Alberto Beretta (al secolo: Enrico)
(1916 - 2001)
Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; svolse l’attività di medico con grande impegno nell’ospedale San Francesco di Grajaù. Verso i malati era paziente, sensibile all’ascolto, cercando di trasmettere il valore cristiano della sofferenza. Promosse molte iniziative per gli ammalati poveri e i lebbrosi, per i quali favorì la costruzione di un ospedale
Il Venerabile Servo di Dio Alberto Beretta (al secolo Enrico) nacque a Milano (Italia) il 28 agosto 1916, settimo dei tredici figli di Alberto e Maria De Micheli, terziari francescani. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bergamo e qui Enrico portò a termine gli studi al Liceo Classico. Nel 1936 iniziò il corso di Laurea presso la facoltà di Medicina a Milano; dopo un anno si trasferì nuovamente con la famiglia continuando gli studi presso l’Università di Genova. Nel 1941 la famiglia tornò a Bergamo e 1’11 luglio 1942 si laureò in Medicina a Milano. Contemporaneamente proseguiva la sua attiva partecipazione all’Azione Cattolica e cresceva in lui il desiderio di consacrarsi al Signore.
Nel suo cuore nacque il desiderio di diventare missionario in Brasile come sacerdote e medico. A causa della Seconda Guerra Mondiale, dopo la caduta del fascismo nel 1943, per evitare l’arruolamento forzato con la Repubblica Sociale di Salò, emigrò in Svizzera, dove viveva uno dei suoi fratelli. Qui si dedicò alla specializzazione medica presso l’ospedale di Zofingen e compì i primi due anni di studi teologici presso l’università di Friburgo. Al termine della guerra si recò a San Giovanni Rotondo dove, dopo aver servito la Messa a san Pio da Pietrelcina, si vide confermata da lui la vocazione missionaria. Così nel 1945 fu accolto come oblato dai Cappuccini a Milano. Nel febbraio 1948 vestì l’abito cappuccino e il 13 marzo dello stesso anno fu ordinato presbitero dall’Arcivescovo di Milano il Beato Alfredo Ildefonso Schuster.
L’anno successivo partì per Grajaú (Brasile), con il mandato di costruire un ospedale; visse in una piccola fraternità cappuccina. Dovette riprendere gli studi per farsi riconoscere il titolo di dottore in medicina. Molto ricco in questi anni fu lo scambio epistolare con la sorella santa Gianna Beretta Molla. Dopo essere entrato tra i Cappuccini come oblato, il 16 agosto 1964, a conclusione del periodo di formazione, emise la professione solenne.
Visse per 33 anni in Brasile dove si spese come medico e come sacerdote. A seguito di un’emorragia celebrale tornò in Italia nel gennaio 1982 dove visse per quasi 20 anni tra l’infermeria dei Cappuccini di Bergamo, gli ospedali in cui fu ricoverato per l’aggravarsi della situazione clinica e la casa del fratello don Giuseppe.
Il 24 aprile 1994, in San Pietro, partecipò alla beatificazione della sorella Gianna Beretta Molla e incontrò san Giovanni Paolo II. Il 19 marzo 1998 celebrò a Bergamo, nel convento dei Cappuccini, il cinquantesimo di sacerdozio.
Morì a Bergamo (Italia), a casa del fratello sacerdote, il 10 agosto 2001, dopo aver recitato il santo rosario.
Il Venerabile Servo di Dio riuscì a coniugare armoniosamente il ministero sacerdotale, la vita religiosa e la professione medica grazie alla costante preghiera. Svolse l’attività di medico con grande impegno nell’ospedale San Francesco di Grajaù. Verso i malati era paziente, sensibile all’ascolto, cercando di trasmettere il valore cristiano della sofferenza. Promosse molte iniziative per gli ammalati poveri e i lebbrosi, per i quali favorì la costruzione di un ospedale. Affrontò le difficoltà quotidiane con fortezza e fiducia in Dio. Fu costante nell’obbedienza alla volontà del Signore in ogni circostanza, docile all’Autorità ecclesiastica e ai Superiori. Visse con passione lo spirito di povertà di San Francesco, trasmessogli già in famiglia. Aperto alla condivisione, nell’attività missionaria coinvolse familiari, amici ed altre missioni, come quella dove operava la sorella Suor Virginia.
Quando un ictus gli tolse l’uso della parola e limitò i suoi movimenti, accettò con serenità la propria condizione, abbandonandosi ancora di più alla volontà di Dio. Tornato in Italia nel 1982, visse 19 anni, mantenendo, dal suo letto, contatti epistolari con le missioni in Brasile, che sosteneva con la preghiera continua.
Già in vita, fu considerato un uomo di Dio sia come religioso, sia come medico. Tale fama si è diffusa dopo la morte ed è giunta sino ad oggi.
DICASTERO DELLE CAUSE DEI SANTI
BERGOMENSIS
Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei
ALBERTI BERETTA
(in saeculo: Henrici)
Sacerdotis Professi Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum
(1916-2001)
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DECRETO SULLE VIRTÚ EROICHE
«Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti» (Mt, 10, 43b-44).
Discepolo fedele del Maestro, il Servo di Dio Alberto Beretta ha seguito il Signore Gesù e si è fatto servitore di molti come sacerdote, medico e missionario. La sorgente della sua molteplice attività fu l’aver accolto e riconosciuto in Gesù Cristo l’amore del Padre, non trattenendo per se stesso nulla di quanto aveva ricevuto, ma tutto restituendo con un generoso e umile atteggiamento di accoglienza verso i malati, i poveri e quanti erano bisognosi di cura medica e di guarigione spirituale.
Il Servo di Dio nacque a Milano il 28 agosto 1916 e fu battezzato il 10 settembre nella parrocchia di santa Maria del Suffragio. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bergamo e lì compì gli studi medi e superiori. Nel 1942, il Servo di Dio ottenne la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano, e poco dopo, a distanza di pochi mesi, morirono i genitori. In quel frangente, manifestò il suo proposito: diventare missionario in Brasile come frate cappuccino, sacerdote e medico.
Le vicende belliche lo costrinsero prima a recarsi a Firenze, per essere arruolato nell’esercito italiano e, in seguito alla caduta del fascismo nel 1943, a rifugiarsi in Svizzera, frequentando sia l’ospedale di Zonfingen sia la facoltà teologica di Friburgo.
A guerra conclusa si recò a San Giovanni Rotondo dove incontrò san Pio da Pietrelcina che lo confermò nel suo proposito. Accolto come oblato tra i frati cappuccini nel 1945, prese il nome di fra Alberto Maria. Qui continuò gli studi teologici e la pratica presso gli ospedali e le cliniche della città.
Il 13 marzo 1948, fu ordinato sacerdotale dal Beato Alfredo Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano e, l’anno seguente, partì per la missione del Brasile con il progetto di costruire un ospedale a Grajaú, missione affidata ai cappuccini lombardi.
Dopo gli anni di studio e di frequenza all’Università di Porto Alegre, ottenne, nel 1955, il riconoscimento della sua laurea in Medicina e Chirurgia. Il piccolo ambulatorio di Grajaú, aperto all’inizio del suo arrivo in Brasile, si era ampliato diventando l’ospedale San Francesco d’Assisi. Nell’attività dell’ospedale il Servo di Dio cercò di coinvolgere molti; dalle sorelle Gianna e suor Virginia, al fratello ingegnere don Giuseppe, dalle madri canossiane a qualche giovane frate cappuccino.
Il 15 agosto 1960 il Servo di Dio iniziò nel convento dei cappuccini di Garamiranga nel Ceará, l’anno di noviziato, emettendo il 16 agosto 1961 la professione religiosa.
Per dare continuità all’ospedale, il Servo di Dio attraverso l’amicizia che lo legava al Venerabile Servo di Dio Marcello Candia, affidò la direzione dell’Ospedale, all’inizio del 1980, ai padri Camilliani.
Un grave attacco cerebrale, mentre esercitava il ministero sacerdotale durante le celebrazioni natalizie del 1981 lo costrinse ad un rientro forzato in Italia. Dal 16 gennaio 1982 visse i suoi 19 anni e otto mesi di malattia a Bergamo, nell’infermeria dei cappuccini e nella casa del fratello don Giuseppe. Gli anni duri della malattia, quasi vent’anni, non gli impedirono però di essere fattivo e umile operaio nella vigna del Signore. Il 24 aprile 1994 ebbe la grazia di partecipare alla beatificazione della sorella Gianna Beretta Molla.
Il 10 agosto 2001 alle ore 15, dopo aver recitato il rosario, il Servo di Dio restituiva la vita al Signore.
Il Servo di Dio visse 33 anni in Brasile dedicandosi in modo appassionato e instancabile al servizio dei poveri e degli ammalati, nel nome del Signore Gesù al quale manifestava la sua profonda riconoscenza per essere stato chiamato a “trattare i corpi e le anime”. Infatti, oltre al servizio all’ospedale furono innumerevoli le iniziative, il ministero, le costruzioni realizzate da padre Alberto nei villaggi e nelle parrocchie da lui raggiunte.
In virtù della fama di santità e di segni, furono celebrate l’Inchiesta diocesana principale, dal 2008 al 2013, presso la Curia vescovile di Bergamo (Italia), e un’Inchiesta rogatoriale, presso la Curia vescovile di Gajau (Brasile) nel 2013. Il Dicastero delle Cause dei Santi ne emise il Decreto di validità giuridica il 24 ottobre 2014. Preparata la Positio, essa fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 7 giugno 2022, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 21 novembre 2023, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Alberto Beretta (al secolo: Enrico), Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 14 dicembre dell’anno del Signore 2023
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario