Giuseppe Maria Leone
(1829 - 1902)
Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; fu profondamente convinto della sua vocazione alla vita consacrata nel carisma alfonsiano, sempre animato da una fede intensa. Nell’esercizio del suo ministero sacerdotale si prodigò per avvicinare il popolo al Signore, dedicandosi in particolare all’esercizio assiduo del sacramento della Confessione
Il Venerabile Servo di Dio Giuseppe Maria Leone nacque il 23 maggio 1829 a Casaltrinità (località che dal 1863 cambiò nome in Trinitapoli) in Puglia, in una famiglia numerosa e molto religiosa. Dopo esser rimasto orfano della madre, entrò nel Seminario di Trani dove condusse i suoi studi fino al 1850 quando, vinta l’opposizione del padre, iniziò il noviziato dai Redentoristi, nella casa madre della Congregazione a Ciorani (Salerno). L’anno dopo, nel marzo 1851, emise la professione religiosa e il 31 dicembre venne ordinato sacerdote nella cattedrale di Amalfi. Dopo l’ordinazione fu mandato dapprima presso la casa religiosa di Vallo della Lucania e, in seguito, ad Angri, dove rimase fino alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1860. Da quell’anno risiedette nel suo paese natale, Trinitapoli, svolgendo un fruttuoso apostolato in collaborazione con il clero locale. Divenne predicatore e confessore, e, sempre mosso da uno straordinario zelo pastorale, fu vicino alle famiglie colpite dall’epidemia di colera diffusosi nel 1867 tra la popolazione. Nel 1880, quando fu possibile riprendere la vita religiosa, rientrò nella comunità redentorista ad Angri e assunse vari incarichi tra i quali, per due trienni, quello di Rettore della casa. In quel periodo si dedicò pure alla pubblicazione e alla ristampa di alcune sue opere di carattere ascetico e spirituale, destinate prevalentemente ad essere diffuse tra la gente umile e tra i religiosi. Si distinse come confessore, direttore spirituale e predicatore di esercizi spirituali ai sacerdoti, ai seminaristi e alle religiose, contribuendo notevolmente al rinnovamento della vita religiosa e alla crescita spirituale anche dei fedeli laici (tra costoro vi fu il Beato Bartolo Longo). La sua salute, molto cagionevole, peggiorò nei primi mesi del 1902 e, colpito da emotisi da bronchietasia, morì il 9 agosto di quell’anno. I funerali celebrati il giorno seguente alla presenza delle autorità civili e di molti esponenti del clero locale, ebbero una grande partecipazione popolare.
Il Venerabile Servo di Dio fu un buon religioso redentorista, profondamente convinto della sua vocazione alla vita consacrata nel carisma alfonsiano, sempre animato da una fede intensa. Nell’esercizio del suo ministero sacerdotale si prodigò per avvicinare il popolo al Signore, dedicandosi in particolare all’esercizio assiduo del sacramento della Confessione. Fu intensamente devoto alla Madonna, a San Giuseppe e al Sacro Cuore di Gesù, tanto che durante l’epidemia di colera che colpì Trinitapoli nel 1867 fece esporre in Chiesa un quadro di Nostra Signora del Sacro Cuore e invitò la gente a rivolgersi alla Vergine con una novena al termine della quale l’epidemia ebbe fine. Da allora la Madonna di Nostro Signore del Sacro Cuore venne chiamata comunemente la “Madonna di Padre Leone”. Nel corso degli anni esortò con paterna sollecitudine i fedeli a frequentare i sacramenti, praticando soprattutto la confessione e la direzione spirituale. Nonostante le numerose difficoltà intervenute nel corso della sua vita, non si scoraggiò mai, facendo ricorso alla virtù della speranza, concretizzata nel fiducioso affidamento al Signore. Mantenne uno stile di vita semplice, rimanendo una persona umile e paziente. Esercitò in maniera eroica la carità verso Dio e verso il prossimo visitando e portando conforto agli ammalati, assistendo i poveri e sostenendo assiduamente coloro che avevano bisogno di assistenza spirituale. Dalla sua frequentazione trasse giovamento spirituale anche il Beato Bartolo Longo che, insieme alla contessa Marianna de Fusco poi divenuta sua moglie, lo ebbe come direttore spirituale e collaborò strettamente col lui nella creazione delle opere del Santuario di Pompei.
Dalla morte fino ad oggi il Venerabile Servo di Dio ha goduto di una fama di santità ininterrotta, accompagnata da una certa fama signorum.
Il Processo ordinario informativo si è svolto nella Diocesi di Nocera dei Pagani dal 21 maggio 1923 al 28 giugno 1929. Venne celebrata una Inchiesta diocesana suppletiva svolta presso la Diocesi di Trani dal 7 ottobre 2006 al 4 novembre 2007.
Validità giuridica dell’Inchiesta suppletiva: 16 settembre 2010.
Seduta dei Consultori Storici: 29 marzo 2022.
Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 18 aprile 2024.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi: 3 dicembre 2024.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
NUCERINA PAGANORUM
BEATIFICATIONIS et CANONIZATIONIS
Servi Dei
Iosephi Mariae Leone
Sacerdotis Professi Congregationis SS. Redemptoris
(1829 - 1902)
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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi» (Rom 12,11-13a).
Consapevole della vocazione ricevuta, il Servo di Dio Giuseppe Maria Leone, rispose con una tenace coerenza, alimentata dall’intima unione con Cristo Eucarestia e dalla costante devozione alla Madonna. Nonostante le tribolazioni personali, spese generosamente la propria esistenza sacerdotale e religiosa nel proclamare la Parola di Dio e nel guidare, con numerosi carismi, tanti cristiani santi nell’edificazione della Chiesa.
Il Servo di Dio nacque a Casaltrinità (oggi Trinitapoli) il 23 maggio 1829, quinto dei sei figli di Nicola e Rosa De Bíase, in un clima familiare dal profondo spirito religioso. Dopo la morte della madre, nel 1842, entrò nel seminario diocesano di Trani dove, fino al 1849, compì gli studi letterari e filosofici, formandosi spiritualmente con la lettura delle opere di sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nell’ottobre dello stesso anno, nonostante l’opposizione paterna e della famiglia, chiese di essere accolto nella Congregazione del Ss. Redentore, iniziando il noviziato a Ciorani l’11 marzo 1850 e professando i voti il 29 marzo dell’anno seguente. Compiuti gli studi teologici a Vallo della Lucania, fu ordinato sacerdote ad Amalfi il 31 dicembre 1854.
Assegnato alla comunità di Vallo della Lucania, si dedicò alla predicazione missionaria nel Cilento e nella Basilicata fino al 1865, quando, a seguito dell’applicazione delle leggi eversive con cui erano soppressi gli Istituti religiosi nell’Italia Meridionale, come tutti i Redentoristi della Provincia Napoletana, dovette lasciare la comunità religiosa e ritornare a Trinitapoli dove, nel corso degli anni, soggiornerà più volte per ragioni di salute.
Nella città natale, oltre a operare come rettore della chiesa di San Giuseppe e direttore spirituale dell’omonima confraternita, continuò a impegnarsi con zelo nella predicazione anche in altre città della Puglia e nel ministero di confessore e di aiuto spirituale, mantenendo sempre fraterni rapporti con i superiori della sua Congregazione e gli altri confratelli.
Durante l’epidemia di colera che colpì Trinitapoli nel 1867, causando numerosi morti tra i quali il padre e la sorella Concetta, il Servo di Dio, nonostante la salute cagionevole, si prodigò con eroica carità verso i suoi concittadini.
Rientrato in Congregazione, nel 1880, fu assegnato alla nascente comunità di Angri, dove per tre volte fu nominato superiore. Nonostante la costante grave infermità da cui era afflitto, come l’emottisi e la paralisi della spina dorsale, mise a frutto, con generosa disponibilità, i numerosi carismi di cui era dotato al servizio del prossimo, specialmente del clero e delle religiose. A lui si rivolsero per guida e per consiglio la ven. sr. Maria Pia Notari; santa Caterina Volpicelli; la beata Maria Maddalena Starace; il beato Alfonso Fusco e, infine, il beato Bartolo Longo che, con la moglie, Marianna Farnarano De Fusco, lo ebbe come moderatore e guida per diciotto anni nella costruzione del santuario di Pompei e delle opere sociali annesse. Con il Beato, il p. Leone diresse le Figlie del Rosario, per le quali dettò la Regola. Infine, si fece araldo e paladino della proclamazione del dogma dell’Assunta. Pubblicò sedici opere ascetiche, altre rimasero inedite; tra cui un copioso epistolario.
Morì nella Casa redentorista di Angri il 9 agosto del 1902. I suoi resti mortali il 5 gennaio 1984 furono traslati a Trinitapoli, nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano Protomartire
Constatata la persistente fama di santità e una notevole fama signorum, dal 21 maggio 1923 al 28 giugno 1929, presso la Curia ecclesiastica di Nocera Inferiore, fu celebrato il Processo Ordinario Informativo, mentre dal 7 ottobre 2006 al 4 novembre 2007 si è svolta un’Inchiesta diocesana suppletiva presso la Diocesi di Trani: la loro validità giuridica è stata riconosciuta da questo Dicastero con decreto del 16 settembre 2010. Preparata la Positio, il 29 marzo 2022 ha avuto luogo la Seduta dei Consultori Storici. Quindi, il 18 aprile 2024, si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 3 dicembre 2024, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Giuseppe Maria Leone, sacerdote professo della Congregazione del Ss.mo Redentore.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 18 dicembre 2024
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario