Theophane (al secolo: Michele Koodalloor)
(1913 - 1968)
Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; visse e testimoniò una fede esercitata con fortezza anche nelle avversità, alimentata dalla preghiera e dall’adorazione eucaristica. Fu costante nell’obbedienza alla volontà del Signore in ogni circostanza, docile all’Autorità ecclesiastica e ai Superiori. Nutrì un profondo amore per il prossimo, dedicandosi con speciale attenzione alla cura degli ultimi e visse intensamente lo spirito di povertà di San Francesco d’Assisi
Il Venerabile Servo di Dio Theophane (al secolo: Michele Koodalloor) nacque a Kottapuram il 20 luglio 1913, sesto figlio di Itticheriya George e Anna, noti per la loro vita di preghiera, l’onestà e l’attenzione nel praticare le virtù cristiane.
Frequentò a Kottapuram la Primary School, dove lavorava suo padre, e continuò gli studi presso la High School statale. Dimostrava buone capacità, con buoni risultati scolastici. Al termine della settima classe, il ragazzo, che da tempo serviva la Messa come chierichetto, espresse il desiderio di entrare in seminario e diventare sacerdote. Fu ammesso al seminario minore dell’arcidiocesi, che si trovava ad Ernakulam, nell’estate del 1929.
Negli anni comprese di essere chiamato alla vita dei frati cappuccini e così il 31 ottobre 1933 vestì il saio francescano, entrò in noviziato e prese il nome di Theophane. Emise l’anno successivo la sua prima professione dei voti religiosi. Completato il noviziato, fu trasferito al Saint Anthony’s Friary di Kollam, da cui si allontanò per un anno di studi all’Assisi Ashram di Alwaye. Qui emise la professione perpetua il 1° novembre 1937. Fu successivamente ordinato sacerdote il 20 aprile 1941.
Rimase poi a Kollam dal febbraio 1942 al maggio 1947, ricoprendo vari ruoli fra cui quello di direttore dei postulanti e di vicario. Nel 1945 ebbe anche da parte del ministro generale dell’Ordine la facoltà di predicare e iniziò ad offrire servizi pastorali in molti conventi e parrocchie.
Il 20 maggio 1947 il commissario generale lo nominò superiore del convento del Sacro Cuore a Kunnam, allora in diocesi di Quilon, oggi di Punalur. Qui compì un intenso lavoro pastorale e diede vita a molte attività di promozione sociale fra le caste inferiori. Venne quindi trasferito a Tiruchirapally (oggi Trichy) nel seminario teologico cappuccino, proprio mentre esso si trasferiva al St. Joseph’s Friary di Kotagiri. Vi arrivò infatti nel 1949, appena 8 giorni dopo l’insediamento della nuova comunità di cui, meno di un mese più tardi, fu eletto guardiano. Il suo compito nel seminario teologico fu quello di insegnare Sacra Scrittura ed eloquenza nel primo e secondo anno. Fu anche nominato parroco della Saint Mary’s church a Kotagiri.
Compiuto quindi un periodo di 9 anni, fece ritorno nell’arcidiocesi di origine, nella quale il 1° maggio 1958 si volle dare vita ad una nuova presenza francescana a Varavukad, con l’istituzione di un convento cappuccino dedicato a San Bonaventura. Di questa nuova realtà fu il superiore. I religiosi compresero presto che non era quello un luogo adatto per un convento cappuccino e così lasciarono Varavukad il 28 settembre 1959 e si trasferirono a Ponnurunni, presso Ernakulam. Padre Theophane non solo fece costruire la chiesa, ma fu uno dei pionieri e promotori di molte delle attività liturgiche. Vi fondò anche un seminario apostolico, di cui divenne animatore spirituale, nonché una per i seminaristi figura significativa.
Per tutta la vita era stato esile e di bassa statura. Negli ultimi 16 anni gli era anche stata diagnosticata una forma di diabete, che lo costrinse ad iniezioni quotidiane di insulina. Il 31 marzo 1968 il suo stato di salute andò peggiorando, a motivo di un attacco di freddo e una forte dissenteria, che per un po’ cercò di nascondere a tutti. Morì il 4 aprile successivo intorno alle 23.15, dopo avere ricevuto gli ultimi sacramenti un paio di ore prima. Con la sua sepoltura si inaugurò il cimitero del convento di Ponnurunni, di cui era stato il fondatore.
Il Venerabile Servo di Dio fin dall’infanzia visse e testimoniò una fede esercitata con fortezza anche nelle avversità, alimentata dalla preghiera e dall’adorazione eucaristica. Fu costante nell’obbedienza alla volontà del Signore in ogni circostanza, docile all’Autorità ecclesiastica e ai Superiori. Nutrì un profondo amore per il prossimo, dedicandosi con speciale attenzione alla cura degli ultimi e visse intensamente lo spirito di povertà di San Francesco d’Assisi, accogliendo con carità fraterna e generosità tutti quelli che lo avvicinavano, sia laici che religiosi, dispensando loro conforto spirituale e materiale.
Anche come insegnante fu sempre attento e disponibile a chiarire le perplessità e i dubbi dei suoi studenti. Ricevette dal Signore alcuni doni spirituali e, per certi versi, fu paragonato a San Pio da Pietrelcina, specialmente per il modo di accogliere e pregare per coloro che si rivolgevano a lui. Esercitò la virtù dell’umiltà e, nonostante le condizioni di ristrettezza economica, non si perse mai d’animo, continuando a prodigarsi per i più bisognosi.
Seppe vivere con sobrietà e mitezza e senza alcuna ostentazione anche gli incarichi di governo ricoperti all’interno del suo Ordine, operando sempre per creare armonia nella sua comunità. La fama di santità che lo circondò in vita e in morte si mantenne sostanzialmente ininterrotta e diverse grazie e favori sono stati ottenuti mediante la sua intercessione.