Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin

Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin

Beatificazione:

- 19 ottobre 2008

- Papa  Benedetto XVI

Canonizzazione:

- 18 ottobre 2015

- Papa  Francesco

- Piazza San Pietro

Ricorrenza:

- 29 luglio e 28 agosto

Ludovico Martin (1823-1894), laico e padre di famiglia e Maria Azelia Guérin (1831-1877), laica e madre di famiglia, coniugi; Lui orologiaio, lei merlettaia: santi di elezione

  • Biografia
  • Omelia
  • Lettera Apostolica
Insieme hanno vissuto il servizio cristiano nella famiglia, costruendo un ambiente pieno di fede e di amore nel quale sono germogliate le vocazioni delle figlie, tra cui santa Teresa di Gesù Bambino

 

 

VITA  E  OPERE

 

 

LUDOVICO  MARTIN

 

 

1. Giovinezza e matrimonio

 

    Ludovico Giuseppe Stanislao Martin nacque a Bordeaux (Francia) il 22 agosto 1823, figlio di un ufficiale di origine nor­manna. Dopo gli studi, attirato dalla vita religiosa, nel 1843 chiese di essere ammesso tra i Canonici Regolari della Congre­gazione Ospitaliera del Gran San Bernardo, ma la sua domanda non fu accolta.

    Aperto un negozio di oreficeria e orologeria ad Alençon, qui conobbe e sposò il 13 luglio 1858 Maria Zelia Guérin, che dirigeva una piccola azienda di merletti; per aiutare la moglie nel commercio, nel 1870 abbandonò la sua attività.

    Dal matrimonio nacquero nove figli, quattro dei quali, però, morirono molto presto: Maria Elena (1864-1870); Maria Giuseppe Luigi (1866-1867); Maria Giuseppe Giovanni Battista (1867-1868) e Maria Melania Teresa (1870). Delle cinque sopravvissute, quattro – Maria Luisa (1860-1940), Maria Paolina (1861-1951), Maria Celina (1869-1959) e Maria Francesca Teresa (1873-1897) – entreranno nel Carmelo di Lisieux, una – Maria Leonia (1863-1941) – farà il suo ingresso nelle Visitandine di Caen.

 

2. Educazione delle figlie e morte della moglie

 

    Ludovico, collaborando con Zelia, educò le figlie con la sua vita di pietà e di fede e con il suo lavoro. Membro attivo dell’adorazione notturna, della Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli e dell’Opera della Propagazione della Fede, creava in famiglia un ambiente di carità, zelo apostolico e abbandono totale alla volontà di Dio, venendo considerato da tutti un cristiano integerrimo.

    Nel 1877, a seguito della morte della moglie, la famiglia si trasferì a Lisieux, prendendo dimora nella residenza chiamata “Buissonnets”, dove Ludovico poté dedicarsi completamente all’edu­cazione delle figlie, che offrì generosamente a Dio, in un clima di preghiera contemplativa eccezionale. E’ infatti noto come abbia sofferto in particolare per la vocazione dell’ultimogenita Teresa, che pure favorì senza indugio, felice di appoggiarne la domanda di ammissione in religione presso il Vescovo di Bayeux e portando con sé la figlia a Roma nel 1887, dove Teresa ottenne di entrare appena quindicenne nel Carmelo dallo stesso Papa Leone XIII.

3. La malattia e la morte

    Colpito da paralisi al lato sinistro del corpo nel 1887 e da altri attacchi nel 1888, non esitò un istante ad offrirsi vittima a Nostra Signora di Alençon, ritenendosi troppo felice dei doni con cui Dio aveva voluto privilegiarlo. Poco dopo, tuttavia, cominciarono a manifestarsi in lui segni umilianti e dolorosi di impressionabilità, di malinconia, di mancanza di memoria e di presenza di sé, con turbe temporanee di mente, inframezzate da qualche periodo abbastanza lungo di serenità totale, in cui emergeva l’abbandono in Dio, la sua carità ed il suo zelo.

    Il 12 febbraio 1889 venne ricoverato nella casa di salute del “Buon Pastore” di Caen, dove  affermava di stare bene, di essere grato a Dio della prova, felice di poter svolgere dell’apostolato; infatti, vi operò molto bene, edificando tutti. Lasciata la casa di salute nel maggio del 1892, benché completamente paralizzato, venne portato per l’ultima volta al Carmelo di Lisieux, dove rispose all’“arri­vederci” delle figlie, con un “in cielo” pieno di fede, la virtù che dimostrava di più nei periodi abbastanza frequenti di libertà interiore e di coscienza piena.

    Ludovico Martin si spense il 29 luglio 1894 nel castello de “La Musse” (Arnières, presso Evreux), dove era stato portato a trascorrere l’estate, assistito dalla figlia Maria Celina. La fama di santità sua e della moglie crebbero fino al punto di spingere all’apertura della loro Causa di Beatificazione e Canonizzazione.

 

 

MARIA ZELIA GUÉRIN

 

 

1. Giovinezza e matrimonio

    Maria Zelia Guérin nacque il 23 dicembre 1831 a Saint-Denis-sur-Sarthon, non lontano da Alençon (Orne, Francia), da ottima famiglia cristiana. Studiò con eccellenti risultati presso le Suore dell’Adorazione dei SS. Cuori di Picpus di Alençon e attirata – sull’esempio della sorella Suor Maria Dositea, visitandina a Le Mans – dall’ideale di consacrazione piena al Signore, chiese di essere am­messa tra le Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, ricevendo però risposta negativa. Ritenendo volontà di Dio essere chiamata al matrimonio, chiese al Signore di avere molti figli e che tutti fossero consacrati a Lui.

    Il 13 luglio 1858 si unì in matrimonio con Ludovico Martin ad Alençon, dove si era trasferita dal 1853 per dirigere una piccola azienda di merletti, lavoro nel quale era considerata un’artista. Il desiderio di una maternità numerosa venne esaudito con la nascita di nove creature, quattro delle quali, però, quasi subito salite al cielo e tra queste due maschietti.

 

2. Educatrice e lavoratrice

 

    Le cinque figlie rimaste in vita furono oggetto della formazione forte, delicata e personale di Maria Zelia, come traspare dalla “Storia di un’anima” della figlia minore, Teresa, nella quale si ha modo di apprezzare l’azione pedagogica di una donna di profonda fede e di grande realismo umano.

    È ciò che risulta in modo vivissimo anche dalla Correspon­dance familiale, il suo ricco espitolario. Dirette ai familiari, che le conservarono come reliquie, queste lettere costituiscono una delle espressioni moderne più valide per tracciare le linee di una spiri­tualità nella quale il sacramento del matrimonio trova tutta la fecondità di grazia che gli è propria, nel contesto concreto di una natura ricca ed esube­rante, in tutto dominata dalla fede, dalla speranza e dalla carità, sti­mo­lo per un dono generoso di sé a tutti, specialmente ai più poveri.

    In un contesto di lavoro, di preoccupazioni familiari e sociali (la guerra franco-prussiana del 1870), con una vita spesso segnata da fatiche e da problemi di salute, scossa dalla malattia e dalla morte di quattro delle sue creature, l’esperienza spirituale di Zelia si mani­festa con caratteristiche di dolcezza-fortezza, di pieno abbandono alla volontà di Dio, di fedeltà coraggiosa e senza incrinature ai propri doveri. Terziaria francescana fedele e membro dell’Arciconfraternita del Cuore Agonizzante di Gesù, di tutto si serviva per vivere in pienezza la sua ascesi coniugale e materna, grazie alla quale, aiutata anche dal marito, vero uomo di Dio, riuscì a creare nella famiglia un ambiente sereno e gioioso, pieno di Dio e del senso della Chiesa.

 

3. La malattia e la morte

 

    Colpita nel 1876 da tumore canceroso, di cui subito seppe la natura e la gravità, cercò di consolare e sostenere i familiari, special­mente le giovani figlie. Nel giugno del 1877, con le tre figlie maggiori, si recò in pellegrinaggio a Lourdes ed inve­ce della guarigione ottenne il dono di una fede più grande e di un abbandono sempre più completo a Dio. Tra i suoi dolori, talvolta terribili (il male si era diffuso in tutto il corpo), si appoggiava a Dio, invocan­done l’infinita misericordia, nella quale aveva sempre confidato.

    Maria Zelia morì santamente il 28 agosto 1877, dopo aver ricevuto i sacramenti con la pietà più grande, che colpì profonda­mente la quinquenne Teresa. La fama di santità sua e del marito crebbero fino al punto di spingere all’apertura della loro Causa di Beatificazione e Canonizzazione.

 

 

"ITER" DELLA CAUSA

 

 

a) In vista della Beatificazione

 

    Le due Cause procedettero distinte, ma parallelamente.

    Le Cause di beatificazione e canonizzazione di Ludovico Martin e Maria Zelia Guérin iniziarono nel 1957 con la nomina della Commissione Storica da parte del vescovo di Bayeux-Lisieux. Dal 1957 al 1960 venne istruito il Processo diocesano sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio; quella relativa alla Serva di Dio si chiuse un anno prima.

    Le Positio super vita et virtutibus vennero sottoposte allo studio dei Consultori Storici e ottennero unanime parere positivo il 13 ottobre 1987; uguale parere ottennero il 21 dicembre 1993 dal Congresso dei Consultori Teologi e il 15 marzo 1994 dalla Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi.

    Il 26 marzo 1994 il Papa San Giovanni Paolo II promulgò i Decreti sull’eroicità delle virtù.

    Dal 16 aprile 2003 al 10 giugno 2003 nella diocesi di Milano si svolse l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo, avvenuto per intercessione dei Servi di Dio: un bambino era stato guarito da una grave malformazione ai polmoni che lo avrebbe portato alla morte dopo la nascita. Il caso venne esaminato e ottenne esito positivo all’unanimità: il 17 gennaio 2008 dalla  Consulta Medica, il 17 marzo 2008 dai Consultori Teologi, il 15 aprile 2008 dalla Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi.

    Il 3 luglio 2008 fu promulgato il Decreto sul miracolo.

    Il 19 ottobre 2008, nella Basilica di Santa Teresa di Gesù Bam­bino in Lisieux, i Venerabili coniugi Ludovico Martin e Maria Zelia Guérin furono solennemente beatificati.

 

b) In vista della Canonizzazione

 

    In vista della Canonizzazione, la Postulazione ha presentato alla Congregazione delle Cause dei Santi un’Inchiesta diocesana svolta a Valencia (Spagna) nel 2013 su una presunta guarigione mira­colosa di una bambina, nata prematura nel 2008, affetta da grave emorragia cerebrale di IV grado, cui fecero seguito molteplici compli­cazioni. I genitori della bambina, ricevuta una diagnosi infausta quoad vitam, si rivolsero immediatamente a Dio e alla Madonna. In seguito alla conoscenza delle monache Carmelitane Scalze del monastero di Serra, genitori, familiari e amici iniziarono una novena di preghiera ai beati Ludovico Martin e Maria Zelia Guérin. Da quel momento si verificò un rapido e progressivo recupero della bambina fino alla sua insperata guarigione. Straordinario e scientificamente inspiegabile il fatto che la neonata, che ha ora quasi sette anni, non abbia riportato nessuna delle conseguenze che era lecito aspettarsi.

    La Consulta Medica ha esaminato il caso il 30 ottobre 2014 ritenendo unanimemente il fatto scientificamente inspiegabile.

    Il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, svoltosi il 16 dicembre 2014, ha espresso all’unanimità parere positivo.

    Nella Congregazione Ordinaria del 14 febbraio 2015 i Padri Car­dinali e Vescovi hanno ritenuto l’evento un miracolo attribuito alla intercessione dei Beati Ludovico Martin e Maria Zelia Guérin.

    Il 18 marzo 2015 il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto sul miracolo.

SANTA MESSA E CANONIZZAZIONE DEI BEATI: 
- VINCENZO GROSSI 
- MARIA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE 
- LUDOVICO MARTIN E MARIA AZELIA GUÉRIN

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
XXIX Domenica del Tempo Ordinario, 18 ottobre 2015

 

Le Letture bibliche ci presentano oggi il tema del servizio e ci chiamano a seguire Gesù nella via dell’umiltà e della croce.

Il profeta Isaia delinea la figura del Servo di Jahwé (53,10-11) e la sua missione di salvezza. Si tratta di un personaggio che non vanta genealogie illustri, è disprezzato, evitato da tutti, esperto nel soffrire. Uno a cui non attribuiscono imprese grandiose, né celebri discorsi, ma che porta a compimento il piano di Dio attraverso una presenza umile e silenziosa e attraverso il proprio patire. La sua missione, infatti, si realizza mediante la sofferenza, che gli permette di comprendere i sofferenti, di portare il fardello delle colpe altrui e di espiarle. L’emarginazione e la sofferenza del Servo del Signore, protratte fino alla morte, si rivelano feconde, al punto tale da riscattare e salvare le moltitudini.

Gesù è il Servo del Signore: la sua vita e la sua morte, interamente nella forma del servizio (cfr Fil 2,7), sono state causa della nostra salvezza e della riconciliazione dell’umanità con Dio. Il kerigma, cuore del Vangelo, attesta che nella sua morte e risurrezione si sono adempiute le profezie del Servo del Signore. Il racconto di san Marco descrive la scena di Gesù alle prese con i discepoli Giacomo e Giovanni, i quali – supportati dalla madre – volevano sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel regno di Dio (cfr Mc10,37), rivendicando posti d’onore, secondo una loro visione gerarchica del regno stesso. La prospettiva in cui si muovono risulta ancora inquinata da sogni di realizzazione terrena. Gesù allora dà un primo “scossone” a quelle convinzioni dei discepoli chiamando il suo cammino su questa terra: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete … ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato (vv. 39-40). Con l’immagine del calice, Egli assicura ai due la possibilità di essere associati fino in fondo al suo destino di sofferenza, senza tuttavia garantire i posti d’onore ambiti. La sua risposta è un invito a seguirlo sulla via dell’amore e del servizio, respingendo la tentazione mondana di voler primeggiare e comandare sugli altri.

Di fronte a gente che briga per ottenere il potere e il successo, per farsi vedere, di fronte a gente che vuole siano riconosciuti i propri meriti, i propri lavori, i discepoli sono chiamati a fare il contrario. Pertanto li ammonisce: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (vv. 42-44). Con queste parole indica il servizio quale stile dell’autorità nella comunità cristiana. Chi serve gli altri ed è realmente senza prestigio esercita la vera autorità nella Chiesa. Gesù ci invita a cambiare mentalità e a passare dalla bramosia del potere alla gioia di scomparire e servire; a sradicare l’istinto del dominio sugli altri ed esercitare la virtù dell’umiltà.

E dopo aver presentato un modello da non imitare, offre sé stesso quale ideale a cui riferirsi. Nell’atteggiamento del Maestro la comunità troverà la motivazione della nuova prospettiva di vita: «Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (v. 45). Nella tradizione biblica il Figlio dell’uomo è colui che riceve da Dio «potere, gloria e regno» (Dn 7,14). Gesù riempie di nuovo senso questa immagine e precisa che Egli ha il potere in quanto servo, la gloria in quanto capace di abbassamento, l’autorità regale in quanto disponibile al totale dono della vita. È infatti con la sua passione e morte che Egli conquista l’ultimo posto, raggiunge il massimo di grandezza nel servizio, e ne fa dono alla sua Chiesa.

C’è incompatibilità tra un modo di concepire il potere secondo criteri mondani e l’umile servizio che dovrebbe caratterizzare l’autorità secondo l’insegnamento e l’esempio di Gesù. Incompatibilità tra ambizioni, arrivismi e sequela di Cristo; incompatibilità tra onori, successo, fama, trionfi terreni e la logica di Cristo crocifisso. C’è invece compatibilità tra Gesù “esperto nel patire” e la nostra sofferenza. Ce lo ricorda la Lettera agli Ebrei, che presenta Cristo come il sommo sacerdote che condivide in tutto la nostra condizione umana, eccetto il peccato: «Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (4,15). Gesù esercita essenzialmente un sacerdozio di misericordia e di compassione. Egli ha fatto l’esperienza diretta delle nostre difficoltà, conosce dall’interno la nostra condizione umana; il non aver sperimentato il peccato non gli impedisce di capire i peccatori. La sua gloria non è quella dell’ambizione o della sete di dominio, ma è la gloria di amare gli uomini, assumere e condividere la loro debolezza e offrire loro la grazia che risana, accompagnarli con tenerezza infinita, accompagnarli nel loro tribolato cammino.

Ognuno di noi, in quanto battezzato, partecipa per parte propria al sacerdozio di Cristo; i fedeli laici al sacerdozio comune, i sacerdoti al sacerdozio ministeriale. Pertanto, tutti possiamo ricevere la carità che promana dal suo Cuore aperto, sia per noi stessi sia per gli altri: diventando “canali” del suo amore, della sua compassione, specialmente verso quanti sono nel dolore, nell’angoscia, nello scoraggiamento e nella solitudine.

Coloro che oggi sono stati proclamati Santi, hanno costantemente servito con umiltà e carità straordinarie i fratelli, imitando così il divino Maestro. San Vincenzo Grossi fu parroco zelante, sempre attento ai bisogni della sua gente, specialmente alle fragilità dei giovani. Per tutti spezzò con ardore il pane della Parola e divenne buon samaritano per i più bisognosi.

Santa Maria dell’Immacolata Concezione, attingendo dalle sorgenti della preghiera e della contemplazione, visse in prima persona con grande umiltà il servizio agli ultimi, con una attenzione particolare ai figli dei poveri e agli ammalati.

I santi coniugi Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin hanno vissuto il servizio cristiano nella famiglia, costruendo giorno per giorno un ambiente pieno di fede e di amore; e in questo clima sono germogliate le vocazioni delle figlie, tra cui santa Teresa di Gesù Bambino.

La testimonianza luminosa di questi nuovi Santi ci sprona a perseverare sulla strada del servizio gioioso ai fratelli, confidando nell’aiuto di Dio e nella materna protezione di Maria. Dal cielo ora veglino su di noi e ci sostengano con la loro potente intercessione.

 

LITTERAE APOSTOLICAE

de peracta Beatificatione

 

BENEDICTUS  PP. XVI

ad perpetuam rei memoriam

 

    «Coniuges christiani ad sui status officia et dignitatem peculiari sacramento roborantur et veluti consecrantur» (Gaudium et spes, 48).

    Venerabiles Dei Servi Ludovicus Martin eiusque uxor Zélie Maria Guérin, sanctae Teresiae a Iesu Infante parentes, sacramentum matrimonii veluti veram Deo consecrationem vixerunt atque rectam dederunt testificationem coniugalis amoris, veluti exemplum ad incitandas familias ut integre Christianas exercerent virtutes. Coniu­galis amor Ludovici et Zélie imitatio est quaedam Christi erga Ecclesiam amoris. Prorsus mirabilis est horum parentum fides et amor quem erga Ecclesiam ostenderunt nec non modus quo doctrinam et Ecclesiae praecepta servaverunt. Illi quidem iam a iuventute religiosam vitam affectabant; deinde familiam constituentes, spiritale filiorum bonum sedulo curarunt. Vitam gesserunt secundum Evangelii placita, semper optantes divina implere consilia. Maxime sollicitos se praebebant de fide filiis tradenda.

    Venerabilis Serva Dei Zélie Maria Guérin die XXIII mensis Decembris anno MDCCCXXXI loco vulgo Gandelain, in parte videlicet Sain-Denis-sur-Sarthon (Orne, in Francogallia) est orta.

    Venerabilis Servus Dei Ludovicus Martin die XXII mensis Augusti anno MDCCCXXIII Burdigalae est natus. Curriculis apud Fratres Scholarum Christianarum expletis, horologiarii opus suscepit, quod apte congruebat eius meditativae naturae ingentique manuali peritiae.

    Die XIII mensis Iulii anno MDCCCLVIII matrimonii vinculo in ecclesia Nostrae Dominae Alensoniensis se sociaverunt, ex quibus spatio tredecim annorum novem nati sunt filii; quos inter quattuor praemature e vita migrarunt. Compertum est quoque matrimoniales heroice implevisse promissiones fidelitatis, indissolubilitatis vinculi matrimonialis, fecunditatis amoris tam in gaudio quam in dolore. «Cum filios habuimus − scribebat Zélie anno MDCCCLXXVII, morti iam proxima − tantummodo pro illis vitam insumebamus; in hoc erat felicitas nostra. Omnia facillime eveniebant, ac si mundus sine onere fuisset». Modus dolores et difficultates subeundi iuvenes reddit coniuges illos qui ante CL annos vixerant. Deinde filiorum educatione eminuerunt, solliciti praesertim de eorum spiritu formando, sicut in declaratione filiarum advertitur in processu beatificationis sanctae Teresiae a Iesu Infante: «Mater nostra de animabus suarum puellarum sedulo vigilabat ac ne minimum quidem vitium sine correctione relinquebat. De recta ac diligenti educatione, et etiam acuta et accurata agebatur». Zélie Guérin cancro correpta die XXVIII mensis Augusti anno MDCCCLXXVII e vita migravit. Ob familiae utilitatem Servus Dei Ludovicus Martin Lexovium petiit, totum suum impendens tempus in familiam et in orationem. Plene Dei voluntati obsequi cupiens, religiosam filiarum vocationem veluti speciale donum consideravit et pro familia decorem. Post acerbum morbum, quem christiano pertulit spiritu, die XXIX mensis Iulii anno MDCCCXCIV pie in Domino obdormivit.

    Augescente coniugum sanctitatis fama, Episcopus Alensoniensis anno MCMLVII Processum instruxit Informativum de Venerabilibus Servis Dei Ludovico Martin et Zélie Maria Guérin. Duae causae separatae, eodem tamen tempore sunt inspectae ita ut Consultores in historia periti die XIII mensis Octobris anno MCMLXXXVII et etiam Consultores Theologi die XXI mensis Decembris anno MCMXCIII positivum dederint iudicium sicut et Patres Cardinales et Episcopi in Sessione Ordinaria mense Martio anno MCMXCIV habita. Servus Dei Ioannes Paulus PP. II, Praedecessor Noster rec. mem., die XXVI mensis Martii anno MCMXCIV agnovit Venerabiles Servos Dei virtutes heroicum in modum exercuisse.

    Omnibus secundum iuris normas expletis, Nosmet Ipsi Congregationi de Causis Sanctorum facultatem fecimus ut die III mensis Iulii anno MMVIII decretum promulgaret super miro, intercessioni Venerabilium Servorum Dei adscripto, atque decrevimus ut Beatificationis ritus die XIX mensis Octobris anno MMVIII Lexovii perageretur.

    Hodie igitur Lexovii de mandato Nostro Iosephus S.R.E. Cardinalis Saraiva Martins, Congregationis de Causis Sanctorum olim Praefectus, textum Litterarum Apostolicarum legit, quibus Nos in Beatorum numerum adscribimus Venerabiles Servos Dei Ludovicum Martin et Zélie Mariam Guérin:

    Nos, vota Fratrum Nostrorum Petri Augusti Pican, Episcopi Baiocensis et Lexoviensis, et Ioannis Claudii Boulanger, Episcopi Sagiensis, necnon plurimorum aliorum Fratrum in Episcopatu multorumque christifidelium explentes, de Congregationis de Causis Sanctorum consulto, auctoritate Nostra Apostolica facultatem facimus ut Venerabiles Servi Dei Ludovicus Martin et Zélie Maria Guérin, laici, coniuges et parentes, qui, nuptialis Sacramenti virtute itemque Nazarethanae Familiae exemplo, in Deum, Virginem Mariam, pauperes missionesque dilectionem sunt testati, atque suis liberis sese operose dicaverunt, inter quos annumeratur sancta Teresia a Iesu Infante, Beatorum nomine in posterum appellentur, eorumque festum die duodecima Iulii, anniversaria videlicet incidente ipsorum nuptia­rum memoria, in locis et modis iure statutis quotannis celebrari possit. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.

    Quod autem decrevimus, volumus et nunc et in posterum tempus vim habere, contrariis rebus minime quibuslibet officientibus.

    Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die XIX mensis Octobris, anno MMVIII, Pontificatus Nostri quarto.

 

 

De mandato Summi Pontificis

Tharsicius Card. Bertone

Secretarius  Status

 

Loco   Sigilli

In Secret. Status tab., n. 95.920