Francesco Lombardi
(1851 - 1922)
Sacerdote diocesano; seppe vivere la bellezza della vocazione sacerdotale sentendo tutta la responsabilità connessa al ruolo di pastore. L’amore a Dio lo indusse a ricercare il bene spirituale e materiale del prossimo, rafforzando la sua carità pastorale e sociale
Il Venerabile Servo di Dio Francesco Lombardi nacque il 24 febbraio 1851 a Terzorio, un piccolo paese nella diocesi di Ventimiglia, in Liguria. Fu il primo di tredici figli, frutto del matrimonio tra Giambattista, maestro di scuola elementare, e Giulia Ferrari, casalinga. In famiglia ricevette un’ottima educazione morale e religiosa. Oltre a lui, che divenne sacerdote diocesano, il fratello Gio Batta, di sei anni più giovane, divenne sacerdote tra gli Oblati di Maria Vergine e il fratello minore, Pietro, nato nel 1875, divenne sacerdote Gesuita. Negli anni 1858-1863, frequentò le scuole elementari. Prima nella vicina borgata di Santo Stefano al Mare; poi a Terzorio, divenendo allievo del papà.
La sua vocazione religiosa si manifestò molto presto. Nel 1864, all’età di tredici anni, fu accompagnato dal padre, che ne aveva conosciuta la vocazione, presso i Benedettini di Subiaco, dove fece la sua prima significativa esperienza nel suo itinerario vocazionale. Tuttavia, a causa della sua salute precaria, dovette fare ritorno a casa dopo soli tre anni. Nel 1868 intraprese gli studi classici e filosofici presso il convitto dei Vincenziani a Sarzana, continuando poi la sua formazione presso i padri Scolopi di Savona. Se l’esperienza benedettina lasciò segni profondi nella sua vita, l’esperienza vincenziana, diede, per altri aspetti, un’impronta caratteristica alla cultura e al programma ascetico-pastorale del futuro Parroco di Bussana.
Trascorse il biennio ottobre 1870 - settembre 1872 come Assistente presso gli Scolopi, a Savona e nel 1872 entrò nel seminario diocesano di Ventimiglia, dove completò gli studi teologici e fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1875. Il Vescovo, Raffaele Biale, lo nominò reggente provvisorio nella sua parrocchia natale di Terzorio, e successivamente lo inviò a Bussana, una frazione di Sanremo (IM), dove mancava un parroco da molti anni. Il giovane sacerdote giunse a Bussana il 9 novembre 1875 e vi rimase per quasi cinquant'anni, fino alla sua morte.
All’epoca in cui arrivò nel paese, Bussana contava circa 900 abitanti. Lì svolse con profondo zelo la sua missione di pastore di anime in un'epoca difficile, caratterizzata dai contrasti tra lo Stato e la Chiesa e da un marcato sentimento anticlericale. Fin dai primi anni del suo ministero, si dedicò con impegno alla riorganizzazione della vita parrocchiale e al rinnovato avvicinamento dei fedeli ai sacramenti. Per l'intera durata della sua vita, si adoperò instancabilmente per diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù, una pratica che costituì il fulcro della sua spiritualità e della sua azione pastorale.
Fece del culto al Cuore di Cristo il fulcro della sua azione pastorale e incoraggiò i suoi parrocchiani ad aderire alla "Lega del Sacro Cuore" o all'"Apostolato della Preghiera". Il centro di promozione di queste iniziative divenne la parrocchia di Bussana a partire dal 16 aprile 1877. Nel 1887, un violento terremoto devastò completamente "Bussana vecchia". Don Francesco si adoperò in ogni modo per alleviare le sofferenze dei suoi parrocchiani, offrendo soccorso ai numerosi feriti e senzatetto e confortando le famiglie delle vittime. La sua dedizione gli valse il titolo di "il parroco del terremoto".
Dopo questa catastrofe, promosse la formazione della Società Cattolica di Mutuo Soccorso e contribuì alla realizzazione di nuove strutture benefiche, tra cui un nuovo asilo nido, una scuola materna, un laboratorio per ragazze e un ricovero per gli anziani. Oltre a essere uno dei protagonisti nella ricostruzione del paese, don Francesco aveva il fervente desiderio di erigere un grande santuario dedicato al Sacro Cuore di Gesù.
La prima pietra dell'edificio fu posata il 15 settembre 1889 e l'inaugurazione avvenne due anni dopo, il 13 dicembre 1892, alla presenza del Vescovo, il beato Tommaso Reggio. In quell'occasione, don Lombardi fondò "L’Eco del Sacro Cuore", il bollettino mensile del Santuario, la cui pubblicazione continua ancora oggi. Dodici anni dopo, organizzò il Convegno dell'Apostolato della Preghiera della diocesi di Ventimiglia, che si sarebbe dovuto ripetere annualmente presso il Santuario di Bussana.
Oltre alla costruzione e la guida del Santuario con amorevole impegno, il caro parroco si dimostrò attento alle necessità emergenti nella società, dando vita a numerose iniziative per soddisfarle. Tra queste spiccano l'istituzione di un asilo per i più piccoli, di un nido per i lattanti, di un ricovero per gli anziani, di un oratorio per i giovani e di un laboratorio femminile per le ragazze. A Bussana, sotto la sua guida, fu promossa la Società Operaia Cattolica di Mutuo Soccorso e una Cassa Rurale ad essa collegata. Non si limitò poi alle iniziative di carattere sociale, ma estese la sua attività alla sfera culturale, fondando un bollettino periodico legato al Santuario e dando vita a una tipografia. In risposta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, istituì con dedizione un orfanotrofio per le giovani bisognose di assistenza e supporto. La sua generosità e la sua sollecitudine verso la comunità resero il Santuario e i suoi dintorni luoghi ricchi di vitalità e solidarietà.
Sul finire del 1921, appariva molto affaticato e dal gennaio del 1922, le condizioni di salute peggiorarono sempre di più. Malato in modo grave, don Francesco Lombardi morì all'età di settantuno anni, il 13 febbraio 1922. I suoi funerali, che si celebrarono il 15 febbraio 1922, furono molto solenni, con grande concorso di popolo, anche dai paesi lontani ed alla presenza di S. Ecc. Mons. Daffra, Vescovo diocesano. Il suo corpo fu inizialmente sepolto in una tomba artistica nel cimitero di Bussana, prima di essere traslato nella Basilica del Sacro Cuore nel 1926.
Il cammino di fede del Venerabile Servo di Dio ebbe inizio nella sua famiglia genuinamente cristiana e proseguì nella parrocchia che frequentò sin da fanciullo. Alimentava la fede con la preghiera assidua e costante, l’adorazione eucaristica, la particolare devozione al Sacro Cuore e alla Madonna, recitando frequentemente il Rosario anche mentre passeggiava per strada. Faceva della preghiera il momento centrale della vita, riuscendo con il proprio esempio a infervorare i parrocchiani, ai quali raccomandava di coltivare la preghiera e di dare priorità alle esigenze spirituali.
Visse la bellezza della vocazione sacerdotale sentendo tutta la responsabilità connessa al ruolo di pastore. L’amore a Dio lo indusse a ricercare il bene spirituale e materiale del prossimo, rafforzando la sua carità pastorale e sociale. Anche il Santuario che fece edificare in onore del Sacro Cuore di Gesù fu infatti circondato da singolari e molteplici opere sociali.
Con speranza e fiducia nel Signore seppe affrontare le prove e le calamità naturali che colpirono la sua comunità, aiutandola a superare le difficoltà più ardue. Con pazienza e solerzia riuscì a sollecitare il sentimento cristiano nel suo popolo, tanto che già in vita veniva ritenuto un santo e il suo modo di vivere l’intimità con il Signore attirò molti fedeli a Dio.
La sua fama di santità, cresciuta nel tempo, è attestata da celebrazioni commemorative, orazioni, articoli, pubblicazione di suoi scritti e lettere postulatorie della causa di beatificazione, provenienti anche da diversi ecclesiastici, tra quali cardinali e vescovi. Nel tempo si è diffusa anche una certa fama di segni.