Gianfranco Maria Chiti
(1921 - 2004)
Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; ricercò costantemente la volontà di Dio, unito all’impegno di coerenza evangelica. Uomo di grande fede, coltivò una profonda devozione mariana ed eucaristica. Ovunque andava come militare faceva collocare una statua o un quadro della Madonna e destinava luoghi appositi per la recita del rosario
Il Venerabile Servo di Dio Gianfranco Maria Chiti nacque il 6 maggio 1921 a Gignese, vicino Novara (Italia). Nel 1926, insieme alla famiglia si trasferì a Pesaro perché il padre era stato chiamato ad insegnare violino al Conservatorio. Fin da ragazzo cominciò a frequentare i Cappuccini e, attratto dalla vita e dalla spiritualità francescana, entrò nel Terz’Ordine Francescano Secolare. Si iscrisse anche alla Conferenza di San Vincenzo per poter aiutare i poveri.
A 15 anni, entrò nella Scuola Militare di Milano e completò gli studi superiori come allievo ufficiale nella Scuola Militare di Roma. Il 6 maggio 1938 si arruolò come volontario. Nel 1939 entrò come Allievo nella Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena e ne uscì nel 1941 con il grado di Sottotenente. Destinato al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna, nel 1942 fu inviato al fronte sloveno-croato e, successivamente, si offrì volontario per il fronte russo, partecipando alla battaglia del Don, dove fu ferito e subì il congelamento delle gambe, affrontando con i suoi soldati la drammatica ritirata di Russia.
Nel contesto dei tragici eventi bellici e politici seguiti all’8 settembre 1943, pur non condividendo l’ideologia fascista, aderì alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) credendo che fosse la scelta migliore per il bene della Patria, ma seppe prodigarsi per mettere in salvo ebrei e partigiani. Il 5 maggio 1945 fu arrestato dagli Alleati a Baldissero Canavese, presso Ivrea, e fu condotto alle carceri “Le Nuove” di Torino. Fu liberato il 20 dicembre 1945.
Deferito alla Commissione Epurazione Personale Militare per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana e riconosciuto il suo comportamento leale, fu reintegrato nell’Esercito. Nel 1947 prestò giuramento alla Repubblica Italiana e, l’anno successivo, fu assegnato al primo Reggimento Granatieri di Sardegna a Roma, ricevendo il grado di Capitano. Nel 1950 si offrì volontario per la missione militare italiana in Somalia e vi rimase fino al 1954.
Dopo il rientro in Italia, proseguì la sua carriera, distinguendosi fra i militari per la rettitudine e per il coraggio con cui testimoniava la sua fede. Dopo essere stato promosso Maggiore, nel 1960, Colonnello, nel 1971 e, infine, Generale di Brigata, nel 1978, andò in pensione.
Mostrandosi sempre più chiaro in lui il progetto di entrare tra i Frati Minori Cappuccini, fu accolto come Postulante nel Convento di Rieti e iniziò un percorso formativo personalizzato che teneva conto della sua età e della sua maturità spirituale. Terminato il Noviziato, emise la professione temporanea dei voti il 1° novembre 1979 e quella perpetua il 2 agosto 1982. Fu ordinato presbitero a Rieti 12 settembre 1982. Per la sua profonda spiritualità e le grandi qualità umane venne nominato vicemaestro dei novizi. Fu padre spirituale del noviziato dal 1983 al 1985. Il 23 maggio 1990 divenne padre spirituale dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna.
Nel 1990 i Superiori gli affidarono l’incarico di restaurare il Convento di Orvieto che versava in un grave stato di abbandono. Ricorrendo a generosi benefattori che erano affascinati dalla sua vita esemplare di frate e di sacerdote, mise mano all’opera che gli era stata affidata e, in tempi relativamente brevi, fece del convento di Orvieto un luogo accogliente e un punto di riferimento per chiunque cercasse quiete e raccoglimento. Nel novembre del 1991 ricevette l’ufficio di vicario parrocchiale di Ciconia, vicino Orvieto.
Morì il 20 novembre 2004 nell’Ospedale Militare del Celio a Roma (Italia), in seguito ad un incidente automobilistico.
Nelle varie tappe della vita, il Venerabile Servo di Dio ricercò costantemente la volontà di Dio, unito all’impegno di coerenza evangelica. Uomo di grande fede, coltivò una profonda devozione mariana ed eucaristica. Ovunque andava come militare faceva collocare una statua o un quadro della Madonna e destinava luoghi appositi per la recita del rosario. La fede vissuta con radicalità e coerenza umanizzò la sua vita in ogni ambito e fu una bussola sicura anche nei momenti più difficili. Nel suo servizio militare, pur conscio di aver agito nel compimento del proprio dovere di soldato, avvertì un turbamento di coscienza che lo accompagnò per tutta la vita. Sui campi di battaglia si adoperò generosamente nel compimento di atti di carità a difesa della vita umana, dimostrò rispetto per il nemico e benevolenza verso i perseguitati politici. La sua personalità fu caratterizzata da lealtà e coraggio evangelico.
Con i soldati era amorevole e aperto al perdono. Nei luoghi di guerra piangeva di fronte ai militari morti e pregava il Signore che fosse preso lui al posto dei suoi commilitoni. Poi, da religioso cappuccino, fu benvoluto dalla gente che venne a conoscenza della sua vita austera e sempre disponibile.
La scelta di aderire alla Repubblica di Salò non fu determinata dalla condivisione dell’ideologia fascista, quanto piuttosto dal dovere morale di rispettare il giuramento di fedeltà alla Patria. Anche il quel contesto, si adoperò per salvare vite umane, comprese quelle di ebrei e partigiani. Nei luoghi in cui operò fu un autentico evangelizzatore. Per i meriti conseguiti e le sue capacità ricevette numerose onorificenze civili e militari, tra cui il titolo onorifico di Generale di Divisione quando già era frate e sacerdote.
Sia da militare che da religioso perseguì l’ideale francescano di povertà e umiltà e fu animato da spirito di servizio rivolto soprattutto agli ultimi. Il passaggio dalla vita militare a quella religiosa non fu per lui traumatico poiché entrambe caratterizzate dal porsi al servizio di quanti lo necessitavano. Il sacerdozio fu per lui il culmine di un cammino di fede costante e in continua crescita. Abituato alla disciplina e al rigore militare, fu fedele alla regola dell’Ordine Francescano e obbediente ai Superiori. Il grande zelo per la salvezza delle anime lo portò a non risparmiarsi nel ministero pastorale.
La fama di santità del Chiti già presente in vita, risulta diffusa e persistente, accompagnata da fama signorum.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
Urbevetana – Tudertina
Beatificationis et Canonizationis
Servi Dei
Ioannis Francisci Mariae Chiti
Sacerdotis Professi
Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum
(1921-2004)
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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«Eccomi! È la parola più piccola che possiamo dire, ma quanto preziosa: sono qui per te, cosa vuoi che io faccia?» (Da un’omelia del Servo di Dio).
La vita del Servo di Dio, pur così avventurosa e non priva di grandi prove, si presenta tuttavia unitaria per la ricerca della volontà di Dio in ogni circostanza, per l’impegno di ascolto e per la messa in pratica del Vangelo.
La viva devozione eucaristica e l’affidamento materno alla Vergine Maria, sotto la cui protezione trovava rifugio con la recita del Rosario, furono gli strumenti per aderire e amare il Signore Gesù Cristo. Se per il militare Chiti ciò significava vivere in pienezza e coerentemente le virtù tipiche di questo stato: lealtà, senso dell’onore, fedeltà e coraggio; per il frate cappuccino Gianfranco Maria ciò significò vivere intensamente l’obbedienza, la povertà, l’umiltà, il dono totale di sé. Il suo motto di militare e di frate fu: “La vita è un dono ricevuto e una ricchezza che si deve donare”.
Il Servo di Dio nacque il 6 maggio 1921 a Gignese (Novara) figlio di Giovanni e Giovanna Battigalli. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Pesaro, dove il padre insegnava violino al Conservatorio di quella città. Fin da ragazzo ebbe i primi contatti con il Terz’Ordine Francescano Secolare e la Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli.
Dopo aver frequentato la 5ª ginnasio, il 30 ottobre 1936 entrò nel Collegio Militare a Roma per essere poi ammesso a frequentare l’Accademia Militare di Modena, il 1° novembre 1939. Uscito dall’Accademia con il grado di sottotenente dell’arma di fanteria, il 29 aprile 1941 entrò in servizio presso il 3° Reggimento della 21ª Divisione fanteria “Granatieri di Sardegna”. A partire dal gennaio 1942 per breve tempo prese parte alle operazioni di contrasto alla resistenza jugoslava in Slovenia e sul fronte greco-albanese, terminate nell’aprile successivo. Assegnato all’8ª Armata schierata sul fronte orientale partecipò alla campagna di Russia dal giugno del 1942 fino al maggio del 1943, inquadrato come comandante di compagnia nel 32° Battaglione anticarro, prendendo parte alla battaglia di Karkov nel bacino industriale del Donez.
Nell’autunno 1942 l’alto comando russo studiò una serie di controffensive che minacciò di travolgere i capisaldi tenuti dalle truppe italo-tedesche attestate sulla riva occidentale del Don. Distintosi per determinazione e coraggio fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare e dalla Wehrmacht con croce di ferro di seconda classe. Durante la ritirata dell’Armata Italiana in Russia rimase sempre vicino ai pochi superstiti della sua compagnia, riportando un principio di congelamento ad entrambe le gambe. Mentre assisteva i soldati amici e nemici andava maturando in lui la vocazione religiosa.
Rientrato in Italia, l’armistizio dell’8 settembre 1943 lo colse mentre era nel nord della Penisola. All’arrivo degli Alleati il Servo di Dio fu arrestato e, successivamente, internato nei campi di concentramento di Tombolo (Pi) e Laterina (Ar) in Toscana e sottoposto a procedimento di epurazione davanti al Tribunale Militare dal quale ne uscì completamente assolto.
Dal 1945 al 1948, in attesa di reimpiego nell’Esercito italiano, insegnò matematica presso il Liceo Ginnasio “Giuseppe Calasanzio” degli Scolopi a Campi Salentina (Le). Nel marzo 1948 fu reintegrato nelle file dell’Esercito Italiano su richiesta della stessa accusa, poiché risultò aver agito, sulla testimonianza di diversi capi sia partigiani che civili, nel rispetto del giuramento di fedeltà ai suoi doveri militari.
Dal 1949 al 1954 fu assegnato al Comando Forze Armate della Somalia, affidata dall’ONU all’Italia dopo la fine della presenza coloniale e per il passaggio all’indipendenza. Rientrato in Italia nel giugno 1954, diresse il Corso di Allievi Ufficiali Somali presso la Scuola di Fanteria di Cesano. Dal 1973 al 1978 fu Comandante della Scuola Allievi Sottufficiali dell’Esercito in Viterbo, quando fu messo in congedo, per raggiunti limiti di età, con il grado di generale di brigata.
Il 30 maggio 1978 fu ammesso nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini entrando nel convento di Rieti, come postulante. Il 1° novembre 1979, al termine del noviziato, emetteva i voti religiosi, ricevendo l’ordinazione sacerdotale il 12 settembre 1982.
Nel 1990, con l’aiuto dei “suoi granatieri” prese a ripristinare l’antico convento di San Crispino a Orvieto, trasformandolo in un luogo di preghiera e di incontri spirituali.
A seguito di un incidente d’auto, avvenuto il 9 luglio 2004, fu ricoverato all’ospedale militare del Celio in Roma, dove morì il 20 novembre 2004. Fu sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Pesaro.
L’Inchiesta diocesana sulla vita, virtù e fama di santità e di segni del Servo di Dio fu istruita nella Diocesi di Orvieto-Todi dall’8 maggio 2015 al 30 marzo 2019. Trasmessi gli Atti al Dicastero delle Cause dei Santi, il 27 settembre 2019 fu emesso il Decreto di Validità dell’Inchiesta diocesana.
Preparata la Positio, fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 9 maggio 2023, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 22 gennaio 2024 hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Gianfranco Maria Chiti, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 24 gennaio dell’anno del Signore 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario