Causa in corso
Alejandro Labaka Ugarte
- Venerabile Servo di Dio -

Alejandro Labaka Ugarte

(1920 - 1987)

Venerabilità:

- 22 maggio 2025

- Papa  Leone XIV

Dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Vescovo titolare di Pomaria, Vicario Apostolico di Aguarico; fece del riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni e in particolare dei Tagaeri – una popolazione del Parco nazionale Yasuní, nell’est dell’Ecuador, giudicata ancora “incontattata” – un impegno primario della sua missione. 

  • Biografia
  • decreto sull'OFFERTA DELLA VITA
La sua scelta fu il culmine di un vissuto virtuoso, in cui spicca il notevole equilibrio umano e la carità eroica

 

Il Venerabile Servo di Dio Alejandro Labaka Ugarte nacque il 19 aprile 1920 a Beizama (Spagna). Nel 1932 entrò nel Seminario Minore dei Frati Cappuccini ad Alsasua; il 14 agosto 1937 vestì l’abito cappuccino nel noviziato di Sangüesa, assumendo il nome religioso di Fra Manuel de Beizama. Emise la professione religiosa dei voti il 15 agosto 1938 e quella solenne il 29 settembre 1942. Fu ordinato sacerdote il 22 dicembre 1945 a Pamplona. I Superiori, accogliendo il suo forte desiderio di essere missionario, il 17 luglio 1946 lo destinarono alla Missione dei Cappuccini della Provincia di Navarra a Pingliang, in Cina, dove rimase fino al 1953, quando fu espulso insieme ad altri missionari dal regime maoista e dovette rientrare in Patria.

Nel 1954 fu inviato in Ecuador come parroco di S. Sebastían a Pifo, dedicandosi all’apostolato con particolare attenzione all’attività di animazione vocazionale e alla costruzione del Collegio Serafico, del noviziato e di una scuola di formazione. Il 4 novembre 1957 divenne Superiore della Missione di Aguarico. Dal 1958 al 1961 fu poi missionario a Guayaquil, divenendo parroco della Sacra Famiglia e, dal 1961 al 1965, Custode Provinciale.

Il 21 marzo 1965 venne nominato Prefetto Apostolico di Aguarico e, in tale veste, partecipò alla fase finale del Concilio Vaticano II, sostenendo l’attenzione ecclesiologica alle minoranze etniche e il clero indigeno. L’8 febbraio 1969, presentò la rinuncia all’ufficio di Prefetto Apostolico e, dopo un periodo di riposo trascorso a Dallas, nel 1971, ritornò in Ecuador come missionario a Enokanke, svolgendo anche vari servizi: Consigliere del Superiore della Missione; Prefetto Apostolico Delegato di Aguarico; Rettore del Collegio “Padre Miguel Gamboa”, Superiore della Missione. Contemporaneamente si dedicò con zelo all’evangelizzazione degli indigeni Huaorani.

Nel 1984, essendo stato eretto il Vicariato Apostolico di Aguarico, ne fu nominato Vicario e Vescovo titolare di Pomaria. Venne consacrato nella Cattedrale di Coca il 9 dicembre 1984. Essendo una persona conciliante e pacificatrice in un’area di alte tensioni, fu stimato per la sua attenzione ai diritti delle popolazioni indigene dell’Ecuador che egli desiderava proteggere dalle mire delle Compagnie petrolifere e dalle Compagnie del legname. In questo contesto si inserisce il Piano di contatto amichevole con il gruppo etnico dei Tagaeri, tribù minore non ancora evangelizzata e ostile agli stranieri. In questa missione evangelizzatrice egli aveva coinvolto anche le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia. Per evitare un possibile scontro sanguinoso, decise di recarsi per la prima volta nel territorio Tegaeri. Conoscendo la lingua degli Houarani e cosciente del pericolo, il 21 luglio 1987, insieme alla Venerabile Serva di Dio Suor Inés Arango Velàsquez, si fece lasciare da un elicottero nella zona di Tigüino, dove venne ucciso dagli indigeni assieme alla stessa suora.

In base ai criteri indicati nella Lettera apostolica Maiorem hac dilectionem, l’offerta della vita deve rispondere ai seguenti criteri:

1) l’offerta libera e volontaria della vita da parte del Servo di Dio e l’eroica accettazione propter caritatem di una morte certa e a breve termine;

2) il nesso tra l’offerta e la morte prematura;

3) l’esercizio, almeno in grado ordinario, delle virtù cristiane prima dell’offerta della vita e, poi, fino alla morte;

4) la fama di santità e di segni, almeno dopo la morte.

Il Venerabile Servo di Dio fece del riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni e in particolare dei Tagaeri – una popolazione del Parco nazionale Yasuní, nell’est dell’Ecuador, giudicata ancora “incontattata” – un impegno primario della sua missione. I popoli nativi erano infatti minacciati dalle brame di guadagno delle compagnie petrolifere che si stavano facendo sempre più presenti nel territorio. Negli ultimi decenni del secolo scorso le campagne di disboscamento e le ricerche di bacini petroliferi, misero in pericolo la loro sopravvivenza, tanto che furono costretti a difendersi per salvaguardare il loro territorio.

In tale contesto, Mons. Labaka, da autentico Pastore, per aiutare i Tagaeri, scelse la via del dialogo, anziché quella della contrapposizione e della lotta. A tal fine elaborò un progetto nel quale riuscì a coinvolgere anche le Compagnie petrolifere interessate alle estrazioni nella regione.

Per prima cosa, volle entrare in contatto con i Tagaeri e sviluppare con loro un rapporto di amicizia ed evangelizzazione. Dopo aver lanciato dall’elicottero donativi vari che sembrava fossero stati accolti favorevolmente dagli indigeni, decise di recarsi personalmente a incontrarli insieme a Suor Inés Arango Velásquez. La mattina del 21 luglio 1987 entrambi vennero elitrasportati nel territorio dei Tagaeri, nel luogo predisposto all’incontro. Il giorno seguente un altro elicottero decollò per far rientrare i Venerabili Servi di Dio dalla foresta. Durante il secondo sorvolo del luogo in cui erano scesi, vennero avvistati i cadaveri di Labaka e Arango che furono recuperati. Si pensa che siano stati uccisi nel primo quarto d’ora di attesa dell’incontro con i Tagaeri. Dall’autopsia emerse che la loro morte fu cagionata dal lancio di numerose lance e frecce.

Era consapevole del rischio che avrebbe corso, ma per impedire il massacro degli indigeni era necessario incontrarli subito a costo della sua vita. Sussiste il nesso tra l’offerta libera della vita radicata nell’amore missionario per le popolazioni indigene e la morte prematura di Mons. Labaka Ugarte.

La sua decisione fu il frutto di una ponderata analisi dei fatti. La sua scelta fu il culmine di un vissuto virtuoso, in cui spicca il notevole equilibrio umano e la carità eroica. L’attenzione speciale verso gli “ultimi” caratterizzò tutta l’esistenza di Mons. Labaka, sin da quando andò missionario in Cina donando generosamente se stesso per amore di Cristo e dei fratelli.

Anche se non ci furono testimoni del momento della morte, non sussiste alcun dubbio che il Venerabile Servo di Dio sia rimasto fedele al suo impegno verso i più poveri e indifesi e alla missione evangelizzatrice.

L’uccisione di Mons. Labaka Ugarte ebbe una grande eco in tutto l’Ecuador, nel Vicariato Apostolico di Aguarico e nell’Ordine dei Cappuccini. Da quel momento si è sviluppata sino ad oggi una consistente fama di santità.

 

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

 

Aguaricöensis

Beatificationis  et  Canonizationis 

Servi Dei

Alexandri Labaka Ugarte

(in religione: Emmanuelis)

Ex Ordine Fratrum Minorum Capuccinorum

Episcopi  tit.  Pomariensis Vicarii  Apostolici  Aguaricöensis

(1920-1987)

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DECRETUM SUPER OBLATIONE VITAE

 

«Cuando se enteren que he sido quizás martirizado, bendigan al Señor» (Sarria, 28 aprile 1948, Alejandro Labaka, Lettera al padre).

 

Il Servo di Dio Alejandro Labaka coltivò il desiderio di essere discepolo di Cristo e annunciatore del suo Vangelo fino in Cina e poi in Ecuador. La sua fu un’esistenza al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa vissuta nel e con il carisma francescano-cappuccino: passione per l’annuncio del Vangelo e fedeltà alla sequela Christi insegnata da san Francesco d’Assisi.

Nell’Amazzonia dell’Ecuador il Servo di Dio promosse un progetto di evangelizzazione delle popolazioni indigene, in modo particolare gli Huaorani e i Tagaeri. A questi ultimi, spinto dalla carità di Cristo, si avvicinò con semplicità e innocenza insieme alla Serva di Dio suor Ines Arango, riconoscendo che anche in loro vi erano nascosti i «semina Verbi» (Ad Gentes, 11). Con profonda sensibilità ed anche con altrettanta semplicità, la gente di Aguarico ha immediatamente riconosciuto che i due Servi di Dio «murieron por lo que amaban».

Il Servo di Dio nacque il 19 aprile 1920 a Beizama (Spagna) e lo stesso giorno fu battezzato nella chiesa parrocchiale. Al termine della scuola primaria nel 1931, fu ammesso al Seminario dei Cappuccini ad Alsasua. Il 14 agosto 1937 vestiva l’abito religioso entrando nel noviziato di Sagüesa. Dal 1939 al 1942 seguì i corsi di filosofia a Estella, mentre dal 1942 al 1946 studiò teologia a Pamplona. Fu ordinato sacerdote il 22 dicembre 1945 a Pamplona. I Superiori, accogliendo il suo forte desiderio di essere missionario, il 17 luglio 1946 lo destinarono alla Missione dei Cappuccini della Provincia di Navarra a Pingliang, in Cina, dove rimase fino al 1953, allorquando fu espulso insieme ad altri missionari dal regime maoista e dovette rientrare in Patria.

Nel 1954 fu inviato in Ecuador come parroco di S. Sebastían a Pifo, dedicandosi all’apostolato con particolare attenzione all’attività di animazione vocazionale e alla costruzione del Collegio Serafico, del noviziato e di una scuola di formazione. Il 4 novembre 1957 il Servo di Dio divenne Superiore della Missione di Aguarico. Dal 1958 al 1961 fu poi missionario a Guayaquil, divenendo parroco della Sacra Famiglia e, dal 1961 al 1965, Custode Provinciale. Il 21 marzo 1965 venne nominato Prefetto Apostolico di Aguarico e, in tale veste, partecipò alla fase finale del Concilio Vaticano II, sostenendo l’attenzione ecclesiologica alle minoranze etniche e il clero indigeno. L’8 febbraio 1969, presentò la rinuncia all’ufficio di Prefetto Apostolico e, dopo un periodo di riposo trascorso a Dallas, nel 1971, ritornò in Ecuador dove svolse il ministero pastorale in Coca e Enokanque. Nel 1982 venne rieletto Superiore Regolare della missione dei Cappuccini ed il 4 novembre dello stesso anno fu nominato Pro-Prefetto dell’Aguarico e, il 2 luglio 1984, primo Vicario Apostolico dell ’Aguarico.

Il Servo di Dio pose le basi di un’intensa e positiva relazione con gli Huaorani, iniziativa che trovò il sostegno del governo dell’Ecuador che lo appoggiò mettendogli a disposizione un elicottero col quale sorvolare la foresta e familiarizzare con gli indigeni.

Con l’acuirsi degli scontri tra gli indigeni e le compagnie petrolifere che agivano nei territori degli Huaorani, nel marzo 1985, il Servo di Dio intervenne presso il governo ecuadoriano perché fossero rispettati i diritti umani e difesi i loro territori.

Il 21 luglio 1987 il Servo di Dio accompagnato da suor Ines Arango, in elicottero, raggiunsero la tribù dei Tagairi, mai fino ad allora visitata dai missionari. Lasciati a terra furono uccisi dalle lance scagliate dagli uomini che rientravano dalla foresta.

Il giorno seguente il pilota dell’elicottero in compagnia di fr. Roque Grández, ofmcap., raggiunsero il luogo dove erano stati lasciati i due missionari. Li trovarono morti con i segni di numerosi colpi di lancia.

La morte violenta dei due Servi di Dio fu vista come “morte martiriale” e l’accrescere della fama di martirio portò, nel 1994, il Vicario Apostolico di Aguarico e l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a predisporre la Causa dei due missionari come “martiri a servizio del Vangelo”. La Causa fu istruita dal 21 luglio 1996 al 17 settembre 2010 nel Vicariato Apostolico di Aguarico. Il decreto di validità degli Atti fu emesso il 3 maggio 2013.

Nella preparazione della Positio ci si accorse che mancava l’elemento essenziale dell’odium fidei per parlare di martirio. Con la pubblicazione, l’11 luglio 2017, della Lettera Apostolica Maiorem hac dilectionem sull’offerta della vita, si ritenne che la nuova via corrispondesse meglio alla Causa dei due Servi di Dio. Il 5 aprile 2018 fu accolta dal Dicastero la richiesta della Postulazione per il cambio di lemma: da super martyrio a super oblatione vitae ma si chiedeva che fossero redatte due Positiones.

Preparata la Positio, fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, con esito positivo, il 27 giugno 2024. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 20 maggio 2025 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha offerto la vita fino alla morte per amore alla carità.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Leone XIV. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Consta l’eroica oblazione della vita fino alla morte per amore alla carità ed anche le virtù cristiane, in grado ordinario, del Servo di Dio Alessandro Labaka Ugarte (in religione: Emanuele), dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Vicario Apostolico di Aguarico.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, il 22 maggio 2025

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario