Causa in corso
Alberto Beretta (al secolo: Enrico)
- Venerabile Servo di Dio -

Alberto Beretta (al secolo: Enrico)

(1916 - 2001)

Venerabilità:

- 14 dicembre 2023

- Papa  Francesco

Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; svolse l’attività di medico con grande impegno nell’ospedale San Francesco di Grajaù. Verso i malati era paziente, sensibile all’ascolto, cercando di trasmettere il valore cristiano della sofferenza. Promosse molte iniziative per gli ammalati poveri e i lebbrosi, per i quali favorì la costruzione di un ospedale

  • Biografia
Riuscì a coniugare armoniosamente il ministero sacerdotale, la vita religiosa e la professione medica grazie alla costante preghiera

 

Il Venerabile Servo di Dio Alberto Beretta (al secolo Enrico) nacque a Milano (Italia) il 28 agosto 1916, settimo dei tredici figli di Alberto e Maria De Micheli, terziari francescani. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bergamo e qui Enrico portò a termine gli studi al Liceo Classico. Nel 1936 iniziò il corso di Laurea presso la facoltà di Medicina a Milano; dopo un anno si trasferì nuovamente con la famiglia continuando gli studi presso l’Università di Genova. Nel 1941 la famiglia tornò a Bergamo e 1’11 luglio 1942 si laureò in Medicina a Milano. Contemporaneamente proseguiva la sua attiva partecipazione all’Azione Cattolica e cresceva in lui il desiderio di consacrarsi al Signore.

Nel suo cuore nacque il desiderio di diventare missionario in Brasile come sacerdote e medico. A causa della Seconda Guerra Mondiale, dopo la caduta del fascismo nel 1943, per evitare l’arruolamento forzato con la Repubblica Sociale di Salò, emigrò in Svizzera, dove viveva uno dei suoi fratelli. Qui si dedicò alla specializzazione medica presso l’ospedale di Zofingen e compì i primi due anni di studi teologici presso l’università di Friburgo. Al termine della guerra si recò a San Giovanni Rotondo dove, dopo aver servito la Messa a san Pio da Pietrelcina, si vide confermata da lui la vocazione missionaria. Così nel 1945 fu accolto come oblato dai Cappuccini a Milano. Nel febbraio 1948 vestì l’abito cappuccino e il 13 marzo dello stesso anno fu ordinato presbitero dall’Arcivescovo di Milano il Beato Alfredo Ildefonso Schuster.

L’anno successivo partì per Grajaú (Brasile), con il mandato di costruire un ospedale; visse in una piccola fraternità cappuccina. Dovette riprendere gli studi per farsi riconoscere il titolo di dottore in medicina. Molto ricco in questi anni fu lo scambio epistolare con la sorella santa Gianna Beretta Molla. Dopo essere entrato tra i Cappuccini come oblato, il 16 agosto 1964, a conclusione del periodo di formazione, emise la professione solenne.

Visse per 33 anni in Brasile dove si spese come medico e come sacerdote. A seguito di un’emorragia celebrale tornò in Italia nel gennaio 1982 dove visse per quasi 20 anni tra l’infermeria dei Cappuccini di Bergamo, gli ospedali in cui fu ricoverato per l’aggravarsi della situazione clinica e la casa del fratello don Giuseppe.

Il 24 aprile 1994, in San Pietro, partecipò alla beatificazione della sorella Gianna Beretta Molla e incontrò san Giovanni Paolo II. Il 19 marzo 1998 celebrò a Bergamo, nel convento dei Cappuccini, il cinquantesimo di sacerdozio.

Morì a Bergamo (Italia), a casa del fratello sacerdote, il 10 agosto 2001, dopo aver recitato il santo rosario.

Il Venerabile Servo di Dio riuscì a coniugare armoniosamente il ministero sacerdotale, la vita religiosa e la professione medica grazie alla costante preghiera. Svolse l’attività di medico con grande impegno nell’ospedale San Francesco di Grajaù. Verso i malati era paziente, sensibile all’ascolto, cercando di trasmettere il valore cristiano della sofferenza. Promosse molte iniziative per gli ammalati poveri e i lebbrosi, per i quali favorì la costruzione di un ospedale. Affrontò le difficoltà quotidiane con fortezza e fiducia in Dio. Fu costante nell’obbedienza alla volontà del Signore in ogni circostanza, docile all’Autorità ecclesiastica e ai Superiori. Visse con passione lo spirito di povertà di San Francesco, trasmessogli già in famiglia. Aperto alla condivisione, nell’attività missionaria coinvolse familiari, amici ed altre missioni, come quella dove operava la sorella Suor Virginia.

Quando un ictus gli tolse l’uso della parola e limitò i suoi movimenti, accettò con serenità la propria condizione, abbandonandosi ancora di più alla volontà di Dio. Tornato in Italia nel 1982, visse 19 anni, mantenendo, dal suo letto, contatti epistolari con le missioni in Brasile, che sosteneva con la preghiera continua.

Già in vita, fu considerato un uomo di Dio sia come religioso, sia come medico. Tale fama si è diffusa dopo la morte ed è giunta sino ad oggi.