Luigia Sinapi
(1916 - 1978)
Fedele laica; al di là delle manifestazioni soprannaturali che costellarono la sua vita, seppe portare questo carico di involontaria eccezionalità con estrema naturalezza, amore verso Dio e verso il prossimo, dimostrando, nella pratica delle virtù e nella capacità di sacrificio, la totale obbedienza alla Chiesa e ai suoi rappresentanti
La Venerabile Serva di Dio Luigia Sinapi nacque a Itri (Latina), l’8 settembre 1916 e venne battezzata il 16 settembre. Ricevette dalla madre una solida educazione cristiana ed ebbe una buona preparazione scolastica frequentando le scuole elementari nel suo paese e le medie-ginnasiali a Formia. Avvertì presto la vocazione religiosa entrando, all’età di quindici anni, nell’Istituto della Pia Società delle Figlie di San Paolo a Roma, ma a causa di gravi problemi di salute dovette lasciare l’Istituto.
Nel novembre del 1931 rimase orfana di entrambi i genitori. Dopo la loro morte trovò ospitalità a Roma presso una zia lavorando come domestica, fino a quando gli impieghi, dapprima presso un ufficio postale e poi all’Ufficio Centrale di Statistica, gli consentirono di vivere da sola. Durante la seconda guerra mondiale si rifugiò al suo paese natale e, rientrata nella Capitale, visse in situazioni precarie, a causa delle difficoltà del dopoguerra. Dal 1956 al 1970 lavorò all’Istituto Nazionale di Geofisica come segretaria del Venerabile Servo di Dio Enrico Medi. Agli impieghi di lavoro faceva corrispondere una intensa vita di preghiera, animata da una profonda spiritualità interiore e caratterizzata da varie sofferenze, accompagnate da numerosi doni mistici.
Fu terziaria francescana e, nel 1954, ottenne la dispensa per aderire pure al Terz’Ordine dei Figli di Maria, ai quali apparteneva il suo direttore spirituale. In quello stesso anno mariano ottenne il privilegio di tenere un oratorio privato presso la sua abitazione con la possibilità di far celebrare la Santa Messa. Ebbe un forte legame spirituale con San Pio da Pietrelcina e godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII. Trascorse in casa l’ultimo periodo della sua vita offrendo ospitalità, ascolto, consiglio e conforto spirituale a tutti coloro che si recavano presso di lei. Morì a causa di una neoplasia gastrica il 17 aprile 1978 circondata da consistente fama di santità e di segni.
Visse la sua vocazione da consacrata al Signore in forma privata. Nel corso della sua vita subì molte sofferenze che la provarono sul piano fisico e su quello morale. Dopo una guarigione improvvisa e sorprendente avvenuta nel 1933, offrì al Signore la sua vita per la salvezza dei sacerdoti e di tutte le anime. Il suo percorso esistenziale fu accompagnato da numerosi doni soprannaturali come la precognizione di eventi e situazioni, la bilocazione, il discernimento dello spirito e soprattutto l’unione mistica col Signore Gesù, vissuti in un’atmosfera di modestia, umiltà e servizio. Molte persone, tra cui sacerdoti, alti prelati, politici e gente comune si recavano da lei per chiedere conforto spirituale e tali incontri erano vissuti dalla ella come occasioni di evangelizzazione.
Coltivò una devozione speciale verso alcuni santi tra i quali San Francesco d’Assisi, Santa Gemma Galgani e Santa Teresa di Gesù Bambino, alla quale si ispirava nella via della piccolezza. Aveva un rapporto di figliolanza spirituale con San Pio da Pietrelcina, che visitò diverse volte a San Giovanni Rotondo e fu vicina al Venerabile Servo di Dio Pio XII al quale, nel 1937, avrebbe predetto l’elezione al pontificato a seguito di una rivelazione della Madonna apparsagli nella località romana delle Tre Fontane. La sua spiritualità fu eucaristico-mariana e, pur vivendo in condizioni di ristrettezza economica, si prodigò per aiutare i più bisognosi.
Sostenne molti sacerdoti non solo con la preghiera, ma anche con aiuti materiali. Al di là delle manifestazioni soprannaturali che costellarono la sua vita, seppe portare questo carico di involontaria eccezionalità con estrema naturalezza, amore verso Dio e verso il prossimo, dimostrando, nella pratica delle virtù e nella capacità di sacrificio, la totale obbedienza alla Chiesa e ai suoi rappresentanti.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
ROMANA
Beatificationis et Canonizationis
Servae Dei
ALOISIAE SINAPI
Christifidelis Laicae
(1916-1978)
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DECRETUM SUPER VIRTUTiBUS
«A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi» (Mc 4, 30-31).
La Serva di Dio Luigia Sinapi, chiamata familiarmente Luigina o Gina, amava firmarsi con le sole iniziali “G.S.”, che non indicavano solo il nome “Gina Sinapi” ma anche il suo personale riferimento all’evangelico “Granellino di Senape”. E come il granellino, Luigina cercò e visse nel nascondimento, senza mai apparire e facendo sempre risaltare i meriti altrui. “Soffrire ed offrire” come vittima d’amore per la salvezza dei sacerdoti e di ogni persona fu il suo motto, imparato guardando alla croce di Gesù. Le grazie ricevute dal Signore e le molte umiliazioni subite la portarono a divenire quel «granellino di senape in un solco di Roma» che Gesù le aveva intimamente comandato di essere.
Nata ad Itri (Latina) l’8 settembre 1916, prima di cinque figli, la Serva di Dio fu battezzata il 16 settembre. A sette anni ricevette la prima Comunione e, da quel giorno, la partecipazione alla Santa Messa e la preghiera furono delle costanti nella sua giornata.
Trascorse la fanciullezza in famiglia e, con profitto, frequentò le scuole elementari e i primi tre anni del ginnasio, a Formia. A quindici anni, vincendo le resistenze dei genitori, Luigina entrò nell’Istituto della Pia Società delle Figlie di San Paolo a Roma. Tuttavia, per motivi di salute, dovette uscirne, confortata dal Beato Timoteo Giaccardo, il quale la esortò ad offrire la sua vita per le anime.
Nel 1931 venne a mancare la madre e la Serva di Dio si fece carico dei fratelli più piccoli. Nello stesso tempo le fu diagnosticato un tumore all’intestino. Il 15 agosto del 1933, giunta ormai in punto di morte, ricevette il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Si riprese poco dopo conservando il ricordo di un momento di grazia che l’aiutò nell’impegno ad offrire la sua vita per la Chiesa e per i sacerdoti.
Quando il padre si risposò, Luigina fu costretta a separarsi dai fratelli e fu mandata a Roma da una zia dove cominciò a mantenersi lavorando come domestica e poi come impiegata.
Con l’avvicinarsi della guerra, nel 1943, lasciò Roma e fece ritorno al paese natale, presso il Santuario della Madonna della Civita di Itri, iniziando un’opera benefica a favore degli orfani e dei bisognosi che però non ebbe successo.
Al termine della guerra, Luigina ritornò a Roma, dove iniziò a lavorare prima come commessa e poi come cassiera. Incolpata, sebbene innocente, di aver sottratto del denaro, nel 1951, perse il lavoro, la casa, la stima anche dei parenti e si ritrovò senza più nulla. Si recò allora a San Giovanni Rotondo da San Pio da Pietrelcina, il quale l’aiutò a dimostrare la propria innocenza e la confermò nella sua missione di “apostola e vittima” per la Chiesa.
Dal 1952 visse dell’ospitalità di diverse persone in uno stabile di Roma e, due anni dopo, le fu concesso di avere un oratorio privato. Qui iniziò a radunarsi una piccola comunità in cerca di sostegno spirituale. Nel 1956, dopo molte tribolazioni, trovò un tempo di serenità conducendo una modesta vita di lavoro, preghiera ed offerta, grazie anche all’appoggio di diversi sacerdoti che la stimavano. Contemporaneamente, fino al 1970; fu segretaria del Venerabile Servo di Dio Enrico Medi.
Nel 1968 San Pio da Pietrelcina, poco prima di morire, la convocò per lasciarle un mandato: fondare in San Giovanni Rotondo La Casa di Incontri e Formazione e il Cenacolo sacerdotale mariano. Quest’opera, denominata Lumen Cordium, ebbe vita breve. E ancora una volta, per la squisita carità che la contraddistingueva, la Serva di Dio non rivelò mai a nessuno i particolari di questo fallimento.
Sul finire del 1970 la sua salute divenne sempre più fragile dando inizio ad otto anni di sofferenze. Nei suoi ultimi giorni la Serva di Dio visse con grande partecipazione i terribili eventi causati dalle “Brigate rosse”, con particolare sofferenza per il rapimento di Aldo Moro. La Serva di Dio morì a Roma nel primo pomeriggio del 17 aprile 1978.
L’Inchiesta diocesana sulla vita, virtù e fama di santità e di segni della Serva di Dio fu istruita presso il Vicariato di Roma dal 26 marzo 2004 al 22 maggio 2009. Trasmessi gli Atti al Dicastero delle Cause dei Santi, l’8 aprile 2013 fu emesso il Decreto di Validità dell’Inchiesta diocesana.
Preparata la Positio, fu sottoposta all’esame del Congresso Peculiare dei Consultori Teologi l’11 maggio 2023, con esito positivo. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 21 gennaio 2025 hanno riconosciuto che la Serva di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le Virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e le Virtù annesse, in grado eroico, della Serva di Dio Luigia Sinapi, laica.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 27 gennaio 2025
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario