battezzato il 14 aprile successivo. Vicino all’istituzione ecclesiastica per famiglia, entra nel Seminario dei Carmelitani nel 1933 e viene ordinato nel ’38. Chiamato alle armi come Ufficiale d’Artiglieria è catturato il 22 giugno 1940 e trasferito all’Oflag (Offizierslager) VI B di Dössel per passare poi all’Oflag XVIII di Lienz. Nel luglio del ’43 decide di divenire Cappellano dell’Ospedale di Graz, in Austria. Il bombardamento americano del 18 dicembre ’44 lo salva da un arresto immediato, essendo stato ferito: ma a fine gennaio viene condotto nella prigione di Graz. Muore l’8 maggio 1945 a Mauthausen a 38 anni.

 

« Les âmes des justes sont dans la main de Dieu »

Homélie lors de la Béatification des 50 martyrs de l’apostolat

 

Chers confrères,

Chères sœurs,

Chers frères,

 

La première moitié du 20ème siècle entrera dans l’histoire de l’Europe comme le siècle obscur des courages. Aux victimes des deux guerres mondiales s’ajoutent les victimes de la dictature nazie. Mais dans cette obscurité se trouvent des points de lumière, et dès à présent nous pouvons identifier des noms et des visages à quelques-uns de ces points de lumière.

Il s avaient un amour pour Dieu et le Christ. Cet amour les poussa à servir leurs frères partis pour le travail forcé en Allemagne.

Quelques semaines avant la conclusion de cette année jubilaire, et en ce quatre-vingtième anniversaire de la fin de la Deuxième Guerre mondiale, tandis que nous nous préparons à célébrer Noël, notre Pape Léon XIV nous offre la joie de célébrer la « naissance au Ciel » de cinquante Martyrs de l’Apostolat Catholique en Allemagne, qui se sont portés volontaires afin d’assister leurs frères ouvriers réquisitionnés par l’État français.

Ces jeunes catholiques, prêtres, religieux, séminaristes, militants d’Action catholique, scouts, ont tous répondu à l’appel du Cardinal Suhard et de l’abbé Jean Rodhain. Ils avaient souvent entre vingt et trente-cinq ans, et comprirent, avec tant d’autres apôtres anonymes, la détresse spirituelle et morale d’un million cinq-cent-mille jeunes ouvriers français déportés en Allemagne, désormais sans repère religieux, puisque les prêtres allemands avaient l’interdiction d’exercer leur ministère en leur faveur.

Sans la moindre hésitation, Claude-Colbert Lebeau, responsable JOC, affirmait : « Je ne suis pas venu travailler pour l’Allemagne nazie, mais je suis venu apporter à mes frères le secours de la foi en Jésus-Christ ». Ils furent vraiment des « Martyrs de l’Apostolat ». Leur vie et leur activité au service de leurs frères furent une épreuve couronnée par le sacrifice du martyre, ainsi que nous le rappelait le Livre de la Sagesse : « Les âmes des justes sont dans la main de Dieu. Comme l’or au creuset, il les a éprouvés ; comme une offrande parfaite, il les accueille ».

Le Concile Vatican II nous l’enseigne : « Le martyre dans lequel le disciple est assimilé à son maître […] et rendu semblable à lui dans l’effusion de son sang, est considéré par l’Église comme une grâce éminente et la preuve suprême de la charité. Que si cela n’est donné qu’à un petit nombre, tous cependant doivent être prêts à confesser le Christ devant les hommes et à le suivre sur le chemin de la croix, à travers les persécutions qui ne manquent jamais à l’Église » (LG. 42).

En contemplant le témoignage d’amour de ces jeunes hommes provenant d’une trentaine de diocèses, de plusieurs instituts de vie consacrée, de l’Action catholique et du scoutisme, en apprenant à les connaître, à partager leur enthousiasme mais aussi leurs craintes, leurs élans de générosité et leurs souffrances, nous mesurons combien ils ont vécu ces mots de saint Paul dans sa Lettre aux Romains : « Nous mettons notre fierté dans l’espérance d’avoir part à la gloire de Dieu. L’espérance ne déçoit pas, puisque l’amour de Dieu a été répandu dans nos cœurs ».

L’abbé Pierre de Porcaro, prêtre du diocèse de Versailles, écrivait encore séminariste : « Il faut que je devienne un saint. C’est le seul moyen de m’assurer plus tard un ministère fécond. C’est le seul moyen de sauver les âmes. Et puisque tel est mon désir, ma seule passion, il faut que je devienne un saint ». Invité, plus tard, par son évêque à rejoindre les jeunes réquisitionnés du STO, il répondit : « Oui, mon Dieu, j’accepte avec toute la générosité possible, tout, y compris d’en mourir, de mourir sur une terre étrangère, loin de tout, loin de tous ».

Tous, sans exception, ont fait de leur vie, de leur activité, de leur emprisonnement et de leur martyre un service, et quel service ! Ils ont suivi Jésus, en authentiques disciples, mettant leurs pas dans les pas de leur Maître. Cet appel de Jésus dont l’Évangile de saint Jean nous apporte l’écho : « Si quelqu’un veut me servir, qu’il me suive ; et là où moi je suis, là aussi sera mon serviteur. Si quelqu’un me sert, mon Père l’honorera », ils l’ont réalisé dans le sacrifice de leur vie, dans une offrande généreuse. Ainsi, l’abbé Antoine Charmet, prêtre du diocèse de Lyon, aujourd'hui Saint-Étienne, notait dans son testament : « Je m’abandonne à la volonté de Dieu en lui demandant d’y demeurer fidèle en prêtre ».

Au milieu du tourbillon de la guerre et des atrocités inhumaines dont nous avons aujourd’hui une connaissance certaine, ces Martyrs et tous ceux qui ont partagé leur idéal, leur générosité et leur destin, ont manifesté auprès de leurs frères la présence indéfectible de l’amour et de la miséricorde de Dieu. Ils ont ainsi réussi à créer, dans l’enfer des camps, des ilots de paradis, où l’amour parvenait à redonner courage, à panser les plaies du cœur, à secouer l’indifférence, à transmettre sérénité et paix. En témoignait le jeune scout Joël Anglès d’Auriac, décapité à 22 ans, le 6 décembre 1944, après s’être confessé, avoir communié, prié le rosaire, lorsqu’il déclara à l’aumônier de la prison : « Je suis tout tranquille… car je vais à Jésus-Christ ».

Nos Martyrs sont porteurs d’un message qui ne peut vieillir : « L’amour ne passera jamais ! » Le jeune Jean Mestre renonça à demander l’exemption du STO et l’annonça ainsi à sa mère : « Je t’aime de tout mon cœur, mais j’aime Jésus Christ encore plus que toi, et je sens qu’il m’appelle pour être son témoin auprès de mes camarades qui vont vivre des moments difficiles. Pardonne-moi si je te fais de la peine ».

La célébration de cette béatification, en plaçant devant nous ces Bienheureux, vient nous rappeler une exigence de notre baptême : notre foi au Christ est avant tout et essentiellement communion d’amour à sa Personne. En ce sens, le baptême nous engage à nourrir notre existence et nos multiples activités de cette foi, communion au Christ. Le Jésuite Victor Dillard, le plus âgé des Martyrs, intellectuel, apôtre des jeunes, l’avait bien compris. Il écrivait au moment de son arrestation : « Je m’attendais depuis longtemps à cette arrestation, elle est naturelle. Elle m’est arrivée le dimanche du Bon Pasteur, où il est dit que le Bon Pasteur doit donner sa vie pour ses brebis. Cela tombait à pic. Je voudrais bien que cela vous fasse comprendre combien notre religion doit être prise au sérieux et combien il faut la vivre ».

Or, la vivre, c’est aller jusqu’au bout, ainsi qu’en témoigne Raymond Cayré, prêtre du diocèse d’Albi, dévoré de zèle, mort à Buchenwald : « Il y a des âmes ici qui ont besoin autant et même plus qu’ailleurs du secours d’En-Haut. La perspective de rester jusqu’au bout ne m’effraie pas et m’est familière ».

Cette béatification nous invite à regarder le présent et à préparer l’avenir. Au lendemain la Deuxième Guerre mondiale, de nombreux chrétiens ont consacré leur vie à l’établissement de la paix, à la réconciliation, comme en témoignent Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, et tant d’autres, dont la vie a été vouée au service du bien commun. Nous vivons depuis quatre-vingts ans la période de paix la plus longue que l’Europe occidentale ait vécu dans sa longue histoire, et pourtant nous ne sommes à l’abri ni de la guerre, ni de la violence.

Quelles que soient notre vocation, notre profession, notre responsabilité, nous sommes engagés, disciples du Christ, au service de nos frères, là où dans sa Providence, Dieu nous a placés.

Robert Schuman pouvait écrire : « Le christianisme a enseigné l’égalité de nature de tous les hommes, fils d’un même Dieu, rachetés par le même Christ, sans distinction de race, couleur, classe ou profession. Il a fait reconnaître la dignité du travail et l’obligation pour tous de s’y soumettre. Il a reconnu le primat des valeurs intérieures qui, seules, ennoblissent l’homme. La loi universelle de l’amour et de la charité a fait de chaque homme notre prochain, et sur elle reposent depuis lors les rapports sociaux dans le monde chrétien ».

Les nazis méprisaient la liberté religieuse. Contrains à la respecter en Allemagne, ils montraient leur vraie identité dans les territoires occupés. L’amour de nos martyrs pour le Christ et pour les hommes a fait d’eux des martyrs pour la liberté religieuse.

Peut-être que ce point sera pour nous un témoignage important pour l’avenir de l’Eglise en Europe.

Laissez-moi faire un appel aux jeunes de France. Les jeunes cathos, vous êtes des dévots de l’adoration de Notre Seigneur, que cet amour du Christ vous pousse à devenir des apôtres missionnaires.

Et vous tous, les jeunes de France et d’Europe, vous qui ne voyez plus de sens dans votre vie vous qui cherchez une identité qui vous fasse vivre, regardez le Christ, Prince de la paix, apprenez de lui comme vos frères ainés martyrs, béatifiés aujourd’hui, à vous engager pour le bien de vos frères et sœurs !

À la suite de nos Martyrs, ayons à cœur d’être de fidèles disciples du Christ, Prince de la Paix, et demandons à ceux que nous célébrons aujourd’hui, de nous obtenir la grâce de vivre notre foi et ainsi de travailler au service de son Royaume. Amen!

 

Notre-Dame de Paris, samedi 13 décembre 2025

 

Jean-Claude Card. Hollerich

 

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"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio"

Omelia alla beatificazione dei 50 Martiri dell'Apostolato

 

Cari confratelli,

Care Sorelle,

Cari fratelli,

La prima metà del XX secolo passerà alla storia d'Europa come il secolo oscuro del coraggio. Oltre alle vittime delle due guerre mondiali, c'erano anche le vittime della dittatura nazista. Ma in questa oscurità ci sono punti di luce, e anche ora possiamo identificare nomi e volti in alcuni di questi punti di luce.

Avevano amore per Dio e Cristo. Questo amore li portò a servire i loro fratelli che erano andati in Germania per il lavoro forzato.

Poche settimane prima della conclusione di questo Anno Giubileare, e in questo ottantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale, il nostro Papa Leone XIV ci offre la gioia di celebrare la "nascita in Paradiso" di cinquanta Martiri dell'Apostolato Cattolico in Germania, che si sono offerti volontari per aiutare i loro fratelli lavoratori requisiti dallo Stato francese.

Questi giovani cattolici, sacerdoti, religiosi, seminaristi, attivisti dell'Azione Cattolica, scout, risposero tutti all'appello del cardinale Suhard e di padre Jean Rodhain. Spesso avevano tra i venti e i trentacinque anni e comprendevano, insieme a tanti altri apostoli anonimi, il disagio spirituale e morale di un milione di cinquecentomila giovani lavoratori francesi deportati in Germania, da quel momento in poi senza riferimenti religiosi, poiché ai sacerdoti tedeschi era vietato esercitare il loro ministero per loro conto.

Senza la minima esitazione, Claude-Colbert Lebeau, capo della JOC (Gioventù Operaia Cristiana), disse: "Non sono venuto per lavorare per la Germania nazista, ma sono venuto per portare ai miei fratelli l'aiuto della fede in Gesù Cristo." Erano veramente "Martiri dell'Apostolato." La loro vita e attività al servizio dei fratelli e sorelle furono una prova coronata dal sacrificio del martirio, come ci ricordava il Libro della Saggezza: "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Come oro nel crogiolo, li ha provati; come offerta perfetta, li accoglie."

Il Concilio Vaticano II ci insegna: "Martirio in cui il discepolo viene assimilato al suo maestro [...] e fatto come lui nel versarsi del suo sangue, è considerato dalla Chiesa come una grazia eminente e la suprema prova della carità. Che se questo viene dato solo a pochi, tutti devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce, attraverso le persecuzioni che non mancano mai nella Chiesa" (LG. 42).

Contemplando la testimonianza d'amore di questi giovani provenienti da circa trenta diocesi, da diversi istituti di vita consacrata, Azione Cattolica e Scoutismo, conoscendoli, condividendo il loro entusiasmo ma anche le loro paure, i loro scoppi di generosità e le loro sofferenze, misuriamo quanto hanno vissuto queste parole di San Paolo nella sua Lettera ai Romani: "Siamo orgogliosi della speranza di condividere la gloria di Dio. La speranza non delude, poiché l'amore di Dio è stato versato nei nostri cuori."

Padre Pierre de Porcaro, sacerdote della diocesi di Versailles, scrisse come seminarista: "Devo diventare un santo. Questo è l'unico modo per assicurarmi un ministero fruttuoso in futuro. Questo è l'unico modo per salvare le anime. E poiché questo è il mio desiderio, la mia unica passione, devo diventare un santo." Successivamente invitato dal suo vescovo a unirsi ai giovani, requisiti dal STO (Servizio Lavoro Obbligatorio), rispose: "Sì, mio Dio, accetto con tutta la generosità possibile, anche di morire, morire in terra straniera, lontano da tutto, lontano da tutti."

Tutti loro, senza eccezione, hanno reso la loro vita, le loro attività, la loro prigionia e il loro martirio un servizio, e che servizio! Seguirono Gesù, come discepoli autentici, seguendo le orme del loro Maestro. Questa chiamata di Gesù riecheggia nel Vangelo di San Giovanni: "Se qualcuno vuole servirmi, che mi segua; e dove sono io, ci sarà anche il mio servitore. Se qualcuno mi serve, mio Padre lo onorerà," lo capirono nel sacrificio della loro vita, in un'offerta generosa. Così, padre Antoine Charmet, sacerdote della diocesi di Lione, oggi Saint-Étienne, annotò nel suo testamento: "Mi abbandono alla volontà di Dio chiedendogli di rimanere fedele ad essa come sacerdote."

Nel mezzo del turbine di guerra e delle atrocità disumane di cui ora siamo ben consapevoli, questi Martiri e tutti coloro che condividevano i loro ideali, la loro generosità e il loro destino manifestarono ai loro fratelli e sorelle la presenza infallibile dell'amore e della misericordia di Dio. In questo modo, riuscirono a creare, nell'inferno dei campi, isole di paradiso, dove l'amore riuscì a restituire coraggio, a guarire le ferite del cuore, a scrollarsi di dosso l'indifferenza, a trasmettere serenità e pace. Il giovane scout Joël Anglès d'Auriac, decapitato all'età di 22 anni, il 6 dicembre 1944, dopo aver confessato, ricevuto la comunione, pregò il rosario, testimoniò di ciò quando dichiarò al cappellano della prigione: "Sono molto tranquillo... perché io vado a Gesù Cristo."

I nostri Martiri sono portatori di un messaggio che non invecchia: "L'amore non passerà mai!" Il giovane Jean Mestre smise di chiedere l'esenzione dal STO e lo annunciò alla madre come segue: "Ti amo con tutto il cuore, ma amo Gesù Cristo ancora più di te, e sento che Lui mi chiama a essere suo testimone per i miei compagni che attraverseranno tempi difficili. Perdonami se ti ho ferito."

La celebrazione di questa beatificazione, mettendo questi Beati davanti a noi, ci ricorda un requisito del nostro Battesimo: la nostra fede in Cristo è prima di tutto una comunione d'amore per la sua Persona. In questo senso, il battesimo ci impegna a nutrire la nostra esistenza e le nostre molte attività con questa fede, la comunione con Cristo. Il gesuita Victor Dillard, il più anziano dei Martiri, intellettuale, apostolo dei giovani, lo comprendeva bene. Scrisse al momento del suo arresto: "Mi aspettavo da tempo questo arresto, è naturale. Mi è successo la Domenica del Buon Pastore, dove si dice che il Buon Pastore deve dare la vita per le sue pecore. È arrivato al momento giusto. Vorrei che questo vi facesse capire quanto sul serio la nostra religione debba essere presa e quanto debba essere vissuta."

Ora, viverla significa andare fino alla fine, come testimonia Raymond Cayré, sacerdote della diocesi di Albi, divorato dallo zelo, morto a Buchenwald: "Ci sono anime qui che hanno bisogno di aiuto dall'Alto tanto quanto, se non di più, che altrove. La prospettiva di restare fino alla fine non mi spaventa ed è familiare a me."

Questa beatificazione ci invita a guardare al presente e a prepararci per il futuro. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, molti cristiani dedicarono la loro vita all'instaurazione della pace e della riconciliazione, come testimoniano Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e tanti altri, le cui vite furono dedicate al servizio del bene comune. Per ottant'anni viviamo il periodo di pace più lungo che l'Europa occidentale abbia mai vissuto nella sua lunga storia, eppure non siamo immuni a guerre o violenze.

Qualunque sia la nostra vocazione, la nostra professione, la nostra responsabilità, siamo impegnati, discepoli di Cristo, al servizio dei nostri fratelli e sorelle, dove nella Sua Provvidenza Dio ci ha posto.

Robert Schuman potrebbe scrivere: "Il cristianesimo ha insegnato l'uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l'obbligo di tutti a sottomettersi. Riconosceva il primato dei valori interiori che, da soli, nobilitano l'uomo. La legge universale dell'amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, e da allora le relazioni sociali nel mondo cristiano si sono basate su di essa."

I nazisti disprezzavano la libertà religiosa. Costretti a rispettarlo in Germania, mostrarono la loro vera identità nei territori occupati. L'amore dei nostri martiri per Cristo e per gli uomini li ha resi martiri per la libertà religiosa.

Forse questo punto sarà una testimonianza importante per noi per il futuro della Chiesa in Europa.

Permettetemi di fare un appello ai giovani francesi. Giovani cattolici, siete devoti dell'adorazione del Nostro Signore, che questo amore di Cristo vi spinga a diventare apostoli missionari.

E tutti voi, giovani di Francia ed Europa, voi che non vedete più senso nelle vostre vite, voi che cercate un'identità che vi faccia vivere, guardate a Cristo, il Principe della Pace, imparate da lui, come i vostri fratelli maggiori martiri, beatificati oggi, a impegnarvi per il bene dei vostri fratelli e sorelle!

Seguendo i nostri Martiri, siamoci fedeli discepoli di Cristo, Principe della Pace, e chiediamo a coloro che oggi celebriamo di ottenere per noi la grazia di vivere la nostra fede e così di lavorare al servizio del suo Regno. Amen!