Causa in corso
Berardo Atonna
- Venerabile Servo di Dio -

Berardo Atonna

(1843 - 1917)

Venerabilità:

- 18 dicembre 2025

- Papa  Leone XIV

Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori; la sua vita fu ispirata dalla speranza cristiana, che lo rendeva fiducioso nella misericordia divina e sereno nei momenti di difficoltà. Si prodigò con fraterna carità per alleviare le sofferenze dei poveri, degli infermi e dei più deboli, nei quali scorgeva il volto di Cristo. La sua fu soprattutto una carità pastorale mirante alla conversione dei peccatori e alla salvezza delle anime

  • Biografia
  • decreto sulle virtù
«Vedere Dio, cioè tenersi abitualmente alla sua santa presenza; averlo vicino a sé come un amico di cui non ci separiamo mai, né a lavoro né alla preghiera, né alla passeggiata, né al riposo»

 

Il Venerabile Servo di Dio Berardo Atonna nacque nella frazione di Episcopio, comune di Sarno (SA), il 1° luglio 1843. Battezzato col nome di Giuseppe, era il primogenito di 7 figli di Raffaele Atonna e Maria Domenica D’Angelo. Così come tutti i suoi fratelli, nacque nella casa di famiglia in via Pedagnali. I genitori erano commercianti di vitelli e suini.

Da ragazzo Giuseppe era docile, mansueto e di indole buona, anche se talvolta preferiva stare coi i compagni a giocare piuttosto che andare in chiesa, con conseguenti ramanzine da parte dei genitori. Nello stesso cortile di casa vivevano due zii sacerdoti, che lasciarono un segno nella sua formazione, ed un altro sacerdote del luogo, don Raffaele Amato, gli fece da maestro all’inizio della sua istruzione scolastica.

A 15 anni il ragazzo si sentì attirato dalla vita religiosa e, come diversi suoi compaesani, si rivolse ai frati minori alcantarini. Su quali elementi si basasse il suo discernimento vocazionale non è dato ricostruirlo con sicurezza. Entrò nel convento di Santa Lucia al Monte di Napoli nella tarda estate del 1859. Ricevette l’abito, professò i voti semplici nel settembre dell’anno successivo ed emise i voti perpetui l’8 dicembre 1863. In religione prese in nome di Fra Berardo del Cuore di Gesù. Fin da giovane religioso, suscitò l’ammirazione dei compagni di noviziato per il rigore con cui abbracciava e viveva la Regola. Il 18 febbraio 1866 a Napoli fu ordinato sacerdote.

Furono quelli gli anni della legislazione eversiva, che allontanava i religiosi dai conventi e stravolse la loro vita religiosa: all’interno delle province i conventi venivano chiusi, i frati dispersi e i loro beni incamerati. I frati alcantarini originari di Sarno ritornarono nel rione Pedagnali, di cui erano quasi tutti originari, e, ritrovandosi abbastanza vicini, escogitarono modi e forme di vita comunitaria, che non ne avessero la parvenza. Per le celebrazioni si servivano di una cappella privata, messa a loro disposizione, e chiesero di poter utilizzare saltuariamente l’eremo dei Santi Cosma e Damiano, situato sulla cima del Monte Saretto che sovrasta la città, per ritirarsi in preghiera. Nel tempo rimanente, si misero a disposizione del popolo, prestando assistenza spirituale come confessori, direttori spirituali e consiglieri. Fu durante quegli anni che Padre Berardo ottenne dal Ministro provinciale degli alcantarini la licenza di predicazione e così fra il 1866 e il 1873 predicò in diversi luoghi, acquisendo una certa fama. Durante la sua permanenza a Sarno assistette anche alla morte della madre nel febbraio 1867.

A partire dal 1874 visse tra Sarno e Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese), che divenne dopo qualche tempo la sede principale del suo ministero. Da qui continuò ad ampliò la sua attività di predicatore e iniziò a guidare spiritualmente diversi penitenti. Il 2 ottobre 1883 fu eletto guardiano del convento di Santa Maria Occorrevole di Piedimonte d’Alife e nel 1890 compare come definitore provinciale. Nell’ottobre 1895 venne nominato dalla Congregazione provinciale intermedia Maestro dei novizi, poi custode della provincia con deliberazione del 30 luglio 1897. Il periodo tra il 1883 e il 1901 fu il più intenso per la sua attività di direttore spirituale. Curò con particolare attenzione la vita religiosa femminile, all’epoca in cui fiorirono molteplici esperienze di vita religiosa apostolica. Non ebbe ruoli diretti nella fondazione o nella conduzione degli istituti nascenti, tuttavia si fece promotore ed incoraggiò lo sviluppo del carisma, aiutando alcune suore a cogliere in pienezza la ricchezza della vita cui erano state chiamate. Così fu per le Suore francescane alcantarine o le suore degli Angeli. Entrò anche in rapporto col Beato Bartolo Longo, di cui ammirò la realizzazione del santuario di Pompei, le opere di carità e soprattutto la spiritualità mariana che sorreggeva ogni sua iniziativa.

L’applicazione della Felicitate quadam di Leone XIII, oltre all’unificazione delle 4 famiglie francescane, portò una riduzione delle province italiane. Padre Berardo entrò nella provincia di Principato di San Giacomo della Marca, con sede in Santa Maria degli Angeli a Nocera Superiore. Fu visitatore della provincia alcantarina di San Pasquale di Lecce, nella quale molti si palesavano contrari all’unione: la visita durò poco più di un mese e si concluse nel luglio 1897.

All’interno della propria provincia, fece parte del primo definitorio. Il 19 luglio 1902 il definitorio generale lo elesse Ministro provinciale. Abbastanza fermo nelle sue scelte, in un’epoca di grandi cambiamenti e di decisioni importanti da prendere e sostenere, non mancò nel governo di rimproverare, ammonire ed anche sospendere a divinis. Fu suo obiettivo costante evitare ogni forma di contestazione delle disposizioni pontificie, specialmente in relazione all’unificazione avvenuta: ebbe in questo molte difficoltà, che lo costrinsero a prese di posizione.

La complessità della situazione in cui si trovò a governare giustificano il fatto che, dopo la fine del provincialato, sia passato nella provincia di San Giovan Giuseppe della Croce e si stabilì a Napoli. Rinunciò all’incarico di penitenziere a Santa Maria degli Angeli, ma riprese le sue attività consuete anche se, per i segnali dell’incipiente senilità, ridusse le missioni popolari. Tra il 1904 e il 1913 scrisse e pubblicò alcuni volumetti di carattere apologetico.

In quegli anni coltivò molto la relazione con le sue penitenti, soprattutto perché, ormai libero da responsabilità di governo, poteva riceverle agevolmente. Fra esse occupa un posto speciale Antonietta Fiorillo, che aveva fondato a Napoli un’opera di carità, nella quale aveva raccolto un certo numero di donne anziane di cui si prendeva cura. Padre Berardo fu invitato a tenere delle conferenze, dirette in particolare alle giovani che assistevano le ricoverate.

Divenuto direttore spirituale dell’Opera, vi andava ogni mattina per poi fare rientro al convento. Quando il lavoro di assistenza venne affidato alle suore francescane missionarie di Maria, fu incaricato di esserne il confessore e direttore spirituale, vivendo a tempo pieno in una pertinenza annessa alla villa e fungendo da cappellano e assistente spirituale delle persone residenti o frequentanti la casa. Tutto questo, col parere favorevole dei propri superiori religiosi.

Non vi sono fonti coeve di carattere medico che spieghino il suo progressivo decadimento fisico a partire dal gennaio 1914. Era frequente vederlo febbricitante e sofferente. Antonietta Fiorillo e le suore francescane missionarie di Maria lo assistevano con premura e lo vigilavano, cercando di limitare l’afflusso dei penitenti e delle persone che lo cercavano.

Padre Atonna si preparò alla morte con quindici giorni di assoluto silenzio, di grande raccoglimento e continua preghiera. Ad un certo punto, durante l’ultima notte, chiese di indossare la stola e ricevette il Viatico e l’Unzione. All’alba del 4 marzo 1917, domenica, spirò. I funerali furono celebrati il 6 marzo nella chiesa delle stimmatine al Tondo di Capodimonte. La salma venne poi portata all’ipogeo dei frati minori alcantarini nel cimitero di Poggioreale a Napoli, luogo da cui i resti mortali vennero traslati nel 1929 alla chiesa di Santa Lucia al Monte, dove tuttora riposano.

Il Venerabile Servo di Dio visse un’intensa vita spirituale, orientata ad una dimensione fortemente cristocentrica e mariana, alimentata dalla preghiera. Mise sempre la sua esistenza a servizio della fede, dedicandosi alla sua diffusione attraverso la predicazione e la stesura di opuscoli spirituali. Fu particolarmente devoto a San Giuseppe e volle porre sotto la sua protezione la struttura ove egli assisteva spiritualmente le donne anziane e le fanciulle orfane. La sua vita fu ispirata dalla speranza cristiana, che lo rendeva fiducioso nella misericordia divina e sereno nei momenti di difficoltà. Si prodigò con fraterna carità per alleviare le sofferenze dei poveri, degli infermi e dei più deboli, nei quali scorgeva il volto di Cristo. La sua fu soprattutto una carità pastorale mirante alla conversione dei peccatori e alla salvezza delle anime.

Visse sempre in povertà, praticando la beneficenza e invitando le persone benestanti alla generosità verso i più bisognosi. Nell’affrontare dolorose vicende diede prova di fortezza eroica, sapendo confidare sempre nel Signore, senza mai lasciarsi andare alla sfiducia e alla disperazione. Fu obbediente alla volontà di Dio che riconosceva espressa nella Chiesa. Godette già in vita di una certa fama di santità, tanto da essere definito “sacerdote santo” e “uomo di Dio”. 

 

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

 

NEAPOLITANA

Beatificationis  et  Canonizationis

Servi  Dei

BERNARDI ATONNA

(in saeculo: Iosephi)

SACERDOTIS PROFESSI ORDINIS FRATRUM MINORUM

(1843-1917)

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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS

 

“Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, nient’altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio” (S. Francesco d’Assisi, Regola non boll., FF.70)

Interprete della genuina spiritualità francescana, il Servo di Dio Berardo Atonna, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, orientò tutto se stesso a conoscere, amare e servire il Signore Gesù, secondo l’esempio e l’insegnamento di San Francesco di Assisi, in un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali tra cui la nascita dello Stato italiano, la soppressione delle comunità religiose, il riassetto delle diverse obbedienze minoritiche nell’unica famiglia dell’Ordine dei Frati Minori. In tutte queste circostanze, il Servo di Dio non distolse mai il suo sguardo dall’ideale evangelico abbracciato per amore di Cristo. Fu forte, prudente, generoso, determinato nel bene.

Nato ad Episcopio, frazione di Sarno, il 1° luglio 1843, fu battezzato lo stesso giorno nella parrocchia di San Michele Arcangelo. L’educazione familiare e il contatto con gli zii paterni sacerdoti fecero germogliare in lui la vocazione religiosa e sacerdotale. Il 28 agosto 1859 vestì l’abito dei Frati Minori della riforma alcantarina e assunse il nome di Fra Berardo del Cuore di Gesù. Emessa la professione religiosa temporanea il 4 settembre 1860 e quella solenne perpetua l’8 dicembre 1863, fu ordinato sacerdote in Napoli nel 1866.

Durante i primi anni del suo sacerdozio, a motivo della legislazione civile eversiva che allontanava i religiosi dai conventi e stravolgeva la loro vita religiosa, il Servo di Dio visse la forzata condizione di esclaustrato a Sarno. Nondimeno continuò a mantenersi fedele agli impegni del suo stato di consacrato, vero esempio per i confratelli che vivevano la stessa dolorosa prova. Con coraggio e sacrificio seppe testimoniare l’opzione radicale per Dio contro ogni pretesa dello Stato laico di tacitare la professione dei consigli evangelici.

Ripristinata la vita religiosa regolare nel 1873 fu destinato al convento di Santa Maria Occorrevole di Piedimonte d’Alife sulle pendici del Monte Matese. Qui riprese con regolarità l’osservanza del francescanesimo alcantarino, fatto di povertà e di penitenza, di preghiera e di studio, di amore per il silenzio e di serena fraternità. Sull’esempio di San Giovan Giuseppe della Croce, che era stato il fondatore di quella comunità, anche il Servo di Dio scendeva periodicamente a valle per esercitare il ministero della predicazione, della confessione e della direzione spirituale. Inoltre diede vita ad innumerevoli missioni popolari in Campania, Puglie, Molise, attuando con modernità l’ideale contemplativo ed apostolico di San Francesco d’Assisi, come avevano fatto i grandi predicatori dell’Ordine, da San Bernardino da Siena a San Leonardo da Porto Maurizio.

Padre Berardo avvicinò con eroico spirito di carità ogni ceto di persone, in preferenza i più deboli e abbandonati. Ebbe speciale compassione per gli ammalati ai quali dedicò il libretto “Il balsamo degli infermi”, per istruirli circa il valore redentivo della sofferenza vissuta con Cristo. Il Servo di Dio intese il proprio ministero sacerdotale come mezzo per sanare le ferite morali e materiali dei fedeli. Brillarono in lui la misericordia e la tenerezza. Mai agì con rigore verso i peccatori, ma fece loro sperimentare la via del perdono divino.

Il suo amore per il saio francescano fu ampiamente riconosciuto dai confratelli che lo vollero definitore provinciale, maestro dei novizi e più volte guardiano. Quando nel 1897 Leone XIII decretò la fusione delle famiglie francescane nell’unico Ordine dei Frati Minori simpliciter dicti, pur amando assai la tradizione austera e penitente del proprio ramo alcantarino, Padre Berardo accolse prontamente e con convinzione le nuove disposizioni del papa. Pertanto fu riconosciuto come il frate più idoneo per autorevolezza, prudenza e saggezza ad assumere ex officio l’incarico di primo Ministro Provinciale della neo costituita Provincia dei Frati Minori di Principato, o di San Giacomo della Marca, dal 1902 al 1905. Tuttavia, proprio in questa veste dovette soffrire rifiuti e calunnie da parte di quei frati che non avevano accolto con animo sereno il dettato dell’unione, dimostrandosi egli sempre umile e pronto al perdono.

Padre Berardo ebbe il dono del consiglio per cui seppe dare una spinta propulsiva alla nascita di nuove famiglie religiose femminili: aiutò diverse fondatrici, tra cui Santa Maria Cristina Brando e la Beata Serafina Micheli, nel discernimento della volontà di Dio, accompagnò il cammino di consolidamento dei loro rispettivi istituti, ne facilitò il rapporto con la Chiesa locale, cooperò alla individuazione di specifici settori di apostolato e di servizio per gli ultimi della società.

Il Servo di Dio spese gli ultimi anni della sua vita a favore dell’opera caritativa “Casa San Giuseppe” che una benefattrice aveva stabilito in Napoli sulla collina di Capodimonte per donne anziane e ragazze bisognose. Quando vi giunsero da Roma per la direzione le suore Francescane Missionarie di Maria, Padre Berardo vi si trasferì come cappellano stabile con la benedizione dei superiori, fungendo da padre, maestro e guida spirituale. Ormai anziano, provato nel corpo e nello spirito, morì a Napoli il 4 marzo 1917 circondato da vasta fama di santità.

Il Processo Informativo si svolse presso la Curia di Napoli dal 1930 al 1955. Il Processo super non cultu dal 1954 al 1955. Nel 1963 la Congregazione dei Riti approvò gli scritti del Servo di Dio. Seguì, dal 2014 al 2017, l’Inchiesta Suppletiva per la raccolta della documentazione storica e delle prove sulla continuazione della fama di santità. La validità giuridica dei suddetti Processi fu riconosciuta con Decreto del Dicastero delle Cause dei Santi del 5 ottobre 2018.

Preparata la Positio, essa fu sottoposta all’esame dei Consultori Storici il 15 gennaio 2021 e quindi al Congresso dei Consultori Teologi il 12 dicembre 2023. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 2 Dicembre 2025 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Leone. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Berardo Atonna (al secolo: Giuseppe), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori.

 

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, il 18 dicembre 2025

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario