Luigj Paliq

Luigj Paliq

(† 1913)

Beatificazione:

- 16 novembre 2024

- Papa  Francesco

 

 

Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori; era consapevole dei pericoli che correva, ma restò al suo posto continuando ad esercitare il suo ministero per fedeltà alla propria missione e, prima di essere ucciso, confermò la sua piena disponibilità a morire per Cristo e per la Chiesa

  • Biografia
  • decreto sul martirio
I cattolici del Kosovo lo consideravano già in vita una figura esemplare di sacerdote e la sua fama di martirio si diffuse rapidamente dopo la sua morte

 

Luigj Paliq (al secolo: Mati Palić), nacque il 20 febbraio 1877 a Janjevo, nel Kosovo, che allora si trovava sotto il dominio ottomano ed era abitato in prevalenza da musulmani. Battezzato col nome di Mati, crebbe in un contesto molto religioso tanto che anche due suoi fratelli divennero sacerdoti francescani. A diciannove anni si recò in Italia chiedendo di essere ammesso nell’Ordine dei Frati Minori a Cortemaggiore, dove entrò in noviziato ricevendo il nome di Luigi ed emettendo la professione solenne il 26 aprile 1901. Nel settembre dello stesso anno venne ordinato sacerdote e in seguito fu inviato in Patria per svolgere il ministero presso la Missione albanese dei Frati Minori. Nel 1907 divenne Rettore del Convento francescano di Gjakova e, dal 1912, fu collaboratore nella parrocchia di Peje, territorio che, a seguito della Prima guerra balcanica, venne occupato dai montenegrini, alleati dei serbi, che avviarono una politica molto repressiva contro la popolazione albanese, pressando i cattolici e gli islamici per costringerli a conversioni forzate all’Ortodossia.

Difese gli abitanti locali, non solo i cattolici ma anche la popolazione di religione musulmana, esortandola a restare fedele al proprio credo. Il suo atteggiamento irritò le autorità montenegrine che disposero il suo arresto avvenuto a Peje il 4 marzo del 1913. Condotto in carcere, venne percosso e torturato e il 7 marzo, prima ancora di subire il processo, spogliato dell’abito religioso e ucciso dai soldati montenegrini.    

Il Martirio materiale è provato dalle testimonianze processuali ed extraprocessuali e dai documenti raccolti.  Il 4 marzo 1913 venne catturato e trasferito in carcere dove fu picchiato, torturato e ucciso dai soldati montenegrini in quanto si opponeva ai soprusi perpetrati sulla popolazione e contrastava la campagna di conversioni forzate all’Ortodossia.

Per quanto riguarda il martirio formale ex parte persecutoris, il suo arresto fu causato dalla sua ferma opposizione alle conversioni forzate all’Ortodossia, a cui erano costretti i cattolici e i musulmani montenegrini. Le sue proteste, infatti, gli procurarono l’ostilità dei suoi persecutori che consideravano decisiva l’omogeneità religiosa per garantirsi il controllo di quel territorio. L’odium fidei è stato quindi il motivo prevalente dela sua uccisione.

Riguardo al martirio formale ex parte Servi Dei, come dimostrano gli atti, egli era consapevole dei pericoli che correva, ma restò al suo posto continuando ad esercitare il suo ministero per fedeltà alla propria missione e, prima di essere ucciso, confermò la sua piena disponibilità a morire per Cristo e per la Chiesa anche attraverso le sue ultime parole, udite e riferite da coloro che avevano assistito alla sua fucilazione. I cattolici del Kosovo lo consideravano già in vita una figura esemplare di sacerdote e la sua fama di martirio si diffuse rapidamente dopo la sua morte in tutto il territorio.

 

DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM

 

Scodrensis-Pulatensis

Beatificationis  seu Declarationis Martytii

Servo Dei

ALOISII PALIQ

SACERDOTIS PROFESSI

ORDINIS FRATRUM MINORUM

IN ODIUM FIDEI, UTI FERTUR, INTERFECTI

(+ 1913)

_________________________

DECRETUM  SUPER  MARTYRIO

 

“E tutti i frati, dovunque sono, si ricordino che hanno donato se stessi e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà l’anima sua per me, la salverà per la vita eterna»”. (San Francesco d’Assisi, Regola non bollata, 45)

 

Il Servo di Dio Luigi Palić (in albanese Paliq - al secolo: Matteo) affrontò il martirio con gli stessi sentimenti suggeriti da San Francesco d’Assisi ai suoi figli nella prima Regola, rendendo pubblica la professione di fede, confermando la sua piena disponibilità a morire per Cristo e per la Chiesa e proclamando con fermezza: “O Gesù, sia per il tuo amore!”.

Il Servo di Dio nacque a Janjevo, nell’allora Arcidiocesi di Skopje, regione del Kosovo, il 20 febbraio del 1877. La città, all’epoca sotto il dominio turco, era abitata in maggioranza dai musulmani. I genitori, cattolici, provvidero a far battezzare il figlio lo stesso giorno della nascita con il nome di Matija. Fin dall’infanzia, conobbe i Frati Minori che operavano come custodi del santuario di Sant’Antonio di Padova nella vicina cittadina di Gjakova e si sentì attratto alla forma di vita di San Francesco, già scelta da suo fratello maggiore Angelo. Negli anni della formazione religiosa fu inviato in Italia, presso la Provincia dei Frati Minori di Bologna. Il 23 settembre del 1896 vestì l’abito e iniziò il noviziato a Cortemaggiore (Piacenza); il 28 settembre dell’anno successivo emise la professione temporanea; il 26 aprile del 1901 pronunziò a Parma, dove stava compiendo gli studi filosofico-teologici, i voti solenni; ivi, il 21 settembre dello stesso anno, fu ordinato sacerdote.

Rientrato in Albania fu incardinato nella Missione Albanese dei Frati Minori e svolse la sua attività pastorale come cooperatore nella Parrocchia di Pejë, nell’allora Arcidiocesi di Skopje. Nel 1907 divenne rettore dell’Ospizio di Sant’Antonio di Padova a Gjakova. Nel 1912 ritornò alla parrocchia di Pejë, dove, oltre all’attività pastorale, seguì i lavori di costruzione della chiesa nel villaggio di Gllogjan.

Durante la Prima Guerra Balcanica, negli anni 1912-1913, si registrarono pressioni sulla popolazione di religione islamica e cattolica per la conversione all’Ortodossia, al fine di realizzare l’omogeneità religiosa ritenuta indispensabile per l’unificazione politica del territorio. Il Servo di Dio difendeva la popolazione locale ed esortava ciascuno a rimanere fedele al proprio credo, anche le persone di religione musulmana. Le proteste di P. Palić per i maltrattamenti e le violenze inflitte dai soldati alla popolazione col pretesto della ricerca di armi, fecero scattare contro di lui l’arresto con la falsa accusa di istigare la popolazione a resistere. Padre Luigi era un sacerdote virtuoso, stimato dalla gente. Alle prime avvisaglie della persecuzione, più volte era stato esortato a fuggire poiché ricercato. Egli rifiutò sempre questa soluzione  e, pur consapevole del pericolo, rimase al suo posto, continuando a svolgere il ministero per fedeltà alla propria missione e per l’amore verso il suo popolo perseguitato.

Il suo arresto avvenne il 4 marzo 1913. Il Servo di Dio trascorse due giorni in prigione subendo maltrattamenti e torture. Il 7 marzo 1913, lungo il percorso che lo conduceva con altri prigionieri verso Pejë per essere processato, fu separato dagli altri detenuti, spogliato dell’abito religioso, affinché fosse occultato il vero motivo del delitto, e ucciso. Sia dal carcere, che durante il trasferimento a Pejë, il giorno dell’uccisione, il Servo di Dio aveva continuato ad incoraggiare le persone invitandole a rimanere fedeli al Vangelo. Dopo l’arresto, gli era stato chiesto di abiurare e passare all’Ortodossia, ma egli aveva rifiutato con fermezza.

Subito dopo la morte, Padre Luigi Palić fu circondato da autentica fama di martirio ed intorno alla sua tomba venne a raccogliersi spontaneamente la devozione popolare. Il suo corpo, dopo una sepoltura provvisoria sul luogo dell’uccisione, il 16 luglio 1913 fu inumato solennemente a Zym alla presenza di autorità civili ed ecclesiastiche, mentre i soldati, come gesto pubblico di riparazione, furono obbligati a presentare gli onori militari. Sul luogo del martirio venne eretta una croce di ferro, alta due metri e artisticamente lavorata.

L’Inchiesta diocesana poté prendere avvio solo dopo gli oscuri anni della dittatura comunista in Albania. Fu istruita presso la Curia di Scutari dal 10 novembre 2002 all’8 dicembre 2010. Il Dicastero delle Cause dei Santi ne riconobbe la validità giuridica il 19 marzo 2012. Preparata la Positio, si discusse secondo le norme consuete se quello del Servo di Dio fosse un vero martirio. L’esame dei Consultori Storici il 18 maggio 2022 e il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi il 7 novembre 2023 ebbero entrambi esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 18 giugno 2024 hanno riconosciuto che l’uccisione del Servo di Dio fu un autentico martirio.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: È provato il martirio e la sua causa del Servo di Dio Luigi Palić, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, nel caso e per il fine di cui si tratta.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma il 20 giugno 2024

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario