Áron Márton
(1896 - 1980)
Vescovo di Alba Julia; Nonostante le numerose difficoltà incontrate nel corso della vita, non si scoraggiò mai, mostrando una straordinaria fiducia nella Divina Provvidenza. Esercitò in maniera eroica la carità verso Dio e verso il prossimo, prendendosi cura dei bambini orfani e abbandonati, dei carcerati, degli anziani e visitando frequentemente i sacerdoti malati. Durante la Prima e la Seconda guerra mondiale si prodigò per gli ammalati e i feriti di tutti gli schieramenti
Il Venerabile Servo di Dio Áron Márton nacque il 28 agosto 1896 a Csíkszentdomokos (Sândominic), oggi in Romania, in una numerosa famiglia benestante dalla quale ricevette la prima educazione religiosa. Dopo aver frequentato la scuola cattolica, negli anni del Liceo manifestò al suo Vescovo la vocazione al sacerdozio, ma la Prima guerra mondiale lo costrinse a interrompere gli studi. Arruolatosi, fu inviato sul fronte di guerra italiano e russo. Al termine del conflitto rientrò in famiglia, prestando lavoro nelle terre di proprietà del padre ma, dopo aver vissuto una profonda crisi spirituale, decise di riprendere gli studi in Seminario. Dopo l’ordinazione presbiterale, avvenuta il 6 luglio 1924, venne inviato come cappellano a Ditrău (in ungherese Ditró) per risanare i costumi della popolazione. Introdusse nella pietà popolare la devozione al Sacro Cuore e propagò la spiritualità mariana. Allo stesso tempo, fu scelto come professore di religione al liceo classico e posto come vicepreside dell’Istituto di educazione per ragazzi. Dopo un’ulteriore esperienza parrocchiale, divenne cappellano della Curia e archivista (vescovile). Nel 1931 accompagnò il suo Vescovo in visita dal Papa Pio XI e, per la sua disponibilità a seguire la gioventù, ricevette l’incarico di predicatore del centro accademico di Kolozsvár, dove fondò varie riviste e circoli culturali. Nel 1938 il Papa lo scelse come Vescovo di Alba Julia. Al centro della sua azione pastorale vi fu l’impegno a rinsaldare i vincoli tra il clero, diviso dalla guerra e dall’odio razziale. Negli anni della Seconda guerra mondiale si schierò apertamente contro le leggi razziali naziste e imposte anche in Romania ed ebbe cura dei profughi, degli esiliati e degli ebrei. Nel periodo postbellico la sua azione pastorale fu rivolta alla salvaguardia della fede contro l’attacco dei comunisti rumeni che, tra l’altro, opprimevano la minoranza ungherese in Transilvania. Il Servo di Dio si oppose fermamente al loro piano distruttivo per eliminare la religione dalla Romania e venne arrestato nel 1949. Fu processato e condannato al carcere duro e ai lavori forzati fino al 1956, quando ebbe gli arresti domiciliari. Nel 1971 fu ricevuto da Papa Paolo VI in Vaticano e gli espose la situazione politica e religiosa dei Paesi sottoposti al regime comunista. Soffrì molto anche fisicamente e, dopo aver lasciato la guida della sua diocesi il 2 aprile 1980, perché malato di cancro, morì il 29 settembre successivo. Nonostante le limitazioni imposte dalle autorità del regime comunista, il funerale ebbe una grande partecipazione di popolo.
Il Venerabile Servo di Dio fu sempre animato da una fede intensa e salda anche nelle diverse e dure prove della vita. Pregava costantemente fin da bambino e nell’esercizio del suo ministero sacerdotale si prodigò per avvicinare il suo popolo al Signore. Alla scuola di catechismo, quando era ancora giovane sacerdote era definito dai ragazzi “l’uomo dalla fede convinta”. Da vescovo richiamava sempre l’attenzione sulla preghiera ed ebbe molta devozione verso il Papa, al cui Magistero. In modo fervoroso e devoto, celebrò quotidianamente la Messa, anche nei periodi più difficili della sua vita, praticando l’Adorazione Eucaristica, recitando il Rosario ed esortando alla fede anche i compagni di cella durante gli anni della prigionia.
Nonostante le numerose difficoltà incontrate nel corso della vita, non si scoraggiò mai, mostrando una straordinaria fiducia nella Divina Provvidenza. Esercitò in maniera eroica la carità verso Dio e verso il prossimo, prendendosi cura dei bambini orfani e abbandonati, dei carcerati, degli anziani e visitando frequentemente i sacerdoti malati. Durante la Prima e la Seconda guerra mondiale si prodigò per gli ammalati e i feriti di tutti gli schieramenti. Difese energicamente anche gli ebrei che venivano deportati pronunciando severe parole di condanna. Lo spirito col quale sopportò calunnie e persecuzioni operate dal regime comunista accrebbe già in vita la sua fama di santità, tanto che Papa San Paolo VI, ricevendo i seminaristi di Alba Julia che studiavano a Roma, disse di lui: “Voi avete un vescovo dalla vita santa”.
L’ultima fase della sua esistenza terrena fu caratterizzata dalla malattia e da preghiera incessante e continua, anche quando non poteva più alzarsi dal letto, né celebrare Messa. Già in vita era considerato santo dai suoi sacerdoti e dai confratelli nell’episcopato e la sua fama di santità ha continuato a crescere nel corso degli anni.
L’Inchiesta diocesana è stato svolta nella Diocesi di Alba Iulia dal 25 aprile al 1° ottobre 1996.
Validità giuridica dell’Inchiesta diocesana: 23 ottobre 1998.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 13 dicembre 2010.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi: 10 dicembre 2024.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
ALBAE JULIENSIS
BEATIFICATIONIS et CANONIZATIONIS
Servi Dei
AARONIS MARTON
Episcopi Albae Juliensis
(1896-1980)
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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«Il tempo presente esige che tu tenda a Dio, come i naviganti invocano i venti e coloro che sono sbattuti dalla tempesta il porto. Come atleta di Dio sii sobrio; il premio è l’immortalità, la vita eterna in cui tu credi… Sta’ fermo come l’incudine sotto i colpi. É proprio del grande atleta incassare i colpi e vincere. Dobbiamo sopportare ogni cosa per amore di Dio». Le parole di Sant’Ignazio di Antiochia rivolte poco prima del suo martirio a San Policarpo, giovane Vescovo di Smirne, trovano piena risonanza nella figura del Servo di Dio Áron Márton, il quale, nelle circostanze drammatiche della Seconda Guerra Mondiale e durante l’egemonia sovietica sui paesi satelliti, esercitò il proprio munus episcopale, distinguendosi per l’ardente carità pastorale, la fede incrollabile e l’eroica fortezza, specialmente di fronte alle pretese del materialismo marxista. Senza tentennamenti, né compromessi, rimase saldo «sotto i colpi del martello», offrendo un mirabile esempio di fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Secondogenito di sei fratelli, il Servo di Dio nacque il 28 agosto 1896 a Csíkszentdomokos, piccolo paese situato nell’allora regione ungherese di Csík, da una famiglia di proprietari terrieri profondamente religiosa.
Fin dall’infanzia mostrò un’inclinazione per la vita sacerdotale e una profonda devozione per la Vergine Maria. Dopo gli studi liceali a Csíksomlyó, a Csíkszereda e Gyulafehérvár (Alba Iulia), dove conseguì la maturità nel 1915, in seguito allo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu chiamato alle armi per l’esercito austro-ungarico.
Terminata la guerra, nel 1920 iniziò gli studi teologici ad Alba Iulia, dove fu ordinato sacerdote il 6 luglio 1924.
Dopo aver svolto diversi incarichi pastorali, il 14 settembre 1938, fu nominato Amministratore Apostolico della suddetta diocesi, ricevendo la consacrazione episcopale il 12 febbraio 1939.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, in occasione dell’annessione all’Ungheria della parte settentrionale della diocesi di Alba Iulia, il Servo di Dio, ungherese di origine, preferì rimanere nella parte romena della diocesi divisa, continuando a dedicarsi, con tenacia e coraggio, all’annuncio del Vangelo, alla difesa dei diritti degli ebrei perseguitati e della minoranza ungherese.
Nel 1947, in seguito alla soppressione della monarchia romena e all’instaurazione del regime comunista, il Servo di Dio si oppose con fermezza alla repressione religiosa, venendo arrestato nel 1949. Condannato all’ergastolo nel 1951, sopportò con eroica fortezza le condizioni disumane del carcere, maturando in sé uno spirito autenticamente martiriale.
Rilasciato nel 1955, dopo la sospensione da parte della corte militare della sentenza di condanna all’ergastolo, continuò a protestare contro le restrizioni alla libertà religiosa imposte dal regime comunista, che lo confinò agli arresti domiciliari tra il 1957 e il 1967.
Aperto all’azione dello Spirito, orientò ogni azione al bene del popolo, trovando nella sua intima comunione con Dio la forza per sopportare anche le sofferenze più dure, inclusa la prigionia. Recluso nel palazzo vescovile e con contatti esterni severamente limitati, continuò ad esercitare il suo ministero episcopale con straordinaria dedizione, divenendo per il suo popolo un faro di speranza e un esempio di coerenza evangelica.
Tornato in libertà dagli arresti domiciliari nel 1967, il Servo di Dio proseguì il suo zelante servizio pastorale fino al 1974, quando gli fu diagnosticato un tumore. Affrontò la malattia con la stessa fede incrollabile che aveva contraddistinto tutta la sua vita, alimentata da un’ardente carità, da un’eroica speranza e da una straordinaria fortezza.
Le dimissioni rassegnate e rifiutate diverse volte dalla Santa Sede, furono accolte solo poco prima della sua morte, avvenuta il 29 settembre 1980, quando segnato dalla malattia, ma con lo spirito profondamente unito a Dio, tornò alla casa del Padre.
Constatata la fama di santità di cui godeva il Servo di Dio in vita e dopo la morte, dal 1990 al 1996, presso la Curia arcivescovile di Alba Iulia, fu celebrata l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questo Dicastero con decreto del 23 ottobre 1998. Preparata la Positio, il 25 giugno 2010, si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 10 dicembre 2024, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Sono provate le virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza ed annesse in grado eroico del Servo di Dio Áron Márton, nel caso e per il fine di cui si tratta.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Roma, 18 dicembre 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario