Pietro Donders

Pietro Donders

(1809-1887)

Beatificazione:

- 23 maggio 1982

- Papa  Giovanni Paolo II

Ricorrenza:

- 14 gennaio

Sacerdote, della Congregazione del SS. Redentore, missionario olandese, che trascorse ben ventotto anni nel lebbrosario di Batavia come cappellano volontario degli infermi

  • Biografia
  • REGINA COELI
  • omelia di beatificazione
Si prese cura dei corpi e delle anime dei lebbrosi

 

Pietro Donders, al secolo Petrus Norbertus Donders nacque il 27 ottobre 1809 a Tilburg nell'Olanda del Nord, figlio di un tessitore di lana.

A 32 anni venne ordinato sacerdote; profondamente colpito dalle parole di S. Paolo sul ministero sacerdotale, nel 1842 lasciò l’Olanda per raggiungere la Guyana olandese o Suriname, per lavorare poi tutta la vita nell’attività apostolica a favore degli ultimi, compresi i lebbrosi. 

Nel 1865 il Vicariato Apostolico della Guyana Olandese (America del Sud) fu affidato alla Congregazione dei Redentoristi, fondata da s. Alfonso Maria de’ Liguori e padre Pietro Donders chiese di venirne ammesso e il 27 giugno 1867 emise i voti perpetui, ritornando poi tra i suoi amati lebbrosi con cui già lavorava instancabilmente dal 1856. Si occupava altresì anche degli indiani e dei neri; il suo primo biografo lo soprannominò “Nuovo apostolo dei neri, degli indiani e dei lebbrosi”. Riguardo gli indiani ebbe il più grande successo con la tribù degli Arrovacchi; nel 1873 scriveva lui stesso ai suoi superiori, delle consolazioni ricevute dando la Prima Comunione a molti di loro e che durante la sua visita effettuata nel mese di settembre e durata sei giorni, tutti gli Arrovacchi lasciarono le loro occupazioni per non perdere niente del suo insegnamento e delle sue istruzioni. Lavorò molto anche per i neri, che si trovavano in schiavitù (fu abolita in Guyana solo nel 1863) dando loro una speciale cura

Dal 1842 a 1856 lavorò poi anche nella capitale Paramaribo e nel 1883-85 a Coronie sulla costa, padre Pietro Donders si dedicò soprattutto ai lebbrosi della colonia di Batavia, isolati ed emarginati, fedele allo spirito della sua Congregazione che vuole occuparsi preferibilmente delle anime più abbandonate. 

La sua vita interiore era intessuta dalla preghiera e dalla penitenza, interrompeva spesso il sonno notturno per dedicare un’ora alla preghiera in ginocchio davanti al tabernacolo; dormiva su un asse di legno e usava la “disciplina” almeno una volta al giorno. La sua meravigliosa carità verso il prossimo gli procurò già in vita la fama di santità. 

Dopo quasi 45 anni vissuti sotto il sole tropicale della Guyana Olandese, morì a Batavia nella colonia dei lebbrosi il 14 gennaio 1887; la sua tomba si trova attualmente nella cattedrale di Paramaribo. 

Il processo per la sua beatificazione iniziò nel 1900 e si è concluso con la solenne celebrazione di beatificazione da parte del papa Giovanni Paolo II il 23 maggio 1982.

 

(fonte: santiebeati.t)

REGINA COELI

Solennità dell'Ascensione del Signore 
23 maggio 1982

 

1. “Rallegrati, Regina del cielo, / Gioisci, angelica Signora! / Oggi tutti ci felicitiamo con te / con gioia cantiamo: Alleluia!”.

Cantiamo questo “Alleluia” per esprimere una gioia particolare, motivata dalla risurrezione di nostro Signore nel giorno “dopo il sabato”.

Cantiamo la gioia pasquale annunziando tutti i frutti del mistero pasquale.

Oggi la Chiesa romana annunzia questa gioia, dovuta alla elevazione sugli altari di cinque suoi figli.

Essi sono:

Il beato Pietro Donders, olandese, redentorista, vissuto nel secolo scorso. Inviato come missionario nel Suriname, fu intrepido ed instancabile apostolo degli indiani e dei negri, ma specialmente dei lebbrosi.

Maria Rivier, francese, vissuta alla fine del 1700, fondatrice di un Istituto di Suore, consacrate a Dio con il compito di educare la gioventù nella fede.

Marie-Rose Durocher, canadese, vissuta nel secolo scorso. Fondò la Congregazione dei santi Nomi di Gesù e di Maria, impegnata nella educazione della gioventù.

Maria Angela Astorch, spagnola, vissuta tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo. Clarissa Cappuccina, fu una riformatrice e una superiora modello, trovando la sorgente profonda della sua vita spirituale nella Sacra Scrittura e nella Liturgia delle Ore.

Andrea Bessette, canadese, morto a 91 anni nel 1937. Membro della Congregazione dei “Fratelli della santa Croce”, visse nel nascondimento e nell’umiltà, dedicandosi all’amore dei poveri e dei piccoli.

La Chiesa trova in questi nuovi beati un maturo frutto del mistero pasquale; annunzia quindi la gioia della Risurrezione ed invita ad essa la Genitrice di Dio: “Regina coeli, laetare”!

2. “Nei vari generi di vita e nei vari uffici un’unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio...” (Lumen Gentium, 41). “Compiuta l’opera, che il Padre aveva affidato al Figlio nella terra (cf. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa...” (Lumen Gentium, 4).

Nella liturgia del periodo pasquale abbiamo raggiunto già quel quarantesimo giorno quando Cristo “è ritornato al Padre”, ed ora ci prepariamo al giorno della Pentecoste, mediante la novena più antica, che Cristo stesso ha raccomandato ai suoi apostoli e discepoli, andando in cielo.

Ha raccomandato loro di perseverare nella preghiera fino al giorno in cui sarebbe disceso su di loro lo Spirito Santo.

Gli Apostoli quindi perseveravano in preghiera insieme con Maria, Madre del Signore, aspettando il compimento della promessa.

Dalla discesa dello Spirito Santo, anima del Corpo mistico di Cristo, su tutti i congregati in preghiera nel Cenacolo, per implorarne l’effusione, è nata la Chiesa nel giorno della Pentecoste.

È necessario che noi in questi giorni intraprendiamo la stessa novena; che perseveriamo spiritualmente orientati verso il Paracleto: che anche in noi di nuovo nasca la Chiesa, come la nostra via e vocazione alla santità.

3. Il clima di gioia, che è proprio del tempo pasquale, continua a essere turbato dalle notizie drammatiche, che giungono dalla zona dell’Atlantico meridionale, ove la situazione nelle ultime ore è peggiorata ulteriormente. Le due Parti in conflitto sono giunte allo scontro frontale: la battaglia infuria tra i due eserciti con sacrifici di molte vite umane.

Come esprimere la trepidazione e il dolore che tali eventi. suscitano nel mio animo, profondamente amareggiato in seguito a notizie così gravi? La guerra, che è sempre stata una calamità, porta oggi con sé una minaccia ancor più vasta e terribile, a motivo del potere distruttivo che la tecnologia moderna ha conferito anche alle armi cosiddette convenzionali.

Desidero cordialmente ringraziare i miei fratelli nell’Episcopato, i Cardinali dell’Argentina insieme col Presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano, ed i Cardinali e Arcivescovi di Gran Bretagna per la loro partecipazione alla Concelebrazione Eucaristica di ieri mattina nella Basilica Vaticana.

Li ringrazio altresì per la dichiarazione che hanno sottoscritto congiuntamente.

Facendo eco ai loro sentimenti, ho inviato un messaggio ai Responsabili delle due Nazioni per chiedere loro, ancora una volta, di adoperarsi per la cessazione immediata delle ostilità e per la ripresa delle trattative.

Chiedo a Dio, per intercessione della Vergine santa, che faccia prevalere nei cuori sentimenti di prudenza e di comprensione, così che il conflitto si arresti prima che sia troppo tardi e possa riprendere il negoziato interrotto, giacché solo per tale via può raggiungersi una soluzione giusta e duratura.

 

Dopo la recita del Regina Coeli


Ad un gruppo di lavoratori
e agli aderenti al “Movimento per la Vita”

Rivolgo un particolare saluto ai lavoratori ed agricoltori di Carate Brianza, in diocesi di Milano, convenuti a Roma per ricordare l’80° anniversario di fondazione del loro “Movimento Cattolico Cooperativo”.

Carissimi, il vostro pellegrinaggio al centro del cristianesimo valga a rinsaldare la vostra fede e ad ispirare sempre più il vostro Sodalizio ai sani principi della fraternità e della operosità propria di chi è ben consapevole del valore morale e sociale del lavoro e del “significato che esso ha agli occhi di Dio” (Giovanni Paolo II Laborem Exercens, 24). Vi benedico tutti di cuore.

Rivolgo ora un saluto affettuoso agli aderenti al “Movimento per la vita”, i quali in questi giorni hanno promosso incontri ed iniziative in favore della vita nascente.

Carissimi, vi incoraggio a ben continuare nel generoso impegno a difesa dei sacrosanti diritti della vita umana.

Vi sia di conforto la mia benedizione.


Ai pellegrini provenienti dal Suriname.

Fratelli e sorelle di Suriname, dico a voi tutti “benvenuti”. Voglia Dio benedire voi e il vostro amato Suriname.

 SANTA MESSA PER LA PROCLAMAZIONE DI CINQUE NUOVI BEATI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 23 maggio 1982

 

1. “Noi abbiamo riconosciuto e creduto nell’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16).

Queste parole dell’apostolo Giovanni, cari fratelli e sorelle, trovano oggi una ulteriore e luminosa conferma nella figura dei cinque nuovi Beati, che contempliamo nella gloria di Dio e che sono una autentica dimostrazione dell’amore stesso di Dio per noi. Si tratta di tre donne e di due uomini.

L’una è vissuta nel sedicesimo secolo in un Convento della Spagna: Maria Angela Astorch; gli altri vissero principalmente nel secolo scorso: Marie-Anne Rivier, Petrus Donders, Marie-Rose Durocher; infine, uno è quasi nostro contemporaneo: André Bessette. In essi, come scrive ancora l’apostolo Giovanni, l’amore di Dio ha raggiunto la sua perfezione (cf. 1Gv 4,12) e in cielo essi conoscono quella “perfezione della gioia” promessa da Cristo nella sua preghiera sacerdotale (cf. Gv 17,13).

In questi uomini e in queste donne, dalla cui testimonianza evangelica già furono colpiti i loro contemporanei, abbiamo visto un vero riflesso dell’amore che costituisce la ricchezza incomparabile di Dio all’interno della vita trinitaria che si è manifestato nel dono del Figlio unigenito per la salvezza del mondo, particolarmente nel suo sacrificio redentore (cf. Gv 3,16).

Questo amore viene moltiplicato e quasi acceso, come un fuoco, dallo Spirito Santo nel cuore di uomini e di donne come noi, umili e poveri, ma pienamente “fedeli al suo nome”. Lo Spirito li rende fiduciosi in Dio, ma anche veramente coraggiosi nell’andare incontro con costante coerenza ai poveri, ai malati, ai giovani bisognosi di educazione, alle anime abbandonate. È vero che “nessuno mai ha visto Dio” (1Gv 4,12); ma il segno più efficace e rivelatore della sua presenza tra gli uomini è proprio l’amore, così come esso viene senza riserve praticato dai migliori dei suoi fedeli (cf. 1Gv 4,20). I contemporanei dei nuovi Beati sono stati colpiti dai loro frutti di santità. E oggi la Chiesa solennemente riconosce che questi Beati “dimorano in Dio” e li propone come esempi alla meditazione e alla vita concreta di tutti i battezzati, che in essi trovano un nuovo punto di riferimento per la propria testimonianza cristiana.

2. Petrus Donders, nato all’inizio del secolo scorso nei Paesi Bassi, ha passato gran parte della sua vita in Suriname, dove ha annunziato il Vangelo agli schiavi, ai negri ed agli indiani.

Egli è conosciuto soprattutto per la cura spirituale e corporale dei lebbrosi, cosicché viene chiamato a ragione l’apostolo dei lebbrosi.

Possiamo dire che è stato un apostolo dei poveri. Egli è nato infatti in una famiglia povera ed ha dovuto condurre la vita di operaio prima di poter seguire la sua vocazione sacerdotale. Ha consacrato tutta la sua vita di sacerdote ai poveri.

Egli è altresì un invito e uno stimolo al rinnovamento ed alla rifioritura dello slancio missionario che, nel secolo scorso e in questo secolo, ha dato un contributo eccezionale alla realizzazione del compito missionario della Chiesa. Associato in età più avanzata alla Congregazione del santissimo Redentore, ha praticato in modo eccellente ciò che sant’Agostino ha proposto come ideale dei suoi religiosi: imitare le virtù e gli esempi del Redentore nel predicare ai poveri la divina Parola. Egli ha mostrato, per mezzo della sua vita, come l’annunzio della Buona Novella della redenzione, della liberazione dal peccato, deve trovare appoggio e conferma in una autentica vita evangelica, di concreto amore del prossimo, soprattutto verso i più piccoli dei fratelli in Cristo.

3. La segunda figura que la Iglesia quiere hoy elevar a la gloria de los altares y proponer a la imitación del pueblo fiel es la de María Angela Astorch, un nuevo ejemplo de santidad madurado en tierras de España.

Pertenece a la familia de las religiosas Clarisas Capuchinas.

En las sucesivas etapas como simple religiosa, joven maestra de novicias, responsable de la formación de las profesas y abadesa, deja en derredor, en Barcelona, Zaragoza, Sevilla y Murcia, una estela admirable de fidelidad a su propia consagración y de amor a la Iglesia.

Su no común inteligencia sabe apoyarse en la solidez de la palabra revelada y de los escritores eclesiásticos, que estudia y conoce en profundidad. Ello la lleva a un firme conocimiento teórico y práctico de los caminos de la espiritualidad, que vive en íntima unión con la Iglesia, sobre todo a través de la liturgia, de los textos sagrados y del oficio divino. Hasta el punto de poder señalarla como una mística del breviario.

En sus tareas de formadora emplea “el noble estilo” que Dios usa con ella misma. Sabe por esto respetar la individualidad de cada persona, ayudándola a la vez a “caminar al paso de Dios”, que es distinto en cada uno. Así la profunda comprensión no se hace tolerancia inerte.

María Angela Astorch es pues una figura digna de ser mirada hoy atentamente. Para que nos enseñe a respetar los caminos del hombre, abriéndolos a los caminos de Dios.

Traduzione italiana del testo pronunciato in lingua spagnola

3. La seconda figura che la Chiesa desidera oggi elevare alla gloria degli altari e proporre alla imitazione del popolo fedele è quella di Maria Angela Astorch, un nuovo esempio di santità maturato in terra di Spagna.

Appartiene alla famiglia delle religiose Clarisse Cappuccine.

Nelle tappe successive come semplice religiosa, giovane maestra delle novizie, responsabile della formazione delle professe e abbadessa, lascia attorno a sé, a Barcellona, a Saragozza, Siviglia e Murcia, una ammirevole scia di fedeltà alla sua congregazione e di amore alla Chiesa.

La sua intelligenza non comune sa appoggiarsi alla solidità della parola rivelata e degli scrittori ecclesiastici che ella studia e conosce in profondità. Ciò la porta a una solida conoscenza teorica e pratica dei cammini della spiritualità, che vive in intima unione con la Chiesa, soprattutto attraverso la liturgia, i sacri testi e l’ufficio divino. Fino al punto che si può indicarla come una mistica del breviario.

Nei suoi compiti di formatrice utilizza “il nobile stile” che Dio usa con lei stessa. Sa perciò rispettare l’individualità di ogni persona, aiutandola anche a “camminare al passo di Dio”, che è diverso in ognuno. Così la comprensione profonda non diviene tolleranza inerte.

Maria Angela Astorch è quindi una figura degna di essere oggi contemplata attentamente, affinché ci insegni a rispettare il cammino dell’uomo, aprendolo alle vie di Dio.

4. Regardons maintenant la bienheureuse Marie Rivier que Pie IX appelait déjà la “femme-apôtre”.

C’est en effet l’ardeur de son apostolat qui frappe tous ses contemporains, pendant et après la Révolution française. Passionnée dès l’enfance l’idée d’instruire des petites, de leur apprendre, comme une “petite mère”, à aimer Dieu, elle fonde bien plus tard les Sœurs de la Présentation, spécialement pour éduquer la jeunesse à vivre dans la foi, en privilégiant les pauvres, les orphelines, celles qui sont abandonnées ou ignorent Dieu. Non seulement elle réunit les jeunes filles, mais elle veut “former de bonnes mères de famille”, convaincue du rôle évangélisateur des familles et de l’importance de l’initiation religieuse dès la petite enfance: “La vie est tout entière dans les premières impressions!”, disait-elle. On a pu la considérer comme une “mois-sonneuse d’âmes innombrables”. Et pour cela elle n’épargnait aucun moyen: nombreuses écoles de village, missions, retraites qu’elle prêchait elle-même, assemblées du dimanche...

Quel était donc le secret du zèle de Marie Rivier? On reste frappé par son audace, sa ténacité, sa joie expansive, son courage “prêt à remplir mille vies”. Bien des difficultés auraient pourtant été de nature à la décourager: l’infirmité de son enfance jusqu’à sa guérison un jour de fête de la Vierge, un manque de croissance physique, une santé toujours déficiente durant les soixante-dix années de sa vie, la misère de l’ignorance religieuse qui l’entourait. Mais sa vie montre bien la puissance de la foi dans une âme simple et droite, qui se livre entièrement à la grâce de son baptême. Elle compte à fond sur Dieu, qui la purifie par la croix. Elle prie intensément Marie et, avec elle, elle se présente devant Dieu en état d’adoration et d’offrande. Sa spiritualité est solidement théologale et nettement apostolique: “Notre vocation, c’est Jésus-Christ”; il faut se remplir de son esprit, pour faire advenir son règne, spécialement dans l’âme des jeunes.

5. Outre Atlantique, au Canada, nous retrouvons une autre figure très apostolique dans la bienheureuse Marie-Rose Durocher. Elle était née dans une famille nombreuse et fertile en âmes consacrées. A la recherche de sa propre vocation dans l’Église et ne pouvant entrer, avec sa pauvre santé, dans les deux seules congrégations féminines qui existaient alors au Québec, elle sert durant treize ans au presbytère de son frère – on dirait aujourd’hui comme “aide au prêtre” –, préoccupée non seulement de bien tenir la maison, mais d’accueillir les prêtres et séminaristes malades, de diriger les œuvres charitables de la paroisse et de stimuler la piété mariale des jeunes filles. C’est alors, à la demande de l’Évêque de Montréal, avec l’encouragement des Pères Oblats de Marie Immaculée et selon l’exemple des Frères des Écoles chrétiennes, qu’elle fonde une nouvelle congrégation pour répondre aux besoins de l’instruction et de l’éducation religieuse des jeunes filles, notamment dans les milieux pauvres des campagnes auprès de Montréal: les Sœurs des Saints Noms de Jésus et de Marie. Durant les six dernières années de sa brève existence, elle a suffisamment lancé son œuvre qui fleurit aujourd’hui en six pays.

Quel esprit a donc présidé à un tel apostolat, si bien conjugué avec les besoins de l’Église au moment de la “renaissance catholique” au Canada, au début du siècle dernier? Surtout la disponibilité totale à suivre les engagements que lui demandaient sa foi en Jésus, son amour de l’Église, le souci des plus délaissés. Ce sont d’ailleurs les responsables de l’Église qui ont discerné ses capacités et lui ont confié sa mission: l’apostolat authentique, aujourd’hui comme hier, n’est pas seulement affaire de charisme personnel, mais d’appel de l’Église et d’insertion dans sa pastorale.

Marie-Rose Durocher a agi avec simplicité, avec prudence, avec humilité, avec sérénité. Elle ne s’est pas laissée arrêter à ses problèmes personnels de santé ni aux premières difficultés de l’œuvre naissante. Son secret résidait dans la prière et l’oubli de soi-même qui atteignait, selon l’estimation de son Évêque, une véritable sainteté.

6. Enfin, sans quitter le Canada, nous vénérons aussi dans le bienheureux Frère André Bessette un homme de prière et un ami des pauvres; mais d’un tout autre style, à vrai dire étonnant.

L’œuvre de toute sa vie – sa longue vie de quatre-vingt-onze ans – est celle d’un serviteur pauvre et humble: “Pauper, servus et humilis”, comme on a écrit sur sa tombe. Travailleur manuel jusqu’à vingt-cinq ans, en ferme, à l’atelier, à l’usine, il entre ensuite chez les Frères de Sainte-Croix, qui lui confient, durant presque quarante ans, le service de portier dans leur collège de Montréal; en enfin pendant presque trente autres années, il reste gardien de l’Oratoire Saint-Joseph à proximité du Collège.

D’où lui vient alors son rayonnement inouï, sa renommée auprès de millions de personnes? Une foule quotidienne de malades, d’affligés, de pauvres de toutes sortes, de ceux qui sont handicapés ou blessés par la vie trouvaient auprès de lui, au parloir du collège, à l’Oratoire, accueil, écoute, réconfort et foi en Dieu, confiance dans l’intercession de saint Joseph, bref, le chemin de la prière et des sacrements, et avec cela l’espérance et bien souvent le soulagement manifeste du corps et de l’âme. Les “pauvres” d’aujourd’hui n’auraient-ils pas tout autant besoin d’un tel amour, d’une telle espérance, d’une telle éducation à la prière?

Mais qu’est-ce qui en donnait la capacité au Frère André? Dieu s’est plu à doter d’un attrait et d’un “pouvoir” merveilleux cet homme simple, qui, lui-même, avait connu la misère d’être orphelin au milieu de douze frères et sœurs, était resté sans argent, sans instruction, avec une santé médiocre, bref, démuni de tout, sauf d’une grande confiance en Dieu. Il n’est pas étonnant qu’il se soit senti tout proche de la vie de saint Joseph, le Travailleur pauvre et exilé, si familier du Sauveur, que le Canada et spécialement la Congrégation de Sainte-Croix ont toujours beaucoup honoré. Le Frère André a dû supporter l’incompréhension et la moquerie à cause du succès de son apostolat.

Mais il restait simple et jovial. En recourant à saint Joseph et devant le Saint-Sacrement, il pratiquait lui-même, longuement et avec ferveur, au nom des malades, la prière qu’il leur enseignait.

Sa confiance dans la vertu de la prière n’est-elle pas une des indications les plus précieuses pour les hommes et les femmes de notre temps, tentés de résoudre leurs problèmes en se passant de Dieu?

7. Pendant que nous recueillons ainsi le message de chacun de ces bienheureux, quels sont les sentiments qui animent notre prière?

D’abord une profonde action de grâce envers le Seigneur, comme nous chantions dans le psaume: “Bénis le Seigneur, ô mon âme... Autant les cieux dominent la terre, autant est fort son amour pour ceux qui l’adorent”. C’est lui, la source de cet amour fort qu’il nous donne de contempler chez nos aînés. Nous bénéficions de leurs œuvres qui ont laissé un sillage jusqu’à nous. Nous bénéficions de leur exemple, que l’Église propose aujourd’hui officiellement. Nous bénéficions de leur intercession: en les béatifiant, l’Église nous dit qu’ils peuvent être invoqués et priés dans les Églises particulières, car elle est sûre qu’ils participent déjà à l’éternelle félicité, auprès du Christ élevé à la droite du Père.

Ce jour d’action de grâce, de joie et de fierté pour l’Église, l’est particulièrement pour les quatre pays dont la foi généreuse a pu préparer des chrétiens, des prêtres, des missionnaires, des religieux et des religieuses de cette trempe: les Pays-Bas, l’Espagne, la France, le Canada, dont je suis heureux de saluer les délégations officielles et diocésaines. Jour de fête aussi pour les cinq familles religieuses, très honorées par ces bienheureux qui en ont été les membres ou qui les ont fondées.

Puissions-nous tous éprouver en même temps une grande espérance! De même qu’à l’origine, les Apôtres ont su trouver en Matthias un témoin de la Résurrection, ainsi, à chaque époque, l’Esprit Saint suscite, même – et peut-être surtout – parmi ceux qui sont considérés comme faibles, petits, pauvres, parfois handicapés et malades, humbles en tout cas, des témoins bouleversants de l’Évangile, qui répondent aux besoins spirituels de leur temps, avec une intuition sûre, une simplicité désarmante, une audace à toute épreuve, et une profonde adhésion à l’Église qui a reconnu l’authenticité de leur charisme et de leur mission.

Que ces bienheureux intercèdent pour nous! Qu’ils éclairent notre chemin! Qu’ils nous obtiennent l’espérance et l’audace des témoins de l’Amour de Dieu! Afin que le monde reconnaisse cet Amour parmi nous et aspire à sa plénitude!

Amen! Alleluia!

Traduzione italiana del testo pronunciato in lingua francese

4. Guardiamo ora la beata Maria Rivier che Pio XI chiamava già la “donna apostolo”. È infatti l’ardore del suo apostolato che colpisce i suoi contemporanei, durante e dopo la Rivoluzione francese. Appassionata fin dall’infanzia dall’idea di istruire i bambini, di insegnare loro, come una “piccola madre”, ad amare Dio, fonda molto più tardi le Sorelle della Presentazione, specialmente per educare la gioventù a vivere nella fede, privilegiando i poveri, gli orfani, quelle che sono abbandonate o che non conoscono Dio. Non solo raccoglie le ragazze giovani, ma vuole “formare delle buone madri di famiglia”, convinta del ruolo evangelizzatore delle famiglie e della importanza dell’iniziazione religiosa dei bambini: “La vita sta tutta nelle prime impressioni!”, diceva. Si è potuto considerarla come una “mietitrice di innumerevoli anime”. E per questo non risparmiava ogni mezzo: numerose scuole di paese, missioni, ritiri che predica ella stessa, assemblee della domenica..

Qual era dunque il segreto dello zelo di Marie Rivier? Si resta colpiti dalla sua audacia, dalla sua tenacia, dalla sua gioia comunicativa, dal suo coraggio “pronto a colmare mille vite”. Molte difficoltà del resto sarebbero state in grado di scoraggiarla: l’infermità della sua infanzia fino alla guarigione avvenuta in un giorno di festa della Vergine, una mancata crescita fisica, una salute sempre debole durante tutti i settant’anni della sua esistenza, la miseria dell’ignoranza religiosa che l’attorniava. Ma la sua vita mostra bene la potenza della fede in un animo semplice e retto, che si affida interamente alla grazia del suo battesimo. Essa si fida fino in fondo di Dio, che la purifica mediante la croce. Prega intensamente Maria e con lei si presenta davanti a Dio in atteggiamento di adorazione e di offerta. La sua spiritualità e solidamente teologale e nettamente apostolica: “La nostra vocazione è Gesù Cristo”; dobbiamo riempirci del suo spirito, perché venga il suo regno, specialmente nell’animo dei giovani.

5. Oltre Atlantico, in Canada, ritroviamo un’altra figura molto apostolica nella beata Marie-Rose Durocher. Era nata in una famiglia numerosa e ricca di anime consacrate. Alla ricerca della sua propria vocazione nella Chiesa e non potendo entrare. a causa della sua debole salute, nelle due sole congregazioni che allora esistevano a Quebee, serve per 13 anni presso il presbiterio di suo fratello – oggi si direbbe in qualità di “collaboratrice domestica del sacerdote” – preoccupata non solamente di mantenere in ordine la casa, ma di accogliere i sacerdoti e i seminaristi malati. di dirigere le opere di carità della parrocchia e di stimolare la pietà mariana delle giovani. Fu allora, alla domanda del Vescovo di Montreal, con l’incoraggiamento dei Padri Oblati di Maria Immacolata e secondo l’esempio dei Fratelli delle Scuole cristiane, che fonda una nuova congregazione per rispondere ai bisogni dell’istruzione e dell’educazione religiosa delle ragazze, in particolare nei luoghi poveri delle campagne attorno a Montreal: le Suore dei Santi nomi di Gesù e Maria. Durante gli ultimi sei anni della sua breve esistenza ha dato sufficiente impulso alla sua opera che oggi è presente in sei paesi.

Quale spirito è stato dunque all’origine di un tale apostolato, così ben rispondente ai bisogni della Chiesa nel momento della “rinascita cattolica” in Canada, all’inizio del secolo scorso? Soprattutto la disponibilità totale a seguire gli impegni che le richiedeva la sua fede in Gesù, il suo amore per la Chiesa, la cura dei più abbandonati. Sono del resto i responsabili della Chiesa che hanno capito le sue capacità e le hanno affidato la sua missione: l’apostolato autentico, oggi come ieri, non è solamente una questione di carisma personale, ma è chiamata della Chiesa e inserimento nella sua pastorale. Marie-Rose Durocher ha agito con semplicità, con prudenza, con umiltà, con serenità.

Non si è lasciata fermare dai suoi problemi personali di santità né dalle prime difficoltà dell’opera che iniziava. Il suo segreto consiste nella preghiera e nella dimenticanza di se, che attestano, secondo il giudizio del suo Vescovo, una reale santità.

6. Infine, senza lasciare il Canada, veneriamo anche nel beato fratello André Bessette un uomo di preghiera e un amico dei poveri; ma d’uno stile del tutto diverso, e a dire il vero sorprendente.

L’opera della sua vita – la sua lunga vita durata 91 anni – è quella di un servitore povero e umile: “Pauper, servus et humilis”, come hanno scritto sulla sua tomba. Operaio fino a 25 anni, presso un’azienda agricola, all’officina, in fabbrica, entra in seguito presso i Fratelli della Santa Croce, che gli affidano per quasi quarant’anni il servizio di portiere nel loro collegio di Montreal; per trent’anni poi assolve il compito di custode dell’Oratorio San Giuseppe in prossimità del collegio.

Da dove gli viene allora il suo irradiamento inaudito, la sua fama presso milioni di persone? Una folla quotidiana di malati, di afflitti, di poveri di ogni tipo, di handicappati o feriti dalla vita trovavano presso di lui, al parlatorio del collegio, all’Oratorio, accoglienza, ascolto, conforto e fede in Dio, confidenza nell’intercessione di San Giuseppe, in breve, il cammino della preghiera e dei sacramenti, e con questo la speranza e molto spesso anche il sollievo evidente del corpo e dell’anima. I “poveri” di oggi non avrebbero anch’essi tanto bisogno di un tale amore, d’una tale speranza, d’una tale educazione alla preghiera?

Ma chi diede questa capacità a Fratel André? Dio si è piegato a dotare di un’attrazione e di “un potere” meravigliosi questo uomo semplice, che, egli stesso, aveva conosciuto la miseria d’essere orfano in mezzo a dodici fra fratelli e sorelle, era restato senza denaro, senza istruzione, con una salute mediocre, in breve, privo di tutto all’infuori di una grande fiducia in Dio. Non è cosa straordinaria che egli si sia sentito vicino alla vita di San Giuseppe, il Lavoratore povero ed esiliato, così familiare con il Salvatore, che il Canada e specialmente la Congregazione della Santa Croce hanno sempre molto onorato. Fratel Andrè ha dovuto sopportare l’incomprensione e la presa in giro a causa del successo del suo apostolato. Ma restava semplice e gioviale. Con il ricorso a San Giuseppe e davanti al Santo Sacramento, egli praticava, lungamente e con fervore, in nome dei malati, la preghiera che insegnava loro. La sua fiducia nella virtù della preghiera non è una delle indicazioni più preziose per gli uomini e le donne del nostro tempo, tentati di risolvere i loro problemi facendo a meno di Dio?

7. Mentre ricordiamo così il messaggio di ciascuno di questi Beati, quali sono i sentimenti che animano la nostra preghiera?

Innanzitutto una profonda azione di grazia verso il Signore, come cantiamo nel salmo: “Benedici il Signore anima mia... Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quelli che lo temono” (Sal 102,2.11). È lui l’origine di quell’amore forte che ci dà modo di contemplare presso i nostri padri. Noi beneficiamo delle loro opere che hanno lasciato una impronta fino a noi.

Traiamo beneficio dal loro esempio, che la Chiesa oggi propone ufficialmente. Beneficiamo della loro intercessione: beatificandoli la Chiesa ci dice che essi possono essere invocati e pregati nelle Chiese particolari, perché essa è sicura che partecipano già della felicità eterna, presso Cristo che siede alla destra del Padre.

Questo giorno d’azione di grazia, di gioia e di fierezza per la Chiesa, lo è particolarmente per i quattro paesi la cui fede generosa ha potuto preparare dei cristiani, dei sacerdoti, dei missionari, dei religiosi e delle religiose di tale tempra: i Paesi Bassi, la Spagna, la Francia, il Canada, le cui delegazioni ufficiali e diocesane sono felice di salutare. Giorno di festa anche per le cinque famiglie religiose, molto onorate da questi beati che ne sono stati membri o che le hanno fondate.

Noi tutti possiamo allo stesso tempo provare una grande speranza! Allo stesso modo in cui, all’origine, gli Apostoli hanno saputo trovare in Mattia un testimone della Resurrezione, così, in ciascuna epoca, lo Spirito Santo suscita anche – e forse soprattutto – tra coloro che sono considerati deboli, piccoli, poveri, perfino handicappati e malati, in ogni caso umili, degli sconvolgenti testimoni del Vangelo, che rispondono ai bisogni spirituali del loro tempo, con un’intuizione sicura, una semplicità disarmante, un’audacia a tutta prova, e una profonda adesione alla Chiesa che ha riconosciuto l’autenticità del loro carisma e della loro missione.

Che questi beati intercedano per noi! Che rendano chiaro il nostro cammino! Che ci ottengano la speranza e l’audacia di testimoni dell’amore di Dio! Affinché il mondo attraverso di noi riconosca questo Amore e aspiri alla sua pienezza!

Amen! Alleluia!