Victoire Rasoamanarivo

(1848-1894)

Beatificazione:

- 30 aprile 1989

- Papa  Giovanni Paolo II

Ricorrenza:

- 21 agosto

Laica, rimasta vedova dopo il matrimonio con un uomo violento, quando i missionari furono espulsi dall’isola, aiutò con ogni mezzo i cristiani e difese la Chiesa presso i pubblici magistrati

  • Biografia
  • omelia di beatificazione
Ha saputo conservare, per tutta la sua vita, il ricordo vivo della Parola di Gesù (cf. Gv 14, 26)

 

Victoire Rasoamanarivo nacque nel 1848 a Tananarive in Madagascar, in una delle più potenti famiglie dell'isola.

Seguì in gioventù la religione idolatrica dei suoi antenati. Ma quando nel Madagascar giunsero alcuni missionari gesuiti francesi, si iscrisse nella scuola della missione e si fece battezzare con il nome di Victoire, nonostante le resistenze della famiglia. Divenuta principessa, fu data in sposa ad un alto ufficiale dell'esercito, schiavo dell'alcol e delle passioni, ma rifiutò il divorzio, conscia dell'indissolubilità e santità del matrimonio.

Quando nel 1883 una persecuzione portò all'espulsione dei missionari e i fedeli cattolici vennero accusati come traditori, Victoire continuò a professare la sua fede apertamente, si fece protettrice della Chiesa a corte, insistendo che le chiese e le scuole cattoliche rimanessero aperte e incoraggiando le comunità alla perseveranza.

Donna di profonda preghiera, trascorreva ore in chiesa e si dedicò ad innumerevoli opere di carità in favore di poveri, prigionieri, abbandonati, lebbrosi.

Morì il 21 agosto 1894 a 46 anni. È stata proclamata beata da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1989.

 

(fonte: Avvenire)

SOLENNE BEATIFICAZIONE DI VITTORIA RASOAMANARIVO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Antananarivo (Madagascar) - Domenica, 30 aprile 1989

 

1. Deàao i Jesòa Kristy Tòmpo! (Sia lodato Gesù Cristo!) “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14, 23).

Questa domenica del tempo pasquale è un grande avvenimento per la Chiesa nel Madagascar.

Per la prima volta nella vostra storia, una figlia di questa terra, Vittoria Rasoamanarivo, è elevata alla gloria degli altari.

Mi rallegro perché, tramite la mia venuta in mezzo a voi, la Chiesa apostolica, la Chiesa dei santi Pietro e Paolo, è presente in questo giorno e reca qui tutta l’eredità di fede e di vita che, attraverso la testimonianza degli apostoli, deriva dal mistero pasquale di Gesù Cristo, redentore del mondo.

Nella gioia pasquale, sono felice di salutare il vostro Pastore, mio fratello il Cardinale Victor Razafimahatratra, così vicino al Vescovo di Roma come membro del Collegio dei Cardinali. Saluto anche il suo ausiliare, monsignor Nicolas Ravitavirao e gli altri Vescovi presenti. Il mio saluto cordiale anche ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli laici.

Desidero esprimere la mia gratitudine al Presidente, alle autorità dello Stato e della regione che hanno voluto prendere parte a questa celebrazione tanto significativa per la Chiesa cattolica del Madagascar.

Nel Cenacolo, prima di tornare al Padre, Gesù Cristo ha promesso agli apostoli il Paraclito: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa” (Gv 14, 26).

Oggi, la Chiesa del Madagascar partecipa in una forma del tutto particolare alla venuta del Paraclito, alla discesa dello Spirito Santo. Infatti il frutto più bello della sua azione è la santità dei figli e delle figlie degli uomini. Nella santità si manifesta l’amore che è il più grande dei doni dello Spirito Santo (cf. 1 Cor 13, 13) e che, più di ogni altra cosa, innalza l’uomo agli occhi di Dio.

2. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

Noi onoriamo oggi una donna che ha amato autenticamente il Cristo; una donna che è rimasta fedele alla parola del Signore: Vittoria Rasoamanarivo. La Chiesa riconosce la sua santità, con i fratelli e le sorelle di questa terra che l’ammirano, che si ispirano al suo esempio, che contano sulla sua intercessione. La Chiesa nel Madagascar e la Chiesa nel mondo la salutano come colei nella quale Dio dimora, come una sorella alla quale si è vicini nella misteriosa realtà della comunione dei santi.

Vittoria, infatti, ha vissuto intensamente il dono della fede, fin dalla sua iniziazione cristiana come catecumena. Essa ha accolto lo Spirito del Cristo. Ha saputo conservare, per tutta la sua vita, il ricordo vivo della Parola di Gesù (cf. Gv 14, 26). Con la forza del “Consolatore” ha trovato il coraggio per una fedeltà indefettibile.

Nel profondo di sé, Vittoria rimaneva incessantemente alla presenza di Dio. Tutti erano colpiti dall’intensità della sua preghiera. Avendo familiarità con la presenza di Dio, sapeva trascinare gli altri nell’intimità con il Signore. Ad immagine della Vergine Maria, procedeva nel corso dei giorni nel pellegrinaggio della fede. Non aveva forse dato alla Union catholique la consegna: “Santifichiamo anzitutto noi stessi, poi ci preoccuperemo di santificare gli altri”? La testimonianza della sua azione ben dimostra che non si trattava di una pietà chiusa in se stessa. Al contrario, Vittoria non poteva concepire che un cristiano potesse portare ai fratelli la buona Novella senza aprire tutto il suo essere alla potenza della grazia. Per questo, anche tra le attività e le preoccupazioni, trovava sempre molto tempo per la preghiera.

3. Ai cristiani di oggi, Vittoria insegna come vivere il proprio Battesimo. Adolescente, educata dalle suore di san Giuseppe di Cluny, prepara con serietà il suo ingresso nella Chiesa. Scoprendo i comandamenti di Dio, è subito decisa ad osservarli, a lottare contro il peccato. Pratica l’obbedienza alla legge di Dio in una gioiosa libertà interiore, come colui che ama. Così accoglie la vita nuova che le è donata. Il sacramento del Battesimo significa veramente per essa lasciarsi afferrare dalla presenza di Cristo risorto! La sua conversione è così libera e pura che essa dà l’impressione, fin dall’inizio, di essere cristiana in tutto il suo essere. La Cresima terminerà di fare di lei una fedele, un “tempio dello Spirito Santo”, come dice l’Apostolo.

Noi preghiamo Vittoria perché aiuti i figli e le figlie del Madagascar a ricevere il dono della fede nella maniera generosa in cui essa lo ha ricevuto; la preghiamo perché trascini i fratelli e le sorelle malgasci a porre tutta la loro vita, nella luce di Cristo, che illumina i battezzati, guida le loro decisioni, li sostiene nella sofferenza e li accompagna nella gioia.

Prendete anche esempio da lei nello scoprire il suo profondo amore alla Messa, alla quale non voleva mai mancare. La comunione con il Corpo di Cristo è il vero nutrimento del battezzato, poiché è l’incontro più intimo con il Signore: egli si è fatto pane di vita perché potessimo partecipare alla sua vita. Egli si dona nella comunione perché i nostri legami fraterni siano rafforzati ed ampliati attraverso la sua presenza di amore. Ha voluto che il suo sacrificio fosse celebrato in tutti i tempi affinché tutte le generazioni si offrissero, in lui, al Padre per la salvezza e la riconciliazione delle genti.

Sappiamo anche quale coraggiosa fedeltà Vittoria abbia dimostrato al sacramento del Matrimonio, nonostante le prove ad esso legate. Il suo impegno era stato sigillato davanti a Dio e pertanto non accettò di metterlo in discussione. Con il sostegno della grazia, rispettò il suo sposo a dispetto di tutti e gli conservò il suo amore, nel desiderio ardente che si volgesse verso il Signore e si convertisse; le fu riservata la consolazione di vedere, alla fine, suo marito accettare il Battesimo.

Fratelli e sorelle, sull’esempio di Vittoria, non mancate mai di andare a bere alla fonte di acqua viva dei sacramenti: sono i doni inesauribili di Cristo alla sua Chiesa!

4. Legata ai suoi fratelli e alle sue sorelle in questa profonda comunione, Vittoria ha praticato la solidarietà con costante generosità, poco preoccupata di accumulare ricchezze su questa terra. Non si trattava soltanto di donare, si trattava di andare incontro ai poveri, agli ammalati o ai prigionieri e testimoniare loro tutto l’amore di cui era capace: alleviava le sofferenze ed offriva quello che aveva con umiltà, dimenticando il suo rango sociale privilegiato.

Per questo essa è anche un esempio coinvolgente. Le vostre situazioni sono diverse; ma i poveri sono sempre in mezzo a voi. Mi rallegro del tema che avete scelto per questa visita pastorale; vi colloca veramente sulla scia di Vittoria. La Chiesa, comunione al servizio della solidarietà di un popolo: questo vuol dire che preoccupazione di tutti è di condividere ciò che li fa vivere, i beni spirituali e i beni materiali. Questo vuol dire che tutti si sentono responsabili del bene comune. Questo vuol dire che tutti cercano la giustizia evangelica che dà a ciascuno le possibilità di crescere. Questo vuol dire che nella vita pubblica, nella vita professionale, nella vita familiare, tutti lavorano per avanzare sulla via dello sviluppo integrale dell’uomo, dell’uomo amato da Dio, dell’uomo fraterno.

5. Nel corso di un periodo critico della giovane Chiesa del Madagascar, Vittoria è apparsa in tutta la sua statura di laica attivamente impegnata nella vita della comunità e nel suo apostolato. Quegli anni di servizio alla comunità ecclesiale hanno lasciato un ricordo ancora vivissimo. Ed anche se ora le circostanze sono del tutto diverse, una grande luce emana da Vittoria, dopo che più di un secolo è passato. La beatificazione conferma che essa è un modello per i fedeli laici di oggi.

Cristiana nella sua casa, cristiana nell’ambiente della corte di cui faceva parte, attiva nel movimento delle Figlie di Maria, Vittoria si trovava pronta ad assumere delle responsabilità eccezionali. Aveva la fiducia di tutti; venne incaricata di animare e proteggere l’“Union catholique” che doveva conservare viva la comunità privata dei suoi sacerdoti.

L’energia che traeva dalla fede e dalla vita di preghiera, Vittoria la mise a servizio di tutti con una attiva collaborazione con Fratel Rafiringa e tutti i membri dell’Union. Grazie alla sua influenza, poté collaborare a mantenere aperta la Casa di Dio e solida la comunità. Animava con fervore la preghiera comune. Vigilava perché la formazione spirituale progredisse di pari passo con l’istruzione sul senso della fede. I fratelli e i cristiani più preparati dirigevano dei ritiri in cui molti poterono rafforzare la loro fede. Sapeva pacificare le tensioni. Con i suoi incoraggiamenti, aiutava i fratelli e le sorelle a rimanere uniti, sia in città che nelle altre sedi.

Durante il difficile periodo, in cui i sacerdoti erano stati allontanati, la comunità non perdette il suo dinamismo apostolico: alcuni catecumeni venivano istruiti e preparati al Battesimo. Questo bene corrispondeva alla passione che Vittoria ebbe in tutta la sua vita, quella di far conoscere Gesù Cristo, di comunicare la buona Novella che la riempiva di speranza e di gioia. fu una vera missionaria. Per lei, non c’era felicità più grande che vedere i suoi accedere alla fede e ricevere il Battesimo.

Quando contempliamo la figura di Vittoria all’interno della giovane Chiesa di questo Paese, capiamo ancora meglio il ruolo insostituibile dei fedeli laici, così fortemente evidenziato dal Concilio Vaticano II e recentemente dall’assemblea del Sinodo dei Vescovi. In una esortazione apostolica, ho affermato la grandezza della vocazione e della missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Sono felice di aver potuto venire presso di voi per celebrare la beatificazione di una figlia del vostro nobile popolo malgascio, che è stata “colonna e fondamento” per i suoi fratelli e sorelle. D’ora innanzi lo sarà ancora di più.

6. Vittoria mostra in particolare il posto che spetta alle donne nella Chiesa. Donna laica, essa ricorda presso di voi le donne del Vangelo, o meglio quelle di cui san Paolo ha conservato il ricordo: Lidia, che ebbe un ruolo importante nella giovane comunità della città di Filippi (cf. At 16, 14-15), Damaris che accolse il Vangelo ad Atene quando ben pochi lo ascoltavano, Loide ed Eunice che trasmisero la loro fede a Timoteo (cf. 2 Tm 1, 5). Con le sue belle doti di donna, Vittoria, a sua volta, ha assunto le missioni di evangelizzazione, di santificazione e di animazione. Ha saputo dispiegare una intensa attività in buona armonia con tutti i membri della Chiesa, sia uomini che donne, sacerdoti o laici.

Nella nostra epoca, ci è parso particolarmente importante reagire ai troppi atteggiamenti negativi di cui le donne hanno sofferto ed ancora soffrono e che sono estranei allo spirito del Vangelo. “L’aperto riconoscimento della dignità personale della donna costituisce il primo passo da compiere per promuoverne la piena partecipazione sia alla vita ecclesiale che a quella sociale e pubblica (Christifideles Laici, 49).

La beatificazione di Vittoria è un incoraggiamento per tutte le sue sorelle del Madagascar. Si sentano pienamente riconosciute nella loro dignità e responsabilità di cristiane! Non esitino a dare il loro contributo specifico all’evangelizzazione! La loro attitudine all’ascolto della Parola di Dio e alla trasmissione della fede, la qualità del senso morale, la sensibilità particolare per la dignità dell’essere umano sono beni insostituibili per la Chiesa (cf. Christifideles Laici, 49-52).

7. Voi riconoscete nella vostra prima beata le qualità tradizionali del vostro popolo. Molti testimoni ne hanno descritto la pazienza, non una rassegnazione o una fuga di fronte alle difficoltà, ma un atteggiamento profondamente pacato davanti a quello che rattrista o ferisce, persino davanti al male che si condanna. La sua instancabile pazienza rafforzava il suo convincimento cristiano per rimanere fedele al legame indissolubile del Matrimonio, nonostante le umiliazioni e le sofferenze che doveva sopportare. Impressionava coloro che l’avvicinavano per la gioia interiore da cui era pervasa. Conservava una fiducia ottimista, anche nei momenti più inquietanti. Non si staccò mai dai legami ancestrali di solidarietà che nel suo popolo uniscono ogni persona a tutta la società; faceva fiorire in se stessa la spiritualità naturale dei Malgasci.

Ed è con tutta la ricchezza della sua personalità che Vittoria ha dato la sua adesione senza riserve alla fede. L’intimità con Cristo e i doni della sua grazia l’hanno condotta a portare molto in alto le sue virtù umane. Noi ammiriamo in lei una donna a cui è stato concesso di unire meravigliosamente quello che ha ricevuto dalla tradizione e dalla cultura malgasce con quello che ha ricevuto dalla luce del Vangelo. Nella sua semplicità spontanea, è un magnifico esempio per la vostra comunità cristiana desiderosa di valorizzare il meglio della sua eredità in un fecondo incontro con la grazia del Battesimo. Credo che la santità di Vittoria potrà illuminare in profondità le ricerche che state facendo per una giusta inculturazione della fede cristiana nella vostra terra.

8. “Ti lodino i popoli, Dio, / ti lodino i popoli tutti”. / Esultino le genti e si rallegrino! (Sal 67, 4-5).

È veramente un giorno di grande gioia, di gioia pasquale per il popolo del Madagascar.

È anche un giorno di grande gioia per la Chiesa, che invita i popoli di tutta la terra ad unirsi in essa nella fede e nella salvezza.

La Chiesa tutta condivide la gioia di ciascuno di loro, condivide oggi la vostra gioia, figli e figlie del Madagascar.

I beati e i santi - di generazione in generazione - sono segni della nostra vocazione alla Gerusalemme celeste che ci ricorda la seconda lettura di questa domenica con il libro dell’Apocalisse di san Giovanni. Essi indicano la strada a tutti gli uomini e a tutte le donne, la strada della vocazione definitiva dell’uomo. È la strada della partecipazione alla gloria eterna di Dio stesso: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Fratelli e sorelle, figli e figlie del Madagascar, avanzate su questa strada al seguito della vostra compatriota!

In verità, “nella casa del Padre mio vi sono molti posti” (cf. Gv 14, 2).

Ho tahìn andriamànitra isìka rehètra!

(Il Signore ci benedica!).