Mária Magdolna Bódi

Mária Magdolna Bódi

(† 1945)

Beatificazione:

- 06 settembre 2025

- Papa  Leone XIV

- Verszprém – Ungheria

Memoria Liturgica:

- 23 marzo

Fedele Laica; avrebbe voluto abbracciare la vita religiosa, ma poiché nessuna congregazione poteva accoglierla a causa della situazione irregolare dei suoi genitori, nel corso di un ritiro spirituale si consacrò a Cristo Re, facendo voto privato di castità perpetua

  • Biografia
  • decreto sul martirio
«Dolce Gesù, prometto che il seme gettato darà un abbondante raccolto»

 

Mária Magdolna Bódi nacque l’8 agosto 1921 a Szigliget, in Ungheria. I genitori, entrambi braccianti agricoli, non avevano potuto contrarre matrimonio perché il padre, di origini ignote, era sprovvisto di documenti. Seppur registrata all’anagrafe come figlia illegittima, prese il nome del padre, che era un uomo rude, ateo e dedito all’alcol. E’ in questo misero contesto sociale che ella, su influsso della madre, probabilmente di rito occidentale, maturò la sua formazione religiosa, frequentando assiduamente la parrocchia latina, dove, dopo aver ricevuto i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima, s’impegnò al servizio dei bambini aderendo alla Szívgárda (l’Associazone della Guardia del Cuore) che mirava a curare l’educazione religiosa dei più piccoli mediante la devozione al Sacro Cuore di Gesù. La sua vita è stata interamente contrassegnata dallo spirito di fede, che ne ha determinato la pratica sacramentale e l’ardore apostolico. Ella nutrì sempre una intensa devozione per l’Eucaristia e, nel 1938, partecipò a uno dei ritiri spirituali che si svolsero numerosi nella sua nazione, in preparazione al Congresso Eucaristico internazionale di Budapest presieduto, nel maggio di quell’anno, dal cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII. La giovane visse pienamente la virtù della carità, dedicandosi in maniera incondizionata al servizio dei poveri e degli anziani trascurati o abbandonati, confidando nella Provvidenza divina. Avrebbe voluto abbracciare la vita religiosa ma, poiché nessuna congregazione poteva accoglierla a causa della situazione irregolare dei suoi genitori, nel corso di un ritiro spirituale, si consacrò a Cristo Re, facendo voto privato di castità perpetua. Nel 1939 iniziò a lavorare in fabbrica, impegnandosi nella Associazione delle ragazze lavoratrici al fine di offrire supporto morale e spirituale alle compagne. Con serenità e fermezza, riuscì a compiere un paziente apostolato d’ambiente guadagnandosi il rispetto dei colleghi di lavoro, ottenendo diverse conversioni. Poco dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Ella, insieme alle sue compagne, aiutò molti anziani e madri con bambini piccoli, assistendo i feriti del vicino ospedale. Dopo le che truppe sovietiche raggiunsero il suo villaggio, per difendersi dall’ aggressione di un militare russo venne uccisa il 23 marzo 1945.

Il martirio materiale è adeguatamente provato.

All’alba del 23 marzo 1945 le milizie sovietiche raggiunsero Litér, il luogo dove abitava. Mária Magdolna aveva trascorso quella notte insieme alla madre e ad altre persone nel rifugio demaniale del paese. Nel corso del pomeriggio, dopo essersi recata a visitare una donna malata e a dar da mangiare agli animali, fu avvistata fuori dal rifugio insieme ad un gruppetto di donne, tra le quali la madre, da un soldato russo che le intimò di seguirlo, conducendola nella parte più oscura del bunker. Obbedì, pur consapevole delle cattive intenzioni del militare nei suoi confronti. Poco dopo si udì un colpo di pistola provenire dall’interno del bunker ed ella uscì invitando le altre donne alla fuga, consapevole che il suo assalitore l’avrebbe presto raggiunta per vendicarsi del suo rifiuto e della ferita che, per difendersi e salvaguardare la sua castità, gli aveva inferto. Il soldato che aveva cercato di abusare di lei, infatti, salì sopra il tetto del bunker e le sparò più volte colpendola di spalle e uccidendola. Morì invocando il Signore. Il corpo della giovane donna, derubato di alcuni indumenti, dell’orologio e della collana, venne recuperato dal padre che le diede temporanea sepoltura nel cimitero del paese.

Il martirio formale ex parte persecutoris è ben documentato.

Le truppe sovietiche terrorizzavano la popolazione ungherese, saccheggiando le abitazioni e depredando le chiese dei beni e degli arredi artistici adibendole ad usi profani. Si registrarono in quell’epoca molte aggressioni a sacerdoti, religiosi e laici cristiani. Le donne che tentavano di opporsi agli stupri erano uccise dai soldati assalitori.

Anche il martirio formale ex parte Servae Dei è ben provato. Sin da quando, nel 1944, con l’avvicinarsi del fronte di guerra al suo paese, si diffusero notizie sulle atrocità commesse dai soldati sovietici al loro ingresso in Ungheria, ella, di fronte a tale pericolo, si dichiarò decisa a restare fedele al suo voto di castità, anche a costo della vita.

La sua fama di santità e di martirio ha oltrepassato i confini nazionali, grazie anche all’opera del Circolo degli amici di santa Maria Goretti che, nella testimonianza di fede di Mária Magdolna e nel suo estremo sacrificio per difendere la sua castità, hanno ravvisato un parallelismo con la vicenda della giovane santa italiana.

 

DICASTERO DELLE CAUSE DEI SANTI

 

VESZPRIMIENSIS

Beatificationis seu declarationis martyrii

SERVAE DEI

MARIAE MAGDALENAE BÓDI

Christifidelis Laicae

(† 23 martii 1945)

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DECRETO SUL MARTIRIO

 

«Dolce Gesù, prometto che il seme gettato darà un abbondante raccolto» è l’annotazione dal sapore profetico scritta dalla Serva di Dio Mária Magdolna Bódi sul retro di un’immaginetta raffigurante il Seminatore, l’ultimo giorno dell’anno 1944, con la promessa di divenire il seme evangelico che muore per dare molto frutto. Pochi mesi dopo, durante l’irruzione dell’Armata Rossa in Ungheria, la giovane laica di umili origini e operaia di fabbrica concluse la sua vita terrena subendo il  martirio per difendere la propria purezza verginale in  fedeltà all’amore di Cristo.

La Serva di Dio Mária Magdolna Bódi nacque l’8  agosto  1921 a Szigliget, un paesino dell’allora Comitato di Zala in Ungheria, da una famiglia di braccianti agricoli. I genitori non avevano potuto contrarre regolare matrimonio, essendo il padre, uomo rude e aggressivo, alcolista e ateo, privo di documenti d’identità. Seppure registrata all’anagrafe come illegittima, la bambina prese il cognome del padre. Dalla madre, una donna mite e dall’animo buono, Magdi e i suoi due fratelli furono avviati alla pratica religiosa, attraverso la preghiera quotidiana all’interno del focolare domestico e la frequentazione regolare della messa, nonostante le lunghe distanze da percorrere per raggiungere la chiesa parrocchiale. La Serva di Dio frequentò la scuola elementare cattolica dal 1927 a Köveskál ma, nonostante le sue elevate capacità intellettive, non poté proseguire gli studi a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, le quali costrinsero quest’ultima a cambiare più volte residenza. Dopo aver ricevuto i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima, l’interesse di Magdi per la pratica religiosa si intensificò, ma l’unione irregolare dei genitori le rese impossibile assecondare la sua vocazione alla vita religiosa.

Nel 1939, Mária Magdolna trovò impiego come operaia  presso la fabbrica “Nitrokémia Zrt.”, dove si dedicò ad una  straordinaria attività di apostolato, accompagnato da un’intensa preghiera, dalla partecipazione quotidiana alla Santa Messa, da un generoso e instancabile servizio caritatevole, soprattutto versi i bambini, gli anziani e i poveri. La sua esemplare condotta di vita cristiana le fece conquistare la stima e il rispetto di tutti, datori di lavoro e operai, credenti e non. Aderì alla Szívgárda, la “Guardia del Cuore”, Associazione che curava l’educazione religiosa dei bambini attraverso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, e all’Associazione delle Ragazze Lavoratrici, di cui divenne in breve tempo capogruppo.

Nel 1941, al ritorno da un ritiro spirituale, ella volle offrire la sua vita interamente a Dio e alla salvezza delle anime e, in occasione della Solennità di Cristo Re, il 26 ottobre di quell’anno, pronunciò il voto privato di eterna castità.

Nel 1944, con l’avvicinarsi del fronte di guerra, udendo le terribili notizie sugli stupri e le atrocità commesse dall’esercito dell’Armata Rossa nel territorio invaso, la Serva di Dio dichiarò alle compagne la sua ferma volontà di rimanere fedele al voto fatto al Signore.

Il 23 marzo 1945 le avanguardie sovietiche giunsero a Litér, vicino al rifugio dove si trovava Magdi insieme ad altre donne e alla madre. Un soldato dell’Armata Rossa si avvicinò alla giovane imponendole di seguirlo nel bunker, con l’evidente intenzione di violentarla. Infuriato di fronte alla forte resistenza opposta dalla ragazza, il soldato uscì dall’altro ingresso del rifugio e iniziò a spararle alle spalle a distanza ravvicinata. Dopo il secondo colpo, Magdi alzò le mani al cielo esclamando «Signore mio! Mio Re! Prendimi con te!». Seguirono  altri  colpi  di  pistola, l’ultimo dei quali le trafisse il torace, facendola cadere a terra esanime.

Il suo corpo fu raccolto e avvolto in un plaid dal padre, giunto poco dopo sul luogo dell’omicidio e, il  giorno  seguente, fu seppellito temporaneamente nel cimitero di Litér. Le esequie della Serva di Dio furono officiate alcuni giorni dopo e il suo corpo fu sistemato in una tomba presso il suddetto cimitero, dove riposa ancora oggi.

In un buio diventato sempre più tenebra a causa della circostanze della guerra, Mária Magdolna Bódi ha dato una luminosa testimonianza d’amore sponsale, difendendo il voto privato di castità da lei professato e la sua dignità di donna.

Nonostante il clima di intimidazione e repressione del sentimento religioso messo in atto dal regime comunista instaurato in Ungheria dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la memoria di Mária Magdolna Bódi non si è spenta e la sua venerazione, dapprima professata in forma clandestina, ha continuato a diffondersi come un vero e proprio fiume carsico durante gli anni della Chiesa del Silenzio, per poi crescere ininterrottamente fino ai giorni nostri.

L’allora Vescovo di Veszprém, il Venerabile Servo di Dio József Mindszenty, avviò il processo informativo con decreto del 1° agosto 1945 ma, a causa delle persecuzioni inflitte dal regime comunista, non fu possibile continuarlo. In seguito al crollo di quest’ultimo, vi furono altri tentativi di riavviare la Causa, finché fu definitivamente ripresa dall’Arcidiocesi di Veszprém con la celebrazione dell’Inchiesta diocesana, svoltasi dal 23 marzo 2011 al 22 ottobre 2016. La validità giuridica dell’Inchiesta fu riconosciuta dal Dicastero delle Cause dei Santi con decreto del 22 dicembre 2017.

Preparata la Positio, essa fu sottoposta all’esame della Seduta dei Consultori Storici, il 24 gennaio 2023, e del Congresso Peculiare dei  Consultori Teologi, il 26 ottobre 2023, i quali espressero parere favorevole unanime.

Il 30 aprile 2024 i Padri Cardinali  e  Vescovi,  riuniti  in  Sessione Ordinaria, hanno riconosciuto che la Serva di Dio è stata uccisa per la sua fede in Cristo e nella Chiesa.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua  Santità, accogliendo e ratificando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi  dichiarato: È provato il martirio della Serva di Dio Mária  Magdolna  Bódi, fedele laica, per il caso e l’effetto di cui si tratta.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, il 23 maggio 2024

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario