Causa in corso
Eliswa della Beata Vergine Maria (al secolo: Eliswa Vakayil)
- Venerabile Serva di Dio -

Eliswa della Beata Vergine Maria (al secolo: Eliswa Vakayil)

(1831 - 1913)

Venerabilità:

- 08 novembre 2023

- Papa  Francesco

Fondatrice della Congregazione del Terz’Ordine delle Carmelitane Scalze, ora Suore Carmelitane Teresiane; ebbe sempre una grande fiducia in Dio e la speranza della meta celeste la sostenne nelle difficoltà, che affrontava con serenità. La sua speranza risplendette eroicamente nelle difficoltà legate alla fondazione della nuova Congregazione

  • Biografia
Mostrò amore verso Dio soprattutto per il suo impegno di preghiera e per la puntualità con cui sbrigava i propri doveri, prima di sposa e madre, quindi di monaca e fondatrice di un istituto religioso

 

Eliswa della Beata Vergine Maria (al secolo: Eliswa Vakayil) nacque il 15 ottobre 1831 a Ochanthuruth (Kerala, India), in una famiglia benestante di proprietari terrieri, molto credenti.

Dopo aver ricevuto da un precettore, gli insegnamenti culturali di base, a sedici anni, fu data in sposa a Vatharu Vakayil, un ricco uomo d’affari di Koonammavu, con il quale, nel 1851, ebbe una figlia. Rimasta vedova l’anno seguente, scelse una vita di preghiera e di solitudine, scandita dalla frequente partecipazione ai sacramenti e dalla cura dei poveri, vivendo in una semplice capanna.

Nel 1862 conobbe il Carmelitano Scalzo italiano p. Leopoldo Beccaro e, con la sua guida spirituale, diede vita alla prima Congregazione locale del Kerala, il Terzo Ordine delle Carmelitane Scalze (TODC), divenute poi Suore Carmelitane Teresiane. La vita della nuova famiglia religiosa univa alla contemplazione la vita attiva nell’istruzione e formazione delle fanciulle povere ed orfane, nell’assistenza degli abbandonati e dei più bisognosi.

Seguita dalla figlia e dalla sorella più giovane, inizialmente visse in una casa costruita con canne di bambù all’interno della proprietà della figlia a Koonammavu, dove più tardi fu costruito il convento di Santa Teresa. Alle tre donne, legate alla Chiesa di rito latino, si unirono altre donne di rito siro-malabarese. Per questo per i primi vent’anni la Congregazione si sviluppò con il doppio rito. Il 13 febbraio 1866 le tre donne di rito latino (Eliswa, Thresia e Anna) ricevettero lo scapolare carmelitano e, il 6 luglio 1868, emisero la professione religiosa.

In seguito alla decisione di Leone XIII di erigere i primi Vicariati siro-malabaresi, nacquero due istituti religiosi femminili indipendenti: la Congregazione della Carmelitane Teresiane (CTC) di rito latino e la Congregazione della Madre del Carmelo (CMC) di rito siro-malabarese. In queste circostanze, Madre Eliswa fondò un nuovo convento di San Giuseppe, con le consorelle di rito latino, a Varapuzha, dove trascorse gli ultimi 23 anni della vita, svolgendo l’incarico di priora, maestra delle novizie, educatrice delle ragazze e delle orfane.

Morì nel convento di San Giuseppe a Varapuzha (India) il 18 luglio 1913.

La Venerabile Serva di Dio visse una profonda unione con il Signore, attraverso la Santa Comunione e le lunghe ore davanti al Santissimo Sacramento.

Ebbe sempre una grande fiducia in Dio e la speranza della meta celeste la sostenne nelle difficoltà, che affrontava con serenità. La sua speranza risplendette eroicamente nelle difficoltà legate alla fondazione della nuova Congregazione.

Mostrò amore verso Dio soprattutto per il suo impegno di preghiera e per la puntualità con cui sbrigava i propri doveri, prima di sposa e madre, quindi di monaca e fondatrice di un istituto religioso. L’espressione del suo amore verso Dio si manifestava nell’amore verso il prossimo, per amore del quale fondò una nuova congregazione religiosa per l’educazione delle fanciulle povere oppure orfane, l’assistenza degli emarginati e dei più bisognosi. Con la sua attività contribuì alla promozione umana ed intellettuale delle donne nel complesso contesto sociale e religioso dell’India a cavallo del XIX e XX secolo.

La fama di santità si manifestò durante la vita e dopo la sua morte, giungendo sino ai giorni nostri unita ad una certa fama signorum.