Michaeł Rapacz

Michaeł Rapacz

(† 1946)

Beatificazione:

- 15 giugno 2024

- Papa  Francesco

Sacerdote diocesano; l’ipotesi del suo omicidio maturò nel contesto di odio contro il cristianesimo. Fu ucciso a motivo della sua attività pastorale, invisa al regime, e il suo assassinio presenta le caratteristiche tipiche dei crimini perpetrati dai comunisti

  • Biografia
  • decreto sul martirio
Era consapevole del rischio che correva ed era disposto ad affrontarlo serenamente, pronto a dare la vita per restare fedele a Cristo e alla Chiesa

 

Michaeł Rapacz nacque il 14 settembre 1904 a Tenczyn (Cracovia, Polonia). Entrato nel 1926 in Seminario a Cracovia, il 1° febbraio 1931, venne ordinato sacerdote. Fu inviato dapprima a Płoki, come viceparroco della Parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria e, due anni dopo, a Rajcza. Nel 1937, ritornò a Płoki come Amministratore della Parrocchia. Dal 1939 l’occupazione tedesca obbligò don Michaeł a ridurre la sua attività pastorale, poiché furono vietati l’insegnamento della Religione Cattolica, i matrimoni tra polacchi e tedeschi, tutte le celebrazioni e le attività pomeridiane delle parrocchie e delle istituzioni cattoliche.

Con la fine della Guerra, la Polonia si trovò sotto il dominio dell’Unione Sovietica di Stalin che istaurò nel Paese un regime comunista, che dichiarò apertamente guerra alla religione e alla Chiesa. In quel frangente, l’11 maggio 1946, poco prima di mezzanotte, un gruppo di 20 uomini armati assaltarono la Canonica di Płoki, sequestrando don Michaeł e uccidendolo in un bosco poco distante.

Riguardo al martirio materiale, gli aggressori prelevarono don Michaeł, ancora vestito con la talare, e lo condussero in un bosco vicino, dove venne assassinato. Dapprima fu stordito, poi venne ucciso con due colpi di pistola. Il corpo fu ritrovato il mattino del 12 maggio da alcuni contadini che stavano portando il bestiame al pascolo. Gli esecutori materiali del delitto non furono mai identificati. Le indagini, infatti, furono condotte con metodi tipici del regime comunista, volti a nascondere la realtà dei fatti e soprattutto il movente.

Circa il martirio formale ex parte persecutoris, l’ipotesi dell’omicidio maturò nel contesto di odio contro il cristianesimo. Don Rapacz fu ucciso a motivo della sua attività pastorale, invisa al regime, e il suo assassinio presenta le caratteristiche tipiche dei crimini perpetrati dai comunisti. La sua uccisione non fu un evento isolato, ma costituiva parte dell’attività del governo volta a “liberare” la Polonia dall’influsso della Chiesa e dai suoi rappresentati più significativi. In quel periodo, in Polonia, furono assassinati altri sacerdoti con le medesime modalità.

Riguardo all’elemento formale del martirio ex parte victimae, don Michaeł era consapevole del rischio che correva ed era disposto ad affrontarlo serenamente, pronto a dare la vita per restare fedele a Cristo e alla Chiesa.

Sin dal ritrovamento del cadavere, don Michał Rapacz fu considerato da molti un martire. La sua fama di martirio è continuata nel tempo, anche se in maniera nascosta durante il regime comunista, ed è giunta sino ad oggi unita ad una certa fama signorum.

 

DICASTERO DELLE CAUSE DEI SANTI

 

Cracoviensis

BEATIFICATIONIS seu DECLARATIONIS MARTYRII

Servi Dei

MICHAËLIS RAPACZ

Sacerdotis Dioecesani

 († 1946)

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DECRETO SUL MARTIRIO

 

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: “Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello”. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (Rm 8, 35-36).

 

Il Servo di Dio Michał Rapacz nacque il 16 settembre 1904 a Tenczyn (Polonia). Entrato nel 1926 in Seminario a Cracovia, il 1° febbraio 1931, venne ordinato sacerdote. Fu inviato dapprima a Płoki, come viceparroco della Parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria e, due anni dopo, a Rajcza. Nel 1937, ritornò a Płoki come Amministratore della Parrocchia e, dopo due anni, ne divenne Parroco. Dal 1939 l’occupazione tedesca obbligò il Servo di Dio a ridurre la sua attività pastorale, poiché furono vietati l’insegnamento della Religione Cattolica, i matrimoni tra polacchi e tedeschi, tutte le celebrazioni e le attività pomeridiane delle parrocchie e delle istituzioni cattoliche. Il Servo di Dio era consapevole del rischio che correva ed era disposto ad affrontarlo serenamente, pronto a dare la vita per restare fedele a Cristo e alla Chiesa.

Con la fine della Guerra, la Polonia si trovò sotto il dominio dell’Unione Sovietica di Stalin, il quale istaurò nel Paese un regime comunista, che dichiarò apertamente guerra alla religione e alla Chiesa. In quel frangente, l’11 maggio 1946, poco prima di mezzanotte, un gruppo di 20 uomini armati assaltarono la Canonica di Płoki, sequestrando il Servo di Dio.

Gli aggressori prelevarono il Servo di Dio, ancora vestito con la talare, e lo condussero in un bosco vicino, dove venne assassinato. Dapprima fu stordito, poi venne ucciso con due colpi di pistola. Il corpo fu ritrovato il mattino del 12 maggio da alcuni contadini che stavano portando il bestiame al pascolo. L’omicidio maturò nel contesto di odio contro il cristianesimo. Don Rapacz fu ucciso a motivo della sua attività pastorale, invisa al regime, e il suo assassinio presenta le caratteristiche tipiche dei crimini perpetrati dai comunisti. L’uccisione del Servo di Dio non fu un evento isolato, ma costituiva parte dell’attività del governo volta a “liberare” la Polonia dall’influsso della Chiesa e dai suoi rappresentanti più significativi. In quel periodo, in Polonia, furono assassinati altri sacerdoti con le medesime modalità.

Sin dal ritrovamento del cadavere, don Michał Rapacz fu considerato da molti un martire. La sua fama di martirio è continuata nel tempo, anche se in maniera nascosta durante il regime comunista, ed è giunta sino ad oggi unita alla fama signorum.

Le Inchieste diocesane, principale e suppletiva, furono istruite presso la Curia ecclesiastica di Cracovia rispettivamente nel 1993 e dal 2006 al 2017. La validità giuridica degli atti processuali fu riconosciuta da questo Dicastero delle Cause dei Santi con decreto del 16 marzo 2018. Preparata la Positio, essa fu sottoposta alla Seduta dei Consultori Storici, il 16 novembre 2021, e al Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, il 16 maggio 2023, entrambi con esito positivo.

I Padri Cardinali e Vescovi, riuniti nella Sessione Ordinaria del 9 gennaio 2024 hanno riconosciuto che il summenzionato Servo di Dio morì per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutti questi dati al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano il martirio e la causa che ha determinato il martirio del Servo di Dio Michał Rapacz, Sacerdote diocesano.

Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

 

Dato a Roma, il 24 gennaio 2024

 

Marcello Card. Semeraro

Prefetto

 

                                        + Fabio Fabene

                                        Arciv. tit. di Montefiascone

                                        Segretario