Itala Mela

Itala Mela

(1904-1957)

Venerabilità:

- 12 giugno 2014

- Papa  Francesco

Beatificazione:

- 10 giugno 2017

- Papa  Francesco

Ricorrenza:

- 29 aprile

Oblata Benedettina nel monastero di San Paolo fuori le Mura; Cresciuta in una famiglia lontana dalla fede, nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad una intensa esperienza spirituale e compì un percorso mistico centrato sul mistero della Santissima Trinità

  • Biografia
  • fama di santità e miracolo
  • omelia di beatificazione
“Signore, ti seguirò anche nelle tenebre, a costo di morire"

 

Itala Mela nacque il 28 agosto 1904 a La Spezia da Pasquino e Luigia Bianchini, entrambi insegnanti, estranei alla dimensione religiosa.

Trascorre infanzia e adolescenza dai nonni materni. La sua è una formazione cristiana ma sebbene riceva i sacramenti, per sua convinzione e ammissione dice di «ignorare la fede», trascura la pratica religiosa, si dedica alla sua preparazione culturale, distinguendosi per intelligenza e serietà dell’impegno nello studio.

La morte del fratello Enrico di 9 anni, il 27 febbraio 1920, è un dolore profondissimo che fa scattare la rivolta contro Dio e la fede. Si dedica interamente agli studi. Finito il liceo, s’iscri­ve alla Facoltà di Lettere classiche all’Università di Genova e, nonostante l’ateismo dichiarato, vive nell’Istituto di “Nostra Signora della Purificazione”.  

La sua beatificazione rappresenta anche la conferma ecclesiale di un valore storico dei movimenti sorti nel solco dell’Azione Cattolica, in particolare per gli universitari e i laureati cattolici. La sua conversione giunse alla vigilia dell'Immacolata del 1922. Invitata a una messa si apre all’abbraccio del Padre: «Signore, se ci sei, fatti conoscere!». È una violenta scossa interiore, si confessa e si comunica. P. Marchisio, che diverrà il suo primo direttore spirituale, le presterà il primo aiuto per affidarsi totalmente al Signore.

Vive esperienze mistiche: il 3 agosto 1928, a Pontremoli, dal tabernacolo della chiesa del Seminario riceve un raggio di luce e un messaggio divino. Ha frequenti visioni della Trinità ed è anche perseguitata dal demonio. Italia Mela decide di entrare nel monastero di “Mont Vierge a Népion sur Meuse” in Francia, ma viene colpita da una malattia cardiaca ed è costretta a desistere. Nella preghiera, nell’ufficio liturgico quotidiano, nell’impegno costante a purificarsi, che l’accompagnavano in questo cammino di conversione, Itala Mela emise i voti privati di verginità e di obbedienza, in vista della promessa di una vita religiosa e della fondazione di un monastero benedettino per la rinascita religiosa in Italia.

Il 4 gennaio 1933 diventa oblata benedettina per il monastero di San Paolo fuori le mura in Roma, emettendo in privato i voti di verginità, povertà, obbedienza e conversione di vita e, nella festa della SS. Trinità del 1933, aggiunse ai voti monastici di povertà, obbedienza, castità e stabilità, il cosiddetto quinto voto, cioè quello di consacrarsi interamente a far conoscere il mistero dell’inabitazione della Trinità nell’anima dei cristiani. Per questo, da allora in poi, assumerà il nome religioso di Maria della Trinità. La malattia la costrinse a rientrare in famiglia a La Spezia e ad abbandonare l'insegna­mento. 

Dopo l’esperienza nelle Fuci e contemporaneamente a una vita dedicata alla preghiera e all’adorazione, si prodigò per il gruppo dei “Laureati cattolici” dal 1945 al 1954, per poi vivere nel cuore della Chie­sa e per la Chiesa e offrire la preghiera e la sofferenza per tutto il mondo. Confessa: «Non ho realizzato nulla nella mia vita e quello che avevo umanamente attuato è stato distrutto da Dio».

L’allora monsignor Montini, poi Paolo VI, scrisse di lei: «Itala Mela ci offre qualche cosa, nel campo specificamente religioso, di singolare, che va meditato. Non dico soltanto del diagramma ascensionale della sua purificazione e della sua illuminazione spirituale, non dico soltanto della vocazione, solo parzialmente realizzata, allo stato religioso, vocazione che diede qualche movimento drammatico alla trama ordinaria della sua vita; dico piuttosto di alcune folgorazioni interiori, che ne colpirono il normale svolgimento e ne segnarono le mète successive; e dico della penetrazione teologica e della celebrazione interiore del mistero della Grazia, del quale fu tutta pervasa, con crescendo parallelo agli anni e alle sofferenze, la coscienza di questa piissima».  

Muore il 29 aprile 1957 ed è sepolta dal 1983 nella cripta della Cattedrale Cristo Re a La Spezia. 

A 17 anni dalla morte, vista la continuità della fama di santità e di segni, nella diocesi di La Spezia si tenne il Processo Ordinario, protrattosi dal 6 marzo 1974 al 21 novembre 1976, dichiarato valido dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 2 ottobre 1992. Preparata la Positio, il 20 giugno 2013 è stata felicemente discussa dai Consultori teologi nel Congresso peculiare; anche i Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 3 giugno 2014, giudicarono positivamente l’eroicità delle sue virtù.

In ordine alla Beatificazione fu poi presentata un’asserita guarigione miracolosa, che la Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi giudicò scientificamente inspiegabile il 15 gennaio 2015. I consultori teologi, riuniti nel Congresso peculiare del 22 giugno 2015, attribuiscono tale guarigione all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Itala Mela; alla stessa conclusione giunsero i Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 3 novembre 2015.

Omelia di Beatificazione di Itala Mela

Angelo Card. Amato, SDB

 

1. Maria della Trinità era il nome della Beata Itala Mela come Oblata benedettina. Maria della Trinità è anche il logo della sua santità. L’inabitazione trinitaria era per lei il centro e il fondamento della sua esistenza e della sua missione. Dopo il passaggio dal tenace ateismo adolescenziale a un abbandono incondizionato e perseverante a Dio, Itala affrontò l’ascesa al monte della santità superando ogni ostacolo psicologico e spirituale.

La svolta avvenne all’Immacolata del 1922 con la confessione generale e la comunione, anche se in lei permanevano dubbi e oscurità. Nell’aprile del 1923 il suo approdo al porto della fede era compiuto. Itala era consapevole che non si trattava di un evento fortuito e passeggero, ma di una consacrazione totale alla chiamata di Dio. Il suo proposito fu: «Signore, ti seguirò anche nelle tenebre, a costo di morire».

Inizia così un’esistenza di intensa vita spirituale, scandita dalla messa quotidiana e dalla confessione settimanale. Leggendo il suo fitto orario quotidiano come insegnante, si nota che al tempo dato alla preghiera e allo studio, ella aggiungeva anche quello consacratato, in tram, alla lettura spirituale, tre quarti d’ora al mattino e mezz’ora nel primo pomeriggio.

2. Nell’esistenza della Beata Itala Mela possiamo distinguere tre fasi. La prima riguarda la sua vita di giovane spensierata, per niente interessata alla cose di chiesa. A questo suo atteggiamento di indifferenza, di freddezza e anche di disprezzo delle cose di chiesa, appreso soprattutto dal padre ateo convinto, si possono applicare le parole dell’Apocalisse: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo […]. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo […]. Mostrati zelante e ravvediti. Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,15-20).

È un rimprovero crudo ed esplicito che ben si addice all’atteggiamento indifferente della giovane Itala in quel periodo.

3. Ma il Signore era alla porta del suo cuore, bussava e stava in attesa. Tutto ciò somiglia alla situazione del profeta Elia, che, perseguitato e abbandonato da tutti, anche da Dio, fugge nel deserto e desidera morire. Ma il Signore gli è vicino e lo sottrae allo scoraggiamento, inviandogli un angelo che invita più volte il profeta a mangiare, a bere e a riposare, prima di mettersi in viaggio nel deserto per raggiungere il monte Carmelo.

Così, nella seconda fase della sua vita la nostra Beata sembra incamminarsi per un lungo pellegrinaggio verso il monte di Dio. La giovane, infatti, iscritta alla Facoltà di Lettere dell’università di Genova, avverte sempre più viva la presenza della grazia e inizia così un cammino di ritorno alla fede. Abbandona l’aridità del deserto ed entra nel territorio sacro della vita con Dio.

Ospitata nella pensione delle Suore di Nostra Signora della Purificazione, di fronte agli inviti delle religiose a partecipare alla comunione generale per la festa dell’Immacolata del 1922, Itala dapprima avverte un senso di ribellione e quasi di ripulsa. Poi, per accontentare le buone suore e soprattutto per un certo desiderio di curiosità, si confessa nella Chiesa dei Cappuccini. È un imprevisto appuntamento con la grazia, che comincia a fare breccia nella sua anima e che la fa esclamare: «Signore, se tu ci sei, fatti conoscere». È un periodo questo di dubbi e di travaglio interiore, che dura qualche mese. Ma lo Spirito Santo la sta strappando a poco a poco all’indifferenza, infondendole un sentimento di serenità nella ragionevolezza della fede.

4. La terza fase celebra il ritorno convinto di Itala alla realtà del suo battesimo, sperimentando prove mistiche e dialoghi d’amore con Gesù.

Ritrovata la fede, vi rimase saldamente attaccata come il ferro alla calamita. In tal modo, lo Spirito Santo restituiva alla società e alla Chiesa una giovane profondamente convertita non solo alla vita cristiana ma soprattutto alla santità.

Dopo aver cercato di entrare in un monastero benedettino in Belgio, per ragioni di salute, dovette rinunciare a questo proposito, ma non alla ferma volontà di salire in alto prima sul monte Tabor della trasfigurazione e poi sul monte Calvario della crocifissione. Anche vivendo nel mondo si sentiva attratta alla vita religiosa. A 29 anni fece professione come oblata del monastero di S. Paolo a Roma e riceve il nome di Maria della Trinità.

5. Con tale nome ella intendeva donarsi totalmente a Dio carità senza fine. La consapevolezza dell’inabitazione della Trinità nella sua anima la spinse non solo a fare i voti classici di povertà, castità e obbedienza, ma anche quelli di vita eremitica e di totale abbandono alla divina providenza. Itala non voleva più appartenersi. Voleva essere tutta di Dio, come figlia obbediente del Padre, discepola fedele di Cristo, tabernacolo puro dello Spirito Santo.

La sua esistenza, vissuta eroicamente nell’esercizio delle virtù cristiane, è la risposta positiva alla preghiera trinitaria di Gesù: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo coosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,15-17).

La consapevolezza di questa inabitazione trinitaria la rendeva serena nello spirito, incrollabile nella fede, forte nella sopportazione dei suoi malanni fisici e gioiosa nell’offerta al prossimo del suo buon esempio.

L’intensa carità trinitaria la riversava sul prossimo bisognoso con delicatezza, dolcezza e concretezza. Oltre alla preghiera e al consiglio, Itala, nonostante le sue non floride condizioni economiche, era generosa nella beneficenza, aiutando gli indigenti con collette in denaro, offerte di vestiti e di cibo, aiuto nella soluzione dei tanti problemi della vita quotidiana. E tutto ciò nonostante le difficoltà di una salute cagionevole, che la portò prematuramente alla morte.

6. La Beata Itala Mela ci lancia un appello. La chiamata universale alla santità vale anche per i fedeli laici, che, se vivono con autenticità il loro battesimo, possono diventare i protagonisti della nuova evangelizzazione. La società ha bisogno della santità laicale in ogni settore della sua molteplice realtà: nell’educazione, nella famiglia, nella comunicazione sociale, nell’economia, nello sport, nel mondo del lavoro, nella politica.

Nella Beata Itala Mela la Chiesa lascia un messaggio di fiducia nella possibilità del laicato non solo di vivere in pieno la santità cristiana, ma anche di essere artefice e protagonista del rinnovamento culturale e spirituale della società. Il mondo ha bisogno di laici santi, che fecondano la società con i frutti preziosi della bontà, della fraternità e della carità.