Quintino Sicuro
(1920 - 1968)
Sacerdote diocesano, eremita; seppe combinare la contemplazione e la solitudine con un fecondo apostolato tra la gente del luogo recandosi spesso ad aiutare i bisognosi mettendosi a disposizione dei parroci delle località vicine
Il Venerabile Servo di Dio Quintino Sicuro nacque il 29 maggio 1920 a Melissano, in Puglia, quinto figlio di una coppia devota che lo educò alla fede cristiana tanto che già alla scuola elementare manifestò l’idea di diventare religioso. Continuò gli studi presso l’Istituto tecnico industriale di Gallipoli ma, prima di finire l’ultimo anno, allo scoppio della Seconda guerra mondiale si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza. Nel corso del conflitto partecipò alle operazioni di guerra nei Balcani e, nel 1943, si unì ai partigiani della Brigata Garibaldi, venendo catturato e imprigionato dai nazifascisti. Riuscito a evadere travestito da prete, raggiunse l’Italia meridionale ormai liberata dalle truppe alleate e, terminata la guerra, entrò a far parte della Guardia di Finanza. Visse allora un periodo di crisi sul piano personale che risolse grazie alla guida spirituale di don Luigi Falsina, parroco di Iseo.
Lasciata la Guardia di Finanza, nel 1947 entrò nel convento dei Frati Minori di Ascoli Piceno. Due anni dopo fece la vestizione tra i Frati Minori di Treia, ma, poco tempo dopo, insoddisfatto, abbandonò il cammino francescano ritirandosi nell’Eremo di Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno, col desiderio di “distacco radicale dal mondo”, vivendo in grande povertà. Si spostò poi in altri luoghi eremitici fino a fermarsi all’Eremo di Sant’Alberico alle Balze di Verghereto. Completati gli studi teologici ricevette l’Ordinazione sacerdotale nella Chiesa di Balze di Verghereto, dal Vescovo di Sarsina. Fece ristrutturare l’Eremo con l’intento di farlo diventare un’oasi di spiritualità dove sacerdoti e laici potessero recarsi per seguire corsi di esercizi spirituali.
Morì il 26 dicembre 1968, colpito da infarto lungo la strada che conduceva al luogo eremitico.
Nella valutazione delle sue virtù bisogna tener conto della particolarissima vocazione da lui vissuta, non più abituale nei tempi recenti. Egli seppe combinare la contemplazione e la solitudine con un fecondo apostolato tra la gente del luogo, in quanto si recava spesso ad aiutare i bisognosi mettendosi a disposizione dei parroci delle località vicine.
Nel contesto eremitico visse un totale distacco dalle cose materiali, dalle comodità e consolazioni umane, con un cuore sempre più libero per il Signore e colmo d’amore verso il prossimo. Nel suo itinerario vitale si può cogliere un indirizzo verso la radicalità evangelica. Sull’esempio di San Francesco d’Assisi, al quale era molto devoto, condusse una vita sobria, austera e distaccata dai beni materiali.
L’Ordinazione sacerdotale introdusse una grande novità nella sua fisionomia spirituale, ravvivando in lui un crescente amore per l’Eucaristia e un nuovo slancio nella dedizione agli altri, espressa attraverso la confessione e la direzione spirituale. In tal modo il suo eremo divenne luogo di accoglienza e incontro con Dio per tanti. Molti giovani e persone in ricerca della propria vocazione si recavano a trovarlo per parlare con lui, per confessarsi e avere consigli. Don Quintino fece dell’Eremo un centro di spiritualità per sacerdoti e laici, i cui frutti pastorali hanno oltrepassati i confini della Diocesi.
Verso la fine della sua vita venne considerato un autentico maestro dello spirito e ritenuto un santo eremita. Detta fama di santità era percepita dalla gente semplice del luogo, dai confratelli religiosi e dal Vescovo della sua Diocesi ed è continuata dopo la morte giungendo sino a oggi.
DICASTERIUM DE CAUSIS SANCTORUM
CAESENATENSIS - SARSINATENSIS
BEATIFICATIONIS et CANONIZATIONIS
Servi Dei
QUINTINI SICURO
Sacerdotis Dioecesani Heremitae
(1920 - 1968)
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DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS
«Dio è il grande amico del silenzio. Nel silenzio Egli dice eternamente la Parola sostanziale che è il Verbo… Nel silenzio Dio si scopre, si manifesta. Il silenzio è amore, è vuoto che offriamo a Dio perché possa colmarci come Egli vuole».
Queste parole del Servo di Dio Quintino Sicuro ben illustrano la scelta emblematica del distacco dal mondo da lui operata per inserirsi profondamente nell’esclusiva intimità con Cristo. Egli si è ritirato dal rumore assordante della vita ordinaria che disperde, per ascoltare e cogliere, come il profeta Elia, il soffio della presenza di Dio.
Ultimo di cinque figli, il Servo di Dio nacque il 29 maggio 1920 a Melissano, in provincia di Lecce.
Nonostante un’attrazione precoce per la vita religiosa, il suo cammino fu ostacolato da difficoltà negli studi e dalla sua natura esuberante. Dopo un primo tentativo fallito di entrare nell’ordine francescano nel 1932, frequentò la Scuola Tecnica Industriale di Gallipoli. Arruolatosi nella Guardia di Finanza allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu mobilitato per il fronte greco-albanese e, nel 1942, prese parte alle operazioni nei Balcani. Nel 1943 si unì alla Brigata Garibaldi, ma fu catturato dai nazifascisti. Evaso dal carcere travestito da sacerdote, tornò nell’Italia meridionale liberata, riprendendo servizio nella Guardia di Finanza.
Dopo la guerra, determinato a consacrarsi alla vita monastica e sacerdotale, si confrontò con dubbi e resistenze, ma sostenuto da un anelito interiore sempre più intenso, nel 1947, si congedò dalla Guardia di Finanza per entrare nel Convento dei Frati Minori di Ascoli Piceno. Abbandonato il cammino francescano nel 1949, decise di ritirarsi nell’Eremo di Montegallo, vivendo in povertà e solitudine, spostandosi in altri luoghi eremitici fino al 1954, quando si stabilì nell’eremo di Sant’Alberico a Balze di Verghereto, nell’allora diocesi di Sarsina.
Sostenuto dall’ Ordinario del luogo, decise di intraprendere gli studi teologici che svolse tra Firenze, Roma e Bologna, affrontando un percorso complesso, ma animato da profonda dedizione. Il 23 dicembre 1961 ricevette l’ordinazione presbiteriale nella chiesa di Balze e, poco dopo, si recò a Lourdes per sciogliere il voto fatto alla Madonna qualora fosse riuscito a diventare sacerdote.
A partire dal 1963 si dedicò con instancabile zelo alla ricostruzione e ampliamento dell’eremo di Sant’Alberico, trasformandolo in un centro di pace e spiritualità, per sacerdoti e laici.
Uomo mite e umile, Don Quintino ricercò il bene e l’unione con Dio nella solitudine e nella pace della montagna, con un distacco radicale dalle cose materiali, dalle comodità e dalle consolazioni umane. Incarnando in modo esemplare il «vieni e vedi» evangelico, la sua vita di solitudine e di intensa e ininterrotta preghiera era tradotta quotidianamente in un diuturno lavoro apostolico e in gesti concreti di carità, espressione della sua totale donazione a Dio e al prossimo. Egli ha aperto la porta a quanti bussavano in cerca di aiuto, conforto e speranza, si è portato tra malati e bisognosi, per consolare e sollevare e farsi loro compagno nell’incontro e nella sofferenza, in una perfetta imitazione di Cristo.
Colpito da un infarto, concluse il suo pellegrinaggio terreno il 26 dicembre 1968, lasciando un’eredità spirituale luminosa.
Constatata la fama di santità di cui godeva il Servo di Dio in vita e in misura continua e crescente anche dopo la morte, dal 1985 al 1991, presso la Curia diocesana di Cesena e Sarsina fu celebrata l’Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta da questo Dicastero con decreto del 20 gennaio 1995. Preparata la Positio, il 27 gennaio 2022 si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, con esito unanimemente positivo. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 21 gennaio 2025, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutte queste cose al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e ratificando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Sono provate le virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché le cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza ed annesse in grado eroico del Servo di Dio Quintino Sicuro, nel caso e per il fine di cui si tratta.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Roma, 27 gennaio 2025
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
+ Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario