Jan Bula e Václav Drbola

Jan Bula e Václav Drbola

(† 1951 - 1952)

Beatificazione:

- 06 giugno 2026

- Papa  Leone XIV

- Brno – Repubblica Ceca

Memoria Liturgica:

- 17 giugno

Sacerdoti diocesani; consapevoli dei pericoli che correvano nel drammatico contesto di avversione alla Chiesa, nonostante la durezza della prigionia e le torture subite, accettarono il destino con fede incrollabile e fiducioso abbandono alla volontà di Dio

  • Biografia
  • decreto sul martirio
Raggirati e imprigionati, subirono violenze e torture che portarono a una distorsione degli avvenimenti e alla forzata firma di false confessioni di colpevolezza

 

I Venerabili Servi di Dio Jan Bula e Václav Drbola, presbiteri della diocesi di Brno in Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca), furono imprigionati e uccisi tra il 1951 e il 1952, a causa della persecuzione compiuta nei confronti della Chiesa cattolica dal regime comunista insediatosi nel Paese nel secondo dopoguerra.

Jan Bula nacque il 24 giugno 1920 nel villaggio di Lukov (nell’allora Cecoslovacchia) e, sin da bambino, fu molto attivo nella vita parrocchiale. Completati gli studi superiori, nel 1938 entrò nel seminario diocesano di Brno. A causa della guerra e dell’occupazione tedesca fu costretto a trascorrere un anno ai lavori forzati in una fabbrica di ceramica. Conclusi i corsi di teologia ricevette l’ordinazione presbiterale il 29 luglio 1945. Destinato alla parrocchia di Rokytnice nad Rokytnou, fu molto apprezzato per il suo impegno con i giovani, che aveva raggruppato nell’associazione Orel (Aquila).

Václav Drbola, nato il 16 ottobre 1912 a Starovičky (nell’allora Impero Austro-Ungarico), maturò in famiglia la vocazione religiosa entrando, nel 1933, nel seminario di Brno e ricevendo l’ordinazione sacerdotale il 5 luglio 1938. Svolse il ministero nelle parrocchie di Slavkov u Brna, Čučice e Bučovice, impegnandosi molto nella pastorale della gioventù e nel campo sociale, aiutando soprattutto coloro che soffrivano a causa della guerra e delle sue conseguenze. Nel marzo 1950 fu nominato amministratore della parrocchia di Babice.

Entrambi i sacerdoti, a causa del loro zelo pastorale, erano ritenuti pericolosi dal regime comunista che si era instaurato nel Paese dal 1948.

Jan Bula fu arrestato il 30 aprile 1951, vittima di una congiura della polizia segreta statale e, nonostante fosse in prigione, venne accusato di aver ispirato l’attentato col quale, il 2 luglio 1951, a Babice, furono uccisi alcuni funzionari comunisti. Processato e condannato a morte, fu impiccato il 20 maggio 1952 nel carcere di Jihlava.

Václav Drbola venne arrestato con l’inganno il 17 giugno 1951 e pure imputato per l’attentato di Babice, avvenuto mentre anche lui si trovava detenuto. Condannato a morte, fu giustiziato il 3 agosto 1951 a Jihlava.

Il martirio materiale è attestato sulla base della documentazione reperita specialmente in anni recenti. Gli atti relativi all’arresto dei due sacerdoti evidenziano chiaramente la falsità delle prove costruite appositamente dalla Polizia di Stato, allo scopo di eliminarli. Raggirati e imprigionati a seguito di una trappola ordita da falsi testimoni, subirono violenze e torture che portarono a una distorsione degli avvenimenti e alla forzata firma di false confessioni di colpevolezza. Pertanto, vittime di processi farsa, furono condannati a morte e giustiziati.

Il martirio formale ex parte persecutoris è provato in quanto i comunisti nutrivano una forte avversione nei confronti della religione e dei sacerdoti, che divennero oggetto di odio feroce. L’ostilità nei confronti della Chiesa nei regimi comunisti si tramutò in aperta persecuzione, come avvenne in Cecoslovacchia, dove si consumò la loro tragica vicenda, imprigionati e uccisi a causa della loro fede, del loro ministero sacerdotale e della loro azione pastorale. Sia il loro arresto che l’uccisione furono motivati dall’odium fidei.

Riguardo al martirio ex parte Servorum Dei, essi erano consapevoli dei pericoli che correvano nel drammatico contesto di avversione alla Chiesa, nonostante la durezza della prigionia e le torture subite, accettarono il loro destino con fede incrollabile e fiducioso abbandono alla volontà di Dio, come è attestato dalle lettere scritte prima dell’esecuzione e dalla testimonianza del sacerdote che fu chiamato a confessare Jan Bula.

Per entrambi è provata la fama di martirio, che si è rafforzata nel tempo ed è persistita sino ad oggi.

 

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

 

BRUNENSIS

BEATIFICATIONIS SEU DECLARATIONIS MARTYRII

Servorum Dei

IOANNIS BULA  et  VENCESLAI  DRBOLA

Sacerdotum  Dioecesanorum

in odium fidei, uti fertur, interfectorum

(† 1951-1952)

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DECRETUM SUPER MARTYRIO

 

«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 11-12).

 

Le parole di Gesù riportate dall’evangelista Matteo ci offrono la certezza di un bene superiore al male subito sulla terra, una ricompensa nei cieli che non rende vano il sacrificio anche estremo della vita per testimoniare la fede cristiana. Ciò è avvenuto per i Servi di Dio Jan Bula e Václav Drbola durante il periodo della dittatura comunista nell’allora Cecoslovacchia, in particolare negli anni ‘40-‘50 del secolo scorso, periodo nel quale svolsero il loro ministero in parrocchie della Diocesi di Brno. Dedicati all’educazione e formazione dei giovani, diedero un esempio autentico di fede vissuta con coerenza, mantenendo ferma l’adesione al messaggio di Cristo e al magistero della Chiesa di fronte alle forti pressioni del comunismo, volte ad asservirla e strumentalizzarla, impedendo ogni forma di libertà religiosa e sopprimendo associazioni e attività religiose.

Entrambi i Servi di Dio nella primavera del 1951, a pochi anni dall’inizio del loro servizio pastorale, raggirati da un comune conoscente, furono arrestati e subirono un “processo-farsa”, architettato al fine di trovare un pretesto per condannarli; furono quindi torturati e uccisi a Jihlava in odium fidei, nel 1951 il Servo di Dio Václav Drbola e nel 1952 il Servo di Dio Jan Bula. Il loro martirio rappresenta l’estremo sacrificio di una vita spesa interamente al servizio dei giovani e della Chiesa consapevoli che con la loro scelta avrebbero rischiato la vita.

I Servi di Dio sono:

1. Jan Bula. Nato a Lukov presso Moravské BuděJovice nell’allora Cecoslovacchia, venne ordinato sacerdote il 29 luglio 1945 e inviato a svolgere il ministero a Rokytnice nad Rokytnou. A causa di un raggiro venne arrestato nella primavera del 1951, ingiustamente processato, subì torture e infine venne giustiziato il 20 maggio 1952 a Jihlava. Il Tribunale Regionale di Brno il 4 dicembre 1990 ha deliberato la riabilitazione giuridica nei suoi confronti riconoscendo ingiusto il processo e la condanna subiti.

2. Václav Drbola. Nato a Starovičky vicino Brno nell’allora Cecoslovacchia, venne ordinato sacerdote il 5 luglio 1938. Svolse il suo ministero nelle parrocchie di Slavkov u Brna, Čučice, Bučovice e Babice. Anch’egli a causa di un raggiro venne arrestato il 17 giugno 1951, e ingiustamente processato. Il 15 luglio subì la dimissione dallo stato clericale per decisione del Vescovo di Brno erroneamente convinto della veridicità delle accuse mosse contro di lui. Durante la detenzione subì torture e infine fu giustiziato il 3 agosto 1951 a Jihlava. Similmente al Servo di Dio Jan Bula, il 2 aprile 1996 il Tribunale regionale di Brno, nella neonata Repubblica Ceca, riabilitò giudizialmente il Servo di Dio Václav Drbola e l’anno successivo pose fine all’azione penale che egli aveva ingiustamente subito. Infine il 25 giugno 2001 il Tribunale Interdiocesano di Praga riconobbe l’invalidità della dimissione dallo stato clericale del sacerdote.

La morte dei Servi di Dio avvenuta in tempi diversi, fu immediatamente compresa dal popolo cristiano come un autentico martirio e molti iniziarono ad invocarli come intercessori davanti al trono del Signore. La fama di martirio è rimasta costante nel tempo, soprattutto nelle parrocchie e nei luoghi dove svolsero il loro ministero, unita alla fama signorum.

L’Inchiesta diocesana fu istruita presso la Curia ecclesiastica di Brno dal 2003 al 2015 dopo la caduta del comunismo e la riabilitazione giuridica di entrambi i sacerdoti. Inizialmente vennero avviate due Cause distinte ma, considerando che la storia e soprattutto i fatti legati alla prigionia e morte dei due sacerdoti si svolsero nei medesimi luoghi e per mano dello stesso persecutore, il 10 maggio 2011 l’allora Congregazione delle Cause dei Santi acconsentì all’unione delle due Cause.

La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta dal Dicastero delle Cause dei Santi l’8 giugno 2017. Preparata la Positio, essa fu sottoposta all’esame della Seduta dei Consultori Storici il 15 novembre 2022 e al Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 5 novembre 2024, i quali espressero parere favorevole. Infine, i Padri Cardinali e Vescovi, riuniti nella Sessione Ordinaria del 21 ottobre 2025, hanno riconosciuto che i summenzionati Servi di Dio furono uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Leone XIV. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano il martirio e la causa che ha determinato il martirio dei Servi di Dio Jan Bula e Václav Drbola per il caso e l’effetto di cui si tratta.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, 24 ottobre 2025

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario