Max Josef Metzger
(† 1944)
- 17 aprile
Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto Secolare Societas Christi Regis; era consapevole che l’impegno per la pace e l’ecumenismo, nonché il rifiuto della statolatria del Reich in nome del primato di Cristo, potevano costargli la vita. Aveva espresso disponibilità al dono della vita come risposta alla volontà di Dio
Max Josef Metzeger nacque il 3 febbraio 1887 a Schopfheim (Germania). Conseguito il Diploma di maturità, nel 1905 iniziò gli studi di Teologia che concluse con il Dottorato nel 1910. Ordinato sacerdote il 5 luglio 1911 a Schwarzwald, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò come Cappellano Militare ma venne congedato nel 1915, a causa di una grave polmonite con pleurite.
Nello stesso anno si trasferì a Graz (Austria) per assumere l’incarico di Segretario Generale del Kreuzbündnis (Lega della Croce). Nel 1917, fondò la Weltfriedensbund vom Weißen Kreuz (FDK - Lega della Pace Universale della Croce Bianca) e compose il “Programma religioso internazionale per la pace”, che inviò al Papa Benedetto XV. Nel 1919 fondò l’Associazione Missionsgesellschaft vom Weißen Kreuz, avente per motto: “Cristo deve essere il Re!”. Negli stessi anni, diede inizio a varie associazioni con differenti scopi, dalla promozione della pace all’astinenza dall’uso dell’alcool.
Il 28 aprile 1920 ricevette dal Governo della Bassa Austria la cittadinanza austriaca. Su invito del Deputato della III Repubblica Francese Marc Sangnier, promotore del cattolicesimo sociale in Francia, nel 1921, Max Josef Metzeger fu chiamato a prendere la parola al Congrès Démocratique International pour la Paix di Parigi. Tra il 1917 e il 1929 Metzger intervenne a 14 Congressi Internazionali nel ruolo di defensor pacis. Nel 1927 partecipò come Osservatore Cattolico all’Assemblea di Losanna, che diede origine al Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC). Su impulso dell’istituzione della Festa del Sacro Cuore di Gesù cambiò il nome dell’Associazione da lui fondata, chiamandola Christkönigsgesellschaft (Societas Christi Regis). In questo stesso anno venne richiamato nella propria Diocesi e la sede dell’Associazione fu trasferita a Meitingen, poco lontano da Augsburg. Nel 1939 fondò la Confraternita Una Sancta per pregare e operare per l’unità dei cristiani. Il 9 novembre fu condotto nel Carcere di Augsburg, sospettato di coinvolgimento nell’attentato a Hitler nella Bürgerbräukeller di München. Dal carcere Metzger scrisse a Papa Pio XII chiedendo di convocare ad Assisi un Concilio Ecumenico.
Uscito dal carcere il 4 dicembre 1939, si trasferì in una casa della Societas Christi Regis a Berlino, dove oltre ad occuparsi delle attività pastorali, redasse due scritti esplicitamente contro Hitler. Il 23 giugno 1943 venne ancora arrestato e trattenuto nel Carcere di Prinz-Albrecht-Strasse e l’11 settembre successivo fu condotto nel Carcere di Plötzensee a Berlino. Il 14 ottobre 1943, fu condannato a morte per «alto tradimento e favoreggiamento del nemico».
Trasferito nel Carcere di Brandenburg-Görden, il 17 aprile 1944 venne ghigliottinato.
Venne arrestato dopo la delazione di una donna, alla quale aveva consegnato un Memorandum sulla pace e sul futuro politico della Germania.
Il martirio materiale è stato dimostrato anche per la testimonianza del boia pervenuta tramite il cappellano della prigione.
Riguardo al martirio formale ex parte victimae, Metzeger era consapevole che l’impegno per la pace e l’ecumenismo, nonché il rifiuto della statolatria del Reich in nome del primato di Cristo, potevano costargli la vita. Aveva espresso disponibilità al dono della vita come risposta alla volontà di Dio. Durante il processo si difese conservando l’affidamento al Signore, anche dinanzi all’approssimarsi dell’esecuzione. La disposizione al martirio è confermata dal sacerdote Peter Buchholz che lo visitò cinque giorni prima della morte.
In riferimento al martirio formale ex parte persecutoris, l’odium fidei può essere considerato come la motivazione prevalente almeno per quanto riguarda la condanna a morte. Metzger si era occupato di questioni sociali e aveva frequentato circoli politici in quanto cattolico e spinto da interessi etico-religiosi. Da uomo di azione, in un contesto bellico, predicava la pace e la comunione tra cattolici e protestanti in nome del battesimo. Benché sull’arresto possa aver influito la sua attività politica, durante il Processo si rese chiara l’avversione del regime alla sua fede. Il giudice del Tribunale, dopo avergli rivolto una domanda sulla confraternita Una Sancta, alla risposta di Max Josef Metzeger che auspicava “una sola Chiesa di Cristo”, reagì mostrando un palese atteggiamento anticristiano e opponendo la sua fede nel Reich.
La fama di martirio è presente ancora oggi, anche se frammista alla reputazione legata a benemerenze sociali e culturali.
L’Inchiesta diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Friburgo (Germania), dal 2006 al 2014.
Validità giuridica delle Inchieste: 18 maggio 2015.
La Seduta dei Consultori Storici si tenne il 15 gennaio 2019, con esito affermativo.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi (21 gennaio 2021): esito affermativo.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi (12 marzo 2024): esito affermativo. Nel corso della discussione, nel contesto dell’odium Fidei, è stato evidenziato che Max Josef Metzeger fu un uomo di fede. A partire da tale realtà vide il mondo e trasse forza per annunciare con coraggio il messaggio cristiano in un contesto areligioso.
DICASTERO DELLE CAUSE DEI SANTI
Friburgensis
BEATIFICATIONIS seu DECLARATIONIS MARTYRII
Servi Dei
Maximiliani Iosephi Metzger
Sacerdotis Dioecesani
Fundatoris Instituti Saecularis Societatis Christi Regis
(† 17 IV 1944)
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DECRETO SUL MARTIRIO
«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5, 9-10).
Il Servo di Dio Max Josef Metzger nacque il 3 febbraio 1887 a Schopfheim (Germania). Entrato nel 1905 in Seminario a Friburgo, il 5 luglio 1911, venne ordinato sacerdote. Dopo i primi incarichi pastorali come vicario parrocchiale a Karlsruhe, Mannheim e Oberhausen, si presentò volontario nella Prima Guerra Mondiale come cappellano militare. Costretto a un congedo anticipato dal servizio militare per seri motivi di salute, si trasferì a Graz (Austria) e cominciò a impegnarsi per il movimento pacifista.
Fondò numerose associazioni con tale scopo, tra esse, nel 1917, il Weltfriedenswerk vom Weißen Kreuz (Opera mondiale per la pace della Croce Bianca), seguita due anni dopo dalla Missionsgesellschaft che, nel 1927, prese il nome di Christkönigsgesellschaft (Società di Cristo Re), società missionaria aperta a persone di entrambi i sessi, religiosi e laici. Quest’ultima, nel 1969, sarà riconosciuta come Istituto secolare di diritto diocesano Christkönigsinstitut (Istituto di Cristo Re).
Rientrato in Germania nel 1927, il Servo di Dio trasferì la sede centrale della comunità a Meitingen.
Considerato un sovversivo e un nemico del nazionalsocialismo fu incarcerato due volte nel gennaio del 1934 e nel novembre del 1939. Continuò nel suo impegno per la pace al quale si aggiunse quello per l’ecumenismo. Sorse per sua iniziativa la confraternita Una Sancta nel 1938, con lo scopo di riunire cattolici e luterani.
Trasferitosi a Berlino presso il Pius-Stift, una filiale della Società di Cristo Re, nel 1940, il Servo di Dio portò avanti non solo il suo impegno per la pace e l’ecumenismo ma anche attività fortemente invise al regime nazista. Fu arrestato il 29 giugno 1943, dopo aver consegnato un documento destinato al vescovo luterano di Uppsala (Svezia) a una presunta simpatizzante della confraternita Una Sancta che però, in realtà, era un’agente del servizio segreto nazista.
Il Servo di Dio fu sottoposto a un processo farsa davanti al Volksgerichtshof nazista (Tribunale del popolo). Ritenuto un “infame traditore del popolo” il cui mondo “non ha posto nel nostro” (ossia quello nazista), il Servo di Dio fu condannato a morte e, per sei mesi, sottoposto a un regime carcerario durissimo, legato con le manette giorno e notte. In una delle lettere di commiato, redatto poco prima dell’esecuzione, il Servo di Dio scrisse: “Ora il Signore mi … chiede l’ultima cosa ... gli ho offerto la vita per la pace del mondo e l’unità della Chiesa. … sono stato ritenuto degno di percorrere la vita del Maestro fino alla fine!”.
Malgrado l’Arcivescovo di Friburgo chiedesse la grazia per il Servo di Dio, la sentenza fu eseguita tramite ghigliottina il 17 aprile 1944 nel penitenziario di Brandenburg-Görden.
Già all’indomani della morte, Max Josef Metzger fu considerato da molti non soltanto apostolo della pace e profeta dell’ecumenismo ma anche un martire. La sua fama di martirio è continuata e maturata nel tempo ed è giunta sino ad oggi unita alla fama signorum.
Le Inchieste diocesane, principale e suppletiva, sono state istruite presso la Curia ecclesiastica di Friburgo in Brisgovia, rispettivamente dal 2006 al 2014 e nel 2015. La validità giuridica degli atti processuali è stata riconosciuta da questo Dicastero delle Cause dei Santi con decreto del 18 dicembre 2015. Preparata la Positio, essa fu sottoposta alla Seduta dei Consultori Storici, il 15 gennaio 2019, e al Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, il 21 gennaio 2021, entrambi con esito positivo.
I Padri Cardinali e Vescovi, riuniti nella Sessione Ordinaria del 12 marzo 2024 hanno riconosciuto che il summenzionato Servo di Dio morì per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutti questi dati al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano il martirio e la causa che ha determinato il martirio del Servo di Dio Max Josef Metzger, Sacerdote diocesano.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 14 marzo 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario